Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

STUDIARE MEGLIO E PIU’ RAPIDAMENTE: 4 CONSIGLI UTILI

Studiare non è un’attività che riguarda solo gli studenti, ma anche chi deve aggiornarsi costantemente per lavoro oppure chi si trova occasionalmente nella condizione di dover apprendere qualcosa di nuovo, ad esempio per lavoro o per piacere (pensiamo a chi vuole imparare una nuova lingua).

Imparare a studiare, quindi, è importante per molte persone. Molto spesso lo studio è considerato faticoso e difficile, ma questa complessità è legata almeno in parte al fatto che non si utilizzano le strategie più adeguate e non si assecondano i meccanismi relativi all’attenzione e alla memorizzazione.

Ecco allora qualche piccolo consiglio per studiare meglio e più rapidamente.

Studiare e apprendere gradualmente

Le ricerche del settore hanno ampiamente dimostrato che l’apprendimento distributivo –cioè fatto un po’ per volta- è nettamente migliore dell’apprendimento massimo –cioè fatto tutto insieme-.

Chi apprende gradualmente studiando un po’ per volta e non facendo maratone sfiancanti, quindi, è capace di ricordare molte più cose ed in modo più approfondito, anche a distanza di molto tempo.

Studiare con i giusti tempi, inoltre, di solito è importante anche per il proprio benessere e la propria serenità perché non espone allo stress o ad ansie eccessivamente intense che possono essere vissute con disagio e che possono anche ostacolare l’apprendimento.

Concedersi le giuste pause

Lo studio richiede attenzione e l’attenzione è una risorsa limitata. Quando si programma lo studio, quindi, occorre prevedere delle pause per rigenerarsi che devono tenere conto anche delle proprie caratteristiche personali e di quanto si è abituati a studiare. Alcune persone, ad esempio, potrebbero aver bisogno di una piccola pausa ogni 20 minuti mentre altre ogni ora.

Al di là di quello che si cerca di pianificare, poi, è molto importante anche prestare attenzione alle proprie esigenze del momento. Se, ad esempio, in un determinato momento siete molto stanchi è meglio evitare di studiare, anche se avevate previsto di farlo.

Prestare attenzione all’interferenza

Uno dei principali ostacoli al ricordo delle informazioni studiate è l’interferenza, ossia la sovrapposizione con altre informazioni apprese in precedenza o che verranno acquisite successivamente.

Per evitare l’interferenza uno stratagemma potenzialmente molto utile può essere quello di rivedere le nuove informazioni studiate nel corso della giornata prima di andare a dormire perché di notte ci sono meno interferenze e si verifica la rielaborazione dei ricordi.

Inoltre, l’influenza dell’interferenza può essere ridotta anche studiando un po’ per volta ed evitando il tentativo di memorizzare informazioni molto simili tra loro in un’unica sessione di studio.

Studiare elaborando le informazioni

A volte si crede che il modo migliore per studiare sia quello di ripetere più e più volte le cose che si devono sapere. In realtà, però, ripetere in modo meccanico spesso è molto limitante e poco utile.

Per apprendere al meglio, invece, è molto più importante elaborare le informazioni in modo più approfondito, ad esempio cercando di individuare dei nessi tra quello che si sta studiando e delle nozioni che si conoscevano già, cercando di rispondere a determinate argomentazioni sostenute in un testo, ripetendo i concetti con parole diverse, spiegando quanto appreso ad una persona che non sa nulla dell’argomento.

Dott.ssa Erica Tinelli

3884462095

erica.tinelli@hotmail.it

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Bibliografia

Darley J. M., Glucksber S., Kinchla R. A. (2005). Fondamenti di psicologia. Il Mulino, Bologna.

Rampin M. (2013). Come imparare a studiare. Salani Editore,

ASPETTARE IL MOMENTO GIUSTO

Perché è importante aspettare il momento giusto?

Quante volte avete rimandato una cosa per voi importante aspettando il famoso “momento giusto”?

Sicuramente è necessario saper pianificare i tempi ed i modi più adeguati per dare vita a determinati progetti e per farli crescere. Non avrebbe senso buttarsi a capofitto in un’impresa senza aver sviluppato un piano, senza aver valutato rischi e difficoltà, senza avere a disposizione le risorse basilari. La probabilità di fallire sarebbe elevatissima e la sconfitta sarebbe accompagnata da un senso di frustrazione molto forte, forse anche da sensi di colpa.

Quando aspettare il momento giusto può diventare un comportamento problematico?

La progettazione dettagliata e minuziosa può essere un punto di forza che consente di individuare il piano migliore, ma se portata all’estremo diventa problematica e può portare ad un blocco. Questo vale anche per il tentativo di pianificare continuamente, di prevedere e controllare ogni dettaglio, di aspettare costantemente il momento perfetto.

In alcuni casi aspettare il momento opportuno può diventare una trappola che porta a rimandare in continuazione quello che si vorrebbe fare. A volte si può arrivare anche a rinunciare, in modo più o meno consapevole. Di solito, infatti, non si verificano contemporaneamente tutte le circostanze che consideriamo favorevoli e così si può rimanere in uno stato di attesa eterna, aspettando qualcosa che non arriverà mai perché le nostre aspettative sono troppo elevate ed irrealistiche.

In attesa del momento giusto spesso capita anche che ci si interroghi sui possibili esiti di vari piani d’azione. In questo caso alcuni pensieri tipici sono: “potrei fare…., ma se poi….?”, “e se non succede quello che spero?”, “sarebbe meglio fare in questo modo o in quest’altro?”. Anche qui, valutare più alternative è molto importante, così come guardare la cosa da prospettive diverse e cercare di fare delle ipotesi sulle conseguenze delle proprie decisioni e delle proprie azioni. Tuttavia, è necessario evitare di imprigionarsi nel meccanismo di ricerca della certezza e della sicurezza assoluta perché non si può prevedere tutto e non si può controllare ogni singolo aspetto della realtà.

Non puoi mai sapere con certezza quello che succederà facendo una determinata cosa fino a che non la fai. Certo, ci potrebbe essere anche la possibilità di sbagliare o di dover affrontare più ostacoli di quelli che si erano immaginati, ma rimanere sempre in uno stato di passività o lavorare esclusivamente a livello di supposizioni mentali senza agire mai non è un’alternativa migliore.

Cosa fare per evitare di cadere nella trappola di aspettare troppo a lungo?

Se vuoi provare ad ottenere delle cose devi fare qualcosa di concreto e poi ragionare sugli effetti di quello che hai fatto, modificando, eventualmente, il tuo piano e le tue strategie. Devi necessariamente prenderti dei rischi, magari piccoli e controllati, ma pur sempre dei rischi.

Se aspetti il momento giusto, inteso come il momento in cui tutto sarà perfetto, il momento in cui non ci saranno difficoltà, il momento in cui avrai la certezza che tutto andrà bene, allora devi sapere che il momento giusto non esiste!

E allora, “Non aspettare il momento opportuno: crealo!” G. B. Shaw

Dott.ssa Erica Tinelli

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L’evitamento è un comportamento molto diffuso. Ti è mai capitato di evitare di andare in un determinato luogo o di svolgere una determinata attività perché il solo pensiero ti provocava un po’ d’ansia o di malessere?

Chiunque può avere delle difficoltà ad affrontare alcune situazioni. Ad esempio, molte persone fanno un po’ di fatica ad andare in posti dove non sono mai state e dove non sanno bene cosa le attende o a fare delle cose nuove con le quali non si sono mai confrontate.

Perché si evita?

L’evitamento spesso deriva dal timore di non riuscire a fare ciò che andrebbe fatto o comunque a dare il meglio di sè, di apparire ridicoli o inadeguati agli occhi degli altri, di non riuscire ad essere sereni e a viversi la situazione al meglio. Ecco allora che in circostanze di questo tipo se è possibile si può avere la tentazione di evitare di affrontare ciò che si teme, ad esempio rinunciando a vivere alcune esperienze oppure delegando ad altre persone lo svolgimento di alcune attività.

Può sembrare un comportamento perfettamente utile e funzionale perché impedisce di confrontarsi con ciò che mette paura e questo produce un senso di serenità e di rassicurazione che nel breve periodo fa stare meglio. Ogni volta che riusciamo ad organizzarci in modo tale da non dover fare quello che crea un po’ di stress e di ansia, infatti, lì per lì tiriamo un sospiro di sollievo e siamo tranquilli.

Cosa succede nel lungo termine se l’evitamento diventa eccessivo?

L’evitamento può essere considerata una trappola molto subdola perché si tratta di un qualcosa che inizialmente può apparire benefico e utile al nostro benessere, ma che se viene ripetuto più e più volte può diventare un aspetto estremamente dannoso, una vera e propria prigione.

Più si evita, infatti, e più ci si sente insicuri, incapaci, scontenti. Ci si priva della possibilità di fare delle esperienze che, dopo alcune difficoltà iniziali, potrebbero risultare anche interessanti, positive, soddisfacenti. Non si sviluppano delle nuove abilità e quelle che si possiedono già cominciano ad indebolirsi progressivamente perché vengono utilizzate sempre di meno e si sa che non esercitare determinate capacità contribuisce a farle decadere.

Aumentano sempre di più, inoltre, le situazioni che vengono percepite come difficili e potenzialmente minacciose e che, quindi, vengono evitate fino ad arrivare, nei casi più estremi, a condizioni nelle quali la persona evita di fare anche le cose più quotidiane che in passato faceva tranquillamente, come ad esempio fare la spesa, andare in banca, fare una telefonata, uscire di casa, stare da sola.

Tutto questo, ovviamente, ha un impatto anche sulla propria autostima perché la persona si rende conto di essere sempre meno autonoma e di non essere capace di fare delle cose che fanno tutti, o quasi.

Come gestire la tendenza ad evitare?

Ogni volta che valuti la possibilità di evitare qualcosa che temi, quindi, pensaci bene e pensa che a volte è meglio affrontare un piccolo disagio immediato che un grande problema futuro. Se, invece, l’evitamento è già molto strutturato, è diventata una difficoltà estrema e non riesci a fare diversamente, il consiglio è quello di rivolgersi ad uno psicologo che possa aiutarti a trovare le strategie giuste per uscire da questa prigione.

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Aspettative e aspettative irrealistiche

Ognuno di noi può avere delle aspettative irrealistiche, che possono essere definite tali quando riguardano delle cose irrealizzabili perché sono al di fuori del nostro controllo. Avere delle aspettative irrealistiche ci condanna inevitabilmente alla frustrazione, all’insuccesso, all’infelicità, a combattere delle battaglie che non possiamo vincere. Per questo motivo è importante riconoscere le aspettative irrealistiche per poterle, poi, gestire e ridimensionare adeguatamente.

Infatti, le aspettative che abbiamo nei confronti degli altri, di noi stessi e in generale di tutto ciò che può succedere e che consideriamo ragionevole influenzano il nostro modo di affrontare le cose ed il nostro comportamento che, a sua volta, può provocare negli altri specifiche reazioni.

Alcune delle aspettative irrealistiche più diffuse.

Devo piacere a tutti

Razionalmente forse tutti sanno che non si può piacere a tutti, ma a livello emotivo molte persone rimangono molto deluse quando ricevono una critica o quando non vengono apprezzate.

Non si può piacere a tutti perché ogni persona ha i suoi gusti, le sue preferenze, il suo modo di vedere le cose. Piacere a tutti richiederebbe un adattamento continuo che nessuno è in grado di sostenere. Inoltre, se anche fosse possibile adattarsi sempre alle diverse persone con le quali ci si relaziona, probabilmente gli altri potrebbero percepire l’assenza di autenticità e lo sforzo macchinoso messo in atto per cercare l’approvazione di tutti.

Prima di tutto bisogna piacere a se stessi e poi, perché no, migliorarsi per piacere di più anche a un numero di persone ben selezionate, che sono quelle che ci interessano davvero e che stimiamo di più.

Non posso sbagliare

Anche se probabilmente piacerebbe a chiunque essere perfetti in qualsiasi situazione e trovare subito la chiave per ottenere ciò che vuole, è impossibile non sbagliare mai perché gli errori fanno parte del normale processo di apprendimento e di miglioramento di sé. Non sbagliare mai significherebbe accontentarsi sempre delle cose più semplici, di quelle che vengono meglio e questo per molte persone potrebbe essere assai peggiore che sbagliare perché potrebbe rappresentare una condanna ad una vita piatta e poco significativa.

Quello che conta, quindi, non è non sbagliare ma non perseverare sempre negli stessi errori ed imparare come trarre profitto dai propri sbagli.

Avrebbe dovuto comportarsi come avrei fatto io

Spesso abbiamo la tendenza ad aspettarci dagli altri esattamente lo stesso comportamento che avremmo messo in atto noi nella stessa situazione.

Non è realistico, però, pensare che il nostro modo di vedere le cose e, di conseguenza, il nostro modo di reagire e di affrontarle sia l’unico possibile o che sia necessariamente il migliore in assoluto.

Ognuno di noi, allora, dovrebbe lavorare su se stesso per imparare un’abilità molto importante, quella relativa al saper guardare le cose da prospettive diverse e al saper accettare e ritenere validi i vari punti di vista.

Devo cambiarlo

A volte si può avere il desiderio di cambiare alcuni aspetti del carattere di persone con le quali si hanno dei legami importanti, come ad esempio il proprio partner, i genitori o i figli perché si ritiene possa essere la cosa migliore per tutti oppure perché queste persone ci piacerebbero di più se cambiassero.

Il desiderio di cambiare, però, è proprio della singola persona. Una persona può cambiare, ma se è lei a volerlo e sarebbe inefficace, oltre che scorretto, cercare di cambiare una persona che non vuole cambiare perché si piace così com’è.

Quello che si può cambiare invece, è il tipo di relazione e di interazione che si ha con lei.

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5 CONSIGLI PER ESSERE OGNI GIORNO PIU’ PRODUTTIVO

Essere più produttivo è un obiettivo ambito da molte persone. Molte persone, infatti, vorrebbero fare più cose nell’arco della giornata, vorrebbero essere in grado di svolgere i vari compiti in modo migliore e/o più rapidamente. A volte arrivano a sera insoddisfatte per aver tralasciato delle cose, per non aver fatto tutto e si ripromettono di organizzarsi meglio il giorno dopo. Spesso, però, non è facile organizzarsi se non si sa come farlo.

Ecco allora alcuni consigli per iniziare ad essere più produttivo già a partire da domani!

La mattina parti con il piede giusto per essere produttivo

Non farti rapire dalla fretta di iniziare a svolgere immediatamente i vari compiti che ti aspettavo, ma preparati fisicamente e mentalmente per affrontarli al meglio. Ad esempio, evita di dormire troppo poco o di saltare la colazione per sbrigarti e dedica qualche minuto a pensare a come pianificare la giornata.

Fai una lista di ciò che devi fare nell’arco della giornata

Ti aiuterà a non perdere tempo nel tentativo di ricordare le varie attività da svolgere (con il rischio di dimenticarti qualcosa) e ad organizzarti in virtù delle cose da fare.

Sarebbe meglio stabilire un ordine di priorità tra le varie attività ed iniziare da quelle più urgenti. Questo è importante perché, nel caso in cui successivamente dovessero subentrare imprevisti molto impegnativi, le cose fondamentali sono comunque state svolte. 

Porta la lista sempre con te, guardala più volte al giorno per verificare a che punto sei e per aggiornarla e ricordati di essere realistico e di non esagerare con il numero delle cose che scrivi!

Concediti pause e piaceri…anche questo aiuta ad essere produttivo 🙂

Per fare bene le cose bisogna avere energie fisiche e cognitive, che sono delle risorse limitate, da ricaricare periodicamente. Quando ti senti stanco non esitare a fare una pausa, riposati oppure dedicati ad altro. Quando si è molto impegnati le pause possono sembrate una perdita di tempo prezioso, ma dopo un po’ di riposo si lavora molto meglio e si recupera.

Ricorda che la pianificazione della tua giornata deve prevedere spazi dedicati allo svolgimento di attività piacevoli che ti aiuteranno ad essere sereno e soddisfatto, cosa impossibile se ci si focalizza esclusivamente sui doveri.

Agisci e non aspettare la perfezione

Uno dei principali ostacoli all’essere produttivo è la ricerca della perfezione che, però, molto spesso porta a rimandare continuamente. Ti è mai capitato di rinviare lo svolgimento di un compito in attesa del “momento giusto”? È preferibile, invece, iniziare subito accettando la possibilità di non essere immediatamente precisi ed impeccabili, per dedicarsi al miglioramento ed alla cura dei dettagli solo successivamente.

Ad esempio, chi si occupa di scrivere a volte può cadere nella trappola di ricercare fin da subito la prima frase perfetta oppure lo schema ben preciso da seguire, con il risultato che non inizia finchè queste condizioni non si verificano. Se, invece, iniziasse a scrivere, intanto avrebbe la possibilità di fissare alcuni concetti e si renderebbe conto che tante cose vengono in mente proprio scrivendo.

Fai attenzione alle fonti di distrazione

Se ti distrai continuamente è molto probabile che non svolgerai al meglio le varie attività o comunque impiegherai più tempo. Valuta se hai la tendenza a distrarti facilmente oppure no ed agisci di conseguenza. Ad esempio, se ad ogni notifica dello smartphone vai a controllare interrompendo ciò che stai facendo potresti spegnerlo per qualche ora oppure impostarlo in modalità silenziosa ed andare a vedere le notifiche solo quando lo decidi tu.

Inizia subito!

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Se vogliamo dirigere la nostra vita, dobbiamo prendere il controllo delle nostre abitudini. Non è ciò che facciamo di tanto in tanto che plasma la nostra vita, ma ciò che facciamo QUOTIDIANAMENTE.”  Anthony Robbins (altro…)