Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

I DISTURBI DI PERSONALITA’

Cosa sono i disturbi di personalità?

I disturbi di personalità prevedono un’alterazione del funzionamento della persona che può riguardare le percezioni, le cognizioni, le emozioni, le relazioni sociali, il comportamento.

Chi ha un disturbo di personalità presenta dei problemi che si presentano in molti contesti –nel lavoro, in famiglia, nelle relazioni- e che sono relativamente stabili nel corso del tempo. Ad esempio, il disturbo paranoide di personalità si caratterizza per la presenza di diffidenza e sospettosità pervasive e costanti dei confronti degli amici, dei colleghi, dei familiari, del partner.

Tra i disturbi di personalità più diffusi troviamo anche:

  • il borderline, che si caratterizza per una forte impulsività e per l’instabilità dell’umore, delle relazioni, della propria identità
  • l’antisociale, che prevede una costante violazione delle leggi e dei diritti degli altri, la mancanza di empatia, la tendenza ad essere irresponsabili e disonesti, ad esempio con menzogne e con truffe
  • il dipendente, tipico di chi ha sempre bisogno di essere accudito e consigliato e di chi non si sente in grado di stare da solo e di prendersi cura di se
  • l’evitante, che ha come caratteristiche tipiche la grande inibizione sociale, i sentimenti di inadeguatezza e di inferiorità e un comportamento socialmente ritirato per il timore di essere valutato negativamente

Chi ha un disturbo di personalità può guarire?

In passato era molto diffusa la convinzione dell’impossibilità di trattare con successo i disturbi di personalità. Questa prospettiva, presente in parte ancora oggi, è stata smentita dalla letteratura scientifica del settore e dalla pratica clinica.

È possibile, quindi, trattare i disturbi di personalità, anche se è necessario avere aspettative realistiche: i cambiamenti, infatti, possono essere lenti e graduali rispetto ai risultati che è possibile ottenere in altre situazioni.

Il trattamento dei disturbi di personalità

Il trattamento d’elezione per i disturbi di personalità è la psicoterapia che aiuta le persone a modificare le percezioni, le emozioni ed i comportamenti disfunzionali.

La terapia farmacologica, da solo, invece, è sconsigliata perché la sua utilità è circoscritta al contenimento dei sintomi più invalidanti. Anche nei casi in cui si ritiene indispensabile la terapia farmacologica, quindi, questa dovrebbe essere sempre inserita in un percorso terapeutico ben più ampio.

In molti casi l’intervento prevede anche il coinvolgimento dei familiari se si ritiene che questi possano rappresentare una risorsa che facilita la terapia.

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Se ti è piaciuto questo articolo potrebbe interessarti anche:

IL DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITA’

IL DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITA’

Per approfondire

Biondi M. (a cura di) (2014). DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.  Raffaello Cortina Editore, Milano.

https://salute.regione.emilia-romagna.it/salute-mentale/percorsi-di-cura/DGP

GESTIRE LA SOLITUDINE PER STARE BENE CON SÉ STESSI E CON GLI ALTRI

Le caratteristiche della solitudine

La solitudine e le reazioni di malessere o benessere ad essa associate non sono legate soltanto ad elementi fisici oggettivi, ma hanno a che fare anche con delle percezioni soggettive. C’è chi, ad esempio si sente solo anche se è sempre circondato da persone e c’è chi, invece, non si sente solo anche se passa molto tempo in completo isolamento.

C’è chi, poi, vive la solitudine con tranquillità o con gioia e chi, invece, è pervaso dalla sofferenza più cupa. Ciò indica che la solitudine, che fa parte della vita di ognuno di noi, di per sé non è né un bene né un male: ciò che fa la differenza è il modo in cui viene gestita e vissuta.

Perché è importante imparare a stare bene da soli?

Imparare a stare bene da soli è fondamentale per il benessere personale e relazionale, elementi che sono fortemente interconnessi tra loro.

Imparando a stare bene con se stessi si diventa capaci di migliorarsi per poi selezionare e scegliere con chi si vuole stare. Chi non è capace a stare da solo, infatti, in genere tende a ricercare e a sviluppare relazioni poco soddisfacenti pur di trovare compagnia. È molto diffusa, ad esempio, la tendenza a cercare di soddisfare il più possibile le richieste e le aspettative degli altri per non essere allontanati e per il timore, quindi, di rimanere soli.

Non saper stare da soli porta anche molte persone a non interrompere relazioni ormai poco soddisfacenti o addirittura tossiche perché qualsiasi cosa è considerata migliore del tanto temuto isolamento.

Come imparare a stare da soli?

Prendendosi cura di sé. Questo significa lavorare sul proprio miglioramento che deve riguardare numerose aree, come ad esempio l’aspetto fisico, la capacità di comunicazione, la gestione delle emozioni, la flessibilità, la creatività, la coltivazione delle proprie risorse e dei propri talenti.

Il miglioramento di sé, oltre a donare soddisfazione intrinseca, rende anche più desiderabili agli occhi degli altri. Rappresenta, quindi, un elemento molto importante per lo sviluppo di relazioni soddisfacenti. Quando si entra in relazione, poi, diventa importante anche prendersi cura dell’altro evitando di dimenticarsi di prendersi cura di sé.

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Per approfondire

Nardone G. (2020). La solitudine. Capirla e gestirla per non sentirsi soli.Ponte alle Grazie, Milano.

COME SI PUO’ GESTIRE LA FRUSTRAZIONE?

Che cos’è la frustrazione?

Si sperimenta un vissuto di frustrazione quando si incontrano degli ostacoli nel percorso che porta a soddisfare dei bisogni o a raggiungere degli obiettivi che consideriamo importanti.

La frustrazione è un aspetto inevitabile dell’esistenza di ognuno di noi perché a chiunque capita, prima o poi, di avere delle difficoltà che impediscono momentaneamente di ottenere ciò che si vuole. Sarebbe impossibile, quindi, evitare del tutto la frustrazione. Quello che si può fare, invece, è imparare a gestirla al meglio e trasformarla in uno stimolo potenzialmente positivo.

Il primo passo per gestirla

La prima cosa da fare è valutare se la frustrazione ha provocato una rabbia molto intensa che necessita di essere adeguatamente incanalata. La rabbia, infatti, è una delle principali conseguenze del vissuto di frustrazione e se è molto forte può provocare reazioni sproporzionate e potenzialmente dannose. Per evitare che ciò avvenga è possibile utilizzare varie strategie, alcune delle quali sono riportate nell’articolo LA RABBIA: A CHE SERVE E COME SI PUO’ GESTIRE? che ti consiglio di leggere.

Trasformare la frustrazione in una risorsa

La gestione della rabbia è soltanto il primo passo e non sempre è indispensabile perché può capitare di sentirsi frustrati, ma non arrabbiati.

Per usare la frustrazione come strumento di crescita bisogna impegnarsi attivamente per rimuovere l’ostacolo trovando la strategia più adatta alla situazione. La frustrazione, infatti, ci informa che per raggiungere il nostro obiettivo o per soddisfare il nostro bisogno è necessario cambiare qualcosa fino a trovare la strada giusta. Questo a volte può voler dire imboccare tanti sentieri diversi e tortuosi.

Ad esempio, se una persona è frustrata perché non riesce a migliorare la propria forma fisica deve chiedersi cosa la frena in questo percorso e cosa deve fare per ottenere di più. In alcuni casi potrebbe non seguire il regime alimentare adatto; in altri casi potrebbe aver scelto di dedicarsi ad uno sport non ottimale per le sue esigenze; altre volte potrebbe aver bisogno di allenarsi più spesso; altre volte ancora dovrebbe capire che sta facendo tutto nel migliore dei modi, ma deve “solo” darsi più tempo. E così via, all’interno di un ventaglio di possibilità anche molto ampio, che è fatto in parte di tentativi e di errori e che a volte può anche richiedere il supporto di un professionista.

La frustrazione, quindi, può essere usata a proprio vantaggio per superare gli ostacoli che l’hanno prodotta. Ovviamente questo processo non sempre è semplice. Anzi, nella maggior parte dei casi è faticoso e non immediato, ma se si tratta di qualcosa di molto importante sicuramente ne vale la pena. D’altra parte, poi, l’alternativa qual è? Ci sono persone che in queste situazioni assumono una posizione vittimistica e lamentosa che, anche se a volte può donare un momentaneo sollievo, se perpetrata nel tempo certamente non è risolutiva. Infatti, lamentarsi troppo fa male.

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LA RABBIA: A CHE SERVE E COME SI PUO’ GESTIRE?

LAMENTARSI TROPPO FA MALE

IL CICLO DELLA VIOLENZA NELLE RELAZIONI DI COPPIA

Purtroppo la violenza domestica è un fenomeno abbastanza diffuso e che, a volte, arriva anche al gesto estremo dell’omicidio.

La violenza nelle relazioni di coppia può manifestarsi con modalità differenti che variano da caso a caso, ma tendenzialmente ci sono degli aspetti che tendono a presentarsi quasi sempre e che hanno a che fare con il come la violenza si sviluppa e si riproduce. Questi aspetti sono ben descritti dal modello del ciclo della violenza proposto dalla psicologa Lenore Walker.

La fase della crescita della tensione

La violenza nelle relazioni di coppia, in genere, non è improvvisa, ma si sviluppa progressivamente.

La prima fase del modello, la fase di crescita della tensione, è caratterizzata da un aumento del nervosismo, dell’agitazione dell’uomo. La donna risponde a questa situazione cercando di ridurre la tensione, ad esempio sottomettendosi all’uomo, cercando di soddisfare quanto più possibile i suoi bisogni e le sue esigenze, cercando di eliminare possibili fattori di stress.

La fase di esplosione della violenza

È la fase di violenza vera e propria che si può manifestare in tanti modi diversi e con intensità differenti. La violenza può essere fisica, psicologica, verbale, sessuale. Molto spesso non vi è un solo tipo di violenza, ma una combinazione tra più forme di violenza. Può anche succedere che siano presenti tutte.  

La fase di luna di miele dopo la violenza

In questa fase cessano le violenze e l’uomo si mostra pentito per quello che ha fatto. Diventa attento, premuroso, dichiara spesso che non succederà più.

È proprio in questo momento che in genere la donna si illude che la situazione possa davvero cambiare e che tutto si possa risolvere, ma questa è un’illusione che si presta facilmente ad essere delusa.

La fase dello scarico della responsabilità

Si caratterizza per il fatto che l’uomo attribuisce la colpa dei suoi comportamenti aggressivi a fattori che non dipendono da lui, come lo stress, la mancanza di lavoro, le difficoltà economiche o il comportamento della donna che viene incolpata di colpe che non ha. Tutto questo, però, contribuisce a sviluppare nella donna quella che spesso si rivela essere un’ulteriore illusione, quella di poter cambiare il suo uomo e di poter interrompere il ciclo cambiando il suo comportamento.

Il ciclo riparte

Le fasi descritte sono parte di un ciclo che tende a ripetersi più e più volte, spesso all’infinito. Dopo l’ultima fase, il processo inizia nuovamente a partire dalla crescita della tensione, all’esplosione della violenza e così via.

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Bibliografia

Walker L., (1979) The Battered Women. Harper and Row, New York.

I BENEFICI DELLA SCRITTURA

La scrittura può essere un alleato molto importante del nostro benessere. Infatti, in molti approcci terapeutici, come ad esempio la terapia breve strategica, è uno degli strumenti che viene utilizzato per lavorare su specifiche problematiche, come ad esempio l’elaborazione di un trauma o la gestione della rabbia.

Scrivendo possiamo acquisire una migliore conoscenza e comprensione di noi stessi e possiamo elaborare quanto ci accade. La letteratura sul tema ha dimostrato che la scrittura (molto spesso definita espressiva) può avere importanti benefici.

I benefici della scrittura sul fisico

E’ stato dimostrato che, dopo aver seguito un programma di scrittura, si verificava un miglioramento delle funzioni del sistema immunitario e, nei mesi successivi, le persone facevano meno visite mediche rispetto a coloro che non avevano fatto questa esperienza.

Inoltre, già mentre scrivono le persone in genere manifestano segnali fisici che indicano una riduzione dello stress. Tra questi troviamo la riduzione della tensione muscolare, della frequenza cardiaca, della pressione sanguigna.

L’impatto psicologico

La scrittura nel breve termine (fino ad una o due ore dopo aver scritto) può avere effetti apparentemente negativi. Le persone, infatti, possono provare una profonda tristezza che può anche sfociare nel pianto. Si tratta di un passaggio che a volte è necessario per poter godere dei successivi effetti positivi che sono rappresentati da una diminuzione dei sintomi depressivi e ansiogeni e da una netta riduzione delle ruminazioni e dei pensieri intrusivi.

Nel tempo, inoltre, aumenta la frequenza con la quale le persone provano emozioni positive.

I benefici sul comportamento

La scrittura può contribuire al miglioramento della prestazione scolastica e lavorativa.

Questo probabilmente avviene perchè la scrittura consente di liberarsi in parte da alcune preoccupazioni, di superare dei blocchi mentali e di migliorare, così, la capacità di concentrarsi su compiti complessi.

Le relazioni

Infine, si è osservato che le persone che fanno l’esperienza della scrittura espressiva, successivamente migliorano anche la qualità della loro vita sociale.

Più precisamente, queste persone parlano di più con gli altri, sorridono ed esprimono più facilmente e mostrano più spesso le emozioni positive.

Ma come deve essere la scrittura?

Tutti i benefici descritti sono possibili a patto di seguire delle regole.

Innanzitutto, è necessario dedicare alla scrittura il giusto tempo, che può variare molto a seconda della persona e della situazione. Nella maggior parte dei casi è necessario scrivere per più giorni, per un tempo di almeno 10 minuti ogni volta. A volte non è neanche possibile definire a priori il tempo necessario, ma ci si organizza in base a quanto si percepisce di avere bisogno di scrivere, aspetto che può essere molto soggettivo.

Un’altra regola importante è quella di non preoccuparsi della forma di quanto si sta scrivendo: bisogna descrivere la situazione, i propri pensieri ed i propri sentimenti senza prestare attenzione alla grammatica, all’ortografia, allo stile.

Infine, è fondamentale esprimersi liberamente, nel modo più aperto e più onesto possibile. Solo in questo modo, infatti, è possibile elaborare gradualmente quello che viene descritto ed assumere una posizione di distacco dall’evento spiacevole. Se avete paura che qualcuno possa leggere quello che scrivete, distruggetelo subito dopo averlo scritto.

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Bibliografia

Pennebaker J. W. E Evans J. F. (2014). Expressive Writing: Words That Heal. Idyll Arbor.

LA TERAPIA DI COPPIA COME ULTIMO TENTATIVO PRIMA DELLA SEPARAZIONE

La terapia di coppia a volte è considerata l’ultimo tentativo prima della separazione. Alcune coppie, infatti, decidono di intraprendere questo percorso quando il loro rapporto è già molto in crisi, ad esempio perché uno dei due partner oppure entrambi stanno valutando seriamente la possibilità di separarsi o di divorziare.

In questi casi la terapia di coppia potrebbe rappresentare l’ultima spiaggia prima della chiusura della relazione.

Se si sta già valutando la possibilità di una separazione non è troppo tardi per fare una terapia di coppia?

Assolutamente no.

Se si sta valutando la possibilità di chiudere il rapporto molto probabilmente ci si trova in una condizione complessa, ad esempio perché vi è una crisi molto acuta o delle problematiche ben strutturate e spesso presenti anche da un po’ di tempo, seppure con intensità e modalità che possono essere cambiate. Tutto questo potrebbe rendere la terapia di coppia più complessa, ma non inutile.

Quello che è importante per l’efficacia della terapia, infatti, più che la complessità della situazione è la motivazione dei partner a seguire nel miglior modo possibile questo percorso. Inoltre, il fatto che ci si trova in una situazione grave da un certo punto di vista potrebbe anche rappresentare un vantaggio perché potrebbe mettere le persone nella condizione di impegnarsi al massimo per risolvere problemi e difficoltà che sono diventati estremamente invalidanti e dei quali ci si vuole liberare assolutamente.

La terapia di coppia può, quindi, consentire di evitare la separazione?

Sì, ma non è detto che i due partner decidano effettivamente di lavorare per evitare la rottura del loro rapporto.

Con la terapia di coppia è possibile risolvere varie problematiche psicologiche e relazionali che possono essere, ad esempio, legate alla gestione della comunicazione, dei conflitti, ai problemi sessuali, a fasi particolari che i partner stanno vivendo. È possibile affrontare e superare tutto questo, però, se lo si vuole e se le persone desiderano veramente stare insieme, al di là dei problemi anche molto seri che hanno in quel momento.

Potrebbe capitare, ad esempio, che durante la terapia di coppia le persone si rendano conto di non voler tornare insieme perché non vi è più –o forse non vi è mai stato- un legame forte tra loro e, quindi, anche risolvendo i loro problemi difficilmente riusciranno ad essere felici. In casi come questo non si può certo parlare di un fallimento della terapia di coppia, anzi la terapia di coppia è stata utile per aiutare le persone a diventare consapevoli di quello che desiderano davvero, anche quando questo non coincide con le loro aspettative iniziali.

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