Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

GUARDARE LA REALTA’ DA PROSPETTIVE DIVERSE

Guardare la realtà da prospettive diverse è molto importante perchè “L’illusione più pericolosa è quella che esista soltanto un’unica realtà” Watzlawick

Spesso le persone, senza neanche accorgersene, considerano le proprie percezioni ed idee come rispecchiamento oggettivo della realtà e di ciò che è corretto fare o pensare.

In realtà, però, solitamente ogni situazione può essere interpretata in tanti modi diversi. Il proprio modo di vedere le cose, quindi, non è né l’unico, né il migliore. Vi è mai capitato di parlare con una persona che in riferimento a specifici eventi aveva dato un’interpretazione completamente diversa dalla vostra? Oppure di conoscere qualcuno che ha un pensiero opposto al vostro su determinate tematiche nei più svariati ambiti? Non c’è niente di sorprendente in questo. Si tratta semplicemente di modi diversi di vedere le cose, di interpretare le situazioni e di vivere la vita.

Ogni persona ha le proprie caratteristiche che la portano a vedere la realtà in un certo modo. E’ importante, però, anche mantenere un certo grado di flessibilità che permette di prendere in considerazione altre possibilità.

Perché è importante imparare a guardare la realtà da prospettive diverse?

La capacità di guardare la realtà da prospettive diverse ci aiuta a comprendere meglio gli altri, le loro scelte ed i loro comportamenti. Questo aspetto, a sua volta, migliora le relazioni sociali perché una persona che si sente capita ed accettata ha più piacere ad aprirsi, a condividere delle cose, ad impegnarsi per far star bene l’altro e a fornire aiuto e supporto in caso di necessità.

Questa abilità, inoltre, ci può essere d’aiuto anche perché guardare le cose da prospettive diverse a volte consente di individuare possibili soluzioni o comunque opportunità di miglioramento di situazioni problematiche oppure non ottimali.

Come si può imparare?

Sicuramente confrontarsi con gli altri può essere una prima strada da seguire, soprattutto se si conoscono persone molto diverse. Con loro sarà importante interagire con un atteggiamento basato su un’autentica volontà di comprendere e non di giudicare.

Per allenarsi alla flessibilità è possibile anche pensare a vari eventi e comportamenti e ricercarne quante più spiegazioni possibili, evitando di limitarsi solo alle più ovvie. Inoltre, è possibile anche ricercare in azioni o scelte altrui che sembrano completamente negative e sbagliate qualche elemento di positività e viceversa.

 Dott.ssa Erica Tinelli

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erica.tinelli@hotmail.it

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Perché chiedere aiuto è importante?

Chiedere aiuto agli altri quando si è in difficoltà può consentire di superare degli ostacoli importanti che altrimenti non potrebbero essere superati o che richiederebbero degli sforzi enormi, provocando stress e frustrazione, oltre che un fallimento molto probabile.

Molte persone si vergognano di chiedere aiuto perché lo considerano un atto di debolezza, una cosa di cui vergognarsi. In realtà, ci vuole molta più forza e più coraggio ad ammettere i propri limiti e le proprie difficoltà piuttosto che a rimanere in uno stato di apparente autonomia, ma nel quale si è completamente passivi e bloccati o nel quale si continuano ad applicare strategie sbagliate. Esistono dei problemi e delle situazioni che non puoi gestire da solo in modo efficace: o ti tieni il problema o chiedi aiuto.

Quando la richiesta di aiuto può diventare una trappola?

Come tutte le cose portate all’estremo, anche la richiesta di aiuto agli altri, se generalizzata a molte situazioni e se molto frequente ed eccessiva, può diventare problematica.

Chiedere aiuto quando non serve

L’aiuto è inopportuno e nel lungo periodo può diventare molto dannoso quando viene richiesto nei casi in cui la persona sarebbe perfettamente in grado di affrontare da sola la situazione, anche se con un po’ di ansia e di indecisione, ma preferisce appoggiarsi ad altri, come se ricercasse costantemente una stampella della quale, in realtà, non ha affatto bisogno.

Molte situazioni, soprattutto quando sono nuove e vengono affrontate per le prime volte, possono causare un po’ di paura e di insicurezza. Se, però, non si tratta di emozioni invalidanti e se la situazione non è oggettivamente insormontabile è bene sforzarsi un po’ per affrontare da soli ciò che si teme. La richiesta di aiuto deve subentrare quando ci si rende conto che non si riesce ad affrontare qualcosa. Se non si prova e si rinuncia a prescindere, non si potrà mai sapere se si è capaci di superare da soli l’ostacolo oppure no.

La delega

La richiesta d’aiuto diventa disfunzionale anche quando si trasforma in una vera e propria delega nella quale la persona coinvolta si sostituisce completamente al diretto interessato nello svolgimento di determinati compiti. L’aiuto, anche quando legittimo, dovrebbe prevedere un sostegno per aiutare la persona ad individuare le giuste strategie e a sviluppare le proprie risorse per affrontare al meglio ciò che teme o che le rimane complicato.

Nel caso di una delega ad amici o familiari la persona viene privata della possibilità di imparare a fronteggiare le difficoltà e, con il passare del tempo, diventa sempre più incapace di gestirle autonomamente. Questo ha un impatto negativo anche sull’autostima. Quando si chiede e si riceve aiuto, infatti, si ricevono contemporaneamente due messaggio. Il primo, positivo, è “ti aiuto perché ti voglio bene, ti proteggo”. Il secondo, implicito, è: “ti aiuto perché da solo/a non potresti farcela”. Questo secondo messaggio, se ripetuto frequentemente, può diventare davvero molto potente e compromettere lo sviluppo delle proprie abilità ed il proprio benessere. La richiesta di aiuto, infatti, è uno dei meccanismi che può contribuire allo sviluppo ed al mantenimento di molte problematiche psicologiche, come ad esempio le fobie, i disturbi compulsivi, la depressione, l’ipocondria.

Attenzione, quindi, a chiedere aiuto nei momenti e nei modi giusti per non trasformare una risorsa fondamentale in un limite che imprigiona.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Bibliografia

Nardone G. (2013). Psicotrappole ovvero le sofferenze che ci costruiamo da soli: imparare a riconoscerle e a combatterle. Ponte alle Grazie, Milano.

NON RIESCI A RAGGIUNGERE I TUOI OBIETTIVI? ECCO PERCHE’!

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Nella vita ogni persona ha, o meglio dovrebbe avere, degli obiettivi più o meno ambiziosi. Gli obiettivi sono dei progetti, dei risultati che si vorrebebro raggiungere in relazione all’ambito lavorativo, a determinate passioni o interessi, ai rapporti sociali, ecc…

Nella maggior parte dei casi il percorso che ci porta ad ottenere quello che vogliamo non è semplice e lineare, ma è caratterizzato da una serie di difficoltà. Alcune persone manifestano una scarsa determinazione nel raggiungimento degli obiettivi e, davanti alla prima difficoltà, entrano in crisi e possono arrivare ad arrendersi. Un obiettivo importante, però, per poter essere raggiunto richiede tempo, costanza, impegno, capacità di affrontare le difficoltà che si possono presentare.

Perché possiamo avere delle difficoltà nel raggiungimento degli obiettivi?

Importanza degli obiettivi

Di solito le persone sono disposte ad un notevole investimento in termini di tempo, energie ed altre risorse solo per gli obiettivi che considerano importanti.

A volte si fanno delle scelte avventate e si definiscono obiettivi che non sono molto congruenti con le proprie caratteristiche e con i propri interessi. In altri casi, invece, ci si può far influenzare troppo dalle opinioni degli altri arrivando, quindi, a scegliere un progetto che non ci appartiene.

In queste circostanze è preferibile abbandonare tali obiettivi e sceglierne altri. Infatti, può essere complesso lavorare per ottenere qualcosa che non si vuole veramente. Inoltre, l’eventuale raggiungimento della meta prefissata non sarebbe accompagnato da un senso di soddisfazione e di compiacimento.

Essere realistici

Una volta che si è sicuri del valore dei propri obiettivi, bisogna valutare quanto questi siano realistici e cioè raggiungibili.

Un errore che si fa molto spesso, ad esempio, è quello di concedersi troppo poco tempo per raggiungere obiettivi molto ambiziosi che, invece, richiederebbero molto più tempo, anche in assenza di particolari difficoltà e anche se la persona si impegna al massimo ed ha tutte le capacità per poter riuscire.

Un obiettivo poco realistico verrà raggiunto molto difficilmente, a prescindere da tutto il resto.

Pianificazione

Successivamente, è necessario pianificare tutto ciò che deve essere fatto per raggiungere l’obiettivo. Occorre organizzare le attività che dovranno essere svolte, le strategie che dovranno essere utilizzate, le scadenze temporali che bisognerà rispettare.

In questa fase è fondamentale anche ragionare su tutte le difficoltà che si potranno incontrare nel corso del tempo e su come queste potranno essere gestite e superate in modo da non farsi trovare impreparati. A volte vanno contemplati anche i fallimenti che possono essere inevitabili e che costringono a rivedere e a modificare le proprie strategie per renderle più efficaci.

La persona dovrebbe anche interrogarsi sulle proprie abilità di gestione dello stress, della frustrazione e delle emozioni e valutare se è il caso di investire  nello sviluppo di queste capacità. Se sono assenti o poco sviluppate, infatti, si corre il rischio di non saper affrontare adeguatamente i problemi che si incontreranno nel tentativo di raggiungere l’obiettivo, anche se questi sono stati preventivati.

Dott.ssa Erica Tinelli

 

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E’ NORMALE …?

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A volte le persone si chiedono se determinati comportamenti che mettono in atto o se alcune situazioni che vivono sono normali oppure no.

“Mi succede questo….è normale?”

“E’ normale che faccio così?”

“E’ normale che lui/lei ha detto/fatto…?”

Queste sono domande, in genere, nascono dall’esigenza di comprendere se è necessario agire per cercare di apportare dei cambiamenti. È molto difficile, però, fornire una risposta perché per poter rispondere bisognerebbe sapere con certezza che cos’è la normalità e cioè averne una definizione oggettiva e certa, cosa tutt’altro che semplice.

La normalità secondo la statistica

Spesso, per definire la normalità si utilizzato concetti ripresi dalla statistica. da un punto di vista statistico, ad esempio, si definisce normale ciò che fa la maggioranza delle persone, ma questo è un criterio davvero attendibile? Durante la seconda guerra mondiale, ad esempio, la maggior parte degli ufficiali tedeschi eseguì gli ordini dettati da Hitler in merito alla cattura e allo sterminio degli ebrei eppure si possono avere delle perplessità in merito al fatto che questo possa essere considerato un comportamento normale, se per normale si intende qualcosa che non deve essere cambiato.

Capita anche di sentire in televisione o di leggere sui giornali di episodi nei quali una persona è stata vittima di aggressioni, ma la maggioranza (a volte la totalità) delle persone presenti non è intervenuta per aiutarla: questo è un comportamento normale?

Quello che fa la maggioranza rappresenta davvero la normalità?

La variabilità del concetto di normalità

La difficoltà nel definire il concetto di normalità risiede anche nel fatto che non si tratta di un’idea assoluta valida per sempre e per chiunque. Quello che la maggior parte delle persone fa e considera normale cambia molto da cultura a cultura e anche in base all’epoca storica.

In alcune culture, ad esempio, si è soliti parlare con i propri parenti defunti; in altre culture questa è considerata una cosa un po’ strana.

L’omosessualità è stata considerata una malattia (quindi una cosa anormale) fino agli anni ’70, mentre oggi tutti gli esperti del settore concordano nel ritenerla una delle tante varianti della sessualità umana.

È così importante capire se un comportamento è normale?

Dal mio punto di vista chiedersi se una cosa è normale oppure no, oltre che estremamente complesso, non è neanche così utile. Quando si riflette e ci si interroga su se stessi e sulle persone con le quali si interagisce forse sarebbe più opportuno farsi altre domande e precisamente:

  • questo comportamento/atteggiamento mi provoca disagio?
  • provoca malessere alle persone alle quali tengo?
  • non provoca particolari disagi, ma è comunque una cosa che vorrei migliorare?

Se la risposta anche ad una sola di queste domande è sì, allora dovresti agire per cercare di cambiare, anche con l’aiuto di un professionista se necessario. E tieni in considerazione che le risposte possono essere estremamente soggettive e variare da persano a persona. Facciamo un esempio: la timidezza. Alcune persone la vivono malissimo perché le fa sentire insicure ed impacciate; altre persone, invece, la accettano tranquillamente perché non la considerano una caratteristica che compromette la loro vita relazionale.

 Non pensare se ciò che fai o vivi è normale oppure no, pensa se vorresti cambiarlo oppure no. 

Dott.ssa Erica Tinelli

VOLERE E’ POTERE? SI’, MA SOLO SE…

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Si può raggiungere qualsiasi traguardo con la forza di volontà? È proprio vero che “volere è potere”?

Sicuramente il fatto di volere ardentemente una cosa è un elemento fondamentale per la riuscita. Le persone che desiderano davvero raggiungere un determinato obiettivo, infatti, si impegnano di più, persistono davanti alle difficoltà, sono costanti nello svolgere determinate attività e, in generale, nel fare tutto ciò che è necessario fare per ottenere ciò che vogliono.

Volere, però, non sempre è sufficiente per riuscire.

Innanzitutto è bene tenere a mente che ci sono delle cose che non dipendono dalla propria volontà e che, pertanto, non possono essere controllate e orientate nella direzione auspicata. Pensate, ad esempio, a coloro che vorrebbero avere una relazione con delle persone che, però, non li ricambiano. Con la forza di volontà non possono certo cambiare i sentimenti altrui.

Molte cose, però, dipendono da noi. In quei casi è vero che volere è potere? In un certo senso sì, ma a determinate condizioni.

Volere è potere solo se…l’obiettivo è realistico

Se l’obiettivo è irrealizzabile perchè riguarda il raggiungimento di una meta impossibile oppure perchè, come spesso avviene, viene definita una scadenza temporale troppo circoscritta, la forza di volontà non può certo portarci a realizzare dei miracoli.

Ad esempio, puoi desiderare con tutto te stesso di poter utilizzare le braccia per volare come se fossi un uccello, ma non ci riuscirai mai. Sicuramente è un esempio estremo, ma a mio avviso rende bene l’idea.

Solo se…si possiedono le giuste abilità

Il raggiungimento di qualsiasi risultato importante richiede il possesso di determinate competenze. Alcune di queste sono specifiche dell’obiettivo prefissato, mentre altre possono essere più trasversali -come ad esempio la capacità di gestire lo stress oppure la capacità di pianificazione-. Anche in questo caso è inutile volere una cosa senza possedere le abilità per ottenerla.

La forza di volontà, però, può sicuramente portare le persone ad impegnarsi al massimo per sviluppare le abilità che non possiedono o per migliorare sempre di più quelle che hanno già.

Solo se…si conoscono le strategie adeguate

Le abilità non bastano, perché è importante che queste vengano incanalate nel modo più opportuno. Senza la strategia giusta è difficile riuscire a risolvere dei problemi oppure riuscire a raggiungere delle mete. Anche in questo caso, se non si conoscono le strategie più adeguate è possibile apprenderle, a volte anche con l’aiuto di un esperto, senza che questa venga percepita come una debolezza. Ci sono delle persone, ad esempio, che presentano delle difficoltà psicologiche che vorrebbero superare da sole, ma non sempre questo è possibile perché, pur essendo molto motivate a riuscire da sole, non sanno come affrontare certe cose. Non c’è niente di strano o di vergognoso in questo. Per certe situazioni volere una cosa non basta, altrimenti è come pretendere di curare una carie con la forza di volontà.

In conclusione, la forza di volontà è fondamentale, ma da sola non è sufficiente e quando non basta può comunque orientarci ad acquisire ciò che ci manca.

Dott.ssa Erica Tinelli

 

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TRE CONSIGLI PER EVITARE DI RIMANDARE

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Evitare di rimandare è molto importante per avere avere successo della vita. “Fra un anno vorrete aver cominciato a darvi da fare oggi.” Karen Lamb

La tendenza a rimandare delle attività è molto diffusa. In molti casi il rimandare diventa un comportamento strutturato ed abituale della persona che può influenzare negativamente il lavoro, lo studio, lo svolgimento di commissioni importanti, la qualità della vita.

I motivi per i quali le persone tendono a rimandare possono essere numerosi -ne ho parlato nell’articolo “LO FACCIO DOMANI”: RIMANDARE, RIMANDARE…E ANCORA RIMANDARE!-, così come possono essere numerose le strategie che possono essere utilizzate per superare questo problema e che devono essere individuate analizzando la specificità della situazione.

In generale, ecco tre consigli che è possibile provare ad applicare per iniziare a contrastare la trappola del rimandare.

Pensa alle conseguenze del rimandare

Comincia a riflettere su quello che potrebbe accadere se rimandi costantemente ciò che dovresti o che vorresti fare. In genere gli effetti possono essere anche estremamente negativi. Ad esempio, se non fai per tempo ciò che ti viene richiesto a lavoro potresti non avere mai la promozione che tanto desideri oppure potresti perdere il posto. Se rimandi sempre l’iniziare a studiare potresti laurearti molto tardi oppure potresti non laurearti mai e questo ti potrebbe impedire di svolgere il lavoro che tanto desideri. Rimandare sempre la palestra potrebbe portare ad avere problemi di salute o a non avere mai il fisco desiderato. Se rimandi il dedicarti ad un hobby che ti interessa potresti privarti per almeno un po’ di tempo del piacere che potresti provare nello svolgerlo.

Pensa, quindi, alle cose che solitamente tendi a rimandare e alle conseguenze che questo potrebbe avere. Se non ti sembrano così disastrose forse hai delle difficoltà a valutare attentamente l’evolversi a lungo termine di certe dinamiche. O forse le cose che rimandi non sono effettivamente importanti per te e in questo caso fai bene a rimandarle e a dare priorità ad altro.

Evitare di rimandare iniziando da piccole azioni

A volte il rimandare è legato al fatto che le persone, prima di iniziare a fare una certa cosa aspettano il momento giusto e cercano di fare un’adeguata programmazione. Questi aspetti sono sicuramente molto importanti, ma quando vengono estremizzati e si trasformano nell’attesa della perfezione diventano problematici perché bloccano l’azione e rendono le persone sempre più passive.

Per questo, quando si rimanda già da un po’, piuttosto che concentrarsi su una programmazione ancora migliore è meglio fare una piccola azione concreta.

Se stai preparando un esame inizia a leggere un paio di pagine di uno dei libri di testo.

Devi scrivere una relazione di lavoro? Inizia a scrivere le prime righe così come ti vengono, curerai i dettagli in un secondo momento.

Se devi fare tante faccende domestiche ed il solo pensiero ti blocca, scegli quella che richiede soltanto pochi minuti e falla.

Premiati dopo aver fatto ciò che rimandi

Definisci un piccolo premio che ti concederai dopo aver portato a termine un’attività che di solito rimandi perché questo potrebbe portarti ad attivarti immediatamente per poter avere il premio che ti attende.

Può trattarsi di cose anche molto semplici, come ad esempio un po’ di riposo, il comprarti una piccola cosa che ti piace, l’ascoltare la musica o guardare una puntata del tuo telefilm preferito. L’importante è che si tratti di qualcosa che ti fa piacere perché è importante che nella tua vita non siano presenti soltanto doveri o cose impegnative, ma anche spazi di relax e di piacere.

Inizia oggi ad evitare di rimandare.

Dott.ssa Erica Tinelli

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