Mente e corpo non sono due realtà completamente distinte, ma fortemente interconnesse.

Le nostre esperienze emozionali possono avere un impatto molto forte sulla nostra salute fisica. Al tempo stesso, anche fattori prettamente biologici possono influenzare il nostro benessere psicologico.

Esistono tantissimi esempi che mettono in evidenza questa interdipendenza.

Il nanismo psicosociale è un disturbo molto raro ma molto grave che si caratterizza per un forte rallentamento della crescita fisica nei bambini che sono stati sottoposti a forme estreme di deprivazione emozionale, come nei casi di abusi o di assenza di una figura di riferimento che possa rappresentare un sostegno in situazioni di disagio e di malessere.

Un esempio di come i fattori biologici possono influenzare il benessere psicologico, invece, può essere rappresentato dalla depressione post-partum, una forma di malessere abbastanza diffusa che si manifesta nelle fasi successive al parto e che può essere determinato in parte dai cambiamenti ormonali.

Ci sono tanti altri fenomeni che testimoniano il legame indissolubile tra mente e corpo.

Tra questi troviamo una problematica che può riguardare chiunque: lo stress. Numerose ricerche hanno dimostrato che nei periodi di forte stress psicologico siamo più vulnerabili alle infezioni virali o batteriche. Le persone più stressate in generale hanno una maggiore probabilità di ammalarsi ed è probabile anche che contraggano un’infezione più grave rispetto alle persone non stressate. Questo legame, inoltre, è particolarmente forte quando le persone stanno affrontando esperienze stressanti prolungate nel tempo (come può avvenire in caso di disoccupazione o di problemi familiari di lunga durata), piuttosto che quando stanno affrontando uno stressor acuto ma breve, presente da meno di un mese. Ovviamente, però, lo stress da solo non è in grado di far insorgere un’infezione in assenza dell’esposizione ad un agente infettivo. Lo stress, inoltre, può contribuire anche al manifestarsi di problematiche relative all’ipertensione, alle malattie delle coronarie, all’emicrania.

Anche il burnout (un particolare tipo di stress lavorativo che è connesso principalmente al contatto con altre persone) spesso comporta anche delle manifestazioni di tipo fisico, come mal di testa, mancanza di energie, dolori muscolari, influenza.

Un’altra variabile psicologica in grado di influenzare la nostra salute fisica è lo stile di attribuzione in termini di pessimismo o di ottimismo, che riguarda il modo in cui le persone spiegano gli eventi di vita positivi e negativi. Lo stile pessimistico è la tendenza a considerare gli eventi negativi stabili (ci saranno sempre), globali (presenti in ogni ambito) e interni (dovuti alle proprie caratteristiche). Ad esempio, una persona pessimista che perde le chiavi potrebbe pensare che perde sempre le cose (attribuzione stabile), che non riesce a gestire niente (attribuzione globale), che è irresponsabile (attribuzione interna). Al contrario, una persona ottimista nella stessa situazione potrebbe pensare che le capita raramente di perdere le chiavi, che riesce a gestire tutte le altre cose e che probabilmente è stata molto stressata dall’aumento di lavoro dell’ultima settimana. Le persone con uno stile di attribuzione pessimistico hanno minori difese immunitarie e, di conseguenza, hanno condizioni di salute più precarie. Ovviamente un’attitudine ottimistica, da sola, non basta a mantenere le persone in buona salute, ma esercita comunque un’influenza notevole, anche perché contribuisce ad attuare dei comportamenti che, a loro volta, influenzano la salute, come ad esempio fare esercizio fisico. Le persone ottimiste, infatti, in genere ritengono che avere uno stile di vita salutare contribuirà al loro benessere e tendono, quindi, ad impegnarsi in questa direzione.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Bibliografia

Hansell J., Damour L. (2007). Psicologia clinica. Zanichelli, Bologna.

Seligman M. E. P. (2013). Imparare l’ottimismo. Come cambiare la vita cambiando il pensiero. Giunti, Firenze.