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Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

IL LITIGIO NELLA COPPIA

Spesso il litigio nella coppia viene considerato come un indicatore di malessere e di crisi che provoca disagio e che deve essere evitato a tutti i costi. Non necessariamente, però, il litigio assume una connotazione negativa e, anzi, in alcuni casi può anche avere dei vantaggi.

Quando il litigio nella coppia è distruttivo?

Il litigio è distruttivo quando viene utilizzato per sfogare ostilità e rabbia accumulata nel corso del tempo o quando rappresenta uno strumento per ferire l’altra persona.

Il litigio, inoltre, può essere distruttivo anche quando è troppo frequente, al punto tale che rappresenta la principale attività della coppia e toglie costantemente spazio a tutto il resto.  

Al contrario, il litigio può essere costruttivo quando interrompe la chiusura che a volte si viene a creare tra partner perchè serve a chiarire alcuni aspetti sui quali non c’era mai stato un confronto adeguato.

Alcune indicazioni per “litigare bene”

Le indicazioni fornite di seguito sono, ovviamente, generali in quanto per poter fornire consigli adeguati ad una specifica circostanza bisognerebbe analizzarla nel dettaglio.

Prima di tutto il litigio dovrebbe essere focalizzato su aspetti specifici e circoscritti -come ad esempio determinati comportamenti avuti in alcune circostanze- evitando di tirare in ballo interpretazioni personali oppure elementi estremamente ampi e vaghi –come ad esempio “sei troppo egoista”- che non permettono di comprendere adeguatamente quello che l’altro sta recriminando.

Il litigio, inoltre, dovrebbe riguardare questioni piuttosto recenti. Tirare in ballo, magari con aggressività, cose che ormai appartengono ad un lontano passato e che non possono essere più cambiate, infatti, servirebbe solo ad accusare l’altra persona e non a cercare una soluzione ai propri conflitti.

È importante anche dedicarsi al litigio in luoghi e momenti opportuni quando si ha il tempo necessario per confrontarsi e quando non c’è il rischio di creare ulteriori disagi e problemi come può avvenire, ad esempio, quando si litiga davanti a figli o amici.

Durante il litigio, poi, può essere normale arrabbiarsi, alzare un po’ i toni, ma è fondamentale rispettare sempre i limiti ed evitare di andare a toccare le “aree sensibili” dell’altra persona, ossia quegli aspetti sui quali si sente debole e vulnerabile. Questo, infatti, potrebbe creare un conflitto insanabile.

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Bibliografia

Gulotta G. (2017). Commedie e drammi nel matrimonio. Feltrinelli, Milano.

I PRESUPPOSTI DELLA TERAPIA DI COPPIA

I PRESUPPOSTI DELLA TERAPIA DI COPPIA

La terapia di coppia può rappresentare un importante strumento per superare dei momenti di difficoltà o per risolvere problematiche più strutturate, ad esempio di tipo comunicativo (per approfondimenti leggi l’articolo LA TERAPIA DI COPPIA: CHE COS’E’ E QUANDO PUO’ ESSERE UTILE).

Affinchè la terapia di coppia possa essere davvero efficace, però, è necessario che siano presenti determinati presupposti.

Primo presupposto della terapia di coppia: motivazione da entrambe le parti

Innanzitutto, entrambi i partner devono essere motivati a seguire questo percorso, che non necessariamente è lungo, ma che sicuramente richiede impegno e desiderio di lavorare per migliorarsi. Capita molto spesso che uno dei due partner prenda l’iniziativa per richiedere una terapia di coppia e che l’altro acconsenta pur non essendone così convinto, ad esempio perché pensa che non ci siano grandi questioni da affrontare oppure perché crede che lo psicologo non possa essere d’aiuto in questo. Questa situazione non è necessariamente problematica, purchè la persona che viene un po’ “trascinata” dall’altra decida comunque di impegnarsi nel percorso e di mettersi in gioco partecipando ai colloqui e provando a seguire le indicazioni che vengono date. Se fa questo può anche mantenere il suo scetticismo, che per certi versi è anche utile perché le consente di valutare costantemente gli effetti della terapia. Non si richiede fiducia a priori, parleranno i risultati.

Se, invece, almeno uno dei due partner non è disponibile a parlare dei suoi problemi, seppur con i suoi tempi, se non desidera ascoltare l’altro e confrontarsi con lui (oppure se non vuole esporsi davanti ad un professionista), se non vuole provare a mettere in atto neanche l’indicazione più semplice, se non si presenta agli appuntamenti o li rimanda sempre….beh, la terapia di coppia non è la strada giusta, ma è comunque possibile valutare altre alternative, come ad esempio quella di lavorare con il partner motivato e fornirgli indicazioni che avranno un impatto anche sull’altra persona.

Secondo presupposto della terapia di coppia: riconoscere i propri limiti e desiderare il cambiamento

Un altro elemento indispensabile, probabilmente collegato al precedente, è il fatto che entrambi i partner devono riconoscere che ci sono degli aspetti del proprio comportamento che possono essere migliorati, che sono quelli sui quali si potrà lavorare con la terapia di coppia. Immaginate una situazione nella quale un uomo dichiara che dal suo punto di vista non c’è niente che lui possa migliorare e che, invece, è sua moglie che deve cambiare atteggiamento e comportamento nei suoi confronti. In questo caso qual è il senso della terapia di coppia? Perché una persona che dichiara di non voler cambiare niente dovrebbe venire in terapia?

In questi casi, inoltre, capita spesso che questa posizione di non disponibilità al cambiamento venga assunta da entrambi i partner. Riprendendo l’esempio precedente, la moglie dell’uomo potrebbe dire che, dal suo punto di vista, è il marito che deve cambiare alcuni aspetti del suo modo di rapportarsi con lei.

È molto facile evidenziare i difetti dell’altro e dire di essere perfetti perché in questo modo non ci si dovranno assumere delle responsabilità e non ci si dovrà impegnare per migliorarsi. Nella terapia di coppia, però, si lavora su entrambi i membri della coppia, altrimenti si valuta la possibilità di effettuare una consulenza individuale oppure non si intraprende alcun percorso psicologico.

Terzo presupposto della terapia di coppia: stima reciproca

Affinchè una terapia di coppia possa rappresentare uno strumento per creare una relazione felice ed improntata al benessere è necessario anche che tra i partner ci sia stima reciproca e che ognuno dei due riconosca all’altro delle importanti qualità positive. Qualsiasi problema può essere affrontato e risolto, ma è fondamentale che ciascuno dei due partner abbia il desiderio di farlo per poter vivere serenamente con una persona che stima. Perché, altrimenti, dovrebbe impegnarsi per stare con una persona che disprezza o che gli è indifferente?

Dott.ssa Erica Tinelli

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Innamorarsi e formare una coppia è un’esperienza estremamente positiva ed appagante per la maggior parte delle persone. Tuttavia, mentre all’inizio della relazione solitamente è “tutto rose e fiori”, con il passare del tempo possono subentrare delle difficoltà e delle incomprensioni che, se non adeguatamente gestite, possono portare alla rottura del rapporto.

Che fare, quindi, per mantenere il benessere e la felicità nella coppia?

Prima di tutto occorre tenere in considerazione il fatto che nelle prime fasi di una relazione amorosa solitamente si tende ad idealizzare l’altro, che viene percepito come perfetto perché, in modo inconsapevole, si presta attenzione prevalentemente alle sue caratteristiche positive. Questo meccanismo, che è perfettamente normale, evolve quando si comincia ad avere una visione un po’ più realistica: in questa fase ci si rende conto che l’altra persona ha anche dei difetti che devono essere accettati. È importante comprendere che le aspettative iniziali erano irrealistiche e che il partner non può essere esattamente come si era immaginato all’inizio e come si vorrebbe: cercare insistentemente di cambiarlo potrebbe rivelarsi un errore fatale.

Un altro aspetto di fondamentale importanza per il benessere e la felicità nella relazione di coppia è sicuramente la comunicazione, che consente la condivisione di opinioni e esperienze e previene molte tensioni devastanti. La comunicazione efficace richiede il saper ascoltare attentamente l’altro, porre domande, ripetere ciò che ha detto, sia per verificare la comprensione, sia per farlo sentire compreso. È fondamentale, inoltre, esprimere direttamente e chiaramente i propri sentimenti e le proprie esigenze in modo da far comprendere al partner ciò di cui si ha bisogno. Non bisogna, infatti, pretendere che l’altro possa leggere nel pensiero. Alcune cose che per noi possono sembrare ovvie, non necessariamente lo sono per gli altri, anche quando ci conoscono molto bene. La comunicazione efficace, inoltre, richiede anche il trasmettere sostegno, interesse ed entusiasmo, anche festeggiando i reciproci successi nei vari ambiti di vita: questo influenza positivamente l’impegno nella relazione e la soddisfazione. La comunicazione efficace, tuttavia, non esclude i conflitti. Anche nelle coppie più stabili e felici, infatti, il litigio è inevitabile e non necessariamente è un aspetto negativo, purchè venga affrontato in modo costruttivo. L’integrità della coppia è minacciata soprattutto dall’indifferenza, non dal conflitto. Un litigio efficace è focalizzato sui contenuti e non sull’attacco alla persona. È necessario, quindi, esprimere i propri sentimenti e punti di vista senza colpevolizzazioni. Una formulazione efficace inizia con “io mi sento…” e non con “tu sei”.  È importante, inoltre, manifestare i propri sentimenti sottostanti la rabbia, che molto spesso è un’emozione secondaria che copre la paura, il dolore, l’imbarazzo, la confusione.

Per evitare il logoramento della relazione di coppia, infine, si deve parlare di tutto, svolgere insieme attività nuove e divertenti, corteggiarsi costantemente. È importante passare insieme del tempo tutti i giorni, anche quando questo significa rimandare altre attività lavorative o domestiche.

Se stai vivendo un momento di difficoltà con il partner ricorda che uno psicologo potrebbe aiutarti a superarlo al meglio, ad esempio attraverso la terapia di coppia.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Bibliografia

Zeig J. K., Kulbatski T. (a cura di) (2012). I dieci comandamenti della coppia. Ottanta grandi psicoterapeuti dettano le leggi dell’amore. Ponte alle Grazie, Milano.

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