Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

I DELIRI

Cosa sono i deliri?

I deliri sono delle convinzioni errate che la persona sostiene con estrema fermezza e determinazione anche se sono presenti prove che evidenziano la loro infondatezza.

Cercare di convincere razionalmente una persona delirante del fatto che si sta sbagliando di solito è completamente inutile, proprio perché una caratteristica essenziale del delirio è la sua irrazionalità. Parlare il linguaggio della razionalità con chi sta usando una prospettiva diversa non funziona, anzi può peggiorare la situazione perché la persona può sentirsi non compresa ed aggredita e può reagire diventando aggressiva.

I deliri hanno sempre dei contenuti assurdi?

No, non sempre sono presenti dei contenuti “straordinari” che deviano da quelle che sono le esperienze quotidiane, come avviene, ad esempio, quando una persona è convinta di essere spiata dagli alieni. In molti casi, infatti, i deliri hanno contenuti più “ordinari” che possono riguardare la certezza di essere traditi o ingannati, fenomeni che effettivamente si possono verificare. In tali circostanze si parla di delirio solo se la convinzione è palesemente errata ed ingiustificabile sulla base dei dati di realtà.

I vari tipi di delirio

Tra i deliri più diffusi troviamo quelli di tipo persecutorio, che hanno a che fare con la convinzione di essere sfruttati, danneggiati e derisi dagli altri.

Ci sono, poi, i deliri di grandezza, che riguardano la convinzione di avere doti straordinarie, spesso non riconosciute dagli altri.

I deliri erotici, invece, sono tipici di chi è erroneamente convinto che qualcuno/a –anche un personaggio famoso mai conosciuto- sia innamorato di lui/lei.

Troviamo, poi, i deliri di tipo somatico, che riguardano i temi del malfunzionamento del corpo, come l’idea di emanare cattivi odori o di essere infestato da parassiti.

Si tratta solo di alcuni esempi visti che i deliri possono avere tanti contenuti diversi, potenzialmente infiniti.

Deliri e disagio psichico

I deliri sono uno dei sintomi principali dei disturbi psicotici, come ad esempio la schizofrenia. Si tratta di disturbi mentali piuttosto seri e potenzialmente molto invalidanti visti che si caratterizzano per la presenza di un esame di realtà inadeguato e disfunzionale.

Ci sono dei casi, però, nei quali il delirio non rappresenta l’elemento essenziale della condizione di malessere riportata dalla persona, ma è la conseguenza di un altro disturbo o comunque è parte di una condizione di disagio più generale.

In entrambi i casi, la comprensione ed il trattamento dei deliri richiede l’intervento di un professionista.

Dott.ssa Erica Tinelli

3884462095

erica.tinelli@hotmail.it

Per approfondire

Nardone G.(1998). Psicosoluzioni. Rizzoli, Milano

Sims A., Oyebode F. (2009). Introduzione alla psicopatologia descrittiva. Raffaello Cortina Editore, Milano.

“PERCHE’ HO QUESTO PROBLEMA?”

Molte delle persone che hanno dei problemi psicologici si chiedono: “Perchè ho questo problema?”

C’è una causa?

Spesso si pensa che tutto abbia inizio da un episodio preciso, da un trauma, dal rapporto avuto con i genitori o con altre figure significative. È molto diffusa la convinzione che per poter risolvere un problema è necessario esplorare il proprio passato per ricercare questi elementi (la presunta causa originaria) e diventarne gradualmente consapevoli. In realtà, però, conoscere le cause originarie di un problema solitamente non porta alla soluzione. Anzi, non è raro trovare delle persone che sanno benissimo perché stanno male, ma nonostante questo non riescono a risolvere il problema. È il caso, ad esempio, di coloro che hanno vissuto un trauma che ricordano e che sembra aver compromesso per sempre la loro serenità. Lo stesso vale per le persone che hanno sviluppato un malessere molto forte a seguito di precisi eventi, come un lutto oppure la fine di una relazione importante.

Il legame tra problema psicologico e difficoltà gestite male

E’ importante anche tenere in considerazione il fatto che non sempre i problemi psicologici hanno delle cause originarie ben determinate. Molte problematiche psicologiche, infatti, derivano da difficoltà quotidiane che per molto tempo sono state gestite inadeguatamente fino a strutturarsi in disturbi difficili da gestire. Ciò che è fondamentale, quindi, non è la difficoltà iniziale, che potrebbe essere anche legittima, ma il modo in cui tale difficoltà viene gestita.

Alcuni esempi

Pensate ad una persona che ogni volta che deve affrontare una situazione nuova prova un po’ d’ansia, emozione che è perfettamente normale ed utile in alcune circostanze ed entro certi livelli. Se, però, a causa dell’ansia mette in atto dei comportamenti potenzialmente disfunzionali (come evitare ciò che teme e chiedere l’aiuto degli altri) che, con il tempo, ripete più e più volte al punto da renderli un copione ridondante, è molto probabile che si venga a strutturare un disturbo psicologico invalidante, come ad esempio una fobia specifica oppure un disturbo da attacchi di panico. Pensate a coloro che sono molto attenti alla propria forma fisica e che temono di ingrassare. È una paura molto diffusa e che può comportare anche dei vantaggi perché può portare le persone a prestare attenzione all’alimentazione e all’attività fisica. Se, però, sulla base di questa paura le persone riducono sempre di più l’assunzione di cibo e mangiano quotidianamente molto di meno di quello che sarebbe necessario, si sviluppa un disturbo alimentare. Facciamo un ultimo esempio. Immaginate una persona che, a seguito della perdita del lavoro, è triste, confusa e scoraggiata. È una reazione legittima, che può diventare problematica e patologica se la persona gestisce questo malessere isolandosi completamente, diventando passiva, rinunciando a fare delle cose per lei importanti, come cercare un altro lavoro o coltivare le relazioni e gli hobby. Cos’hanno in comune queste situazioni? In tutti i casi si ha a che fare con delle difficoltà che diventano patologiche perché affrontate in modo inadeguato. Non c’è nessuna causa originaria specifica che possa essere riferita a determinati eventi, a traumi, a relazioni infantili non ottimali.

Problemi psicologici e tratti caratteriali

I problemi psicologici possono svilupparsi anche quando alcuni tratti del carattere di una persona diventano estremizzati ed inflessibili. È il caso della persona eccessivamente precisa e scrupolosa che, a livelli estremi, può diventare ossessiva nel comportamento o nel pensiero. Lo stesso vale per una persona diffidente verso gli altri che non riesce a gestire in modo funzionale questa sua caratteristica e diventa paranoica. Anche in queste situazioni non esiste una causa originaria specifica da ricercare in qualche evento del passato.

La domanda “perché ho questo problema” e l’esplorazione del passato

Che cosa rimane, quindi, del viaggio all’esplorazione del proprio passato e alla ricerca della presunta causa originaria che tanto affascina molte persone? È un viaggio che chiunque può scegliere liberamente di intraprendere, ma con la consapevolezza che non è detto che porterà a risolvere il problema, anche se forse potrebbe contribuire ad una migliore conoscenza e comprensione di sé, della propria storia e delle proprie caratteristiche.

Dott.ssa Erica Tinelli

3884462095

erica.tinelli@hotmail.it

GLI INGREDIENTI DEL SUCCESSO

La maggior parte delle persone ricerca il successo nella vita, anche se per ognuno il successo può avere un significato diverso e molto personale.

In genere tutti sono concordi nell’affermare che il successo non è semplice da raggiungere e che, per realizzarlo, è necessario possedere e dosare una serie di ingredienti. Ecco alcuni dei più importanti.

Chiarezza

Per avere successo, devi avere ben chiaro che cos’è per te il successo. Cosa devi realizzare nella tua vita affinchè tu possa considerarti una persona di successo?

Forse può sembrare un ingrediente banale. Non è raro, però, conoscere persone che nel definire i propri progetti di vita si lasciano influenzare dagli altri senza focalizzarsi su ciò che per loro è realmente importante. Realizzare i sogni degli altri non è avere successo e, prima o poi, può generare una grande frustrazione.

Pianificare il successo

Definisci l’obiettivo o gli obiettivi che vorresti raggiungere in termini chiari, specifici, concreti e con riferimento a delle tempistiche orientative entro le quali ritieni di poter ottenere i risultati desiderati.

Comincia a programmare il percorso che seguirai per raggiungere gli obiettivi. Quali attività dovrai svolgere? Sai quali abilità dovrai sviluppare? Quali sotto-obiettivi dovrai realizzare? Quali ostacoli potrai incontrare? Come li affronterai?

Competenze

Per ottenere risultati importanti è necessario essere molto competenti. Non scoraggiarti se senti di avere delle carenze. Se lo vuoi davvero, puoi sempre sviluppare tutte le abilità necessarie, anche quando parti da zero.

Non è importante quanto sei portato per fare una determinata cosa, ma quanto sei disposto ad investire per diventare bravo nel fare quella cosa.

Autocontrollo e successo

È la capacità di controllare gli impulsi e di rimandare gratificazioni immediate per concentrarsi sullo svolgimento di azioni che consentono di ottenere importanti risultati a lungo termine.

La buona notizia è che è un’abilità che può essere sviluppata (per approfondimenti leggi l’articolo AUTOCONTROLLO E SUCCESSO)

Strategia

Possono esserci più modi per raggiungere gli obiettivi o per svolgere le varie attività. Scegli oppure sviluppa la strategia più adatta alla tua situazione.

Non sempre è possibile sapere in anticipo se una strategia è efficace e, a volte, l’unico modo per verificarlo è tentare, anche quando questo significa correre dei piccoli rischi.

Costanza

Chi si pone obiettivi ambiziosi sceglie di seguire una strada piena di difficoltà che devono essere affrontate e superate. Per farlo è necessario essere costanti. Ci vuole costanza per rivedere ed aggiornare la propria pianificazione quando necessario. Bisogna avere costanza per sviluppare competenze ed autocontrollo. Ci vuole costanza anche per valutare e tentare varie strategie e per perseguire quella più efficace.

Dott.ssa Erica Tinelli

3884462095

erica.tinelli@hotmail.it

LA GELOSIA NELLA COPPIA

È normale essere gelosi?

La gelosia entro certi limiti è perfettamente normale e non compromette la stabilità ed il benessere della coppia e dei singoli.

Al contrario, diventa problematica quando è accompagnata da sofferenza, che in genere riguarda sia il/la geloso/a, sia la vittima di tale gelosia.

Il/la geloso/a, infatti, può essere tormentato da pensieri e immagini ricorrenti di possibili tradimenti, può sentirsi sempre insicuro, triste e arrabbiato per quello che secondo lui potrebbe essere già avvenuto oppure per quello che potrebbe accadere in futuro.

La vittima della gelosia, invece, può sentirsi soffocata dalle continue domande e osservazioni del partner e dai suoi controlli, può avere la percezione di non essere libera e può non sapere come gestire la situazione.

Perché alcune persone sono eccessivamente gelose?

La gelosia estrema ed ossessiva non ha niente a che fare con l’amore perchè è distruttiva. Chi è molto geloso/a, quindi, non necessariamente è molto innamorato/a.

La gelosia spesso sottende un sentimento di inferiorità del quale la persona può anche non essere consapevole, ma che, comunque, orienta le sue percezioni, i suoi pensieri ed i suoi comportamenti. Il/la geloso/a, ad esempio, può sentirsi più brutto/a del partner, può ritenere di avere scarse qualità, può credere di non essere degno/a di essere amato/a.

La gelosia eccessiva può essere anche la manifestazione di un disturbo paranoico basato su convinzioni false. A niente servono i tentativi di rassicurazione del partner che, spesso, non solo sono inutili, ma sono anche dannosi perché interpretati dal paranoico come tentativi di nascondere le proprie cattive intenzioni. Il paranoico, infatti, si chiede: perché rassicurare e giustificarsi in merito a qualcosa che non si è fatto?

La gelosia patologica e le sue conseguenze

La gelosia patologica in genere porta il/la geloso/a a controllare costantemente la vittima e può sfociare in varie forme di violenza, tra le quali è compreso l’omicidio.

Quando la gelosia patologia non arriva ad esiti così negativi compromette comunque la serenità della coppia perché le persone vivono in uno stato di malessere che non le fa stare più bene insieme. In alcuni casi la relazione può terminare perché il/la geloso/a non sopporta più i suoi dubbi o le sue certezze in merito a possibili tradimenti o anche perché la vittima non sopporta più lo stato di tensione e l’essere messa costantemente in discussione.

Un’altra possibile conseguenza della gelosia patologica è la realizzazione di ciò che il/la geloso/a teme. Una persona che viene accusata continuamente ed ingiustamente di infedeltà, infatti, in virtù del fatto che vive in una condizione difficile, può essere portata a cercare conforto e positività altrove, con altre persone. Questo, però, non significa necessariamente che il/la geloso/a aveva ragione perché almeno in parte è stato lui/lei, con il suo essere asfissiante, a realizzare ciò che è avvenuto.

Dott.ssa Erica Tinelli

3884462095

erica.tinelli@hotmail.it

Se ti è piaciuto questo articolo potrebbe interessarti anche:

IL LITIGIO NELLA COPPIA

Per approfondire

Muriana E., Verbitz T. (2017). Se sei paranoico, non sei mai solo! Dalla diffidenza al delirio paranoico. Alpes Italia, Roma.

Sims A., Oyebode F. (2009). Introduzione alla psicopatologia descrittiva. Raffaello Cortina Editore, Milano.

IL DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITA’

Che cos’è un disturbo di personalità?

Un disturbo di personalità prevede la presenza di tratti di personalità rigidi, inflessibili e disadattivi che possono provocare disagio e compromissione della qualità di vita. Tali tratti sono anche relativamente stabili nel tempo e tendono a presentarsi in svariati contesti –come al lavoro, in famiglia, ecc…-

Chi soffre di un disturbo di personalità può presentare importanti alterazioni nella sfera della cognizione -percezione di sé, degli altri, del mondo-, delle emozioni –che possono essere, ad esempio, troppo intense o superficiali e labili-, nelle relazioni interpersonali e nel controllo degli impulsi. Tra i principali disturbi di personalità troviamo il disturbo borderline.

Quali sono le caratteristiche di un disturbo borderline di personalità?

Le caratteristiche essenziali di questo tipo di disturbo sono l’impulsività e l’instabilità che riguarda l’immagine di sé, le relazioni interpersonali e anche le emozioni.

Il sè

L’instabilità dell’immagine di sè porta la persona a manifestare dei cambiamenti frequenti ed immotivati dei propri progetti, degli obiettivi, dei valori e anche dei pensieri. Spesso non riesce a mantenere una continuità negli studi, sul lavoro, nelle relazioni perché inizia una cosa e l’abbandona, poi ne inizia un’altra e abbandona anche quella e così via.

La gestione delle relazioni

Le relazioni interpersonali che vengono sviluppate possono essere molto intense, ma anche estremamente instabili perché le altre persone vengono iperidealizzate e svalutate con estrema facilità. Ad esempio, una persona con disturbo borderline può ritenere fantastico il proprio partner e, poi, può pensare che è una persona orrenda solo perché è arrivato con cinque minuti di ritardo ad un appuntamento.

È presente anche il timore di essere abbandonati dagli altri e questa paura, che può essere anche irrealistica, può portare a minacce o tentativi di suicidio o all’autolesionismo, che può rappresentare uno strumento per provare a sedare la sofferenza sperimentata. 

Le emozioni

Anche le emozioni e l’umore sono intensi ed instabili, quindi ci sono cambiamenti emotivi piuttosto frequenti. Inoltre, è presenta una difficoltà a gestire la rabbia che, spesso, è inappropriata alle circostanze o comunque è troppo intensa. Possono essere presenti anche sentimenti cronici di vuoto e idee paranoiche, soprattutto nei periodi particolarmente stressanti.

L’impulsività

L’impulsività tipica del disturbo può portare la persona a mettere in atto comportamenti potenzialmente dannosi in quanto la persona non riflette prima di agire.

L’impulsività si manifesta soprattutto in alcune aree che riguardano il fare uso di sostanze, l’avere dei rapporti sessuali non sicuri, il guidare in modo pericoloso, l’abbuffarsi, il fare spese folli.

Il trattamento del disturbo borderline di personalità in terapia breve strategica

Solitamente nella fase iniziale l’intervento è focalizzato sul trattamento della sintomatologia più invalidante e pericolosa che può essere rappresentata, ad esempio, dalla gestione della rabbia o di altri comportamenti distruttivi –come le abbuffate o l’autolesionismo-. In questo modo si cerca di produrre rapidamente cambiamenti importanti.

Successivamente, però, è fondamentale aiutare la persona a sviluppare la costanza che si contrappone all’instabilità nei vari ambiti di vita e questa fase può essere molto più lunga nel tempo. A tal proposito si parla di terapia breve a lungo termine per indicare che il numero di colloqui potrà essere anche ridotto, ma questi saranno dilazionati nel tempo per dare alla persona la possibilità di sperimentarsi nella vita quotidiana, ma continuando ad avere un riferimento con il quale confrontarsi.

In casi di questo tipo, oltre all’uso delle tecniche, è fondamentale l’adeguata gestione della comunicazione e della relazione terapeutica. Il terapeuta, infatti, rappresenta per il paziente un punto di riferimento fondamentale, una guida che lo condurrà ad affrontare tutte le difficoltà che incontrerà, a costruire quello non c’è mai stato, a gestire i momenti particolarmente critici della vita. 

Dott.ssa Erica Tinelli

3884462095

erica.tinelli@hotmail.it

Se ti è piaciuto questo articolo potrebbe interessarti anche:

I DISTURBI DI PERSONALITA’

IL DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITA’

Bibliografia

Biondi M. (a cura di) (2014). DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.  Raffaello Cortina Editore, Milano.

Nardone G., Balbi E., Vallarino A., Bartoletti M. (2017). Psicoterapia breve a lungo termine. Trattare con successo anche le psicopatologie maggiori. Ponte alle Grazie, Milano.

“NON RIESCO A NON PENSARE“

Nella vita quotidiana non è così raro il tentativo di non pensare a qualcosa. Spesso si cerca di non pensare a delle cose che preoccupano, che creano ansia e stress, come ad esempio un problema lavorativo, delle discussioni con amici o familiari, una situazione difficile da affrontare, un episodio spiacevole che si è verificato. Chi è a dieta spesso cerca di non pensare al cibo, così come chi vorrebbe smettere di fumare può avere la tendenza a cercare di cancellare il pensiero delle sigarette.

Indipendentemente dalla specificità del pensiero che si vorrebbe allontanare, si tratta di un tentativo di evitare che la propria mente si concentri su determinati contenuti e di far in modo che si orienti verso altre direzioni. Molto spesso questa strategia non funziona oppure funziona soltanto in minima parte perché controllare i propri pensieri è estremamente difficile, spesso impossibile, in virtù delle caratteristiche e del funzionamento dei processi cognitivi umani.

Perché il tentativo di non pensare a determinate cose è, spesso, inefficace?

Come dimostrato dagli esperimenti di Wegner, quando ci si cimenta nell’impresa di cercare di non pensare a qualcosa molto spesso, oltre a fallire, si produce anche un peggioramento della situazione perché i pensieri che si volevano evitare non solo non scompaiono, ma possono addirittura presentarsi più frequentemente e/o in maniera più intensa rispetto a prima. In alcune circostanze si riesce ad allontanare determinati pensieri, ma solo per poco tempo: a breve si ripresentano inevitabilmente, spesso in modo più prepotente. Anche in questo caso, quindi, la strategia non può essere considerata efficace.

I processi cognitivi

Perché succede questo? Wegner spiega il fenomeno facendo riferimento alla distinzione tra processi cognitivi automatici e processi cognitivi controllati. I processi automatici, i più frequenti, si verificano in modo inconsapevole e sfuggono al controllo della persona. I processi controllati, invece, possono essere attivati solo intenzionalmente e si basano su valutazioni approfondite, ma richiedono tempo ed energie cognitive. Secondo Wegner quando vogliamo evitare di pensare a certe cose dobbiamo:

  1. ricercare i pensieri indesiderati attraverso un processo automatico che richiede poco sforzo
  2. ricercare i pensieri sostitutivi attraverso un processo controllato che richiede impegno e che può essere disattivato quando le risorse cognitive si sono esaurite o scarseggiano

Se ci s’impegna a sopprimere i pensieri indesiderati in situazioni di normale disponibilità di risorse cognitive, entrambi i processi potranno essere attuati con successo. Se, invece, si cerca di farlo in condizioni di stanchezza o mentre si è impegnati in altre attività, è molto probabile che si riuscirà efficacemente a ricercare i pensieri indesiderati, ma non si riuscirà ad attivare il processo di ricerca dei pensieri sostitutivi, con l’esito paradossale di aver reso ancora più accessibili i pensieri spiacevoli. Dal momento che le risorse cognitive sono estremamente limitate rispetto a tutto ciò che dobbiamo fare nell’arco della giornata, è estremamente probabile che questo effetto prima o poi si verificherà.

Che fare, quindi, se hai dei pensieri indesiderati che ti perseguitano?

Dipende molto dalla situazione. Per prima cosa evita di accanirti nel tentativo fallimentare di eliminarli. Accettali, dopo un po’ di tempo potrebbero sparire o affievolirsi naturalmente. Se così non fosse è necessario analizzare in modo più approfondito la situazione per trovare la giusta strategia per elaborare tali pensieri ed arrivare a risolvere il problema.

Dott.ssa Erica Tinelli

3884462095

erica.tinelli@hotmail.it

 Bibliografia

Mannetti L. (2002). Psicologia sociale. Carocci, Roma.