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Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

SAPER BRILLARE DI LUCE PROPRIA

“Mio figlioè laureato”

“Mio marito ha un lavoro di responsabilità”

“Mia moglie sa fare tutto”

“E’ medico”

“Ha sempre preso il massimo dei voti”

“E’ bravissimo nello sport”

“E’ il migliore in…”

Cosa hanno in comune tutte queste frasi (e tante altre)? Sono tutte orientate ad elogiare, delle persone vicine a sè, come ad esempio un figlio oppure il/la partner. 

Ovviamente in questo potrebbe non esserci niente di male o niente di strano. A chiunque fa piacere avere vicino delle persone con dei talenti o delle caratteristiche positive, delle persone che in determinati ambiti sanno distinguersi dagli altri e sanno individuare interessi o progetti di vita da portare avanti in modo così determinato da arrivare ad eccellere. 

Il punto, però, è che per alcune persone il fatto di avere vicino qualcuno che è bravo in qualcosa rappresenta l’unico elemento di soddisfazione perché hanno costruito una vita nella quale non hanno individuato o non hanno perseguito in modo efficace degli obiettivi personali oppure lo hanno fatto in riferimento a cose che non li hanno resi felici e ora non sono contenti di quello che hanno e di quello che sono.

L’unico modo che sembra loro possibile per risollevarsi da questa condizione potenzialmente deprimente è quello di “appoggiarsi” ad altre persone e ai loro progetti, alle loro ambizioni, alle loro qualità perché in questo modo è come se sentissero tutte queste cose un po’ come proprie, anche se in realtà non lo sono affatto. Il tentativo, quindi, è quello di spendere di luce riflessa, sperando che questo possa donare un po’ di sollievo e di felicità, anche lieve.

Ogni persona, però, dovrebbe imparare a brillare di luce propria, ossia dovrebbe imparare a stare bene e ad essere soddisfatta per le proprie doti, per i propri progetti nei più svariati ambiti, per i propri successi, piccoli e grandi. E se non ha niente di tutto questo, può sempre imparare a lavorare per costruirlo.

A volte le persone si rendono conto di non aver realizzato niente di importante per loro quando pensano che ormai è troppo tardi, quando pensano di essere troppo grandi. Certamente l’età è un fattore importante, inutile negarlo: fare progetti a 20 ed impegnarsi per realizzarli non è la stessa cosa che farli a 40-50, ma è sempre possibile attivarsi per realizzare qualcosa di proprio, qualcosa che rende felici, soddisfatti, orgogliosi di sé.

L’alternativa è certamente quella di brillare di luce riflessa e magari anche cercare di consolarsi provando a “spegnere” altre persone, gettando fango su di loro e sminuendo i loro successi ed i traguardi raggiunti… ma questo può significare davvero brillare? Forse per le persone che si accontentano, sì.

Dott.ssa Erica Tinelli

3 STRUMENTI CHE FORSE NON CONOSCI PER MIGLIORARE TE STESSO

Migliorare se stessi è un obiettivo molto ambito che tanti cercano di perseguire. Il potenziamento delle proprie risorse e delle proprie abilità, infatti, consente di essere più efficaci nei più svariati ambiti di vita, di essere più soddisfatti, di avere delle relazioni migliori e una vita più appagante.

Sono numerosi gli elementi che è importante saper utilizzare per migliorare se stessi. Tra questi, ad esempio, troviamo la determinazione, la resilienza, l’esercizio costante e reiterato, il saper ricercare o creare un ambiente ricco di stimoli. Ci sono, poi, degli strumenti che rispetto ad altri sono meno conosciuti, ma che sono altrettanto fondamentali. Vediamoli.

Il piacere

Per poter migliorare se stessi è necessario ricercare in quello che facciamo per potenziare le nostre abilità la sensazione del piacere.

Siamo abituati a pensare che per poter ottenere qualcosa di importante è necessario lavorare duramente ed effettivamente è così, ma questo non esclude la possibilità di rendere le nostre attività piacevoli.

Spesso il piacere si ottiene pensando ai risultati desiderati che potranno essere ottenuti con il proprio impegno. È necessario, però, andare oltre e ricercare la piacevolezza proprio in quello che si fa nel preciso momento in cui si sta lavorando per migliorare se stessi. In caso contrario, la propria mente assocerà a determinate attività delle sensazioni di avversione, stress e rifiuto che porteranno ad evitare alcune situazioni o comunque a non viverle nel migliore dei modi. Per questo motivo si consiglia anche di interrompere determinati esercizi proprio quando si sperimentano sensazioni positive legate all’esecuzione ottimale in modo da far sedimentare nella mente questa esperienza piacevole.

Adattamento

Sapersi adattare al variare delle situazioni è un’abilità fondamentale per chi desidera lavorare sui propri limiti. Chiunque, infatti, nella vita deve affrontare i cambiamenti e le situazioni nuove e saper affrontare tutto questo nel modo più adeguato rappresenta un valore aggiunto fondamentale.

Sapersi adattare, oltre a rendere le persone capaci di affrontare le varie circostanze della vita, permette anche di sviluppare la giusta elasticità mentale, indispensabile per evitare di sviluppare schemi di pensiero e di comportamento che possono diventare troppo rigidi e, di conseguenza, disfunzionali.

Variare le attività

Spesso il miglioramento di se stessi si focalizza sul tentativo di sviluppare una particolare abilità o sul cercare di ottenere risultati importanti in un determinato settore, come quello lavorativo o sportivo.

Qualsiasi sia l’ambito sul quale si decide di focalizzarsi, però, bisogna tener presente la necessità di integrare le attività abituali necessarie per superare i propri limiti con altre attività radicalmente diverse. Queste rappresentano delle distrazioni che evitano una concentrazione eccessivamente intensa e potenzialmente ossessiva e stressante su alcuni aspetti.

Inoltre, dedicarsi ad altro permette anche di imparare a guardare le cose da prospettive diverse, abilità molto importante per risolvere problemi e per comprendere meglio se stessi e la realtà circostante.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Bibliografia

Nardone G. e Bartoli S. (2019). Oltre se stessi. Scienza e arte della performance. Ponte alle Grazie, Milano.

IL SEGRETO PER CAMBIARE IL MONDO E’…

Tante persone si lamentano del fatto che viviamo in un mondo che spesso può sembrare brutto perché privo di valori, pieno di cattiveria, di superficialità, di persone che si comportano male verso gli altri, di cose che non vanno bene.

Al di là del fatto che nel mondo esistono sicuramente anche tante cose e persone belle e positive, è innegabile che ci sono davvero molti aspetti che lasciano perplessi ed insoddisfatti e che andrebbero cambiati per il bene di tutti. Pensiamo, ad esempio, alla povertà, alla disoccupazione, ai ritmi di vita sempre più incalzanti e stressanti per chiunque, alla violenza, alle malattie, alle relazioni distruttive o superficiali.

Davanti a problematiche così ampie e così complesse ogni persona può avere una sensazione di impotenza, ossia può credere di non poter fare assolutamente nulla per migliorare il mondo perché si tratterebbe di un’impresa più grande di lei.

Ogni singola persona, però, in base alle proprie caratteristiche ed in base alle proprie possibilità può fornire il proprio contributo al miglioramento del mondo. Si tratta di azioni che a volte possono sembrare piccole ed insignificanti rispetto alla grandezza del problema da risolvere, ma si sa che l’oceano è fatto da tante piccole gocce ed ognuno può contribuire a riempirlo con le proprie.

Lamentarsi delle cose che non vanno è perfettamente comprensibile, ma lamentarsi e basta non è sufficiente perché non cambia in alcun modo le cose. E non serve a niente neanche rifugiarsi in pensieri come “non posso farci nulla”, “non dipende da me”, se non a giustificare il fatto di non far nulla per cercare di apportare dei miglioramenti alle varie situazioni che ci coinvolgono.

Per cambiare il mondo si deve iniziare a cambiare se stessi.

Ognuno di noi, infatti, è inserito in più “sistemi”, come ad esempio la famiglia, il gruppo di amici, il gruppo di lavoro, ma anche persone che si conoscono poco e con le quali si interagisce in modo più occasionale. Le parti di un sistema sono fortemente interconnesse e si influenzano reciprocamente. Ogni persona, quindi, è influenzata dagli altri e, a sua volta, è in grado di influenzarli. Introducendo dei cambiamenti nel nostro comportamento, inevitabilmente provocheremmo dei cambiamenti anche nelle altre persone, con la possibilità di innescare un circolo virtuoso nel quale ai piccoli cambiamenti positivi introdotti da una persona si uniranno ben presto tanti altri piccoli cambiamenti che complessivamente possono produrre grandi cambiamenti.

“Un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare se stesso.” Gandhi

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HO UN PROBLEMA CON…(I MIEI GENITORI, I MIEI SUOCERI, IL MIO CAPO,……)

Dott.ssa Erica Tinelli

BISOGNA ACCETTARSI PER CIO’ CHE SI E’?

Spesso si sente dire che è importante accettarsi per ciò che si è. Viene considerata come una cosa molto difficile da fare, ma che può donare una grande serenità e pace interiore.

Dal mio punto di vista questo ragionamento è vero solo in parte. Non sempre è così e non sempre bisogna accettarsi per quello che si è.

Sicuramente la perfezione non esiste e cercare a tutti i costi di raggiungerla sarebbe una lotta estenuante ed inutile. Dobbiamo accettare di avere dei difetti e delle caratteristiche che non possono essere cambiate e che, per questo, vanno accettate così come sono. Questo vale per alcune caratteristiche fisiche o per alcuni aspetti della propria personalità che, anche se possono essere armonizzati e resi flessibili e funzionali, non possono però essere stravolti. In tutti questi casi bisogna accettarsi per quello che si è, imparando a valorizzare gli elementi positivi e ad accogliere anche quello che non ci piace, gestendolo nel modo migliore possibile.

Per la maggior parte delle cose, però, è possibile apportare dei cambiamenti che possono farci stare meglio con noi stessi e con gli altri e che possono consentirci di raggiungere obiettivi per noi importanti. In queste situazioni, per quale motivo dovremmo accettare ciò che siamo, se è possibile essere migliori? Perché dovremmo accontentarci? Non accettare completamente alcuni aspetti di sé, infatti, non è necessariamente un indicatore di scarsa autostima, ma può rappresentare una motivazione a raggiungere traguardi sempre più significativi.

La predisposizione naturale dell’uomo probabilmente non è quella di accettare ciò che capita, ma di agire proattivamente per apportare dei cambiamenti, sia in riferimento all’ambiente esterno, sia in riferimento alla propria persona.

Provate ad immaginare che cosa sarebbe successo se nel corso del tempo ci fossimo accettati sempre e comunque per quello che siamo, senza impegnarci per essere qualcosa di diverso.

Partendo dall’infanzia, probabilmente non avremmo mai imparato neanche a camminare perché nel momento in cui siamo nati non sapevamo farlo ed è una cosa che per essere appresa richiede molti sforzi ed energie.

Allo stesso modo, probabilmente non avremmo imparato neanche a parlare o comunque ci saremmo espressi sempre in forma molto semplice ed elementare rispetto a come facciamo normalmente.

Non avremmo imparato a leggere e a scrivere e, di conseguenza, non saremmo in grado di fare molte cose che, invece, facciamo quotidianamente.

Non avremmo imparato ad andare in bici, a guidare, a cucinare, ad usare lo smarthphone o il computer, a fare il nostro lavoro, così come la maggior parte delle cose che oggi siamo in grado di fare grazie al nostro impegno e all’allenamento.

Se dobbiamo accettarci per ciò che siamo non avremmo imparato tutto questo perché sarebbe stato sufficiente fare ciò che eravamo in grado di fare già alla nascita, ossia ben poco. E se non ci siamo accontentarci da bambini quando eravamo molto più indifesi e con poche abilità, perché dovremmo accontentarci ora?

Dott.ssa Erica Tinelli

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Cos’è la resilienza?

Lutti, rotture di relazioni importanti, conflitti familiari, difficoltà economiche, lavorative, di salute, periodi particolarmente stressanti…sono tutte situazioni difficili da affrontare per chiunque e potenzialmente capaci di compromettere il proprio benessere.

La resilienza può essere definita come la capacità di affrontare questi (ed altri) eventi.

Le esperienze difficili possono provocare uno stato di malessere molto forte che si può esprimere con una profonda tristezza, con la disperazione, ma anche con la rabbia, l’aggressività, l’ansia, la percezione di non valere nulla, di non avere speranza, di non riuscire ad affrontare la cosa. Però, dopo una fase iniziale di disagio e con dei tempi che possono variare molto da persona a persona e anche in base all’evento critico che si è verificato, è necessario cominciare ad affrontare la cosa, a riprendere le attività quotidiane, a riorganizzare la propria vita per trovare un nuovo equilibrio. Tutto questo avviene grazie alla resilienza, che ci permette anche di uscire rafforzati da queste esperienze che ci hanno messo alla prova e che ci hanno portato a sviluppare delle risorse.

Consigli per sviluppare la resilienza

Accrescere la resilienza, quindi, è molto importante per evitare l’eventualità di essere messi ko dalle difficoltà più o meno ampie che si incontrano nella vita e per imparare a gestirle senza esserne travolti.

Ecco qualche piccolo consiglio per iniziare a coltivare la resilienza:

affrontare le situazioni stressanti. Chiunque in alcune circostanze della vita potrebbe avere la tentazione di evitare delle situazioni che provocano un po’ di ansia e di stress. È bene, sapere, però, che evitando spesso le situazioni difficili ci si priva della possibilità di sviluppare le proprie risorse e si diventa sempre più incapaci e autonomi

non appoggiarsi costantemente agli altri. Anche ricercare costantemente l’aiuto ed il supporto degli altri in situazioni difficili non ci rafforza. Certamente in alcune situazioni l’aiuto di amici e familiari può essere molto importante ed indispensabile, ma non deve essere una stampella costantemente presente e senza la quale non siamo in grado di camminare

porsi delle piccole sfide. Questo rappresenta un ulteriore passaggio rispetto ai precedenti perché implica anche l’andare a trovare volontariamente situazioni potenzialmente difficili da gestire ma comunque alla nostra portata. Ci si posso porre, ad esempio, dei piccoli obiettivi ambiziosi, così come ci si può sperimentare nello svolgimento di cose mai fatte o di situazioni mai vissute.

-imparare ad essere flessibili. Tutti noi possiamo incontrare degli imprevisti o avere a che fare con circostanze che vanno al di là dei nostri schemi mentali e che possono orientarci a guardare le cose da prospettive diverse. Accettare questi aspetti, usarli come strumenti di crescita e proprio per questo andare anche a ricercare queste esperienze può essere d’aiuto per sviluppare la capacità di essere flessibili e quindi di sapersi adattare e di saper integrare elementi diversi, indispensabili per affrontare le situazioni difficili

-sviluppare abilità trasversali. Oltre alla flessibilità, ci sono altre abilità trasversali sulle quali è possibile lavorare per poter affrontare meglio gli eventi critici. Tra queste troviamo la capacità di gestione delle emozioni, dello stress, di problem-solving, di gestione delle relazioni

Non possiamo evitare le difficoltà, ma possiamo fare qualcosa per prepararci ad affrontarle al meglio.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Mente e corpo non sono due realtà completamente distinte, ma fortemente interconnesse.

Le nostre esperienze emozionali possono avere un impatto molto forte sulla nostra salute fisica. Al tempo stesso, anche fattori prettamente biologici possono influenzare il nostro benessere psicologico.

Esistono tantissimi esempi che mettono in evidenza questa interdipendenza.

Il nanismo psicosociale è un disturbo molto raro ma molto grave che si caratterizza per un forte rallentamento della crescita fisica nei bambini che sono stati sottoposti a forme estreme di deprivazione emozionale, come nei casi di abusi o di assenza di una figura di riferimento che possa rappresentare un sostegno in situazioni di disagio e di malessere.

Un esempio di come i fattori biologici possono influenzare il benessere psicologico, invece, può essere rappresentato dalla depressione post-partum, una forma di malessere abbastanza diffusa che si manifesta nelle fasi successive al parto e che può essere determinato in parte dai cambiamenti ormonali.

Ci sono tanti altri fenomeni che testimoniano il legame indissolubile tra mente e corpo.

Tra questi troviamo una problematica che può riguardare chiunque: lo stress. Numerose ricerche hanno dimostrato che nei periodi di forte stress psicologico siamo più vulnerabili alle infezioni virali o batteriche. Le persone più stressate in generale hanno una maggiore probabilità di ammalarsi ed è probabile anche che contraggano un’infezione più grave rispetto alle persone non stressate. Questo legame, inoltre, è particolarmente forte quando le persone stanno affrontando esperienze stressanti prolungate nel tempo (come può avvenire in caso di disoccupazione o di problemi familiari di lunga durata), piuttosto che quando stanno affrontando uno stressor acuto ma breve, presente da meno di un mese. Ovviamente, però, lo stress da solo non è in grado di far insorgere un’infezione in assenza dell’esposizione ad un agente infettivo. Lo stress, inoltre, può contribuire anche al manifestarsi di problematiche relative all’ipertensione, alle malattie delle coronarie, all’emicrania.

Anche il burnout (un particolare tipo di stress lavorativo che è connesso principalmente al contatto con altre persone) spesso comporta anche delle manifestazioni di tipo fisico, come mal di testa, mancanza di energie, dolori muscolari, influenza.

Un’altra variabile psicologica in grado di influenzare la nostra salute fisica è lo stile di attribuzione in termini di pessimismo o di ottimismo, che riguarda il modo in cui le persone spiegano gli eventi di vita positivi e negativi. Lo stile pessimistico è la tendenza a considerare gli eventi negativi stabili (ci saranno sempre), globali (presenti in ogni ambito) e interni (dovuti alle proprie caratteristiche). Ad esempio, una persona pessimista che perde le chiavi potrebbe pensare che perde sempre le cose (attribuzione stabile), che non riesce a gestire niente (attribuzione globale), che è irresponsabile (attribuzione interna). Al contrario, una persona ottimista nella stessa situazione potrebbe pensare che le capita raramente di perdere le chiavi, che riesce a gestire tutte le altre cose e che probabilmente è stata molto stressata dall’aumento di lavoro dell’ultima settimana. Le persone con uno stile di attribuzione pessimistico hanno minori difese immunitarie e, di conseguenza, hanno condizioni di salute più precarie. Ovviamente un’attitudine ottimistica, da sola, non basta a mantenere le persone in buona salute, ma esercita comunque un’influenza notevole, anche perché contribuisce ad attuare dei comportamenti che, a loro volta, influenzano la salute, come ad esempio fare esercizio fisico. Le persone ottimiste, infatti, in genere ritengono che avere uno stile di vita salutare contribuirà al loro benessere e tendono, quindi, ad impegnarsi in questa direzione.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Bibliografia

Hansell J., Damour L. (2007). Psicologia clinica. Zanichelli, Bologna.

Seligman M. E. P. (2013). Imparare l’ottimismo. Come cambiare la vita cambiando il pensiero. Giunti, Firenze.

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