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Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

L’ARTE DI COMUNICARE IN MODO EFFICACE

Perché è importante la comunicazione?

La comunicazione è un aspetto quotidiano e pervasivo della nostra vita. Si comunica a lavoro, in famiglia, con gli amici, con i conoscenti, si comunica con chiunque e, a volte, anche senza rendersene conto. Infatti, secondo il primo assioma della comunicazione elaborato dagli studiosi della scuola di Paolo Alto è impossibile non comunicare in quanto tutti i comportamenti trasmettono un messaggio, anche quelli apparentemente più “passivi”, come il restare immobili e/o in silenzio o l’avere uno sguardo fisso davanti a sé. Si tratta di situazioni nelle quali senza usare parole si può comunicare, ad esempio, di non voler interagire con gli altri, di voler restare soli, di non sapere che dire o che fare.

Dal momento che è impossibile non comunicare e visto che con la comunicazione esprimiamo noi stessi, le nostre idee, i nostri desideri, il nostro modo di essere e influenziamo anche gli altri, diventa fondamentale imparare ad utilizzarla in modo efficace. Infatti, al di là dello specifico contenuto che vogliamo trasmettere e che dipende dalla circostanza, è molto importante prestare attenzione al modo con il quale comunichiamo.

Perché è importante comunicare in modo efficace?

Una stessa cosa può essere detta in tanti modi diversi: in modo più cordiale oppure più arrogante, in modo formale oppure amichevole, mettendo in luce la propria superbia o la propria modestia, facendo sentire l’altra persona valorizzata oppure svalutata, ecc…

Il modo in cui comunichiamo influenza la reazione ed il comportamento degli altri e l’efficacia della comunicazione stessa. Per questo, di volta in volta è molto importante riuscire ad adattare la nostra comunicazione alla specificità della persona e alla specificità della situazione. In alcuni casi è utile essere un po’ più duri, in altri un po’ più morbidi. A volte è necessario mostrarsi distaccati, altre volte è più funzionale creare un maggiore coinvolgimento emotivo. Ci sono delle circostanze nelle quali si tende ad incoraggiare le persone in difficoltà, ma questa strategia non è efficace sempre. E così via. La modalità comunicativa è importante perchè se non è adeguata può portare a dei dissapori o a dei veri e propri conflitti e può compromettere la possibilità di trovare un accordo o la qualità della relazione stessa. Vi è mai capitato che qualcuno vi dicesse qualcosa con cui eravate d’accordo, ma avete comunque risposto con aggressività o con la chiusura “solo” in virtù del fatto che quelle cose vi sono state dette nel modo sbagliato?

Piccoli consigli per iniziare a comunicare in modo efficace

Quando vogliamo comunicare con l’obiettivo di conoscere il punto di vista dell’altro e di arrivare ad un punto d’incontro ci sono tanti elementi che occorre saper gestire. La gestione della comunicazione efficace è estremamente complessa ed articolata, ma ecco alcune indicazioni per iniziare a destreggiarsi in questo mondo:

  • evita di far sentire l’altro giudicato, sotto accusa, “sbagliato” in quanto questo potrebbe indurlo a non sentirsi compreso e ad assumere una posizione difensiva o di attacco che lascia poco spazio al dialogo costruttivo. A volte la tentazione di rinfacciare certe cose può essere forte, ma se l’obiettivo è comprendersi e mettersi d’accordo questo atteggiamento porta fuori strada
  • se vuoi indurre la persona a vedere le cose da una prospettiva diversa, devi farlo dolcemente, senza svalutare il suo punto di vista (un esempio: “ho capito quello che intendi, ma forse ci sono altre cose da considerare,…”; “hai valutato anche ad altre possibilità o pensi che questa sia l’unica?”)
  • mostra interesse per quello che la persona dice, ad esempio facendo domande di approfondimento al momento giusto, ma anche curando la comunicazione non verbale (sguardi, sorrisi, postura, gesti)
  • non dare niente per scontato, non pretendere di sapere delle cose che l’altro non ha detto. Se mancano delle informazioni o se sono poche chiare fai altre domande. Non è una perdita di tempo, ti aiuta a comprendere meglio la situazione.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Per approfondire

Watzlawick P., Beavin J. H., Jackson D. D. (1971). Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi. Astrolabio, Roma.

Nardone G. (2013). Correggimi se sbaglio. Strategie di comunicazione per appianare i conflitti nelle relazioni di coppia. Ponte alle Grazie, Milano.

Nardone G. (2015). La nobile arte della persuasione. La magia delle parole e dei gesti. Ponte alle Grazie, Milano

ECCO COME LO PSICOLOGO PUO’ AIUTARTI A GESTIRE I CAMBIAMENTI

Il cambiamento è un aspetto inevitabile nella vita di ogni persona.

Possono cambiare le relazioni sociali, gli aspetti lavorativi, i progetti di vita, la situazione familiare, la nostra personalità, le situazioni che è necessario imparare ad affrontare e tante altre cose ancora.

Il cambiamento è costantemente presente per ognuno di noi, eppure in alcuni casi può essere estremamente difficile da gestire perché può spaventare, oltre a richiedere tante energie e le giuste strategie. In queste circostanze una consulenza psicologica potrebbe rappresentare un utile supporto, dal momento che può essere utile per:

  • Comprendere e gestire al meglio tutte le emozioni e gli stati d’animo che possono essere associati al cambiamento, come ad esempio l’ansia, la paura, la rabbia, la frustrazione, l’insicurezza che, se non adeguatamente affrontate e incanalate, potrebbero rappresentare un ostacolo alla gestione efficace della situazione perché potrebbero provocare confusione oppure un eccessivo dispendio di energie in direzioni sbagliate.
  • Capire quello che vuoi veramente e quella che può essere la cosa migliore per te. Anche se ci sono dei cambiamenti che non dipendono dalla nostra volontà, infatti, molti cambiamenti li scegliamo noi, così come spesso abbiamo la possibilità di scegliere come affrontare un cambiamento imposto dall’esterno. In questi casi lo psicologo può essere d’aiuto per portare la persona ad individuare la strada che desidera davvero percorrere, sia insegnandole a gestire le emozioni che potrebbero essere un impedimento al vedere la situazione con chiarezza (si pensi, ad esempio, a coloro che vorrebbero introdurre con tutto il cuore un cambiamento nella propria vita, ma non lo fanno perché sono bloccati dalla paura),  sia migliorando la sua abilità di guardare le situazioni da prospettive diverse, per essere in grado di individuare e di riflettere su tutti i possibili vantaggi e svantaggi che ogni circostanza inevitabilmente comporta, al fine di prendere delle decisioni consapevoli.
  • Individuare e applicare le strategie opportune per affrontare il cambiamento. Quando le persone devono affrontare i cambiamenti, infatti, non sempre conoscono le strategie migliori per gestire le criticità.

Lo psicologo può essere d’aiuto fornendo delle indicazioni dirette di comportamento, soprattutto quando il cambiamento ha a che fare principalmente con aree di sua competenza, come ad esempio la gestione delle relazioni oppure il comunicare ad altri determinate notizie o informazioni. In alternativa, quando il cambiamento riguarda questioni non psicologiche (un esempio: la gestione di un cambiamento lavorativo derivante dall’uso di nuovi software informatici), lo psicologo può comunque mettere a disposizione le proprie competenze per insegnare specifiche tecniche e per attivare determinati processi che hanno a che fare con il problem-solving e che possono consentire, poi, alla persona di individuare in modo autonomo le strategie più adatte al suo caso per affrontare le novità. 

Dott.ssa Erica Tinelli

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Migliorare se stessi è un obiettivo molto ambito che tanti cercano di perseguire. Il potenziamento delle proprie risorse e delle proprie abilità, infatti, consente di essere più efficaci nei più svariati ambiti di vita, di essere più soddisfatti, di avere delle relazioni migliori e una vita più appagante.

Sono numerosi gli elementi che è importante saper utilizzare per migliorare se stessi. Tra questi, ad esempio, troviamo la determinazione, la resilienza, l’esercizio costante e reiterato, il saper ricercare o creare un ambiente ricco di stimoli. Ci sono, poi, degli strumenti che rispetto ad altri sono meno conosciuti, ma che sono altrettanto fondamentali. Vediamoli.

Il piacere

Per poter migliorare se stessi è necessario ricercare in quello che facciamo per potenziare le nostre abilità la sensazione del piacere.

Siamo abituati a pensare che per poter ottenere qualcosa di importante è necessario lavorare duramente ed effettivamente è così, ma questo non esclude la possibilità di rendere le nostre attività piacevoli.

Spesso il piacere si ottiene pensando ai risultati desiderati che potranno essere ottenuti con il proprio impegno. È necessario, però, andare oltre e ricercare la piacevolezza proprio in quello che si fa nel preciso momento in cui si sta lavorando per migliorare se stessi. In caso contrario, la propria mente assocerà a determinate attività delle sensazioni di avversione, stress e rifiuto che porteranno ad evitare alcune situazioni o comunque a non viverle nel migliore dei modi. Per questo motivo si consiglia anche di interrompere determinati esercizi proprio quando si sperimentano sensazioni positive legate all’esecuzione ottimale in modo da far sedimentare nella mente questa esperienza piacevole.

Adattamento

Sapersi adattare al variare delle situazioni è un’abilità fondamentale per chi desidera lavorare sui propri limiti. Chiunque, infatti, nella vita deve affrontare i cambiamenti e le situazioni nuove e saper affrontare tutto questo nel modo più adeguato rappresenta un valore aggiunto fondamentale.

Sapersi adattare, oltre a rendere le persone capaci di affrontare le varie circostanze della vita, permette anche di sviluppare la giusta elasticità mentale, indispensabile per evitare di sviluppare schemi di pensiero e di comportamento che possono diventare troppo rigidi e, di conseguenza, disfunzionali.

Variare le attività

Spesso il miglioramento di se stessi si focalizza sul tentativo di sviluppare una particolare abilità o sul cercare di ottenere risultati importanti in un determinato settore, come quello lavorativo o sportivo.

Qualsiasi sia l’ambito sul quale si decide di focalizzarsi, però, bisogna tener presente la necessità di integrare le attività abituali necessarie per superare i propri limiti con altre attività radicalmente diverse. Queste rappresentano delle distrazioni che evitano una concentrazione eccessivamente intensa e potenzialmente ossessiva e stressante su alcuni aspetti.

Inoltre, dedicarsi ad altro permette anche di imparare a guardare le cose da prospettive diverse, abilità molto importante per risolvere problemi e per comprendere meglio se stessi e la realtà circostante.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Bibliografia

Nardone G. e Bartoli S. (2019). Oltre se stessi. Scienza e arte della performance. Ponte alle Grazie, Milano.

LE DIVERSE COMPULSIONI NEL DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO

Nell’articolo IL DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO: CHE COS’ E’ E COME PUO’ ESSERE RISOLTO ho parlato delle caratteristiche essenziali di questo tipo di problema e di come può essere superato.

In questo articolo, invece, descriverò più nel dettaglio le compulsioni. Esse vengono percepite come inevitabili, incontrollabili e tali da dover essere attuate in maniera rituale, cioè secondo delle modalità ben precise -per questo motivo possono essere chiamate anche rituali-.

Le compulsioni che possono essere presenti in un disturbo ossessivo-compulsivo possono essere davvero numerose e diverse tra loro, ma possono essere classificate in alcune grandi categorie. 

Paura o piacere

Molte compulsioni si basano sulla percezione della paura che porta la persona ad attuare determinati rituali per evitare che succeda qualcosa di brutto e per far in modo che tutto vada per il meglio. È il caso, ad esempio, di coloro che hanno un disturbo ossessivo-compulsivo basato sul dover ordinare le cose secondo precisi criteri per fare in modo che tutto vada bene, sul controllo di aver chiuso il gas o spento le luci, sulla ripetizione di formule mentali che servono ad evitare disgrazie. 

Ci sono, però, anche delle compulsioni che invece si basano sul piacere e che, pertanto, si mantengono anche in virtù di questo aspetto. In questa categoria può rientrare la compulsione piacevole a strapparsi i capelli, a tagliuzzarsi, lo shopping compulsivo, la compulsione al gioco.   

Azioni o pensieri

Le compulsioni possono essere comportamentali oppure mentali. 

Probabilmente quelle che sono basate su delle azioni risultano più visibili e più facilmente individuabili anche da chi interagisce con la persona che presenta il disturbo ossessivo-compulsivo.

Le compulsioni mentali, però, possono essere altrettanto invalidanti. Pensiamo, ad esempio, ad una persona che si sente costretta a dover ripetere anche più e più volte al giorno determinate formule mentali che possono essere anche molto lunghe o che possono richiedere numerose ripetizioni. Oppure pensiamo a chi ha delle ossessioni frequenti alle quali cerca di rispondere con dei ragionamenti che assumono i connotati di compulsioni mentali. L’attuazione di questi rituali, così come dei rituali comportamentali, può esser estremamente impegnativa e richiedere molto tempo ed energie che vengono sottratte alle attività quotidiane, a volte anche a quelle fondamentali come lavarsi o lavorare.  

Rituali preventivi, riparatori, propiziatori

Le compulsioni solitamente possono avere una natura preventiva, riparatoria, propiziatoria oppure un mix tra queste tre alternative. 

I rituali preventivi sono quelli che vengono attuati per evitare che accada qualcosa di negativo, come può avvenire per coloro che devono vestirsi in un determinato modo per evitare di essere contaminati o che devono controllare costantemente che nelle vicinanze non siano presenti oggetti o situazioni che li spaventano.

I rituali riparatori, invece, servono a riparare qualcosa di negativo che ormai si è già verificato e possono riguardare, ad esempio, il lavarsi compulsivamente dopo che si è entrati in contatto con qualcosa di sporco.

I rituali propiziatori, infine, hanno come obiettivo quello di far sì che le cose vadano bene. Spesso hanno un carattere “magico” nel senso che non sono basati su criteri logici portati all’eccesso, ma su ragionamenti apparentemente del tutto irrazionali. Un esempio tipico è quello della persona che ha la compulsione a vestirsi in un determinato modo –ad esempio usando solo determinati colori- perché così tutto andrà bene.

Da soli o con l’aiuto di altri

Alcune persone eseguono le loro compulsioni in modo completamente autonomo e non vogliono l’intervento di nessun altro perché per loro non sarebbe utile e rassicurante o perché si vergognano. Altre, invece, si fanno aiutare da amici e familiari, che vengono coinvolti nel loro problema e che spesso forniscono il loro supporto perché pensano che in questo modo la persona possa fare tutto più velocemente oppure tranquillizzarsi di più. 

Indipendentemente da tutte queste differenze che possono riguardare le diverse compulsioni ed indipendentemente da quanto il disturbo ossessivo-compulsivo è invalidante, si tratta comunque di un problema che può essere risolto con una consulenza psicologica efficace. 

Dott.ssa Erica Tinelli

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IL DUBBIO PATOLOGICO

Bibliografia 

Nardone G., Portelli C. (2013). Ossessioni compulsioni manie. Capirle e sconfiggerle in tempi brevi. Ponte alle Grazie, Firenze. 

IL SEGRETO PER CAMBIARE IL MONDO E’…

Tante persone si lamentano del fatto che viviamo in un mondo che spesso può sembrare brutto perché privo di valori, pieno di cattiveria, di superficialità, di persone che si comportano male verso gli altri, di cose che non vanno bene.

Al di là del fatto che nel mondo esistono sicuramente anche tante cose e persone belle e positive, è innegabile che ci sono davvero molti aspetti che lasciano perplessi ed insoddisfatti e che andrebbero cambiati per il bene di tutti. Pensiamo, ad esempio, alla povertà, alla disoccupazione, ai ritmi di vita sempre più incalzanti e stressanti per chiunque, alla violenza, alle malattie, alle relazioni distruttive o superficiali.

Davanti a problematiche così ampie e così complesse ogni persona può avere una sensazione di impotenza, ossia può credere di non poter fare assolutamente nulla per migliorare il mondo perché si tratterebbe di un’impresa più grande di lei.

Ogni singola persona, però, in base alle proprie caratteristiche ed in base alle proprie possibilità può fornire il proprio contributo al miglioramento del mondo. Si tratta di azioni che a volte possono sembrare piccole ed insignificanti rispetto alla grandezza del problema da risolvere, ma si sa che l’oceano è fatto da tante piccole gocce ed ognuno può contribuire a riempirlo con le proprie.

Lamentarsi delle cose che non vanno è perfettamente comprensibile, ma lamentarsi e basta non è sufficiente perché non cambia in alcun modo le cose. E non serve a niente neanche rifugiarsi in pensieri come “non posso farci nulla”, “non dipende da me”, se non a giustificare il fatto di non far nulla per cercare di apportare dei miglioramenti alle varie situazioni che ci coinvolgono.

Per cambiare il mondo si deve iniziare a cambiare se stessi.

Ognuno di noi, infatti, è inserito in più “sistemi”, come ad esempio la famiglia, il gruppo di amici, il gruppo di lavoro, ma anche persone che si conoscono poco e con le quali si interagisce in modo più occasionale. Le parti di un sistema sono fortemente interconnesse e si influenzano reciprocamente. Ogni persona, quindi, è influenzata dagli altri e, a sua volta, è in grado di influenzarli. Introducendo dei cambiamenti nel nostro comportamento, inevitabilmente provocheremmo dei cambiamenti anche nelle altre persone, con la possibilità di innescare un circolo virtuoso nel quale ai piccoli cambiamenti positivi introdotti da una persona si uniranno ben presto tanti altri piccoli cambiamenti che complessivamente possono produrre grandi cambiamenti.

“Un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare se stesso.” Gandhi

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Dott.ssa Erica Tinelli

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