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Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

LA TERAPIA BREVE STRATEGICA ED IL FAMOSO DISCORSO DELLE 10 SEDUTE

Chi conosce la terapia breve strategica, anche in modo non approfondito, molto spesso ha letto o ha sentito parlare delle famose dieci sedute. Le prime dieci sedute -che possono essere anche le uniche-, infatti, rappresentano un importante parametro di valutazione dell’efficacia della terapia.

Cosa vuol dire esattamente “ci diamo 10 sedute di tempo”?

Secondo l’approccio breve strategico se la terapia è efficace si noteranno entro la decima seduta dei miglioramenti significativi nel modo che la persona ha di percepire la realtà e nelle sue reazioni emotive e comportamentali. Questo parametro è applicato a qualsiasi situazione, anche alle più complesse.

La valutazione di quanto è significativo il cambiamento ottenuto entro la decima seduta deve essere effettuata analizzando quello che è il punto di partenza della persona oltre che l’obiettivo finale.

Facciamo l’esempio di una persona che ha un disturbo invalidante che la porta a non essere in grado di affrontare da sola nessuna situazione. In un caso di questo tipo portare la persona, entro la decima seduta, ad essere capace di uscire di casa e di fare alcune attività quotidiane come la spesa o altre commissioni può essere un risultato molto importante, anche se ovviamente c’è la necessità di costruire tanti altri traguardi nel tempo.

Per fare un altro esempio, per una persona che presenta tante ossessioni e compulsioni diverse, complesse ed estremamente radicate, una drastica riduzione dei sintomi entro la decima seduta è un risultato importante, anche se l’azzeramento completo del disturbo può richiedere molto più tempo.

Cosa succede alla fatidica decima seduta?

In alcuni casi il problema viene superato entro la decima seduta e, a quel punto, il percorso si conclude.

In altri casi, invece, entro la decima seduta si è verificato un miglioramento importante, ma l’obiettivo non è ancora stato completamente raggiunto, pertanto è possibile proseguire con le sedute fino al raggiungimento del traguardo.

Se, invece, entro la decima seduta non si verifica un miglioramento significativo la terapia si interrompe in quanto si ritiene che il terapeuta non è in grado di affrontare adeguatamente il caso.

Da cosa dipende la durata della terapia?

O, per dirlo altrimenti, come mai a volte sono sufficienti dieci sedute o anche di meno e altre volte, invece, ne servono di più?

Questo dipende principalmente:

  • dalla complessità della situazione, in riferimento alla tipologia del problema da risolvere, alle caratteristiche delle persone coinvolte, all’eventualità di dover affrontare più problemi diversi
  • dall’osservanza di quanto proposto nel percorso terapeutico. La terapia breve strategica, infatti, solitamente prevede di fornire alla persona delle indicazioni in merito a cose che devono essere fatte tra un colloquio ed un altro: svolgere queste prescrizioni rigorosamente consente di raggiungere l’obiettivo più rapidamente; svolgerle solo in parte, invece, può produrre un rallentamento

Dott.ssa Erica Tinelli

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La terapia breve strategica è un modello di terapia estremamente efficace e rapido nel superamento delle problematiche psicologiche.

Qui ho descritto alcune caratteristiche essenziali della terapia breve strategica. In questo articolo, invece, cercherò di rispondere ad alcune domande che spesso le persone si pongono quando sentono parlare della terapia breve strategica o quando iniziano a seguire un percorso di questo tipo o valutano di farlo dopo essersi informate un po’.

Ecco alcune delle domande più frequenti:

Per quali tipi di disturbi o problematiche è adatta la terapia breve strategica?

Nell’ambito della terapia breve strategica sono state sviluppate tecniche specifiche per il trattamento di molti disturbi e problemi psicologici come ad esempio le fobie, l’ansia e gli attacchi di panico, i disturbi ossessivi e ossessivo-compulsivi, i disturbi alimentari (anoressia, bulimia, binge-eating, vomiting), la depressione, la paranoia, i problemi sessuali, di coppia e relazionali, i traumi, l’ipocondria, i problemi nello studio, i problemi comportamentali dell’infanzia e dell’adolescenza.

La terapia breve strategica, inoltre, si basa su tecniche e strumenti (come il problem-solving strategico ed il dialogo strategico) che possono essere applicati anche in riferimento ad altri ambiti e contesti, come ad esempio per quello che riguarda il miglioramento delle relazioni e delle abilità comunicative anche in assenza di particolari problemi, la gestione dello stress e delle emozioni, la definizione ed il perseguimento degli obiettivi.  

Cosa si intende per “breve”?

Nell’approccio breve strategico si ritiene che se la terapia è efficace questa consente di ottenere i primi miglioramenti significativi entro la decima seduta. 

La durata complessiva della terapia dipende, poi, dalla specifica situazione. In alcuni casi 10 incontri sono sufficienti e anzi ne servono anche meno, come avviene solitamente per gli attacchi di panico, il cui trattamento ha una durata media di 7 sedute. Altre volte, invece, sono necessari più incontri e questo capita spesso quando si ha a che fare con una problematica piuttosto seria, come nel caso di una grave anoressia o di un disturbo ossessivo-compulsivo presente da molto tempo e molto radicato. Anche in queste e in altre situazioni più complesse, però, la terapia breve strategica consente di raggiungere cambiamenti significativi entro la decima seduta e questo elemento costituisce un importante indicatore del fatto che si sta andando nella giusta direzione.

È una terapia sintomatica e superficiale?

Questa è una delle accuse che a volte viene rivolta alla terapia breve strategica, forse in virtù del fatto che rispetto ad altre terapie è piuttosto breve.

In realtà, però, la terapia breve strategica ha come obiettivo quello di produrre un cambiamento estremamente radicale che coinvolge il sistema percettivo-reattivo della persona, cioè il suo modo di percepire se stessa, gli altri, il mondo ed il suo comportamento nei confronti di ciò che la circonda. Cosa c’è di più radicale di questo?

Ad ulteriore conferma di ciò, le ricerche condotte dal Centro di Terapia Strategica di Arezzo evidenziano che nei follow-up a 3, 6, 12 mesi dal termine del trattamento la percentuale di ricadute è quasi nulla.

Qual è la frequenza delle sedute?

Dipende dalla specificità di ogni caso.

In molti casi all’inizio si effettua una seduta ogni 2 settimane e mano mano che la situazione migliora gli incontri vengono diluiti (ad esempio ogni tre settimane, ogni mese, ogni mese e mezzo, ecc) per permettere alla persona di sperimentarsi in modo sempre più autonomo. Ci sono, poi, situazioni che inizialmente richiedono degli incontri più ravvicinati o più diluiti nel tempo.

Perché sono così importanti le prescrizioni?

Nella terapia breve strategica solitamente non vengono effettuati soltanto dei colloqui, ma vengono fornite alle persone delle specifiche indicazioni in merito a delle cose che devono fare tra una seduta e l’altra.

Le prescrizioni rappresentano una caratteristica fondamentale della terapia breve strategica ed è molto importante che le persone le seguano perché queste servono per comprendere meglio il problema e/o per far sperimentare in modo concreto e diretto determinati cambiamenti percettivi, emotivi, comportamentali.

Perché in terapia breve strategica a volte i colloqui durano poco?

A volte le persone che decidono di rivolgersi ad un terapeuta breve strategico rimangono stupite del fatto che in alcuni casi i colloqui possono durare poco (ad esempio 20 o 30 minuti) rispetto a quelle che sono le loro aspettative.

In terapia breve strategica, infatti, non esiste una durata predefinita del colloquio, ma si lavora per obiettivi (come comprendere la situazione, trasmettere determinati concetti o sensazioni, fornire indicazioni in merito alle prescrizioni e verificarne gli effetti) e quando si ritiene che tali obiettivi siano stati raggiunti il colloquio può concludersi.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Per approfondire:

Nardone G. (2013). Problem Solving strategico da tasca. L’arte di trovare soluzioni a problemi irrisolvibili. Ponte alle Grazie, Milano.

Nardone G. e Portelli C. (2015). Cambiare per conoscere. Lo sviluppo della psicoterapia strategica breve. Tea, Milano.

Nardone G. e Watzlawick P. (2010). L’arte del cambiamento. La soluzione di problemi psicologici personali e interpersonali in tempi brevi. Tea, Milano.

QUANDO LE TENTATE SOLUZIONI COMPLICANO IL PROBLEMA

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Cosa sono le tentate soluzioni?

Le tentate soluzioni rappresentano tutti i tentativi che facciamo per cercare di risolvere un problema.

Non sempre è facile individuare in modo efficace e rapido la soluzione alle nostre difficoltà. In alcune circostanze si può essere completamente spaesati e confusi e non sapere cosa fare o anche cosa tentare di fare, soprattutto quando si verifica un problema improvviso o quando ci si trova davanti ad un problema relativamente nuovo, mai affrontato in precedenza.

Quando si deve trovare una soluzione molto spesso si tende ad utilizzare delle modalità di azione, di pensiero o degli atteggiamenti che sono stati applicati con successo in passato. È un tentativo ragionevole e logico che presenta il vantaggio di consentire un notevole risparmio di energie cognitive: è molto più facile utilizzare una strategia che già si conosce bene piuttosto che valutarne altre per poi scegliere ed applicare quella che apparentemente sembra essere la migliore. È un processo automatico che impieghiamo per lo svolgimento della maggior parte delle attività quotidiane. Pensate a come sarebbe macchinosa la nostra vita se ogni volta che dobbiamo affrontare una situazione, anche la più semplice e banale, ci mettessimo a prendere in considerazione tutte le possibili alternative con i relativi vantaggi e svantaggi annessi.

Quando le tentate soluzioni possono diventare disfunzionali?

La tendenza ad usare strategie che in passato si sono mostrate valide diventa problematica quando è troppo rigida e generalizzata, cioè quando si continuano ad applicare delle modalità che palesemente non funzionano perché ci si trova in situazioni diverse, non assimilabili alle precedenti e nelle quali, quindi, sarebbe necessario impiegare tattiche diverse.

Ecco alcuni esempi:

  • nell’educazione dei figli non si può pensare di applicare sempre gli stessi principi, trattando gli adolescenti come se fossero ancora dei bambini
  • se una persona è abituata a risolvere i problemi chiedendo sempre consigli ed aiuti agli altri, un giorno potrebbe trovarsi in una situazione nella quale questo comportamento non funzionerà perché dovrà affrontare autonomamente determinate difficoltà e non potrà contare sugli altri
  • contrariamente al caso precedente, chi è molto autonomo e in genere risolve tutti i suoi problemi da solo, almeno una volta nella vita potrebbe trovarsi nella condizione di dover chiedere necessariamente aiuto per superare un problema
  • coloro che solitamente gestiscono i conflitti con gli altri in modo estremamente pacato e diplomatico potrebbero trovarsi a sperimentare l’inefficacia di questa modalità relazionale con persone con caratteristiche diverse da quelle che hanno sempre incontrato
  • chi ha la tendenza a controllare il più possibile vari aspetti della sua vita si renderà presto conto che questo stile è completamente inefficace in alcuni casi (per approfondire questo argomento leggi l’articolo LA MANIA DEL CONTROLLO)

Insomma, quando le circostanze cambiano, anche le nostre modalità di approcciarci ad esse devono cambiare per evitare di attuare delle tentate soluzioni disfunzionali. Può venire spontaneo ed automatico cercare di applicare delle azioni ormai ben conosciute e consolidate, ma è bene evitare di insistere quando si mostrano inadatte alla circostanza ed incapaci, quindi, di favorire il superamento del problema o il raggiungimento dell’obiettivo. Quando si ripropongono più e più volte dei tentativi di soluzione fallimentari, infatti, non solo non si risolve il problema, ma si corre anche il rischio di complicarlo sempre di più. In questo modo è possibile che si arrivi a trasformare delle semplici difficoltà quotidiane in problemi sempre più seri e strutturati.

Non a caso, la maggior parte dei problemi psicologici si sviluppano e si strutturano sulla base di una serie di tentate soluzioni disfunzionali che vengono reiterate nel tempo in modo spesso inconsapevole. Per questo motivo l’obiettivo di alcune terapie, come la LA TERAPIA BREVE STRATEGICA, è l’individuazione ed il superamento delle tentate soluzioni disfunzionali che verranno sostituite da strategie efficaci di gestione delle difficoltà.

Dott.ssa Erica Tinelli

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“NON CI VADO!”/“NON LO FACCIO!”: QUANDO L’EVITAMENTO DIVENTA UNA PRIGIONE

Bibliografia

Milanese R., Mordazzi P. (2014). Coaching strategico. Ponte alle Grazie, Milano.

Nardone G.(1998). Psicosoluzioni. Rizzoli, Milano

Watzlawick P., Weakland J. H., Fish R. (1974). Change: la formazione e la soluzione dei problemi. Astrolabio, Roma.

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