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Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

IL TRADIMENTO NELLA COPPIA

Cosa fare quando si scopre un tradimento?

Scoprire di essere stati traditi dal partner è un’esperienza che può provocare grande malessere e che può compromettere la stabilità della coppia.

In queste situazioni il partner tradito si trova, spesso, nella condizione di dover scegliere se perdonare o se interrompere la relazione. È bene tenere in considerazione che si tratta di una scelta estremamente personale che non avviene tanto a livello razionale, ma piuttosto emotivo. Inoltre, tale scelta dovrebbe essere effettuata non lasciandosi condizionare da eventuali consigli o pressioni provenienti da altri. Nel decidere, infine, è importante non avere alcuna fretta: spesso, infatti, più si cerca di decidere rapidamente, più aumenta la confusione ed il malessere.

Cosa fare se si decide di perdonare un tradimento?

Spesso il tradimento si presenta nelle coppie nelle quali sono presenti delle problematiche che possono essere dovute, ad esempio, a difficoltà nella comunicazione, nella gestione dei conflitti, nella mancanza di condivisione e di spazi da dedicare alla relazione. Lavorare su questi aspetti in un’ottica di costruzione e di miglioramento, piuttosto che di colpevolizzazione, può essere utile per recuperare, gradualmente, la serenità. Anche in questo caso, però, è importante non avere fretta e concedersi tutto il tempo necessario per ricostruire adeguatamente qualcosa che si è rotto.

Cosa fare se si decide di interrompere la relazione?

Se la decisione è stata adeguatamente ponderata è importante imparare ad elaborare la fine della storia. Questo può voler dire attraversare il dolore per arrivare a superarlo. Successivamente, è importante focalizzarsi su se stessi, sullo sviluppo delle proprie risorse e sullo svolgimento delle attività piacevoli. Se ci si è precedentemente isolati, occorre recuperare la socialità, ma senza l’urgenza di trovare un nuovo partner. Chi si è scottato, infatti, tende spesso a non avvicinarsi al fuoco per un po’ o a farlo con estrema cautela: è una reazione normale e sana e, se non diventa estrema, va assecondata.

Come può essere d’aiuto la consulenza psicologica?

Rivolgendosi ad un professionista è possibile essere aiutati a scegliere cosa fare. Questo non vuol dire che lo psicologo prenderà la decisione al posto della persona, ma potrà guidarla a considerare le varie possibilità, a guardare le cose da più prospettive, ad esprimere i suoi pensieri e le sue preoccupazioni in un contesto caratterizzato dall’assenza di giudizio.

Lo psicologo, inoltre, indipendentemente dalla decisione della persona, potrà indicarle come gestire al meglio le sue emozioni e come interrompere i comportamenti disfunzionali che non solo sono inutili, ma sono addirittura dannosi.

Dott.ssa Erica Tinelli

L’ANGOSCIA

Cos’è l’angoscia?

L’angoscia è uno stato di forte disagio. Essa deriva da aspettative eccessivamente negative rispetto al futuro, a quello che potrebbe accadere e all’impossibilità di intervenire per prevenire o per gestire efficacemente quello che succederà.

L’angosciato, quindi, crede di essere condannato a vivere in una condizione di oppressione, pensa che succederà qualcosa di catastrofico e ritiene di non poter far nulla per prevenire tutto questo o per affrontarlo al meglio. Si sente impotente davanti alle notevoli avversità che la vita ha sicuramente riservato per lui.

L’angoscia si accompagna, spesso, a crisi depressive più o meno forti e frequenti e può essere associata anche a problemi psicosomatici o alterazioni del sonno.

Qual è la differenza tra ansia e angoscia?

L’angoscia, spesso, viene confusa con l’ansia, ma in realtà si tratta di due percezioni estremamente diverse che richiedono interventi diversi.

L’ansia, infatti, è uno stato di attivazione mentale e fisico, mentre invece l’angoscia è uno stato di percepita oppressione che blocca la persona. Entro certo livelli, infatti, l’ansia è utile e funzionale perchè porta la persona ad utilizzare al meglio le proprie risorse per affrontare le situazioni difficili. L’angoscia, invece, rappresenta sempre uno stato di disagio che dovrebbe essere affrontato e superato.

L’ansia, inoltre, di solito riguarda specifiche situazioni che hanno a che fare con la paura di affrontare determinate cose –come guidare, prendere l’areo, parlare in pubblico, ecc-. L’angoscia, invece, può essere anche generalizzata ed indefinita in quanto può riguardare potenzialmente qualsiasi aspetto o può essere orientata verso potenziali pericoli difficili da identificare. Può capitare, ad esempio, che la persona descriva questa sensazione, ma non sia in grado di dire cosa teme esattamente o quali situazioni provocano il disagio.

Come trattare l’angoscia?

L’angoscia può essere trattata con l’aiuto di un professionista.

La terapia breve strategica usa dei protocolli di trattamento per questo problema che prevedono l’utilizzo di indicazioni molto pratiche relative a come affrontare il disagio. L’obiettivo della terapia è quello di contenere e cambiare le percezioni catastrofiche della persona. Diversamente da quanto può avvenire con una terapia farmacologica, quindi, non si interviene solo sui sintomi, ma sul modificare quello che è alla base dello stato d’animo disfunzionale e delle relative reazioni.

Dott.ssa Erica Tinelli

TRAUMA ELABORATO E TRAUMA NON ELABORATO

Cosa si intende per trauma?

Un trauma è un evento devastante che ha un impatto estremamente negativo sulla salute della persona. Molto spesso l’evento traumatico porta a stabilire una linea di demarcazione tra un prima ed un dopo che è difficile da gestire a causa di sintomi intrusivi –come incubi, ricordi persistenti, ecc…- e a causa di sentimenti di tristezza, ansia, disperazione, confusione, rabbia, ecc….

I traumi possono essere di vario tipo. Solo per fare alcuni esempi, tra i traumi più frequenti troviamo gli incidenti stradali, gli abusi sessuali, le catastrofi come i terremoti, le aggressioni, ma anche eventi più quotidiani come la fine di una storia importante o la scoperta di un tradimento.

Qual è la differenza tra trauma elaborato e trauma non elaborato?

Un trauma che è stato adeguatamente elaborato è un evento che la persona ha imparato ad accettare e a gestire, anche se ovviamente non può essere dimenticato. È qualcosa che non invade costantemente il presente e che non rappresenta un ostacolo alla realizzazione dei propri progetti futuri.

Quando un trauma non è stato elaborato, invece, il ricordo di quanto avvenuto è devastante, opprimente e può rendere difficile anche lo svolgimento delle attività più semplici ed ordinarie. Sono presenti forti emozioni negative e la persona non riesce ad andare avanti.

Metaforicamente si potrebbe dire che un trauma elaborato è come una cicatrice. Un trauma non elaborato è come una ferita aperta che sanguina in continuazione.

Il fatto di aver vissuto un evento devastante, quindi, non condanna la persona alla sofferenza eterna perché il dolore può essere superato attraverso l’elaborazione del trauma.

Perché alcuni traumi vengono elaborati ed altri no?

L’elaborazione del trauma dipende da una serie di variabili, come ad esempio le abilità della persona di problem-solving e di gestione delle emozioni. Di particolare importanza è la resilienza che può essere definita come la capacità di affrontare situazioni potenzialmente stressanti e traumatiche.

Un altro elemento che può facilitare un’adeguata elaborazione del trauma riguarda la percezione del supporto sociale che può provenire da familiari, amici, conoscenti o dalla comunità nel complesso.

L’elaborazione del trauma può avvenire anche attraverso una consulenza psicologica che guida la persona ad usare le strategie più opportune per superare quanto ha vissuto.

Far passare del tempo può essere utile per elaborare il trauma?

Un detto popolare dice che il tempo guarisce tutte le ferite, ma…non sempre è così! Certamente bisogna essere realistici e non aspettarsi di poter superare un evento traumatico in pochi giorni, ma questo non significa che limitarsi a far passare il tempo sarà sicuramente efficace. Infatti, se nel tentativo di elaborare il trauma vengono applicate delle strategie inefficaci, più si lascia passare il tempo e più la situazione peggiora.

Dott.ssa Erica Tinelli

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STRAPPARSI PELI E CAPELLI: LA TRICOTILLOMANIA

Le caratteristiche della tricotillomania

La tricotillomania è un disturbo che si caratterizza per la tendenza ricorrente a strapparsi capelli, peli, ciglia, sopracciglia. La persona vive con disagio il problema, anche in virtù delle conseguenze estetiche che comporta, e cerca, senza successo, di eliminare o ridurre questo comportamento.

Lo strapparsi pesi e capelli può subentrare in momenti di ansia o noia e, spesso, produce un senso di gratificazione, sollievo, soddisfazione, piacere. Può essere un comportamento tendenzialmente automatico oppure può essere accompagnato da attenzione e consapevolezza.

La maggioranza delle persone con un disturbo di tricotillomania presenta anche altri comportamenti ripetitivi focalizzati sul corpo, come stuzzicarsi la pelle, mangiarsi le unghie, morsicarsi il labbro.

Le conseguenze della tricotillomania

Lo strappamento di peli, capelli, ciglia e sopracciglia provoca irritazioni e lesioni e, in alcuni casi, si producono danni irreversibili relativi alla crescita o alla qualità dei capelli. Tutto questo, ovviamente, in genere provoca anche una compromissione della vita lavorativa e sociale perché la persona prova vergogna per la propria immagine.

Nel caso in cui, inoltre, peli e capelli vengono anche ingeriti è possibile che si verifichino una serie di problematiche gastrointestinali come nausea, vomito, dolori addominali, ostruzione e perforazione dell’intestino.

Il trattamento della tricotillomania nella terapia breve strategica

La terapia breve strategica considera la tricotillomania un particolare tipo di disturbo ossessivo-compulsivo nel quale la compulsione è data dallo strappamento di peli e capelli e nel quale la sensazione di base provata dalla persona non è la paura, ma il piacere.

Il trattamento della tricotillomania prevede delle prescrizioni ben precise che aiutano la persona a gestire e a superare il suo problema. L’obiettivo è fare in modo che il comportamento problematico venga completamente interrotto, ma usando tecniche e principi non ordinari, che a volte possono apparire come bizzarri o assurdi. Ad esempio, inizialmente la persona non sarà in grado di interrompere la sua compulsione (d’altra parte è ciò che ha provato già a fare in autonomia), ma potrà essere guidata ad eseguirla con specifiche modalità che le consentiranno di interrompere l’automatismo e di imparare ad assumere, gradualmente, il controllo sulla compulsione, fino ad arrivare ad estirparla completamente.

Dott.ssa Erica Tinelli

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IL DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO: CHE COS’ E E COME PUO’ ESSERE RISOLTO

LE DIVERSE COMPULSIONI NEL DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO

Per approfondire

Biondi M. (a cura di) (2014). DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.  Raffaello Cortina Editore, Milano.

Nardone G., Portelli C. (2013). Ossessioni compulsioni manie. Capirle e sconfiggerle in tempi brevi. Ponte alle Grazie, Milano.

LA TRAPPOLA DELLE ASPETTATIVE

“Non è che non bisogna avere aspettative,

è che bisogna verificare ciò che torna indietro e aggiustare il tiro”

 Giorgio Nardone

Avere delle aspettative in merito a quello che potrebbe succedere in determinate circostanze o in merito a come le persone potrebbero comportarsi è perfettamente normale. È importante, però, mantenere un certo grado di flessibilità nei confronti delle proprie aspettative ed essere capaci di ricalibrarle quando necessario.

Da cosa derivano le aspettative?

Molto spesso le aspettative derivano dai desideri, quindi ci si aspetta quello che si vuole che succeda. Ad esempio, ci si può aspettare che una persona ci cerchi o si comporti in un determinato modo perché è quello che si vorrebbe.

Altrettanto spesso le aspettative si basano sui propri schemi mentali e comportamentali e ci si aspetta, quindi, che gli altri manifestino le percezioni e i comportamenti che sperimenteremmo noi in situazioni analoghe. Si tratta del classico meccanismo mentale per il quale “io al suo posto avrei fatto così e quindi mi sarei aspettato da lui lo stesso comportamento”, non prestando attenzione al fatto che la nostra prospettiva è solo una delle tante possibili.

Perché è importante saper modificare le proprie aspettative?

Se continuiamo ad aspettarci delle cose che puntualmente non si verificano viviamo nella costante illusione che succederà qualcosa che potrebbe non succedere mai e la cui realizzazione, in ogni caso, non dipende dalle nostre aspettative. Le aspettative, quindi, possono tramutarsi in pure illusioni, senza alcun fondamento di realtà ed è possibile continuare a vivere nell’illusione per molto tempo o addirittura per sempre. A volte, invece, dopo un periodo di illusione, ci si rende conto dell’irrealizzabilità delle proprie aspettative e dall’illusione si può passare alla delusione e addirittura alla depressione, soprattutto quando le aspettative disilluse riguardano ambiti fondamentali per la persona e per i suoi progetti di vita.

Imparando a modificare le proprie aspettative alla luce dei dati di realtà, invece, è possibile agire per ottenere delle condizioni di vita più soddisfacenti e congruenti con le proprie preferenze e con i propri desideri. Capendo quello che ci si può davvero aspettare si possono fare delle scelte, ci si può impegnare per dirigere le proprie energie e d il proprio entusiasmo verso altre persone o altri settori –ad esempio lavorativi-, si può comprendere quello che occorre affrontare e prepararsi al meglio.

Dott.ssa Erica Tinelli

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