E' POSSIBILE AIUTARE CHI NON VUOLE ESSERE AIUTATO

Molte persone hanno un familiare, un amico o un conoscente che si trova in una condizione di evidente disagio psicologico ma che non vuole essere aiutato in alcun modo da un professionista perché ritiene di non avere alcun problema oppure perchè pensa che nessuno lo può aiutare. Questi casi, che non sono per niente rari, fanno riflettere su una questione molto interessante, ampia e complessa: è possibile aiutare una persona che non vuole essere aiutata?

Ovviamente a questa domanda non può essere data una risposta assoluta, ma è possibile fornire alcune informazioni generali, tenendo sempre in considerazione il fatto che bisogna valutare ogni singolo caso per analizzare le caratteristiche della situazione, del problema presentato e delle persone coinvolte.

Aiutare bambini e adolescenti

Per molti problemi psicologici che riguardano i bambini e a volte anche gli adolescenti, solitamente è possibile affrontare e risolvere le difficoltà presenti attraverso i genitori, senza mai coinvolgere esplicitamente i diretti interessati. Lo psicologo, in questi casi, fornisce ai genitori delle indicazioni relative a come devono comportarsi con il figlio per fargli superare il suo malessere, anche se lui non vuole essere aiutato. Si tratta di una terapia indiretta, nella quale i genitori assumono in parte il ruolo di terapeuti, seguendo le indicazioni che vengono date.

Quando si ha a che fare con i bambini, la terapia indiretta spesso non è soltanto possibile, ma è anche preferibile perché è più rapida ed efficace, anche se può non essere adatta a tutte le situazioni.

Aiutare un adulto che non vuole essere aiutato

Quando la persona che ha bisogno di aiuto e che non vuole essere aiutata è un adulto, la situazione è un po’ più complicata.

Prima di tutto, è importante evitare di insistere troppo affinchè la persona si rivolga ad uno psicologo perché questo atteggiamento può produrre delle resistenze ancora maggiori e, spesso, non consente di ottenere il risultato sperato. Una persona che non vuole rivolgersi ad un professionista, difficilmente si farà convincere da un amico o da un familiare perché è lei che deve essere convinta di fare questo passo.

Quello che possono fare coloro che sono a stretto contatto con una persona che sta male e che non vuole essere aiutata –di solito, i familiari-, invece, è rivolgersi in prima persona ad uno psicologo che, dopo aver analizzato nel dettaglio la situazione, può fornire delle indicazioni su come comportarsi per aiutare la persona a stare meglio.

Solitamente, in questo modo, si riescono ad ottenere dei miglioramenti che inizialmente possono anche sembrare piccoli, ma che, in genere, sono seguiti da cambiamenti ben più significativi e consistenti. Anche in questi casi, quindi, può essere effettuata una sorta di terapia indiretta. Differentemente da quello che avviene con i bambini, però, l’intervento che non coinvolge direttamente la persona adulta che sta male può essere più complicato e può non essere totalmente risolutivo, ma può comunque consentire di produrre dei miglioramenti notevoli.

Non è da escludere, inoltre, che dopo aver apportato dei cambiamenti indiretti, la persona non decida finalmente di farsi aiutare e di rivolgersi in prima persona ad uno psicologo per poter risolvere definitivamente il suo problema.

Perché è possibile aiutare chi non vuole essere aiutato?

Ognuno di noi appartiene a dei sistemi –o gruppi sociali-, costituiti da persone che interagiscono tra loro e che si influenzano a vicenda, nel bene e nel male.

La famiglia, ad esempio, è un sistema nel quale il comportamento dei genitori ha un impatto su quello dei figli e viceversa. Anche nelle coppie i partner si influenzano reciprocamente.

Attraverso una consulenza psicologica, quindi, è possibile aiutare chi non vuole essere aiutato perché modificando il comportamento di chi interagisce con lui si produrranno, inevitabilmente, anche dei cambiamenti nella persona sofferente.

 Se hai vicino una persona che si trova in uno stato di forte malessere ma che non vuole rivolgersi ad un professionista, quindi, puoi contattare tu uno psicologo per analizzare meglio la situazione e capire cosa fare.

Dott.ssa Erica Tinelli

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