Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

“LO FACCIO DOMANI”: RIMANDARE, RIMANDARE…E ANCORA RIMANDARE!

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Ti è mai capitato di rimandare qualcosa che avevi programmato di fare?

A volte si può rimandare perché subentrano degli imprevisti che modificano le proprie priorità.

Altre volte può capitare di rimandare a causa di una pianificazione sbagliata delle attività quotidiane: sono tante, infatti, le persone che programmano di fare troppe cose.

Altre volte ancora, però, si rimandano delle attività anche quando si ha a disposizione tutto il tempo per farle. Molte persone dicono a se stesse: “lo faccio domani”, che poi spesso diventa dopodomani, tra tre giorni, tra una settimana, tra un mese, tra qualche mese, tra un anno…e a volte addirittura MAI!

Perché si può avere la tendenza a rimandare?

Possono esserci tante ragioni. Ecco alcune delle più diffuse.

Non si è interessati a fare una certa cosa

Occorre valutare, però, se l’attività in questione può essere evitata o meno. Ci sono delle cose che dobbiamo fare anche se non ci piacciono e in quei casi è perfettamente inutile rimanere immobili e magari lamentarsi, anzi è dannoso perché ci toglie tempo ed energie che potremmo impiegare in altro modo. Non vuoi fare quella cosa ma, per i motivi più svariati, la devi fare? Bene, motivo in più per trovare la giusta strategia per non rimandare e per toglierti il pensiero.

Si teme di fallire

In questi casi il rimandare è una difesa che consente alla persona di non arrivare mai a confrontarsi con il “momento della verità”, ossia con il momento in cui correrà il rischio di trovare molti ostacoli e/o di fallire. Non facendo mai dei tentativi, però, si fallisce a prescindere. Meglio provare e, se le cose non vanno nel verso giusto, cercare altre strategie per raggiungere l’obiettivo.

Rimandare perchè si aspetta il momento giusto 

Cioè il momento in cui si avrà il giusto entusiasmo, la giusta ispirazione, il momento in cui tutte le circostanze sembrano favorevoli. In genere, però, il momento veramente perfetto non esiste mai e allora o provi o rinunci definitivamente (per saperne di più leggi l’articolo ASPETTARE IL MOMENTO GIUSTO)

Si resta in attesa…

di qualcuno che faccia le cose al proprio posto o di qualcosa (qualche circostanza fortuita) che cambi la situazione. Qualche esempio? Non si sbrigano certe commissioni personali perché tanto le farà qualcun altro. Si evita di studiare bene per l’esame perché prima o poi si riuscirà a passarlo per fortuna. Non si lavora per apprendere una certa abilità lavorativa importante perché arriverà il giorno in cui non sarà più così importante. Se anche queste eventualità si verificano e, quindi, alla fine non si è costretti a fare determinate cose, il fatto di non attivarsi mai per affrontare delle attività o per sbrigare delle incombenze rende le persone sempre più insicure e prive di risorse. Si crea, quindi, un circolo vizioso nel quale, gradualmente, si diventa incapaci di fare anche le cose più semplici.

 

Quando si rimanda costantemente spesso ci si illude che sarà per poco e che non si produrranno conseguenze negative. Prima o poi, però, arriverà il momento di fare i conti con il tempo perso, con i progetti mai realizzati, con i sensi di colpa, con la propria autostima sempre più bassa.

“Procrastinare è come utilizzare una carta di credito: ci si diverte molto fino a quando non arriva il conto” (Christopher Parker)

Dott.ssa Erica Tinelli

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QUANDO LE TENTATE SOLUZIONI COMPLICANO IL PROBLEMA

QUANDO LE TENTATE SOLUZIONI COMPLICANO IL PROBLEMA

Le tentate soluzioni sono tutti i tentativi che facciamo per cercare di risolvere un problema.

Non sempre è facile individuare in modo efficace e rapido la soluzione alle nostre difficoltà. In alcuni casi si può essere completamente spaesati e confusi e non sapere cosa provare a fare; questo è particolarmente vero quando quando si deve affrontare un problema nuovo, mai incontrato in precedenza.

Nel cercare una soluzione spesso le persone utilizzano delle modalità di azione o di pensiero che hanno applicato con successo in passato. È un tentativo ragionevole e vantaggioso perchè consente un notevole risparmio di energie cognitive. Infatti,  è molto più facile utilizzare una strategia che già si conosce bene piuttosto che valutarne altre per poi scegliere ed applicare quella che sembra la migliore. È un processo automatico che impieghiamo per lo svolgimento della maggior parte delle attività quotidiane. Pensate a come sarebbe macchinosa la nostra vita se ogni volta che dobbiamo affrontare una situazione, anche la più semplice e banale, prendessimo in considerazione tutte le possibili alternative con i relativi vantaggi e svantaggi.

Quando le tentate soluzioni possono diventare disfunzionali?

La tendenza ad usare strategie che in passato si sono mostrate valide diventa problematica quando è troppo rigida e generalizzata. Ciò avviene quando si continuano ad applicare strategie che palesemente non funzionano perché ci si trova in situazioni diverse, non assimilabili alle precedenti e nelle quali, quindi, sarebbe necessario impiegare tattiche diverse.

Ecco alcuni esempi:

  • nell’educazione dei figli non si può pensare di applicare sempre gli stessi principi, trattando gli adolescenti come se fossero ancora dei bambini
  • se una persona è abituata a risolvere i problemi chiedendo sempre consigli ed aiuti agli altri, un giorno potrebbe trovarsi in una situazione nella quale questo comportamento non funzionerà perché dovrà affrontare autonomamente determinate difficoltà 
  • contrariamente al caso precedente, chi è molto autonomo e risolve tutti i suoi problemi da solo, almeno una volta nella vita potrebbe dover chiedere aiuto
  • coloro che solitamente gestiscono i conflitti con gli altri in modo pacato e diplomatico potrebbero sperimentare l’inefficacia di questa modalità con alcune persone
  • chi ha la tendenza a controllare il più possibile vari aspetti della sua vita si renderà presto conto che questo stile è completamente inefficace in alcuni casi (per approfondire leggi l’articolo LA MANIA DEL CONTROLLO)

La necessità di cambiare le tentate soluzioni

Insomma, quando le circostanze cambiano, anche le nostre modalità di approcciarci ad esse devono cambiare per evitare di mettere in atto comportamenti disfunzionali. Può venire spontaneo ed automatico cercare di applicare delle azioni ormai ben conosciute e consolidate. Tuttavia, è bene evitare di insistere quando si mostrano inadatte nel favorire il superamento del problema o il raggiungimento dell’obiettivo. Quando si ripropongono continuamente dei tentativi di soluzione fallimentari, infatti, non solo non si risolve il problema, ma lo si complica sempre di più. In questo modo è possibile che si arrivi a trasformare delle semplici difficoltà quotidiane in problemi sempre più seri e strutturati.

Non a caso, la maggior parte dei problemi psicologici si strutturano a partire dalle tentate soluzioni disfunzionali che la persona ripete nel tempo. Per questo motivo l’obiettivo di alcune terapie, come la LA TERAPIA BREVE STRATEGICA, è l’individuazione ed il superamento delle tentate soluzioni disfunzionali che verranno sostituite da strategie efficaci di gestione delle difficoltà.

Dott.ssa Erica Tinelli

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UN PROBLEMA PSICOLOGICO PUO’ PASSARE DA SOLO?

UN PROBLEMA PUO’ PASSARE DA SOLOAlcune persone quando hanno un problema psicologico invece che fare qualcosa per cercare di risolverlo, si accontentano di stare ad aspettare che questo passi da solo così come è venuto. Pensiamo, ad esempio, a chi vive in un periodo particolarmente stressante che non sa come gestire, a chi ha delle paure molto forti che compromettono il suo benessere, a chi ha delle difficoltà nei rapporti con gli altri e così via. In tutte queste situazioni si può avere la tentazione di pensare che basterà aspettare un po’ di tempo ed il problema passerà.

Ma un problema psicologico può davvero passare da solo?

Sì, è possibile. A volte capita che alcune difficoltà spariscano dopo essere state presenti per qualche settimana, qualche mese o qualche anno.

Stare ad aspettare, però, comporta anche dei rischi che è bene tenere in considerazione.

Innanzitutto niente e nessuno può garantire che il problema passerà da solo senza alcun tipo di intervento, quindi questo può succedere o può non succedere. Nel caso in cui il problema non dovesse passare dopo un po’ di tempo sarebbe meglio evitare di stare ad aspettare inutilmente in eterno ed attivarsi per cercare di apportare dei miglioramenti. Questo può comportare anche il fatto che mentre si aspetta la situazione può anche diventare più complessa e più difficile da gestire rispetto a come era inizialmente e, quindi, per essere superata può richiedere degli sforzi nettamente maggiori.

Inoltre, anche nei casi in cui i problemi possono risolversi da soli, di solito, un coinvolgimento della persona può contribuire notevolmente ad accelerare l’individuazione della soluzione e la sua implementazione. Quando siamo afflitti da un problema non viviamo in modo ottimale e quella porzione di vita non vissuta appieno non la possiamo recuperare; per questo sarebbe opportuno che sia il più circoscritta possibile.

Attendere che un problema passi da solo e stare senza far niente, infine, ci impedisce anche di allenarci per sviluppare le nostre risorse e per imparare ad affrontare le difficoltà, fattori che poi, a loro volta, possono avere un’influenza sulla nostra autostima.

Non può piovere per sempre, ma…

A volte si sente dire anche che “non può piovere per sempre” per indicare che le difficoltà non sono destinate a durare in eterno. Forse a volte è vero, ma è anche vero che se smette di piovere può sempre ricominciare dopo un po’. Non sarebbe giusto, poi, restare passivi e farsi guidare dalle circostanze esterne quando è possibile intervenire per stare bene.

Perché aspettare che smetta di piovere se si può prendere l’ombrello e uscire?

Dott.ssa Erica Tinelli

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LA PAURA DI SBAGLIARE

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In quali contesti si può manifestare la paura di sbagliare?

Tra i timori più diffusi troviamo la paura di sbagliare. È presente negli uomini così come nelle donne, nei bambini, negli adolescenti e negli adulti, anche se ovviamente con modalità diverse. Si può manifestare in molti ambiti, ad esempio:

  • nello studio, dove può riguardare il timore di fare male dei compiti, di essere bocciati o comunque di non riuscire bene come si vorrebbe
  • nel lavoro, dove può esprimersi nella paura di non riuscire a svolgere determinate attività, soprattutto se nuove o se si ha poco tempo a disposizione
  • nelle relazioni, dove la paura di sbagliare potrebbe riguardare il fare commenti o di mettere in atto comportamenti ritenuti inopportuni
  • nello sport, in relazione sia agli allenamenti che alle gare

La paura di sbagliare è connessa al fatto che, spesso, facendo degli errori c’è il rischio di compromettere il risultato finale di una prestazione. Tuttavia, la paura di sbagliare e la frustrazione che si presenta quando l’errore si manifesta possono essere anche indipendenti dall’esito conclusivo. A volte, infatti, l’errore viene vissuto a prescindere come imperdonabile.

La paura di sbagliare è sicuramente legittima, ma bisogna saperla gestire affinchè non diventi invalidante.

Quali errori possiamo evitare e quali no?

Si può sbagliare in tanti modi e per tanti motivi.

Si può sbagliare per distrazione, perché ci si sente pressati dall’avere tante cose da fare, perché non si possiedono le giuste risorse, le competenze, le energie. In queste situazioni gli errori possono essere evitati con un’attenta organizzazione, programmando bene le varie attività, sviluppando le abilità per svolgere al meglio determinati compiti.

Ci sono, però, delle situazioni nelle quali l’errore è inevitabile o, almeno, è impossibile raggiungere fin da subito una buona prestazione. Si tratta dei casi in cui ci si è preparati, ma ci si trova in situazioni nuove, complesse, che richiedono abilità che non sono ancora ben consolidate o nelle quali è necessario utilizzare strategie difficili da individuare e da applicare. In tali circostanze gli errori possono far parte del normale processo di apprendimento e del tentativo di migliorarsi. Quello che si può fare è cominciare a sperimentarsi in contesti protetti e poi in situazioni di difficoltà crescente, ma non sproporzionata. Ciò permette di evitare di essere sottoposti ad una frustrazione eccessiva e di ridurre l’impatto negativo dei propri errori su se stessi e sugli altri. Ma la possibilità di sbagliare va sempre tenuta in considerazione e deve essere accettata.

L’unico modo per evitare di sbagliare, infatti, è scegliere di dedicarsi solo a cose che risultano molto semplici ed accontentarsi di ciò che si ha. È una prospettiva sicuramente poco rischiosa, ma probabilmente anche poco allettante per molte persone. Se non si accetta di poter sbagliare, ci si priva della possibilità di progredire.

Quando la paura di sbagliare diventa problematica?

Entro certi livelli la paura di sbagliare è normale. Anzi, può essere anche utile perché può portarci a prepararci al meglio.

Diventa problematica quando arriva a condizionare il corso della propria vita come può succedere, ad esempio, a chi rinuncia, per timore di incappare in degli errori, a fare delle esperienze che desiderano molto.

Un’altra manifestazione problematica della paura di sbagliare riguarda quelle situazioni nelle quali la persona, per evitare errori, ricontrolla più e più volte ciò che ha fatto fino a sviluppare una vera e propria ossessione che la rende sempre insicura ed insoddisfatta.

Altre volte ancora, anche in virtù della ricerca del momento giusto, c’è chi ripete continuamente il copione ridondante del rimandare, non tenendo in considerazione il fatto che a volte fare un errore sarebbe comunque preferibile rispetto allo stare fermi in quanto consentirebbe di uscire da uno stato di passività e di esplorare delle alternative.

E tu, che hai intenzione di fare? Ti metti in gioco accettando di sbagliare oppure ti accontenti della “strada sicura”? La risposta non è per niente scontata e molto personale. In ogni caso, buona scelta!

Dott.ssa Erica Tinelli

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erica.tinelli@hotmail.it

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Quante volte ti è capitato di dire o di pensare “non sono portato per questa cosa”? E quante volte hai sentito dire questa cosa?

“Non sono portato”

“Vorrei tanto, ma non sono proprio capace”

“E’ troppo difficile”

”Non fa per me”

Che fare se non pensi “non sono portato per…”?

Spesso chi pensa o chi afferma di non essere portato non ha neanche provato seriamente a fare ciò per cui si definisce inadatto. Spesso si rinuncia a priori, forse per timore di fallire e di dimostrare a sè e agli altri le proprie lacune e le proprie debolezze, che vengono percepite come inaccettabili anche se fanno parte di ognuno di noi. Tuttavia, scegliere di non tentare corrisponde comunque a fallire a prescindere.

Solo provando possiamo sapere quello che succederà e ragionare sugli effetti concreti piuttosto che su aspettative ed idee che potrebbero anche non essere realistiche.

Provando si possono ottenere vari risultati

A volte ci si rende conto che la cosa per la quale non ci si sentiva portati non era poi così difficile come si credeva inizialmente. Questa rappresenta un’importante scoperta.

Altre volte, invece, risulta effettivamente complessa e a quel punto sta a noi valutare se è il caso di persistere comunque per cercare di raggiungere l’obiettivo oppure rinunciare.

Se si rinuncia sempre a fare ciò che piace ma che all’inizio risulta difficile, ci si ritroverà sempre a svolgere attività più semplici e meno impegnative, ma anche poco soddisfacenti. Non è necessariamente una cosa sbagliata, è una scelta personale. Come tutte le scelte implica anche delle responsabilità, inclusa quella di accettare il rischio di poter avere, in futuro, dei rimpianti.

Inoltre, bisogna anche tenere in considerazione il fatto che anche se sicuramente ci sono delle cose che rispetto ad altre inizialmente ci possono sembrare più semplici, forse più in linea con le nostre inclinazioni e con le nostre caratteristiche, per raggiungere l’eccellenza è comunque necessaria molta dedizione. Anche negli ambiti verso i quali le persone sembrano più portate, per ottenere risultati veramente soddisfacenti devono avere alle spalle una grande preparazione, devono allenarsi costantemente, persistere davanti alle inevitabili difficoltà, migliorarsi sempre di più.

Quando vi vengono in mente frasi come “non sono capace”, “non sono portato”, “non fa per me”, “è troppo difficile” provate a chiedervi quanto quella cosa è veramente importante per voi. Vi interessa veramente tanto oppure no? La vorreste fare davvero oppure sotto sotto state cercando delle scuse perché non siete poi così convinti?

E’ davvero importante essere portati?

No.

Non è importante quanto siete portati per fare una cosa, ma quanto siete disposti a fare tutto il possibile per ottenere quello che volete, investendo il vostro tempo, le vostre energie, le vostre risorse, spesso rinunciando ad altro. Perché “tutte le cose sono difficili prima di diventare facili” (J. Norley). Perché nessuno è capace di fare veramente bene qualcosa le prime volte che ci prova, senza preparazione ed impegno. Perché niente farà mai veramente per voi se non decidete di dedicarvi seriamente a qualcosa.

Dott.ssa Erica Tinelli

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IL DESIDERIO DI CAMBIARE VITA

il desiderio di cambiare vita

Tante persone hanno pensato almeno una volta di cambiare vita, ad esempio cambiando città, azienda o settore professionale.

A volte, poi, questo desiderio o speranza si manifesta proprio in coloro che si trovano in una situazione di malessere e che pensano che cambiare vita potrebbe rappresentare una soluzione a tutti i loro problemi. Ad esempio, una persona che non ha relazioni importanti potrebbe credere che cambiando città riuscirà, finalmente, a sviluppare delle buone relazioni sociali.

Cambiare vita, però, non sempre è la soluzione perchè non porta necessariamente ad ottenere quello che si vuole. Quando si valuta questa possibilità, quindi, è importante riflettere su una serie di aspetti.

Cambiare vita consente di risolvere i propri problemi?

Se si pensa di cambiare vita per trovarsi in una condizione migliore di quella attuale ,è bene sapere che non è detto che sarà così. Niente e nessuno, infatti, può garantire che cambiando vita le difficoltà ed i problemi che si avevano in precedenza non si ripresenteranno. Se cambi lavoro perché pensi che il tuo capo non ti valorizza, chi ti garantisce che questo non potrebbe succedere anche in un’altra azienda? Se cambi città perché la tua ti sembra priva di stimoli e deprimente, chi ti dice che il tuo malessere scomparirà in una nuova città?

Alcune difficoltà, inoltre, potrebbero non essere dovute solo a condizioni esterne, ma potrebbero essere determinate anche da caratteristiche personali sulle quali sarebbe necessario lavorare. Ritornando ad uno degli esempi precedenti, la mancanza di relazioni potrebbe essere dovuta anche al fatto di avere scarse abilità relazionali; in questo caso queste capacità andrebbero sviluppate perché altrimenti questa carenza si ripresenterà sempre.

Vale la pena provare a cambiare la situazione attuale?

Pensiamo ad una persona che ama il suo lavoro e la sua azienda, ma che sta valutando la possibilità di cambiare perché da qualche mese si trova a dover collaborare con un collega che la tratta con sufficienza e che non sopporta più.

In casi di questo tipo, prima di pensare a cambiare vita sarebbe opportuno provare, anche più e più volte e anche con l’aiuto di un professionista se necessario, a cambiare la situazione attuale. Abbandonarla, infatti, potrebbe avrebbe dei costi molto alti. Nell’esempio riportato, prima di pensare a cambiare lavoro bisognerebbe fare vari tentativi per provare a gestire al meglio il rapporto con il collega, evitando, in caso di successo, di lasciare un’azienda e un lavoro che si ama.

Quali svantaggi dovresti affrontare se decidi di il desiderio di cambiare vita svantaggicambiare vita?

Quando si pensa di cambiare vita a volte si può avere la tendenza a vedere questa possibilità come un’alternativa allettante o addirittura come una vera e propria salvezza. In queste situazioni spesso si compie l’errore di sovrastimare gli aspetti positivi di questa scelta e di sottovalutare, invece, i possibili svantaggi.

Il cambiamento, infatti, richiede il sapersi adattare a delle circostanze nuove e tutto questo può essere difficile da gestire e sicuramente ha dei costi che possono essere economici, temporali, fisici, mentali. Sei pronto ad affrontarli?

Cambiare vita non è sempre una scelta sbagliata, ma sicuramente deve essere valutata con la dovuta attenzione. In particolare, occorre saper discriminare tra le situazioni nelle quali può essere opportuno cambiare vita e quelle nelle quali, invece, sarebbe più opportuno o necessario cambiare se stessi per vivere una vita davvero soddisfacente.

Dott.ssa Erica Tinelli

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