L’ASTINENZA DAL PIACERE L’ANORESSIA.jpgLe caratteristiche dell’anoressia

L’anoressia è un disturbo alimentare che si caratterizza principalmente per una forte tendenza alla restrizione nell’assunzione del cibo. Le persone che soffrono di questa patologia, infatti, mangiano troppo poco rispetto a quelle che sarebbero le necessità nutrizionali del proprio corpo, principalmente perché si vedono grasse (anche se non lo sono) o perché temono di diventarlo. Accanto alla restrizione alimentare possono essere presenti altri aspetti, come ad esempio il vomito autoindotto, la compulsione all’esercizio fisico (troppo prolungato e/o troppo intenso), l’uso di lassativi. Si tratta di un disturbo che riguarda principalmente, ma non esclusivamente, le ragazze.

Solitamente il rapporto patologico con l’alimentazione si accompagna anche a problematiche relative ad altre sfere di vita, come quella delle relazioni interpersonali. L’anoressia, infatti, in genere è una forma estrema di astinenza, non solo nei confronti del cibo, ma nei confronti di tutto ciò che potrebbe far scaturire delle sensazioni positive. Di solito non viene rifiutato solo il cibo, ma anche i rapporti sociali e qualsiasi attività gradevole, probabilmente anche in virtù del timore di essere travolti dal piacere. Per timore di non sapersi controllare concedendosi il piacere nelle giuste quantità e modalità, ci si difende attraverso un’astinenza che diventa sempre più forte e pervasiva e che, spesso, viene percepita da chi la attua come una virtù della quale essere orgogliosi.

Il trattamento dell’anoressia

L’anoressia è una patologia potenzialmente molto grave e, se non adeguatamente trattata, può diventare mortale. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità rappresenta la seconda causa di morte in età giovanile, dopo gli incidenti stradali. Per questo motivo è importante intervenire prontamente.

Si tratta di una malattia molto complessa e difficile da trattare, ma esistono degli approcci terapeutici che utilizzano delle strategie che si sono rivelate estremamente efficaci. Tra questi troviamo l’approccio strategico sviluppato da Giorgio Nardone, che ha un’efficacia superiore all’80%. Di solito, la durata complessiva del trattamento, considerando non solo lo sblocco della patologia ma anche il consolidamento, non supera le 20 sedute. Per raggiungere l’obiettivo, è importante saper instaurare con la persona una buona alleanza terapeutica, ma è altrettanto importante fornire indicazioni concrete e molto specifiche per affrontare la situazione e per risolvere il problema.

Considerando anche che l’anoressia solitamente insorge in età adolescenziale, in genere viene richiesta la collaborazione dei genitori che vengono guidati a cambiare i propri atteggiamenti e comportamenti per aiutare la figlia –in genere si tratta di ragazze- e per interrompere tutto ciò che, invece, potrebbe contribuire al mantenimento ed al peggioramento del problema. Può capitare, infatti, che le persone che sono vicine a chi soffre di questa malattia, senza rendersene conto e con le migliori intenzioni, facciano delle cose che non sono opportune in quanto non sono risolutive.

Molto spesso per trattare l’anoressia si ricorre anche ai ricoveri che prevedono un’alimentazione forzata ma che possono non rappresentano una soluzione definitiva perché, una volta dimesse, le ragazze tendono a perdere nuovamente (a volte anche con gli interessi) tutto ciò che hanno assimilato forzatamente in clinica. A volte è proprio nelle cliniche che le ragazze imparano dalle loro “colleghe” nuovi “trucchi” per perdere peso o nuove evoluzioni della propria patologia. I ricoveri, quindi, dovrebbero essere effettuati solo in situazioni estreme per evitare il rischio di morte o di gravi danni fisiologici. Anche in questi casi, di solito, il ricovero da solo non è sufficiente, anche perché l’alimentazione meccanica che in genere viene proposta impedisce lo sviluppo di un rapporto piacevole con il cibo, che rappresenta l’elemento che può far considerare il problema come completamente risolto e che può consentire di creare un equilibrio alimentare.

Dott.ssa Erica Tinelli

 Se ti è piaciuto questo articolo potrebbe interessarti anche:

MANGIARE PER POI VOMITARE: IL VOMITING

LE ABBUFFATE ALIMENTARI

I VARI TIPI DI BULIMIA

L’ALTERNANZA TRA RESTRIZIONI E ABBUFFATE: IL BINGE-EATING

Bibliografia

Biondi M. (a cura di) (2014). DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.  Raffaello Cortina Editore, Milano.

Nardone G. e Valteroni E. (2017). Anoressia giovanile. Ponte Alle Grazie, Milano.