Cos’è l’introspezione?

Introspezione vuol dire “guardare dentro”. Con questo termine, infatti, si indica un insieme di riflessioni che le persone fanno per cercare di conoscere e comprendere i propri pensieri, sentimenti e motivazioni. Chi utilizza l’introspezione riflette sui propri comportamenti, sui propri atteggiamenti, sulle reazioni avute nelle varie circostanze, sul perché hanno fatto determinate scelte piuttosto che altre, sulle sensazioni che provano nello svolgimento delle varie attività o in presenza di determinate persone.

L’introspezione è uno strumento che viene considerato importante per conoscere se stessi e, quindi, per orientare al meglio i propri comportamenti, le proprie scelte, i propri progetti e per risolvere eventuali problemi.

L’introspezione funziona davvero?

Non è semplice conoscere se stessi e, soprattutto, è bene considerare che molto spesso i comportamenti, i sentimenti e le motivazioni non derivano da valutazioni razionali o da aspetti dei quali si è perfettamente consapevoli. La percezione ed il comportamento dell’uomo, infatti, spesso si basano anche su contraddizioni, paradossi, ambiguità, maggiore salienza di alcuni elementi piuttosto che altri.

Numerose ricerche hanno dimostrato che molto spesso l’introspezione è un metodo di conoscenza di sé inefficace. In uno studio condotto nel 1982 da Wilson, Laser e Stone, ad esempio, veniva chiesto agli studenti di tenere per 5 settimane un diario dei loro stati d’animo e di altre variabili, come le condizioni atmosferiche e le ore di sonno. Quando chiesero agli studenti che cosa, dal loro punto di vista, aveva influenzato il loro umore, questi riportarono che esso dipendeva anche dal tempo e dalla quantità di sonno. Analizzando questi dati con rigorose procedure statistiche, però, non emerse alcun tipo di associazione tra le variabili considerate. I partecipanti, quindi, avevano fatto delle inferenze delle quali erano convinti ma che, in realtà, si rivelarono del tutto infondate.

Attraverso un’altra ricerca condotta nel 1977 da Nisbett e Wilson, invece, venne dimostrato che, spesso, le preferenze delle persone in merito a determinati capi di abbigliamento erano determinate anche da variabili apparentemente banali che nessuno avrebbe preso in considerazione, come ad esempio la posizione nella quale si trovavano i vestiti –a destra invece che a sinistra, ecc-.

Questo non significa, però, che l’introspezione non possa comunque fornire utili spunti di riflessione e rivelarsi utile in alcune circostanze.

Il problema è il metodo in sé o la persona?

Le ricerche descritte precedentemente, in realtà, evidenziano che l’introspezione è sicuramente complessa, ma non dimostrano completamente la sua inefficacia. I risultati riscontrati, infatti, potrebbero essere dovuti al fatto che i partecipanti ai vari studi non possedevano adeguate competenze per poter lavorare su un aspetto così complicato come la conoscenza di sé.

Probabilmente l’introspezione è molto più efficace quando viene fatta da professionisti esperti in quest’ambito o quando viene fatta da persone che comunque vengono guidate da un professionista a porsi le giuste domande, a riflettere su vari aspetti, a guardare le cose da prospettive diverse, ad utilizzare specifiche tecniche.

Dott.ssa Erica Tinelli

 Bibliografia

Mannetti L. (2002). Psicologia sociale. Carocci, Roma.