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Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

L’ALTERNANZA TRA RESTRIZIONI E ABBUFFATE: IL BINGE-EATING

Che cos’è il binge-eating?

Si tratta un problema alimentare che si caratterizza per la presenza di abbuffate che si alternano a periodi di digiuno o comunque di alimentazione estremamente restrittiva e nettamente al di sotto delle esigenze nutrizionali del proprio organismo.

Questa problematica si basa su un circolo vizioso per il quale nel momento in cui la persona crede di aver mangiato troppo comincia a sperimentare forti sensi di colpa, accompagnati dall’esigenza di dover in qualche modo recuperare gli eccessi ai quali si è abbandonata. Inizia così una lotta contro il cibo caratterizzata soprattutto dal controllo dei pasti successivi che a volte vengono addirittura saltati, mentre altre volte vengono organizzati in modo tale da risultare costituiti principalmente da cibi ritenuti sani e troppo ridotti in termini di quantità e di apporto calorico.

Però, è proprio il fatto di vietarsi dei cibi, che così diventano ancora più desiderabili, e di concedersi delle porzioni troppo ridotte, che fanno aumentare progressivamente la fame, che porta, prima o poi, ad una nuova abbuffata, che altro non è che il risultato della perdita di controllo a seguito di un tentativo di controllo troppo rigido.

Come si sviluppa il binge-eating?

A volte il binge-eating si struttura direttamente come tale, mentre altre volte rappresenta l’evoluzione di altre problematiche alimentari, come l’anoressia (restrizione estrema e continua) e la bulimia (caratterizzata da abbuffate).

In riferimento all’anoressia, il binge-aeating può emergere quando la persona non riesce più ad astenersi continuamente e quindi sviluppa un copione per il quale alterna l’astinenza forzata alle abbuffate.

Nel caso della bulimia, invece, il binge-eating può svilupparsi dal tentativo, ovviamente disfunzionale, di riparare alle abbuffate e di avere una forma fisica migliore.

Ma come si può superare il binge-eating?

È possibile superare completamente il problema con l’aiuto di un professionista.

In particolare, tra le terapie più efficaci per il trattamento del binge-eating troviamo la terapia breve strategica, che ha come obiettivo quello di rompere questo pattern caratterizzato dall’alternanza tra restrizioni e abbuffate e di aiutare la persona a sviluppare con il cibo un rapporto piacevole, equilibrato e basato sull’autoregolazione funzionale.

Una recente ricerca (Jackson e altri, 2018) ha addirittura dimostrato la superiorità di questo approccio rispetto alla terapia cognitivo-comportamentale, spesso considerata la più efficace. Nella ricerca considerata, infatti, le donne che erano state sottoposte alla terapia breve strategica mostravano un miglioramento maggiore in riferimento alla riduzione delle abbuffate, alla perdita di peso e al mantenimento di questi importanti risultati nel tempo rispetto a coloro che erano state trattate con la terapia cognitivo-comportamentale.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Bibliografia

Nardone G. e Valteroni E. (2017). Anoressia giovanile. Ponte Alle Grazie, Milano.

Jackon J. B., Pietrabissa G., Rossi A., Manzoni G. M., Castelnuovo G., (2018).
Brief strategic therapy and cognitive behavioral therapy for women with binge eating disorder and comorbid obesity: A randomized clinical trial one-year follow-up. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 86 (8).

COSTRUIRE UN’ALIMENTAZIONE SANA E PIACEVOLE

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Molte persone non hanno un rapporto equilibrato con il cibo. C’è chi mangia troppo e/o male e, spesso, come conseguenza, non è in buona forma fisica. C’è chi, al contrario, è in ottima forma, ma ad un prezzo elevato, quello di imporsi un regime alimentare estremamente rigido che deve essere seguito alla lettera e che può generare grande frustrazione. Queste due categorie di persone, anche se sembrano avere caratteristiche contrapposte, in realtà hanno in comune un elemento che è presente in tutte le problematiche di tipo alimentare e in tutte le patologie alimentari, cioè il fatto di non avere un rapporto piacevole con il cibo.

Avere un’alimentazione sana e al tempo stesso piacevole è possibile?

Contrariamente a quello che comunemente si pensa, non si tratta di due obiettivi che non si escludono a vicenda e che possono essere raggiunti congiuntamente, ma a patto di abbandonare la concezione tradizionale di dieta.

La maggior parte delle diete “classiche” si basano su una drastica riduzione del numero di calorie necessarie al fabbisogno reale della persona. Questi regimi alimentari sono destinati a fallire, magari dopo aver apparentemente funzionato per un breve periodo di tempo, a causa di motivazioni di tipo biologico e psicologico.

Dal punto di vista biologico, un’alimentazione troppo restrittiva porta il nostro organismo a produrre in quantità estremamente ridotta la molecola della leptina, responsabile di orientare il corpo verso il consumo piuttosto che verso il risparmio energetico. Se mangiamo troppo poco rispetto alle nostre necessità energetiche, quindi, viene prodotta poca leptina e, di conseguenza, il corpo cerca di consumare il meno possibile il cibo che è stato assunto.

Dal punto di vista psicologico, invece, una dieta ipocalorica può produrre frustrazione e stress, sia perché viene meno il rapporto piacevole con il cibo, sia perché, in virtù della scarsa energia, la persona può avere difficoltà a concentrarsi o a portare avanti le normali attività quotidiane. Molto spesso succede che, dopo un periodo più o meno lungo di osservanza del rigido regime alimentare, la persona si abbuffa. In questi casi l’abbuffata è determinata proprio dalle precedenti regole inflessibili ed inadeguate. In assenza di periodi con alimentazione così povera, non ci sarebbe stata alcuna abbuffata.

Come si può creare un’alimentazione sana e piacevole?

Per creare un’alimentazione sana e piacevole occorre considerare che la dieta deve essere intesa come vero e proprio stile di vita, basato su questi principi:

  • è fondamentale ricercare e coltivare il piacere orientandosi verso i cibi che piacciono di più e senza troppe restrizioni nelle quantità. Può sembrare strano che si riesca a stare in forma seguendo questa regola apparentemente paradossale, ma gli esseri viventi sono orientati all’autoregolazione, anche per quanto riguarda l’alimentazione. Anche se inizialmente alcune persone potrebbero essere portate a consumare grandi quantità di “cibo-spazzattura”, solitamente dopo alcuni giorni l’attrattiva per tali cibi diminuisce ed aumenta quella verso cibi più sani.
  • concentrare il piacere alimentare nei 3 pasti (colazione, pranzo, cena) ed evitare troppi spuntini al di fuori. Nel caso in cui si avesse tanta fame al di fuori dei pasti, significa che è necessario mangiare di più nel pasto che precede l’orario in cui subentra la fame. Se, ad esempio, una persona ha pranzato alle 13 ed ha fame intorno alle 15-16, molto probabilmente è perché ha mangiato troppo poco a pranzo ed i giorni successivi potrà provare a mangiare di più.
  • curare il contesto prestando attenzione, ad esempio, al modo in cui il cibo viene disposto nei piatti e al modo in cui si apparecchia, per rendere il pasto ancora più gradevole. È importante anche concentrarsi sul cibo, evitando, ad esempio, di mangiare velocemente o di fare altre cose mentre si mangia. Il piacere passa anche attraverso queste piccole-grandi cose.
  • fare esercizio fisico, ricercando anche in questo caso le sensazioni piacevoli connesse all’attività. Per questo la scelta dello sport o dell’allenamento più adatto ad ogni persona deve tenere conto, inevitabilmente, anche delle sue preferenze.

Per alcune persone il cibo rappresenta una forma di sfogo, di rifugio dalla tristezza, dalla rabbia, dagli eventi spiacevoli della quotidianità. In questi casi solitamente non è sufficiente seguire le indicazioni presentate, perché è importante anche comprendere e gestire diversamente le difficoltà e le emozioni che sono alla base di questo rapporto squilibrato con l’alimentazione.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Bibliografia

Nardone G. (2007). La dieta paradossale. Ponte alle Grazie, Milano.

Nardone G., Speciani L. (2015). Mangia, muoviti, ama. Ponte alle Grazie,Milano. (Capitolo: “Sovrappeso e obesità: un cambio di paradigma”)

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