Nel libro “Pragmatica della comunicazione umana” gli autori descrivono dettagliatamente i 5 assiomi della comunicazione, che rappresentano importanti principi da tenere in considerazione per comprendere meglio la comunicazione degli altri e per rendere più efficace la propria. 

Primo assioma: è impossibile non comunicare

Ogni comportamento è comunicativo, trasmette un messaggio.

Anche i comportamenti che apparentemente non comunicano nulla, in realtà ci forniscono delle informazioni che possono essere molto importanti. Ad esempio, una persona che sta in silenzio e non ricerca il contatto con gli altri può voler comunicare varie cose -che vuole stare sola per riflettere, che è arrabbiata con coloro che sono attorno a lei, che è triste, ecc…-

Secondo assioma: ogni comunicazione ha degli aspetti di contenuto e degli aspetti di relazione

Ogni comunicazione serve per trasmettere delle informazioni specifiche (aspetto di contenuto) e questo rappresenta, probabilmente, l’elemento più evidente. Il modo in cui il messaggio viene trasmesso fornisce indicazioni in merito al tipo di relazione presente tra gli interlocutori e in merito al comportamento atteso (aspetto di relazione o meta-comunicazione).

Una stessa identica informazione, infatti, può essere comunicata in tanti modi diversi a seconda che si abbia a che fare con un amico, un superiore, un conoscente, a seconda del contesto nel quale ci si trova, degli effetti che si vogliono ottenere. 

Nelle relazioni più equilibrate, in genere, l’aspetto di contenuto è più importante e non vi è una lotta per definire la natura della relazione tra gli interlocutori.

Terzo assioma: ogni comunicazione è costituita da più atti comunicativi e il significato della comunicazione complessiva dipende dal modo in cui i singoli atti vengono messi in sequenza

Un esempio di questo assioma può riguardare la relazione tra due coniugi caratterizzata da silenzi e brontolii che hanno un effetto negativo sulla coppia: la moglie può dire che brontola in continuazione perché infastidita del fatto che il marito si chiude in se stesso; il marito, a sua volta, può affermare di chiudersi in se stesso perché la moglie brontola e questo crea in lui disagio che non gli consente di aprirsi. Marito e moglie hanno individuato quale inizio della sequenza uno scambio diverso.

In situazioni come questa di solito non è importante definire da dove parte la sequenza e, quindi, stabilire chi ha ragione, ma comprendere che gli elementi della sequenza comunicativa si influenzano a vicenda: cambiando la comunicazione di una persona si produrranno inevitabilmente dei cambiamenti che riguarderanno anche l’altra persona e l’interazione complessiva.

Quarto assioma: gli uomini comunicano sia con la comunicazione verbale, che con quella non verbale

La comunicazione verbale, fatta di parole, è quella alla quale solitamente si presta più attenzione e ci consente di esprimere anche concetti molto complessi che risulterebbe difficile trasmettere in altri modi. Non è, però, l’unica forma di comunicazione possibile. Si comunica anche con i gesti, con i silenzi, con la postura, con i movimenti, con le espressioni e questi atti comunicativi possono essere particolarmente adatti ad esprimere i sentimenti o comunque ad accompagnare (confermando o disconfermando) ciò che viene detto a parole. Quando non c’è coerenza tra comunicazione verbale e non verbale, infatti, siamo portati a credere maggiormente a ciò che viene trasmetto attraverso la comunicazione non verbale perché risulta molto più difficile da camuffare.

Quando comunichiamo, quindi, dobbiamo prestare attenzione anche alla nostra comunicazione non verbale, così come dobbiamo osservare la comunicazione non verbale degli altri.

Quinto assioma: gli scambi comunicativi possono essere simmetrici oppure complementari

Gli scambi simmetrici sono basati sull’uguaglianza degli interlocutori che hanno un rapporto paritario (come può avvenire tra amici), mentre quelli complementari si basano su una relazione caratterizzata dalla differenza di potere o di status (ad esempio tra capo e collaboratore o tra genitori e figli).

Un tipo di comunicazione non è migliore dell’altra perché entrambe possono essere sia efficaci che inefficaci. L’importante è saperle adattare alla specificità delle persone con le quali si interagisce, della situazione, del contesto, degli obiettivi che si vogliono raggiungere.  

Dott.ssa Erica Tinelli

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Bibliografia

Watzlawick P., Beavin J. H., Jackson D. D. (1971). Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi. Astrolabio, Roma.