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Molto spesso la tristezza viene considerata un’emozione negativa da combattere a tutti i costi. In realtà, però, tutte le emozioni esistono per dei motivi, in quanto svolgono funzioni molto importanti, anche se apparentemente possono sembrare totalmente inutili o addirittura dannose.

Perché in alcuni casi la tristezza è utile?

La tristezza è la reazione naturale a determinati eventi, come ad esempio la perdita di persone o cose di grande valore oppure grandi delusioni nei più svariati ambiti. E’ un’emozione che porta ad una drastica riduzione dell’energia e dell’entusiasmo verso molte attività e a chiudersi in se stessi in una sorta di “ritiro riflessivo” che è utile per poter elaborare quanto avvenuto, comprenderne le conseguenze e sviluppare, gradualmente, nuovi progetti.

In certe circostanze, quindi, la tristezza è indispensabile e non è opportuno cercare di allontanarla perché questo bloccherebbe un fenomeno perfettamente normale e funzionale. Tuttavia, in alcuni casi si cerca proprio di fuggire il più possibile da questo stato d’animo, ad esempio intraprendendo una serie di attività per cercare di distrarsi, con il risultato che presto o tardi si ricade comunque in uno stato di tristezza allungando ancora di più e rendendo ancora più complicato il naturale processo di elaborazione.

Questo tentativo di allontanare il più possibile la tristezza si nota molto spesso nell’educazione dei bambini e dei ragazzi. Molti genitori, infatti, pensano che un bambino o un ragazzo sano deve essere sempre sereno e tranquillo, anche perché, dal loro punto di vista, solitamente non c’è alcun motivo ragionevole per essere triste. Tuttavia, nella maggior parte dei casi la tristezza è la conseguenza di determinati avvenimenti ed ha, quindi, una ragione d’esistere per la persona che la prova, anche se altre persone nella stessa circostanza potrebbero avere reazioni completamente diverse. Questa differenza di prospettiva può essere molto forte tra genitori e figli in virtù dell’età e delle esperienze.

Come comportarsi con una persona triste?

A chiunque può capitare di dover interagire con persone che sperimentano uno stato di tristezza e a volte non si sa come comportarsi.

Quello che può essere il comportamento più opportuno andrebbe valutano sulla base della specificità di ogni caso, ma in generale è importante non svalutare il vissuto emotivo della persona con frasi del tipo: “dai, cosa vuoi che sia”, “non essere triste”, “non hai motivo di essere triste”, “cerca di distrarti e tutto passerà”, “non ci pensare”, (tra l’altro è molto difficile se non quasi impossibile controllare i propri pensieri).

Inoltre, è importante evitare di insistere per cercare di imporre all’altro uno stato d’animo diverso o per indurlo a fare determinate cose come ad esempio uscire e parlare del problema. Ci sono dei casi in cui la persona ha bisogno di stare un po’ da sola ed è opportuno rispettare questa sua necessità.

Quand’è che la tristezza diventa preoccupante?

Quando è estrema, cioè quando è particolarmente intensa e/o quando dura troppo a lungo, arrivando a compromettere significativamente la qualità di vita della persona. In questi casi può essere il sintomo di un problema ben più ampio che deve essere analizzato ed affrontato adeguatamente con l’aiuto di un professionista.

Dott.ssa Erica Tinelli

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 Bibliografia

Goleman D. (1999). Intelligenza emotiva. BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, Milano.