“Ho spiegato a mia figlia che deve amare lo studio perché le permette di capire il mondo, di risolvere i problemi, di essere autonoma”

“I miei figli devono andare a trovare i nonni con piacere perché li hanno sempre coccolati e perché con loro stanno bene”

“Gli/Le devono piacere le verdure”

“Deve aver voglia di fare quello sport. È così piacevole ed utile”

Sono soltanto alcuni esempi di frasi pronunciate o di pensieri fatti dai genitori in riferimento ai propri figli. Al di là dello specifico ambito di riferimento (il rapporto con lo studio, con i nonni, con l’alimentazione, con lo sport), tutte queste espressioni hanno in comune il comunicare qualcosa che riguarda un aspetto essenziale, ossia il rapporto che la persona ha con il piacere.

Il piacere

È un’emozione primaria di fondamentale importanza e, pertanto, deve essere adeguatamente riconosciuta e gestita.

Senza il piacere la nostra vita sarebbe noiosa, piatta, frustrante, fatta solo di doveri. Probabilmente sarebbe indegna di essere vissuta. Per questo è auspicabile che ognuno di noi sia capace di sperimentare e gestire il piacere in vari ambiti, ma tutto questo deve essere fatto in modo efficace. Il piacere, infatti, è una sensazione che si sviluppa spontaneamente e non per autoimposizione o in virtù di un’imposizione imposta da altri.

Perché è dannoso dire a tuo figlio “deve piacerti”?

Ogni volta che si pronuncia questa frase o frasi similari ci si comporta in modo tale da voler indurre il proprio figlio a sperimentare volontariamente una sensazione che, invece, non può che essere spontanea. Si tratta di un paradosso irrisolvibile e che rischia anche di creare disagio e malessere. Se un bambino o un ragazzo si sente dire che deve amare determinate cose può considerare quella prospettata dal genitore come una cosa normale e giusta. Se non riesce, ad esempio, a studiare con piacere potrebbe sentirsi anormale, frustrato, in colpa e tutto questo può avere conseguenze potenzialmente negative sul benessere individuale e sul rapporto con il genitore.

Un bambino o un ragazzo può accettare di studiare, di fare sport, di andare dai nonni -e così via- anche se non ne ha voglia; è solo necessario proporre tutto questo con le dovute modalità, con la giusta comunicazione, con adeguate strategie. È su questo che bisognerebbe puntare quando si vuole aiutare il proprio figlio a fare ciò che si ritiene giusto per lui.

È necessario evitare, invece, di intervenire direttamente sulle sensazioni spontanee: queste non possono essere controllate e più si cerca di controllarle, più si rischia di inibirle ancora di più.

Dott.ssa Erica Tinelli

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