Spesso si sente dire che è importante accettarsi per ciò che si è. Viene considerata come una cosa molto difficile da fare, ma che può donare una grande serenità e pace interiore.

Dal mio punto di vista questo ragionamento è vero solo in parte. Non sempre è così e non sempre bisogna accettarsi per quello che si è.

Sicuramente la perfezione non esiste e cercare a tutti i costi di raggiungerla sarebbe una lotta estenuante ed inutile. Dobbiamo accettare di avere dei difetti e delle caratteristiche che non possono essere cambiate e che, per questo, vanno accettate così come sono. Questo vale per alcune caratteristiche fisiche o per alcuni aspetti della propria personalità che, anche se possono essere armonizzati e resi flessibili e funzionali, non possono però essere stravolti. In tutti questi casi bisogna accettarsi per quello che si è, imparando a valorizzare gli elementi positivi e ad accogliere anche quello che non ci piace, gestendolo nel modo migliore possibile.

Per la maggior parte delle cose, però, è possibile apportare dei cambiamenti che possono farci stare meglio con noi stessi e con gli altri e che possono consentirci di raggiungere obiettivi per noi importanti. In queste situazioni, per quale motivo dovremmo accettare ciò che siamo, se è possibile essere migliori? Perché dovremmo accontentarci? Non accettare completamente alcuni aspetti di sé, infatti, non è necessariamente un indicatore di scarsa autostima, ma può rappresentare una motivazione a raggiungere traguardi sempre più significativi.

La predisposizione naturale dell’uomo probabilmente non è quella di accettare ciò che capita, ma di agire proattivamente per apportare dei cambiamenti, sia in riferimento all’ambiente esterno, sia in riferimento alla propria persona.

Provate ad immaginare che cosa sarebbe successo se nel corso del tempo ci fossimo accettati sempre e comunque per quello che siamo, senza impegnarci per essere qualcosa di diverso.

Partendo dall’infanzia, probabilmente non avremmo mai imparato neanche a camminare perché nel momento in cui siamo nati non sapevamo farlo ed è una cosa che per essere appresa richiede molti sforzi ed energie.

Allo stesso modo, probabilmente non avremmo imparato neanche a parlare o comunque ci saremmo espressi sempre in forma molto semplice ed elementare rispetto a come facciamo normalmente.

Non avremmo imparato a leggere e a scrivere e, di conseguenza, non saremmo in grado di fare molte cose che, invece, facciamo quotidianamente.

Non avremmo imparato ad andare in bici, a guidare, a cucinare, ad usare lo smarthphone o il computer, a fare il nostro lavoro, così come la maggior parte delle cose che oggi siamo in grado di fare grazie al nostro impegno e all’allenamento.

Se dobbiamo accettarci per ciò che siamo non avremmo imparato tutto questo perché sarebbe stato sufficiente fare ciò che eravamo in grado di fare già alla nascita, ossia ben poco. E se non ci siamo accontentarci da bambini quando eravamo molto più indifesi e con poche abilità, perché dovremmo accontentarci ora?

Dott.ssa Erica Tinelli