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Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

L’ANGOSCIA

Cos’è l’angoscia?

L’angoscia è uno stato di forte disagio. Essa deriva da aspettative eccessivamente negative rispetto al futuro, a quello che potrebbe accadere e all’impossibilità di intervenire per prevenire o per gestire efficacemente quello che succederà.

L’angosciato, quindi, crede di essere condannato a vivere in una condizione di oppressione, pensa che succederà qualcosa di catastrofico e ritiene di non poter far nulla per prevenire tutto questo o per affrontarlo al meglio. Si sente impotente davanti alle notevoli avversità che la vita ha sicuramente riservato per lui.

L’angoscia si accompagna, spesso, a crisi depressive più o meno forti e frequenti e può essere associata anche a problemi psicosomatici o alterazioni del sonno.

Qual è la differenza tra ansia e angoscia?

L’angoscia, spesso, viene confusa con l’ansia, ma in realtà si tratta di due percezioni estremamente diverse che richiedono interventi diversi.

L’ansia, infatti, è uno stato di attivazione mentale e fisico, mentre invece l’angoscia è uno stato di percepita oppressione che blocca la persona. Entro certo livelli, infatti, l’ansia è utile e funzionale perchè porta la persona ad utilizzare al meglio le proprie risorse per affrontare le situazioni difficili. L’angoscia, invece, rappresenta sempre uno stato di disagio che dovrebbe essere affrontato e superato.

L’ansia, inoltre, di solito riguarda specifiche situazioni che hanno a che fare con la paura di affrontare determinate cose –come guidare, prendere l’areo, parlare in pubblico, ecc-. L’angoscia, invece, può essere anche generalizzata ed indefinita in quanto può riguardare potenzialmente qualsiasi aspetto o può essere orientata verso potenziali pericoli difficili da identificare. Può capitare, ad esempio, che la persona descriva questa sensazione, ma non sia in grado di dire cosa teme esattamente o quali situazioni provocano il disagio.

Come trattare l’angoscia?

L’angoscia può essere trattata con l’aiuto di un professionista.

La terapia breve strategica usa dei protocolli di trattamento per questo problema che prevedono l’utilizzo di indicazioni molto pratiche relative a come affrontare il disagio. L’obiettivo della terapia è quello di contenere e cambiare le percezioni catastrofiche della persona. Diversamente da quanto può avvenire con una terapia farmacologica, quindi, non si interviene solo sui sintomi, ma sul modificare quello che è alla base dello stato d’animo disfunzionale e delle relative reazioni.

Dott.ssa Erica Tinelli

TRAUMA ELABORATO E TRAUMA NON ELABORATO

Cosa si intende per trauma?

Un trauma è un evento devastante che ha un impatto estremamente negativo sulla salute della persona. Molto spesso l’evento traumatico porta a stabilire una linea di demarcazione tra un prima ed un dopo che è difficile da gestire a causa di sintomi intrusivi –come incubi, ricordi persistenti, ecc…- e a causa di sentimenti di tristezza, ansia, disperazione, confusione, rabbia, ecc….

I traumi possono essere di vario tipo. Solo per fare alcuni esempi, tra i traumi più frequenti troviamo gli incidenti stradali, gli abusi sessuali, le catastrofi come i terremoti, le aggressioni, ma anche eventi più quotidiani come la fine di una storia importante o la scoperta di un tradimento.

Qual è la differenza tra trauma elaborato e trauma non elaborato?

Un trauma che è stato adeguatamente elaborato è un evento che la persona ha imparato ad accettare e a gestire, anche se ovviamente non può essere dimenticato. È qualcosa che non invade costantemente il presente e che non rappresenta un ostacolo alla realizzazione dei propri progetti futuri.

Quando un trauma non è stato elaborato, invece, il ricordo di quanto avvenuto è devastante, opprimente e può rendere difficile anche lo svolgimento delle attività più semplici ed ordinarie. Sono presenti forti emozioni negative e la persona non riesce ad andare avanti.

Metaforicamente si potrebbe dire che un trauma elaborato è come una cicatrice. Un trauma non elaborato è come una ferita aperta che sanguina in continuazione.

Il fatto di aver vissuto un evento devastante, quindi, non condanna la persona alla sofferenza eterna perché il dolore può essere superato attraverso l’elaborazione del trauma.

Perché alcuni traumi vengono elaborati ed altri no?

L’elaborazione del trauma dipende da una serie di variabili, come ad esempio le abilità della persona di problem-solving e di gestione delle emozioni. Di particolare importanza è la resilienza che può essere definita come la capacità di affrontare situazioni potenzialmente stressanti e traumatiche.

Un altro elemento che può facilitare un’adeguata elaborazione del trauma riguarda la percezione del supporto sociale che può provenire da familiari, amici, conoscenti o dalla comunità nel complesso.

L’elaborazione del trauma può avvenire anche attraverso una consulenza psicologica che guida la persona ad usare le strategie più opportune per superare quanto ha vissuto.

Far passare del tempo può essere utile per elaborare il trauma?

Un detto popolare dice che il tempo guarisce tutte le ferite, ma…non sempre è così! Certamente bisogna essere realistici e non aspettarsi di poter superare un evento traumatico in pochi giorni, ma questo non significa che limitarsi a far passare il tempo sarà sicuramente efficace. Infatti, se nel tentativo di elaborare il trauma vengono applicate delle strategie inefficaci, più si lascia passare il tempo e più la situazione peggiora.

Dott.ssa Erica Tinelli

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IL TRATTAMENTO DI UNA FERITA APPARENTEMENTE INCURABILE: IL TRAUMA

STRAPPARSI PELI E CAPELLI: LA TRICOTILLOMANIA

Le caratteristiche della tricotillomania

La tricotillomania è un disturbo che si caratterizza per la tendenza ricorrente a strapparsi capelli, peli, ciglia, sopracciglia. La persona vive con disagio il problema, anche in virtù delle conseguenze estetiche che comporta, e cerca, senza successo, di eliminare o ridurre questo comportamento.

Lo strapparsi pesi e capelli può subentrare in momenti di ansia o noia e, spesso, produce un senso di gratificazione, sollievo, soddisfazione, piacere. Può essere un comportamento tendenzialmente automatico oppure può essere accompagnato da attenzione e consapevolezza.

La maggioranza delle persone con un disturbo di tricotillomania presenta anche altri comportamenti ripetitivi focalizzati sul corpo, come stuzzicarsi la pelle, mangiarsi le unghie, morsicarsi il labbro.

Le conseguenze della tricotillomania

Lo strappamento di peli, capelli, ciglia e sopracciglia provoca irritazioni e lesioni e, in alcuni casi, si producono danni irreversibili relativi alla crescita o alla qualità dei capelli. Tutto questo, ovviamente, in genere provoca anche una compromissione della vita lavorativa e sociale perché la persona prova vergogna per la propria immagine.

Nel caso in cui, inoltre, peli e capelli vengono anche ingeriti è possibile che si verifichino una serie di problematiche gastrointestinali come nausea, vomito, dolori addominali, ostruzione e perforazione dell’intestino.

Il trattamento della tricotillomania nella terapia breve strategica

La terapia breve strategica considera la tricotillomania un particolare tipo di disturbo ossessivo-compulsivo nel quale la compulsione è data dallo strappamento di peli e capelli e nel quale la sensazione di base provata dalla persona non è la paura, ma il piacere.

Il trattamento della tricotillomania prevede delle prescrizioni ben precise che aiutano la persona a gestire e a superare il suo problema. L’obiettivo è fare in modo che il comportamento problematico venga completamente interrotto, ma usando tecniche e principi non ordinari, che a volte possono apparire come bizzarri o assurdi. Ad esempio, inizialmente la persona non sarà in grado di interrompere la sua compulsione (d’altra parte è ciò che ha provato già a fare in autonomia), ma potrà essere guidata ad eseguirla con specifiche modalità che le consentiranno di interrompere l’automatismo e di imparare ad assumere, gradualmente, il controllo sulla compulsione, fino ad arrivare ad estirparla completamente.

Dott.ssa Erica Tinelli

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IL DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO: CHE COS’ E E COME PUO’ ESSERE RISOLTO

LE DIVERSE COMPULSIONI NEL DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO

Per approfondire

Biondi M. (a cura di) (2014). DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.  Raffaello Cortina Editore, Milano.

Nardone G., Portelli C. (2013). Ossessioni compulsioni manie. Capirle e sconfiggerle in tempi brevi. Ponte alle Grazie, Milano.

IL LUTTO PERINATALE

Che cos’è il lutto perinatale?

Si parla di lutto perinatale quando la morte sopraggiunge prima della nascita, durante la nascita o poco dopo (fino a 7 giorni dopo il parto secondo la definizione dell’OMS).

Come negli altri lutti, anche in questo caso possono essere sperimentati vissuti di shock, incredulità, dolore, rabbia, disperazione. A questi si può aggiungere anche la vergogna, il senso di colpa e la mancanza di fiducia per il proprio corpo pensato come malato e privo di capacità generative.

Qual è la specificità del lutto perinatale?

Diversamente da quello che avviene in altre tipologie di lutti, nel caso del lutto perinatale si sperimenta una perdita che riguarda una persona che non è stato possibile conoscere attivamente e con la quale non è stato possibile condividere attività e costruire ricordi. Nonostante questo, si tratta di una persona con la quale comunque si è sviluppato un forte attaccamento, una persona che esisteva nelle proprie fantasie, nei propri desideri, nei propri progetti, nelle conversazioni quotidiane.

Il lutto perinatale, soprattutto quando avviene nelle prime fasi della gravidanza, è soggetto ad un pregiudizio culturale per il quale è come se i genitori, anche in virtù delle osservazioni fatte da altri, non si sentissero in diritto di soffrire per qualcuno che spesso viene definito come non ancora un bambino. A tal proposito, i genitori a volte non sanno neanche come dovrebbero sentirsi nella circostanza che stanno vivendo e hanno il dubbio che quello che provano non è normale.

L’elaborazione del lutto perinatale

Come per gli altri lutti, anche l’elaborazione del lutto perinatale richiede di attraversare il dolore per poterlo gestire e superare, trasformando una ferita aperta in una cicatrice. Chi ha subito un lutto spesso ha la tendenza a rifuggire il dolore (ad esempio distraendosi e cercando di non pensarci) e, proprio per questo, lo amplifica perché inibisce il naturale processo di elaborazione del lutto. Il tentativo di voler evitare il dolore può essere particolarmente forte nel caso del lutto perinatale proprio in virtù delle specificità descritte precedentemente.

L’elaborazione del lutto richiede anche che i genitori siano adeguatamente informati di quelli che sono i loro diritti e le possibilità che hanno, ad esempio in merito al poter, se lo desiderano, stare con il figlio morto per conoscerlo al di fuori della pancia e raccogliere ricordi oppure al poter predisporre il rito di commiato ed essere informati sulla sepoltura.

Nell’elaborazione del lutto, inoltre, è importante sapere che il processo non sarà necessariamente rapido e che è importante concedersi il tempo necessario per recuperare la propria serenità. In quest’ottica è opportuno tenere a mente che la ricerca rapida di una nuova gravidanza può rappresentare un tentativo di affrontare il lutto che rischia di essere inefficace perché nessun nuovo figlio può sostituire il figlio perduto ed il vuoto che lui ha lasciato.

Dott.ssa Erica Tinelli

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LA GESTIONE DEL LUTTO

IL LUTTO PATOLOGICO O COMPLICATO

Per approfondire

Ravaldi C., Rizzelli C. (2018). La morte perinatale e il sostegno possibile, Quaderni ACP. https://acp.it/assets/media/Quaderni-acp-2018_254_178-181.pdf

LE TEMATICHE RICORRENTI NEL DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO

Il disturbo ossessivo-compulsivo si caratterizza per la presenza di ossessioni e compulsioni che possono riguardare argomenti estremamente vari e molto numerosi, potenzialmente infiniti. Ci sono, però, alcune tematiche che si presentano molto più frequentemente rispetto ad altre. Vediamo quali.

La pulizia

Tra le ossessioni e compulsioni più frequenti ci sono quelle che hanno a che fare con il tema della pulizia, che può riguardare il proprio corpo, il corpo di altri (come familiari e amici), i vestiti indossati, la propria casa. Il timore delle persone, in questi casi, è quello di potersi sporcare o contaminare.

In risposta a queste ossessioni, molto spesso vengono messi in atto degli evitamenti (come evitare di uscire, di toccare delle cose, di frequentare certi luoghi o di svolgere determinate attività, di invitare persone a casa) e/o dei rituali di pulizia che possono essere anche estremamente lunghi e complessi.

La simmetria e l’ordine

In questo ambito rientrano ossessioni e compulsioni relative al dover disporre gli oggetti in modi ben precisi, rigidi ed inflessibili. Un esempio può essere rappresentato dalle persone che sono ossessionate dal fatto che i mobili oppure altri oggetti (vasi, contenitori, statue, ecc…) devono essere messi in posizioni ben precise che non possono variare neanche minimamente. Un altro esempio riguarda coloro che dispongono gli oggetti –come vestiti, libri, ecc- secondo un ordine specifico che può basarsi su vari criteri, come il colore oppure la grandezza.

Le compulsioni, in questi casi, sono orientate a controllare che tutto sia disposto nel “modo giusto” e a ripristinare l’ordine imposto dalle ossessioni nel caso in cui questo sia venuto meno.

I pensieri proibiti

Vengono definiti così perché si tratta di pensieri che hanno a che fare con azioni o attività considerate tabù e che, spesso, riguardano la sfera sessuale oppure l’aggressività. Sono considerati pensieri malvagi ed insopportabili per il fatto di essere “troppo cattivi”. È il caso, ad esempio, del pensiero di poter far del male ad un proprio caro o di poter esprimere i propri impulsi sessuali in modo inadeguato attraverso stupri o atti di pedofilia.

Tali pensieri sono talmente fastidiosi che di solito le persone cercano compulsivamente di scacciarli oppure di mettere in atto dei rituali comportamentali o mentali per ottenere la serenità.

Il danno

Molte persone sono ossessionate dal timore che possa succedere qualcosa di brutto –come un incidente oppure un’aggressione- che possa provocare un danno a se o ad altri. In alcuni casi la persona teme anche di poter essere lei stessa a provocare il danno a causa di un raptus o a causa di errori. Anche in questo caso le compulsioni possono essere orientate al controllare che non avvenga o che non sia già accaduto ciò che si teme. Non necessariamente, però, esiste un legame logico tra l’ossessione e quello che viene fatto per provare a contrastarla. Ad esempio, per evitare che si verifichino dei danni la persona potrebbe anche mettere in atto dei rituali magico-propiziatori, che possono prevedere la ripetizione di alcune formule mentale o di alcuni comportamenti che razionalmente non hanno niente a che fare con la prevenzione del danno.

 Dott.ssa Erica Tinelli

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AVERE PENSIERI MALVAGI

Per approfondire

Biondi M. (a cura di) (2014). DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.  Raffaello Cortina Editore, Milano.

IL LUTTO PATOLOGICO O COMPLICATO

Che cos’è il lutto?

Il lutto è uno stato di forte disagio che si presenta a seguito della perdita di una persona importante. In queste circostanze si possono manifestare tante emozioni diverse come disperazione, rabbia, confusione. Si tratta di reazioni perfettamente normali dal momento che una persona importante non c’è più.

Quando si parla di lutto patologico o complicato?

Quando la persona non riesce ad elaborare adeguatamente la perdita e ad andare avanti con la propria vita perché vive un malessere estremo che compromette il suo funzionamento in ambito sociale, lavorativo e in altre aree importanti della vita.

È molto importante tenere in considerazione l’arco di tempo trascorso dalla morte della persona cara. Certe reazioni estreme, come ad esempio pianti continui e disperati o difficoltà a fare anche le cose più semplici –come mangiare o curare la propria igiene- possono essere normali nelle fasi immediatamente successive la perdita, mentre diventano patologiche se persistono a lungo.

Secondo il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM5) si può parlare di lutto complicato quando nei 12 mesi successivi alla morte (6 nei bambini) sono presenti frequentemente e ad un livello eccessivamente inteso i seguenti sintomi: persistente nostalgia per la persona deceduta, tristezza e dolore intensi, preoccupazione per il deceduto o per le circostanze della morte, difficoltà nell’accettare la morte, incredulità, rabbia, difficoltà ad abbandonarsi a ricordi positivi del defunto, desiderio di morire per ricongiungersi, sensazione di essere soli, scarsa fiducia verso gli altri, percezione che senza la persona cara la vita sia vuota, confusione sui propri progetti di vita, riluttanza a fare progetti per il futuro. Tali reazioni, quindi, non sono necessariamente patologiche e disfunzionali: lo diventano solo se eccessivamente frequenti e/o intense.

Come superare un lutto complicato

Se non c’è ancora stata un’adeguata elaborazione del lutto non vuol dire che non ci potrà mai essere. Spesso la mancata elaborazione del lutto è dovuta al fatto che la persona, per provare a superare la sua sofferenza, attua delle tentate soluzioni disfunzionali, cioè mette in atto dei comportamenti che non solo non risolvono il problema, ma provocano un peggioramento. Tra gli esempi di tentate soluzioni disfunzionali più frequenti, ad esempio, troviamo il tentativo di allontanare il dolore che lo amplifica ancora di più.

Individuare le tentate soluzioni disfunzionali ed interromperle consente di gestire al meglio la situazione superando il problema del lutto complicato.

Dott.ssa Erica Tinelli

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IL LUTTO PERINATALE

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