Sempre più spesso le persone si scrivono, si parlano e si vedono attraverso il computer e lo smartphone.

Indubbiamente questi strumenti possono rendere più semplice e più veloce la comunicazione. Inoltre, facilitano anche il contatto con persone che difficilmente si sarebbero conosciute in altri modi, ad esempio perchè distanti geograficamente oppure perchè hanno caratteristiche molto diverse e frequentano ambienti diversi. Con internet, invece, da un “mi piace” messo ad una foto o ad un post, si possono iniziare a scambiare dei messaggi e può nascere una conoscenza, a volte con l’obiettivo di arrivare a frequentarsi nella vita reale.

Non è raro, però, che queste conoscenze virtuali rimangano tali per sempre o per lungo tempo. Ci sono persone che chattano per mesi e mesi senza mai vedersi. Alcuni diventano anche molto amici oppure si fidanzano avendo avuto soltanto contatti mediati dalla tecnologia. In alcuni casi questo coinvolgimento nel mondo virtuale può portare anche ad un isolamento progressivo dalla realtà. Questo accade frequentemente a coloro che hanno delle difficoltà relazionali. Ad esempio ci sono alcune persone che anche nella vita reale provano a fare amicizie o comunque a rapportarsi agli altri a vario titolo, ma falliscono sempre perché non sanno come fare, non possiedono le giuste abilità. Ci sono anche persone che, invece, rinunciano a prescindere perché, anche in virtù di esperienze passate, hanno sviluppato il timore o la convinzione che saranno rifiutati dagli altri e, quindi, preferiscono non rischiare.

In entrambi i casi il mondo virtuale può essere percepito come un ambiente più sicuro, nel quale i rapporti che si instaurano con gli altri possono fare meno male. Essere derisi, ignorati, allontanati, lasciati da persone che si conoscono solo virtualmente è meno doloroso rispetto al vivere queste esperienze nella vita reale perché c’è un coinvolgimento emotivo minore. Il rovescio della medaglia è che un minor coinvolgimento non implica solo un rischio minore, ma anche un piacere estremamente più circoscritto e questo rappresenta un grande limite.

I contatti virtuali sono sempre parziali rispetto a quelli faccia a faccia. Questo è anche uno dei motivi per i quali quando poi si arriva a frequentare qualcuno conosciuto online, può capitare che appaia diverso rispetto a come sembrava in chat o per telefono. Non significa necessariamente che ha mentito o che ha cercato di ingannare l’altro perché una conoscenza virtuale per certi aspetti è sempre limitata. Vivere la quotidianità virtuale non è come vivere la quotidianità frequentando una persona realmente perché diventa complesso cogliere e valutare più sfumature della sua personalità e del suo comportamento. Questo fattore contribuisce a creare un’immagine dell’altro eccessivamente idealizzata e poco realistica che rispecchia i propri desideri.

Quando si verifica un ritiro -ma forse sarebbe più corretto chiamarla fuga- nel virtuale si corre incontro anche ad un altro problema, cioè il fatto che si indeboliscono sempre di più le abilità di comunicazione e di relazione tipiche dei rapporti faccia a faccia, con il risultato che il mondo reale potrà essere visto come sempre più complesso e pericoloso e verrà evitato sempre di più. Interagire con gli altri esclusivamente o prevalentemente a livello virtuale all’inizio potrà sembrare una salvezza, ma con il tempo potrebbe trasformarsi in una sorta di scelta obbligata, una gabbia dalla quale non si sa come uscire perché non si è più in grado di affrontare l’altro mondo.

Non dobbiamo certo demonizzare la tecnologia, il mondo virtuale non è cattivo e negativo, ma non bisogna arrivare al punto di trasformarlo in un sostituto della realtà. Il problema non è lo strumento in sé, ma l’uso che se ne fa e questo dipende da noi.        

Dott.ssa Erica Tinelli