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Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

PERCEZIONI E BENESSERE

Un famoso esperimento sulle percezioni

Nel 1947 Bruner e Goodman condussero un esperimento molto importante relativo alle percezioni. Mostrarono a dei bambini di diversa estrazione sociale delle monete e diedero loro il compito di stimarne la grandezza. Emerse che i bambini poveri, rispetto a quelli più ricchi, sovrastimavano la grandezza delle monete, probabilmente perché per loro si trattava di un oggetto importante.

Questo studio evidenziò che la percezione non è un processo oggettivo ed universale, ma è influenzato dalle motivazioni, dai bisogni e dalle caratteristiche delle persone. Di conseguenza, ognuno di noi può percepire diversamente una stessa cosa. Se è presente questa diversità nella percezione di elementi specifici, come la grandezza di un oggetto, solitamente è ancora maggiore la variabilità individuale nel modo di percepire stimoli molto più complessi e potenzialmente ambigui, come le caratteristiche di un evento, il comportamento di una persona o il suo carattere.

Percezioni e benessere

Il modo in cui interpretiamo le cose ha un impatto sulle nostre reazioni, a livello di emozioni e di comportamenti. In altre parole, il modo in cui percepiamo quello che ci circonda influenza il nostro benessere che, pertanto, viene compromesso quando sviluppiamo una modalità percettiva disfunzionale e rigida.

Ad esempio, se una persona sviluppa la percezione di non essere apprezzata dagli altri o addirittura di essere oggetto di derisione, probabilmente sperimenterà uno stato d’animo negativo e potrebbe essere portata a isolarsi o ad aggredire gli altri. Questo è il risultato di un processo che potrebbe essere partito da premesse sbagliate o disfunzionali. Quello che per la persona che si sente rifiutata è una critica, per la persona che l’ha fatta potrebbe essere un consiglio. Così come un atteggiamento sfuggente non è necessariamente indice di rabbia e desiderio di allontanare l’altro; potrebbe essere la conseguenza di un momento di tristezza o di difficoltà personale che non riguarda il rapporto con gli altri.

Cambiare

Ciò che osserviamo può essere interpretato in tanti modi diversi che possono influenzare il nostro benessere. Non si tratta di stabilire quali modalità sono corrette e quali sbagliate (anche perché è una distinzione arbitraria), ma di imparare ad utilizzare delle modalità più funzionali ed adattive. Ad esempio, una persona che deve spesso parlare in pubblico ed ogni volta viene travolta dall’ansia, non ha bisogno di chiedersi se è corretto avere il panico. Ha bisogno di superare il problema percependo la situazione come non minacciosa e, di conseguenza, reagendo diversamente.

Le proprie percezioni possono essere cambiate. Spesso il cambiamento più rapido ed efficace è quello che deriva dalle esperienze che in un percorso terapeutico possono essere guidate e create dal professionista.

È possibile arrivare a percepire come innocue le situazioni che incutono terrore. Si può percepire ciò che mette ansia come qualcosa che si è in grado di affrontare nel migliore dei modi. È possibile imparare a percepire gli ostacoli come opportunità di crescita. E così via.

Cambiando le modalità percettive disfunzionali si può costruire il benessere.

Dott.ssa Erica Tinelli

3884462095

erica.tinelli@hotmail.it

Bibliografia

Bruner J. S. e Goodman C. C. (1947) Value and need as organizing factors in perception. Journalof Abnormal Social Psychology, 42, 33-44.

IL GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO

Che cos’è il gioco d’azzardo patologico?

Il “gioco d’azzardo” include tutti quei giochi che prevedono vincite in denaro che sono determinate solo dal caso e non dalle abilità della persona.

Diventa patologico quando il comportamento è ricorrente e quando la persona non riesce a rinunciare al gioco, anche se questo ha un impatto negativo sulla sua vita. Il giocatore d’azzardo, infatti, spesso cerca di smettere o di giocare meno, ma non ci riesce. Nella migliore delle ipotesi riesce ad astenersi per un breve periodo di tempo, ma poi ricade perchè il gioco d’azzardo patologico assume i connotati di una vera e propria dipendenza. Anzi, oltre a non riuscire a smettere, di solito la persona ha bisogno di avere sempre più soldi da giocare per ottenere la gratificazione desiderata.

Il gioco d’azzardo diventa anche un comportamento nel quale rifugiarsi quando si provano sensazioni che causano disagio -come l’ansia, la depressione, il senso di colpa-.

Le conseguenze

Il coinvolgimento nel gioco d’azzardo può portare a compromettere il lavoro, lo studio, le relazioni. Le preoccupazioni relative al problema e a come procurarsi il denaro, infatti, possono diventare un chiodo fisso. Tutto il resto può essere abbandonato o trascurato.

Il gioco d’azzardo può avere conseguenze disastrose anche sulla situazione finanziaria della persona o dell’intera famiglia. La persona può arrivare anche a mettere in atto comportamenti illegali -come il furto, la frode- per ottenere soldi.

Il giocatore d’azzardo può avere anche intenzioni suicidarie e può tentare il suicidio.

Il trattamento del gioco d’azzardo

Si tratta di una dipendenza comportamentale ed il trattamento d’elezione è la psicoterapia che può essere rivolta direttamente alla persona, ma anche alla sua famiglia.

L’obiettivo sarà quello di arrivare ad interrompere il comportamento problematico. Per far questo, in terapia breve strategica si usano specifiche tecniche che servono a modificare la sensazione di piacere associata al comportamento che, in questo modo, verrà modificato più facilmente.

Sarà importante anche aiutare la persona a creare gratificazioni alternative più funzionali e guidarla a recuperare un rapporto sano con il denaro, a sviluppare abilità sociali e di gestione dello stress. La terapia dovrà servire anche a costruire o ricostruire ciò che è stato distrutto o mai costruito a causa del coinvolgimento nel gioco d’azzardo, come i propri progetti lavorativi o relazionali.

Molto spesso chi gioca d’azzardo ha anche altre problematiche, ad esempio altre dipendenze, disturbi di personalità, d’ansia e depressivi. In questi casi, ovviamente, l’intervento dovrà essere più ampio e non focalizzarsi esclusivamente sul gioco d’azzardo patologico.

Dott.ssa Erica Tinelli

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erica.tinelli@hotmail.it

NON PIACERSI FISICAMENTE

Il fatto di non piacersi fisicamente può essere fonte di grande sofferenza, non solo tra gli adolescenti, ma anche per gli adulti.

Come è possibile affrontare questo problema? Ecco alcuni spunti di riflessione.

Conosci il tuo “nemico”

Per capire come gestire i difetti fisici percepiti è importante conoscerli bene. Osserva quello che di te non ti piace, descrivi esattamente cosa non ti piace e, di conseguenza, cosa vorresti di diverso.

Non ti piacciono le tue gambe? Cosa esattamente non ti piace? La circonferenza? La muscolatura? La scarsa tonicità? La pelle non idratata?

A volte osservando attentamente i propri difetti ci si può anche rendere conto che non sono così terribili come si pensava e questo può far stare meglio. Non sempre, però, questo succede.

Cosa puoi rendere più bello?

Dopo aver analizzato nel dettaglio ciò che non piace è importante valutare se può essere reso più bello.

Molto spesso l’insoddisfazione delle persone riguarda la forma fisica. C’è chi si vede in sovrappeso, chi ritiene di non avere un corpo tonico, chi detesta solo alcune specifiche parti del corpo -come le gambe o la pancia-. Molte di queste cose, percepite come difetti, possono essere superate oppure possono essere nettamente migliorate, ad esempio prestando attenzione all’alimentazione e facendo specifici esercizi fisici. Tutto questo porta a piacersi di più.

A questo punto, però, può subentrare un’altra valutazione, quella relativa a quanto si è disposti ad impegnarsi per rendersi più belli. Perché di solito lamentarsi è facilissimo, impegnarsi non lo è.

Piacersi rendendosi più affascinanti

Ci sono anche molte cose del proprio aspetto fisico che non possono essere cambiate con l’esercizio. Non si può diventare più alti, cambiare la forma del proprio naso o, ancora, stravolgere la conformazione del fisico.

Quello che, invece, si può fare sempre è rendersi più affascinanti. Come? Valorizzando i propri punti di forza, curando i dettagli, accettando i difetti e facendo in modo che abbiano un impatto quanto più circoscritto possibile sull’immagine di sé. Un esempio? Alcune persone non amano il proprio naso, ma si rendono conto che cambiando alcuni elementi di contorno, come la pettinatura o gli occhiali o il trucco, si modifica anche la percezione complessiva del viso, naso incluso.

Se ci riflettete probabilmente vi verrà in mente qualche personaggio dello spettacolo che non è bello, ma che si piace e piace agli altri perché ha imparato, in qualche modo, a gestire strategicamente i difetti.

Non piacersi fisicamente, insomma, non è una condanna. Perché è possibile cambiare. Perché è possibile rendersi affascinanti. Perché è possibile accettare i difetti e vivere serenamente.

Dott.ssa Erica Tinelli

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VEDERSI COME DEI MOSTRI: LA DISMORFOFOBIA

L’IMPORTANZA DELLA SALUTE MENTALE

Che cos’è la salute?

Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la salute è “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale, non semplicemente l’assenza di malattie o infermità”.

La salute, quindi, è qualcosa di ben più ampio dell’assenza di problemi.

La salute mentale, inoltre, rappresenta una componente fondamentale della salute complessiva della persona. Senza un’adeguata salute mentale, quindi, la persona non può stare bene, anche quando è in ottima forma fisica.

Perché è importante la salute mentale?

Perché ha un impatto notevole sulla quotidianità della persona, sulle percezioni, sulle emozioni, sui comportamenti.

Una cattiva salute mentale porta le persone a sperimentare frequentemente sensazioni di disagio che possono compromettere, a vari livelli, la capacità di fare ciò che si desidera, di stare con gli altri, di lavorare, di studiare, di dedicarsi ai propri hobby. Pensiamo, ad esempio, a come può essere difficile fare queste cose se si è depressi o molto stressati o pieni di preoccupazioni difficili da gestire.

Essere mentalmente sani, invece, consente alle persone di essere serene e di avere un buon funzionamento personale, interpersonale e sociale.

Avere una buona salute non è importante solo per la singola persona, ma per chiunque, a vario titolo, interagisce con lei -amici, familiari, persone con le quali si lavora-.

Cosa la compromette?

Prima di tutto la presenza di disturbi mentali, come i disturbi di personalità, psicotici, depressivi, d’ansia, alimentari, ecc…

Dal momento che, però, la salute non è solo l’assenza di malattia, anche in mancanza di disturbi è possibile non avere una buona salute.

La salute mentale, quindi, è compromessa anche dall’incapacità di gestire le emozioni, le relazioni, lo stress, le difficoltà quotidiane.

Il legame tra salute mentale e fisica

Si tratta di due dimensioni distinte, ma fortemente interconnesse. Si influenzano a vicenda. La cura della mente, quindi, è importante anche per stare bene fisicamente. Lo stress cronico, ad esempio, ha un impatto sul funzionamento del sistema immunitario e, quindi, rende più vulnerabile il nostro organismo. Così come l’ansia e la depressione rappresentano dei fattori di rischio per le patologie cardiache.

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IL DOPPIO LEGAME

Che cos’è il doppio legame?

Il doppio legame è una situazione nella quale la persona è esposta ad una comunicazione contraddittoria, ad esempio con messaggi contrapposti. In questo modo, qualunque cosa la persona fa in un certo senso sbaglia perché si comporta in maniera non coerente rispetto ad almeno uno dei messaggi ricevuti.

Si parla di doppio legame quando questo avviene in una relazione significativa, come può avvenire in famiglia.

Altra caratteristica del doppio legame è il fatto che la persona non può commentare l’incompatibilità dei due messaggi perché verrebbe ignorata o squalificata.

Alcuni esempi

Il doppio legame si manifesta quando non c’è coerenza tra quello che si dice e ciò che, invece, si comunica a livello non verbale. Pensate, ad esempio, ad una persona che dice ad un’altra di essere contenta di vederla, ma ha un’espressione triste o arrabbiata.

Un doppio legame si presenta anche quando si dice ad una persona di essere spontanea. In questo modo, infatti, si chiede di mettere in atto un comportamento che, per definizione è spontaneo e che, quindi, non può essere prodotto volontariamente. Insomma, mission impossible!

Un’altra situazione molto diffusa è quella nella quale si dice ad una persona che deve fare una cosa e che quella cosa le deve piacere. È un classico esempio il genitore che dice al figlio che deve studiare e che deve amare lo studio. Si può dire di fare una certa cosa, ma non si può imporre di provare piacere nel farla.

Pensate anche a tutte le situazioni nelle quali si dice ad una persona -un amico, il partner, un familiare- che può fare quello che vuole, ma se fa certe cose si mostra risentimento. Questa è una comunicazione contraddittoria. Prima si lascia libertà alla persona e poi in qualche modo la si punisce per essersi comportata in modo libero.

Le conseguenze del doppio legame

Secondo Gregory Bateson chi riceve costantemente a comunicazioni caratterizzate dal doppio legame può sviluppare sintomi schizofrenici. Oggi questa teoria è stata ridimensionata perchè è stato evidenziato che la schizofrenia è una patologia influenzata da una molteplicità di variabili biologiche, psicologiche, sociali.

Tuttavia, è possibile affermare che i doppi legami possono provocare delle conseguenze negative. Possono, infatti, generare confusione, insicurezza, senso di colpa. Possono portare anche ad un blocco dell’azione perché, di fatto, la persona si trova in una condizione in cui qualunque cosa fa sbaglia.

Tutto questo può compromettere il benessere personale e la qualità delle relazioni sociali. Per questo motivo in terapia, spesso, occorre intervenire su interazioni caratterizzati da doppi legami che rischiano di diventare dannosi.

L’uso del doppio legame in terapia

Il doppio legame può essere anche terapeutico, se opportunamente utilizzato. Esistono, infatti, tecniche terapeutiche che si basano sullo sfruttare positivamente il doppio legame. Molte di queste prevedono la prescrizione del sintomo con la quale si chiede appunto alla persona di mettere in atto il comportamento problematico secondo specifiche regole e modalità. Prescrivendo il sintomo si possono ottenere due effetti. Può succedere che la persona segua l’indicazione e manifesti il sintomo, ma nella modalità indicata dal terapeuta, dimostrando, quindi, di poterlo controllare. Può succedere anche che, invece, la persona si opponga all’indicazione, ma così facendo non manifesta il comportamento problematico. In entrambi i casi, quindi, si ottiene un successo terapeutico.

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IL TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO

Che cos’è il trattamento sanitario obbligatorio?

Il trattamento sanitario obbligatorio (tso) è un intervento sanitario (tipicamente un ricovero) effettuato contro la volontà della persona. Si tratta, quindi, di casi straordinari perché di norma i trattamenti sanitari devono essere volontari.

Il tso, infatti, avviene in presenza di gravi alterazioni psichiche che richiedono interventi urgenti, come può succedere, per esempio, quando una persona tenta il suicidio o tenta di uccidere qualcuno.

Come funziona?

Il tso viene predisposto a partire da una proposta motivata di un medico che viene, poi, convalidata da un secondo medico del sistema sanitario nazionale.

A livello burocratico, è disposto dal sindaco in qualità di autorità sanitaria locale. Il tso deve essere comunicato al giudice tutelare che, entro 48 ore, decide se convalidare o revocare il provvedimento.

Se il tso si protrae oltre i 7 giorni occorre informare il sindaco delle motivazioni e indicargli anche l’ulteriore durata presumibile del ricovero.

Il trattamento sanitario obbligatorio è una violazione della libertà della persona?

Forse in un certo senso sì, ma con l’obiettivo di raggiungere un obiettivo molto più importante: quello della salute del diretto interessato e degli altri. Non si può evitare il tso di una persona pericolosa solo per non violare la sua libertà; così facendo, infatti, non si prenderebbe in considerazione la sicurezza.

Una persona che presenta gravi alterazioni psichiche, inoltre, può non essere in grado di ragionare lucidamente e di capire quello che è meglio per lei e per gli altri. Non è capace di fare scelte consapevoli. Infatti, può capitare che, al termine della fase acuta, la persona riconosca l’utilità del tso e del proseguimento delle cure.

Durante il tso, infine, la persona non è reclusa ed isolata. Ad esempio, può comunicare con chi vuole. Durante il ricovero si prova a ricercare la sua partecipazione ed il suo consenso e può capitare che da un ricovero obbligatorio si passi ad uno volontario.

Quali sono le psicopatologie più diffuse tra coloro che vengono sottoposti al tso?

In genere si tratta di disturbi maggiori, come i gravi disturbi di personalità o la depressione grave.

Il tso può essere disposto anche nei confronti di persone che soffrono di anoressia e che si trovano in una condizione di importante rischio fisico, come il rischio di vita o di compromissione del funzionamento degli organi.

Dott.ssa Erica Tinelli

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