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Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

L’ASTINENZA DAL PIACERE: L’ANORESSIA

L’ASTINENZA DAL PIACERE L’ANORESSIA.jpgLe caratteristiche dell’anoressia

L’anoressia è un disturbo alimentare che si caratterizza principalmente per una forte tendenza alla restrizione nell’assunzione del cibo. Le persone che soffrono di questa patologia, infatti, mangiano troppo poco rispetto a quelle che sarebbero le necessità nutrizionali del proprio corpo, principalmente perché si vedono grasse (anche se non lo sono) o perché temono di diventarlo. Accanto alla restrizione alimentare possono essere presenti altri aspetti, come ad esempio il vomito autoindotto, la compulsione all’esercizio fisico (troppo prolungato e/o troppo intenso), l’uso di lassativi. Si tratta di un disturbo che riguarda principalmente, ma non esclusivamente, le ragazze.

Solitamente il rapporto patologico con l’alimentazione si accompagna anche a problematiche relative ad altre sfere di vita, come quella delle relazioni interpersonali. L’anoressia, infatti, in genere è una forma estrema di astinenza, non solo nei confronti del cibo, ma nei confronti di tutto ciò che potrebbe far scaturire delle sensazioni positive. Di solito non viene rifiutato solo il cibo, ma anche i rapporti sociali e qualsiasi attività gradevole, probabilmente anche in virtù del timore di essere travolti dal piacere. Per timore di non sapersi controllare concedendosi il piacere nelle giuste quantità e modalità, ci si difende attraverso un’astinenza che diventa sempre più forte e pervasiva e che, spesso, viene percepita da chi la attua come una virtù della quale essere orgogliosi.

Il trattamento dell’anoressia

L’anoressia è una patologia potenzialmente molto grave e, se non adeguatamente trattata, può diventare mortale. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità rappresenta la seconda causa di morte in età giovanile, dopo gli incidenti stradali. Per questo motivo è importante intervenire prontamente.

E’ una malattia molto complessa e difficile da trattare, ma esistono degli approcci terapeutici estremamente efficaci. Tra questi troviamo l’approccio strategico, che ha un’efficacia superiore all’80%. Di solito, la durata complessiva del trattamento, considerando non solo lo sblocco della patologia ma anche il consolidamento, non supera le 20 sedute. Per raggiungere l’obiettivo, è importante saper instaurare con la persona una buona alleanza terapeutica, ma è altrettanto importante fornire indicazioni concrete e molto specifiche per risolvere il problema.

Considerando che l’anoressia solitamente insorge in età adolescenziale, in genere viene richiesta la collaborazione dei genitori che vengono guidati a cambiare i propri comportamenti per aiutare la figlia –in genere si tratta di ragazze- e per interrompere tutto ciò che, invece, potrebbe contribuire al peggioramento del problema. Può capitare, infatti, che le persone che sono vicine a chi soffre di questa malattia, senza rendersene conto e con le migliori intenzioni, facciano delle cose che non sono efficaci e risolutive.

 

I ricoveri sono efficaci?

Molto spesso per trattare l’anoressia si ricorre anche ai ricoveri che prevedono un’alimentazione forzata ma che non rappresentano una soluzione definitiva perché, una volta dimesse, le ragazze tendono a perdere nuovamente (a volte anche con gli interessi) tutto ciò che hanno assimilato forzatamente in clinica. A volte è proprio nelle cliniche che le ragazze imparano dalle loro “colleghe” nuovi “trucchi” per perdere peso o nuove evoluzioni della propria patologia. I ricoveri, quindi, dovrebbero essere effettuati solo in situazioni estreme per evitare il rischio di morte o di gravi danni fisiologici. Anche in questi casi, di solito, il ricovero da solo non è sufficiente, anche perché l’alimentazione meccanica che in genere viene proposta impedisce lo sviluppo di un rapporto piacevole con il cibo, che è l’elemento che può consentire di risolvere completamente il problema.

Dott.ssa Erica Tinelli

3884462095

erica.tinelli@hotmail.it

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Bibliografia

Biondi M. (a cura di) (2014). DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.  Raffaello Cortina Editore, Milano.

Nardone G. e Valteroni E. (2017). Anoressia giovanile. Ponte Alle Grazie, Milano.

COSTRUIRE UN’ALIMENTAZIONE SANA E PIACEVOLE

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Costruire un’alimentazione sana e piacevole è un obiettivo molto ambito. Molte persone, infatti, non hanno un rapporto equilibrato con il cibo. C’è chi mangia troppo o male e, spesso, come conseguenza, non è in buona forma fisica. C’è chi, al contrario, è in ottima forma, ma ad un prezzo elevato, quello di un regime alimentare eccessivamente rigido che può generare grande frustrazione. Queste due categorie di persone, anche se sembrano avere caratteristiche contrapposte, in realtà hanno in comune un elemento che è presente in tutte le problematiche e le patologie alimentari, cioè il fatto di non avere un rapporto piacevole con il cibo.

Avere un’alimentazione sana e al tempo stesso piacevole è possibile?

Contrariamente a quello che comunemente si pensa, non si tratta di due obiettivi che non si escludono a vicenda. Possono essere raggiunti congiuntamente, ma a patto di abbandonare la concezione tradizionale di dieta.

La maggior parte delle diete “classiche” si basano su una drastica riduzione delle calorie necessarie al fabbisogno della persona. Questi regimi alimentari sono destinati a fallire, magari dopo aver apparentemente funzionato per un breve periodo di tempo, a causa di motivazioni biologiche e psicologiche.

Dal punto di vista biologico, un’alimentazione troppo restrittiva porta l’organismo a produrre in quantità ridotta la molecola della leptina, responsabile di orientare il corpo verso il consumo piuttosto che verso il risparmio energetico. Se mangiamo troppo poco rispetto alle nostre necessità energetiche, quindi, viene prodotta poca leptina e, di conseguenza, il corpo cerca di consumare il meno possibile il cibo che è stato assunto.

Dal punto di vista psicologico, invece, una dieta ipocalorica può produrre frustrazione e stress, sia perché viene meno il rapporto piacevole con il cibo, sia perché, in virtù della scarsa energia, la persona può avere difficoltà a concentrarsi o a portare avanti le normali attività quotidiane. Molto spesso succede che, dopo un periodo più o meno lungo di osservanza del rigido regime alimentare, la persona si abbuffa. In questi casi l’abbuffata è determinata proprio dalle precedenti regole inflessibili ed inadeguate. In assenza di periodi con alimentazione così povera, non ci sarebbe stata alcuna abbuffata.

Come si può creare un’alimentazione sana e piacevole?

Per creare un’alimentazione sana e piacevole, la dieta deve essere intesa come vero e proprio stile di vita, basato su alcuni principi.

Coltivare il piacere

E’ fondamentale ricercare e coltivare il piacere orientandosi verso i cibi che piacciono di più e senza troppe restrizioni nelle quantità. Può sembrare strano che si riesca a stare in forma seguendo questa regola apparentemente paradossale, ma gli esseri viventi sono orientati all’autoregolazione, anche per quanto riguarda l’alimentazione.

Anche se inizialmente alcune persone potrebbero essere portate a consumare grandi quantità di “cibo-spazzattura”, solitamente dopo alcuni giorni l’attrattiva per tali cibi diminuisce ed aumenta quella verso i cibi più sani.

Tre pasti

Il piacere dovrebbe essere concentrato nei 3 pasti (colazione, pranzo, cena), mentre è importante evitare troppi spuntini al di fuori. Quando si ha tanta fame al di fuori dei pasti, spesso è perchè è necessario mangiare di più nel pasto che precede l’orario in cui subentra la fame. Se, ad esempio, una persona ha pranzato alle 13 ed ha fame intorno alle 15-16, molto probabilmente è perchè ha mangiato troppo poco a pranzo ed i giorni successivi potrà provare a mangiare di più.

Curare il contesto

Il contesto viene curato in vari modi, ad esempio prestando attenzione al modo in cui il cibo viene disposto nei piatti e al modo in cui si apparecchia, per rendere il pasto ancora più gradevole.

È importante anche concentrarsi sul cibo, evitando, di mangiare velocemente o di fare altre cose mentre si mangia.

Il piacere passa anche attraverso queste piccole-grandi cose.

Esercizio fisico

Per mantenersi in forma è fondamentale anche l’attività fisica.

Anche in questo contesto è importante ricercare le sensazioni piacevoli connesse all’attività. Per questo la scelta dello sport o dell’allenamento più adatto ad ogni persona deve tenere conto, inevitabilmente, anche delle sue preferenze.

Alimentazione a altre problematiche psicologiche

Per alcune persone il cibo rappresenta una forma di sfogo, di rifugio dalla tristezza, dalla rabbia, dagli eventi spiacevoli della quotidianità. In questi casi solitamente non è sufficiente seguire le indicazioni presentate, perché è importante anche comprendere e gestire diversamente le difficoltà e le emozioni che sono alla base del rapporto squilibrato con l’alimentazione.

Dott.ssa Erica Tinelli

3884462095

erica.tinelli@hotmail.it

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Bibliografia

Nardone G. (2007). La dieta paradossale. Ponte alle Grazie, Milano.

Nardone G., Speciani L. (2015). Mangia, muoviti, ama. Ponte alle Grazie,Milano. (Capitolo: “Sovrappeso e obesità: un cambio di paradigma”)