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Il disimpegno morale è un fenomeno molto diffuso. Solitamente, quando le persone vogliono comportarsi in contrasto con i propri principi morali, si sentono in colpa. Questo le porta ad evitare di agire oppure, successivamente, a modificare il proprio comportamento per renderlo nuovamente coerente con i propri standard.

Esistono, tuttavia, delle situazioni nelle quali questo non avviene, In questi casi si innescano dei meccanismi di disimpegno morale a causa dei quali le persone agiscono in modo contrastante alle norme morali e continuano ad avere un’immagine positiva di sé. Non c’è, quindi, alcun sentimento di auto-riprovazione.  I meccanismi di disimpegno morale, quindi, servono per legittimare o giustificare azioni o atteggiamenti aggressivi, sbagliati, ingiusti.

I meccanismi di disimpegno morale sono numerosi.

  • la deumanizzazione della vittima che porta a privare la vittima delle caratteristiche di persona. Ciò inibisce la reazione di empatia e porta a considerare la violenza accettabile (esempio: “una persona che si è sempre comportata male con tutti ed è cattiva merita di essere aggredita.”)
  • l’attribuzione della colpa alla vittima stessa (esempio: “è stata violentata perché si è vestita in modo provocante”)
  • il dislocamento della responsabilità, con il quale si attribuisce la responsabilità di eventi negativi a fattori generali che non dipendono dal singolo, come la criminalità (esempio: “è un delinquente perché è cresciuto in un quartiere pieno di criminali”)
  • la diffusione della responsabilità. In questo caso la persona accetta la responsabilità di determinati comportamenti, non li considera particolarmente gravi perchè ritiene che riguardano la maggior parte delle persone (esempio: “non guido in modo sicuro come la maggior parte dei cittadini”)
  • l’etichettamento eufemistico, per il quale usando specifiche parole un comportamento appare come meno grave (esempio: “prendere la macchina di qualcuno senza il suo permesso viene definito un prestito”)
  • la giustificazione, attraverso il quale la condotta immorale è resa accettabile (esempio: “ho aggredito quella persona per proteggere i miei amici”)
  • il confronto vantaggioso, con il quale si confronta un proprio comportamento immorale con altri comportamenti molto più gravi (esempio: “io rubo, ma c’è tanta gente che uccide”)
  • il distorcere le conseguenze delle proprie azioni facendole apparire come meno gravi (esempio: “i furti non danneggiano il commercio perché l’assicurazione copre le perdite”).

Tutti questi meccanismi sono molto diffusi. Le persone li usano inconsapevolmente, contribuendo a legittimare o a far apparire come meno gravi comportamenti oggettivamente sbagliati ed immorali.

Dott.ssa Erica Tinelli

3884462095

erica.tinelli@hotmail.it

Bibliografia

Caprara G. V. (2012), “Il disimpegno morale”, in  A. M. Giannini e F. Cirillo (a cura di), Itinerari di vittimologia. Giuffrè, Milano.