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Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

LA DEPRESSIONE IN TERAPIA BREVE STRATEGICA

La definizione di depressione secondo la terapia breve strategica

In terapia breve strategica la depressione è una condizione caratterizzata dalla rinuncia che può essere ideativa, relazionale, comportamentale. La persona depressa, quindi, tende ad essere passiva, a non fare progetti, a non prendere iniziative, ad isolarsi dagli altri, ad evitare di decidere, a rimandare. Si blocca e non va avanti con la sua vita.

La rinuncia, spesso, si manifesta a seguito di uno specifico evento o di una serie di eventi nei quali la persona ha vissuto l’esperienza dell’illusione, seguita dalla delusione e, poi, dalla depressione. Queste esperienze possono riguarda il rapporto con gli altri –pensiamo, ad esempio, alla fine di una storia d’amore, al sentirsi traditi da amici o colleghi, al non aver raggiunto il successo professionale sperato, ecc- o con se stessi –come avviene, ad esempio, alle persone che credono di aver fatto un errore imperdonabile che le ha rovinate-.

Oltre alla rinuncia, altre caratteristiche della depressione possono essere rappresentate dal delegare ad altri tutta una serie di attività e di responsabilità proprie e dalla tendenza a lamentarsi e ad assumere il ruolo di vittima inerme che non è non responsabile di quello che le succede e della condizione di disagio nella quale si trova che non può, quindi, cambiare in alcun modo.

Il trattamento della depressione

La rinuncia, la delega, il lamentarsi rappresentano tentate soluzioni disfunzionali, ossia sono dei comportamenti che la persona ha messo in atto per cercare di superare una difficoltà iniziale, ma che in realtà non solo non hanno risolto il problema, ma hanno contribuito al suo mantenimento e al suo peggioramento. L’obiettivo della terapia breve strategica, quindi, è quello di interrompere queste –ed eventualmente anche altre- tentate soluzioni e favorire l’introduzione di comportamenti funzionali. Per fare questo si utilizzano una serie di tecniche e di strategie che vengono adattate alla specificità di ogni singola situazione.

Dott.ssa Erica Tinelli

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I FALSI MITI SULLA DEPRESSIONE

Bibliografia

Muriana E., Pettenò L., Verbitz T. (2006). I volti della depressione. Abbandonare il ruolo della vittima: curarsi con la psicoterapia in tempi brevi. Ponte alle Grazie, Firenze.

DEPRESSIONE POST-PARTUM E ALTRE PROBLEMATICHE PSICOLOGICHE CONNESSE ALLA MATERNITA’

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L’esperienza della maternità

La maternità rappresenta un’esperienza molto importante per tante donne e comporta tanti cambiamenti che possono essere difficili da affrontare e che se non vengono gestiti adeguatamente possono compromettere, a vari livelli, il benessere della donna e la sua capacità di prendersi cura al meglio del bambino.

Queste tematiche ancora oggi rappresentano un tabù perché spesso si ritiene che la maternità debba essere un’esperienza totalmente positiva che deve portare con sé una grande gioia. Spesso le donne si sentono in dovere di mostrarsi felici o quanto meno di non dover rendere noto agli altri il proprio stato di disagio che possono vivere con grande senso di colpa.

In realtà, però, per quanto un figlio possa essere stato anche molto desiderato e per quanto possa rappresentare una gioia, la maternità è un cambiamento radicale a livello biologico, psicologico e sociale e quindi, come tutti i cambiamenti importanti, può essere estremamente stressante.

Per questi motivi l’esperienza di diventare madre può essere accompagnata da depressione e da altre difficoltà che possono essere transitorie oppure durature.

I problemi psicologici che possono insorgere con la maternità

Molti problemi psicologici che possono presentarsi nelle neo-mamme riguardano l’ansia, che può essere generalizzata a vari aspetti oppure focalizzarsi solo su alcuni elementi, come ad esempio la preoccupazione per la salute del bambino, per le proprie competenze genitoriali e per quanto riguarda la relazione con il partner e la propria immagine corporea.

A volte può svilupparsi anche un disturbo da attacchi di panico oppure un disturbo ossessivo-compulsivo che spesso si caratterizza per la presenza di ossessioni aggressive legate al pensiero di poter fare del male al bambino.

L’esperienza del parto in alcuni casi può anche portare allo sviluppo di sintomi tipici di un disturbo post traumatico da stress che possono presentarsi anche se il parto non è stato problematico.

La depressione post-partum, infine, rappresenta il problema più diffuso e forse anche il più conosciuto. Si differenzia rispetto al maternity blues o baby blues perché quest’ultimo è uno stato di grande ipersensibilità, fragilità, alterazione dell’umore che, però, ha una durata estremamente limitata che solitamente non supera i 7-10 giorni. Tra i sintomi più diffusi della depressione post-partum troviamo la presenza di un sentimento di impotenza nel provvedere al bambino, il timore che possa succedergli qualcosa, l’irritabilità, la disperazione, l’esaurimento fisico, i sintomi somatici come dolori addominali, emicranie, perdite vaginali, lombalgie.

Lo stato di malessere psicologico che può sperimentare la neo-mamma non necessariamente è evidente al partner o agli altri familiari ed amici perché spesso le donne hanno la tendenza a cercare di nascondere questo loro disagio.

È bene tenere a mente, però, che proprio il supporto sociale di familiari ed amici è un importante fattore in grado di ridurre lo stress legato alla maternità e contribuisce ad aumentare le convinzioni di auto-efficacia, ossia la percezione della donna di essere capace di rivestire al meglio il suo nuovo ruolo di madre. In particolare, il supporto sociale riguarda la capacità di ascolto delle preoccupazioni e delle paure della donna, il mostrare attenzione e interesse verso di lei, il mostrare apprezzamento per quello che fa, il dividere i compiti domestici e l’incoraggiarla a chiedere aiuto in caso di necessità.

Dott.ssa Erica Tinelli

Bibliografia

Zacchetti E. e Castelnuovo G. (a cura di) (2016). Psicologia clinica della depressione. Esperienze cliniche tra medicina e psicologia. FrancoAngeli, Milano.

 

I FALSI MITI SULLA DEPRESSIONE

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La depressione è un problema molto complesso e sempre più presente nella nostra società, tanto che tutti ne hanno sentito parlare almeno qualche volta. Nonostante questo, ci sono molte convinzioni errate sulla depressione che sono estremamente diffuse.

Ecco alcune delle principali:

  • Dalla depressione non si può guarire del tutto. Molto spesso la depressione viene considerata come una vera e propria malattia cronica o ricorrente che può essere gestita, ma che è destinata a manifestarsi per tutta la vita con vari alti e bassi. In realtà, utilizzando le strategie ed i metodi più adeguati, la depressione può essere superata completamente, come dimostrato da numerose ricerche.
  • Per curare la depressione è indispensabile utilizzare i farmaci. L’uso dei farmaci può essere necessario in alcune situazioni (solitamente quelle più gravi) ed è comunque limitato ad un breve arco di tempo. Non è vero che bisogna prendere gli antidepressivi a vita. I farmaci possono servire in una fase iniziale per controllare i sintomi particolarmente invalidanti, ma successivamente è possibile arrivare a risolvere completamente il problema con interventi di tipo psicologico. Inoltre, in molti casi, l’uso dei farmaci non è necessario ed è possibile superare completamente la depressione con interventi di tipo psicologico che, rispetto alla terapia farmacologica, sono anche quelli nei quali la possibilità di ricaduta nel problema è estremamente bassa. Molto spesso, infatti, l’importanza degli antidepressivi viene sopravvalutata, attribuendo alle cosiddette “pillole della felicità” un potere quasi miracoloso che, in realtà, non c’è. Uno dei maggiori studiosi del settore, Irving Kirsch, arriva addirittura a sostenere che l’effetto benefico di tali farmaci (che comunque si presenta solo nel 25% dei casi) sia da attribuire esclusivamente all’effetto placebo, per il quale il miglioramento è determinato esclusivamente dalla fiducia che le persone ripongono in tali sostanze e non dai principi attivi delle stesse.
  •  Il trattamento della depressione richiede tempi molto lunghi. La depressione può essere superata con terapie psicologiche che hanno una durata limitata e che consentono di ottenere i primi miglioramenti già a partire dai primi colloqui. Ovviamente, ciò è possibile se la terapia presenta determinate caratteristiche e cioè se è un processo attivo, se si concentra sulla soluzione di problemi attuali, se è specifica e mira alla risoluzione dei sintomi e non si focalizza su questioni astratte di tipo esistenziale o relative alla personalità. Sono questi, infatti, i criteri indicati dagli esperti relativamente all’efficacia della terapia per la depressione.
  • La depressione provoca altre problematiche psicologiche. Spesso la depressione è considerata la causa di altre problematiche di tipo psicologico, come ad esempio problemi d’ansia, alimentari, ossessivo-compulsivi. In realtà, però, solitamente è vero il contrario, ossia che la depressione è la conseguenza e non la causa di altri disturbi (soprattutto fobici-ossessivi) oppure una reazione a lutti, traumi, abbandoni, fallimenti professionali e personali. Questo è il motivo per il quale in terapia molto spesso è necessario lavorare anche sulle problematiche preesistenti della persona e non focalizzarsi esclusivamente sui sintomi depressivi.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Bibliografia

Nardone G., Speciani L. (2015). Mangia, muoviti, ama. Ponte alle Grazie, Milano. (Capitolo: “Depressione: una patologia multifattoriale”)

Yapko M. D. (2002). Rompere gli schemi della depressione. Ponte alle Grazie, Milano.

LE CARATTERISTICHE DELLA DEPRESSIONE

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Che cos’è la depressione?

La depressione è un problema psicologico sempre più diffuso.

È caratterizzata da un sentimento costante o molto frequente di tristezza e/o dal venir meno dell’interesse per attività prima considerate piacevoli. Altri sintomi tipici della depressione sono: percezione di mancanza di energia fisica e psichica, difficoltà a concentrarsi nello svolgimento di determinate attività e a prendere decisioni, sentimenti di autosvalutazione o di colpa, disturbi nel sonno. Nei casi più gravi possono essere presenti anche pensieri ricorrenti di morte, ideazioni e tentativi di suicidio.

Depressione e passività

Le persone depresse, in virtù di questa condizione di forte malessere, tendono ad assumere frequentemente una posizione passiva nei confronti della vita in generale o di alcuni aspetti, come ad esempio il lavoro, le relazioni sociali, le attività e le scelte quotidiane. Ad esempio, abbandonano alcune attività oppure le svolgono meno frequentemente oppure le delegano ad altri.

Molto spesso questa passività tende ad alimentare ulteriormente il problema perché fa sentire la persona sempre più priva di energie e di risorse e incapace di assumersi delle responsabilità. Per questo motivo, tra le strategie utilizzate più frequentemente nei casi di depressione troviamo quelle che si basano sulla rottura di questo stato di passività o di rinuncia nei confronti della vita, a volte anche attraverso il coinvolgimento dei familiari della persona.

La mancanza di un progetto di vita nelle persone depresse

Un altro elemento che può contribuire allo sviluppo o all’aggravamento dello stato di depressione è la percezione di non avere un progetto di vita importante al quale dedicare il proprio tempo e le proprie energie. In tal caso, la persona deve essere guidata a diventare consapevole delle proprie risorse, delle proprie preferenze e delle proprie caratteristiche e a costruire il proprio personale progetto che può riguardare vari ambiti, come ad esempio la vita lavorativa, quella familiare, lo studio, lo sport o altre attività.

La definizione di uno o più progetti di vita è molto importante perché è attraverso di essi che si struttura il senso di identità della persona.

Depressione e modo di pensare

Spesso è necessario anche intervenire sul modo di pensare della persona, che solitamente risulta essere eccessivamente rigido, pessimistico e privo di aspettative positive sul futuro. Le persone depresse, infatti, solitamente tendono a focalizzarsi principalmente sugli aspetti negativi delle proprie esperienze di vita tralasciando, invece, i successi e le cose positive delle quali sono poco consapevoli o che tendono a non valorizzare e a dare per scontate.

Quando incontrano un ostacolo o quando falliscono si scoraggiano e tendono a percepire le difficoltà come generalizzate a tutti i contesti e soprattutto come costanti e non gestibili.

Depressione e altre problematiche

È da tenere in considerazione anche il fatto che molto spesso la depressione è associata ad altre problematiche e difficoltà di vario tipo.

In questi casi bisogna valutare se è il caso di intervenire direttamente sulla depressione o se, invece, è più opportuno focalizzarsi prima sugli altri problemi presentati, soprattutto quando la depressione sembra esserne una conseguenza.

Dott.ssa Erica Tinelli

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COME RISOLVERE I PROBLEMI PSICOLOGICI

IL VALORE DELLA TRISTEZZA

Bibliografia

Biondi M. (a cura di) (2014). DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.  Raffaello Cortina Editore, Milano.

Muriana E., Pettenò L., Verbitz T. (2006). I volti della depressione. Abbandonare il ruolo della vittima: curarsi con la psicoterapia in tempi brevi. Ponte alle Grazie, Milano.

Yapko M. D. (2002). Rompere gli schemi della depressione. Ponte alle Grazie, Firenze.

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