Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

DECIDERE … CHE TORTURA!

DECIDERE…CHE TORTURA!

Decidere a volte è difficile. Quando bisogna fare scelte importanti, infatti, chiunque può andare in crisi. Molte decisioni difficili da prendere riguardano la sfera sentimentale (ad esempio la scelta di interrompere o meno una relazione, la scelta tra 2 partner, le scelte di fare dei passi importanti come il matrimonio o la convivenza, ecc…) e la sfera professionale (pensiamo alle scelte relative a determinate offerte lavorative, al valutare la possibilità di cambiare lavoro o azienda, ma anche LA SCELTA DELLA FACOLTA’ UNIVERSITARIA che può influenzare il futuro lavorativo).

E’ possibile, comunque, avere delle difficoltà nella presa di decisione in qualsiasi ambito della propria vita.

Gli errori da evitare quando si deve decidere

Quando le persone devono decidere possono sperimentare stress, ansia, angoscia, paura di sbagliare. In alcuni casi queste emozioni diventano troppo intense e problematiche, provocando grande sofferenza e dei veri e propri blocchi.

Per evitare di arrivare a tanto, nella presa di decisione è importante evitare di commettere i seguenti errori.

Decidere in fretta

Trovarsi in una situazione non definita può produrre uno stato di malessere molto forte e per evitare tale stato di tensione, alcune persone decidono in fretta. La maggior parte delle decisioni importanti, però, richiede una valutazione accurata delle varie opzioni e dei possibili effetti, non solo da un punto di vista razionale, ma anche emotivo ed affettivo.

Prendere delle decisioni rapidamente può portarci a trascurare alcuni importanti elementi di valutazione. Il rischio è quello di pentirsi di una scelta che, in alcuni casi, potrebbe anche essere irreversibile o che richiederebbe grandi sforzi per poter essere cambiata nuovamente.

Rimandare troppo la decisione

E’ l’errore opposto al precedente ed è tipico delle persone estremamente indecise e che hanno paura di sbagliare. Anche il rimandare, quindi, può essere dannoso, principalmente perché rende la persona sempre più dubbiosa, passiva e incapace di decidere.

È importante, quindi, definire delle tempistiche realistiche entro le quali prendere le decisioni.

Scegliere di non decidere

Alcune persone si illudono di poter evitare di decidere lasciando le cose come stanno. Ad esempio, una persona che non sa se cambiare lavoro o meno potrebbe continuare a fare il lavoro che fa, non come conseguenza di una sua scelta personale, ma per l’impossibilità di decidere. Allo stesso modo, una persona che non sa se interrompere una relazione potrebbe mantenerla pur non avendo fatto questa scelta, ma per una questione di comodo legata al non dover decidere.

Si tratta, molto spesso, di illusioni e di autoinganni perché la decisione di non decidere è comunque una decisione. A questo punto, quindi, forse varrebbe la pena di impegnarsi e di attivarsi per prendere la decisione ritenuta migliore.

Delegare ad altri la responsabilità di decisioni personali

Come nel caso precedente, anche questo comportamento rappresenta un tentativo di evitamento della decisione che, però, è sempre una decisione. La delega può essere rivolta a varie persone, come ad esempio amici o familiari ai quali non vengono chiesti dei semplici consigli, ma ai quali si chiede più o meno esplicitamente di indicare la scelta da fare.

Il problema è che quando si delegano ad altri delle responsabilità personali, si conferma a se stessi la propria incapacità che diventa sempre più forte. Inoltre, per quanto le altre persone possono essere fidate e responsabili e per quanto possono conoscerci bene, potrebbero non sapere qual è la cosa da fare. Le decisioni, infatti, sono molto soggettive e solo il diretto interessato può sapere veramente cosa è meglio per sé.

In alcuni casi la delega può essere rivolta anche allo psicologo, al quale alcune persone chiedono di dire qual è la cosa migliore da fare. In questi casi lo psicologo può aiutare la persona a valutare i possibili vantaggi e svantaggi delle varie opzioni, a considerare le cose da prospettive diverse, a gestire le emozioni. La decisione, però, sarà sempre e comunque personale.

Dott.ssa Erica Tinelli

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erica.tinelli@hotmail.it

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NON HAI TEMPO ….O NON HAI VOGLIA?

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Quante volte sentiamo dire “non ho tempo per…”, “vorrei fare questo, ma non trovo proprio il tempo”? E quante volte siamo noi che in prima persona pronunciamo queste frasi?

Ma è veramente così?

Sicuramente tutti noi abbiamo molte cose da fare e al tempo stesso abbiamo delle risorse limitate, inclusa anche la disponibilità di tempo. Ciò significa che molto spesso risulta impossibile riuscire a fare tutto quello che si vorrebbe in quanto servirebbero delle giornate più lunghe.

A volte capita anche di riuscire a fare tutto quello che era stato programmato, ma se si programmano sistematicamente tante attività, se da un lato ci si può sentire soddisfatti di riuscire a gestirle tutte, dall’altro se si portano avanti troppe cose per troppo tempo il rischio di diventare stressati è altissimo.

Quindi, è vero che non si può fare veramente tutto. È vero che si può non avere il tempo. È anche vero, però, che se siamo davvero motivati a fare una cosa e vogliamo farla a tutti i costi, in genere il tempo riusciamo a trovarlo -anche il modo!-, anche se questo può implicare il dover rimandare altri impegni o il dover rinunciare ad altre attività. Nella vita, infatti, è importante saper definire le nostre priorità e questo ci aiuta anche a comprendere il valore delle cose.

Qualche riflessione da fare quando si pensa “non ho tempo”

Quando diciamo o pensiamo di voler fare qualcosa ma di non avere il tempo, dovremmo fermarci un attimo per cercare di capire se vogliamo fare veramente quella cosa oppure no e, di conseguenza, valutare se vogliamo trovare il tempo.

Pensa a qualcosa che vorresti fare e prova a porti queste domande:

  1. Da 1 a 10 quanto è importante per te fare questa cosa?
  2. Quali benefici speri di ottenere facendola? E quali benefici otterresti non facendola?
  3. Quali svantaggi potrebbero esserci nel dedicarsi a questa attività? E quali svantaggi potrebbero esserci se non la fai?
  4. Se dovessi fare una classifica di tutte le cose che consideri importante fare, quella che stai valutando ora che posto occuperebbe?

Se hai capito che vuoi veramente fare questa cosa perché per te è importante, il passo successivo riguarda l’organizzazione e la pianificazione. Devi capire con quali modalità e con quali tempi vuoi dedicarti alla nuova attività ed inserirla nell’agenda (fisica o anche solo mentale) dei tuoi impegni. Ad esempio, se hai scelto che vuoi dedicarti alla palestra, puoi decidere di andare tutti i martedì ed i giovedì dalle 19 alle 20. Come accennato, spesso è necessario dover eliminare o ridurre altre attività, ma se consideri questa cosa importante non ti sarà così difficile. Se si salta questo passaggio si corre il rischio di continuare a rimandare e non è da escludere la possibilità di non iniziare mai.

Dott.ssa Erica Tinelli

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LA SCELTA DELLA FACOLTA’ UNIVERSITARIA

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Per molti ragazzi la scelta della facoltà universitaria può rappresentare una decisione molto difficile. Può influenzare, infatti, il futuro. La scelta può essere determinata da molti fattori che devono essere presi in considerazione, come ad esempio i propri interessi e le proprie passioni, gli sbocchi lavorativi, la localizzazione geografica delle varie facoltà.

Molti ragazzi non sono convinti della loro scelta o si pentono successivamente proprio in virtù di questa complessità e, a volte, anche perché hanno preso una decisione in modo troppo rapido, senza aver riflettuto a sufficienza.

Consigli per scegliere la facoltà universitaria

Per poter scegliere la facoltà universitaria in modo più accurato e consapevole è bene prepararsi  e non decidere in poco tempo sotto la pressione delle scadenze. Inoltre, ecco alcuni elementi che può essere utile tenere in considerazione:

  1. Bisogna informarsi sulle materie, sui programmi, sugli sbocchi lavorativi delle facoltà che interessano per avere un’idea più precisa di quello che si prospetta. Può sembrare ovvio e scontato, ma ci sono alcune persone che scoprono quelle che sono le materie che dovranno studiare solo dopo essersi iscritte. Così come ci sono persone che si rendono conto dopo qualche mese o qualche anno che con la facoltà che hanno scelto non potranno fare il lavoro che credevano. Se non sai quello che ti aspetta come fai a sapere se fa per te o no?
  2. Valutare i fattori che possono essere importanti nel determinare la scelta della facoltà. Tra i fattori considerati importanti alcuni possono essere ricorrenti -come i propri interessi e le opportunità lavorative-. Altri, invece, possono essere un po’ meno frequenti, ma non per questo meno rilevanti. Ad esempio, c’è chi sceglie anche sulla base del fatto di poter fare in futuro un lavoro considerato prestigioso. Quando si prendono in considerazione tutte queste variabili ogni persona deve avere la capacità di capire quelle che sono le cose che per lei possono avere un peso notevole nel determinare la scelta. Si tratta di fattori estremamente soggettivi, che possono variare notevolmente di persona in persona e che possono portare a valutazioni completamente differenti. C’è chi capisce che desidera studiare ciò che gli piace, c’è chi vuole studiare ciò che gli può garantire un futuro lavorativo un po’ più tranquillo, chi sceglie di fare una facoltà prestigiosa, ecc…. Ad esempio, è molto diffusa l’idea che bisogna studiare solo quello che appassiona, ma questa idea può essere valida per alcune persone e non per altre. Ci sono ragazzi/e che hanno studiato materie che non amavano particolarmente, ma che sono completamente soddisfatti di questa scelta perché per loro i fattori da tenere in considerazione erano ben altri. Hai ben chiaro quelle che sono le cose importanti per te?
  3. Non farsi scoraggiare dalle difficoltà. Anche quando le persone hanno ben chiara quella che è la facoltà che vorrebbero frequentare, può capitare che nutrano comunque dei dubbi legati al fatto che pensano di non essere adatti a quel tipo di futuro universitario e professionale. Sicuramente è importante essere consapevoli delle proprie caratteristiche e dei propri limiti, ma per affrontarli e superarli, non per fuggire. Non si può pretendere di essere “perfetti” prima ancora di iniziare. Chi è convinto della scelta della facoltà, quindi, deve trovare il modo di superare le difficoltà e non convincersi di aver fatto una scelta sbagliata. Sei consapevole dei tuoi limiti? Come pensi di affrontarli?
  4. Non farsi influenzare da parenti, amici, conoscenti. La scelta dell’università è estremamente personale e solo il diretto interessato può sapere quello che vuole fare veramente. È bene ascoltare pareri e consigli, ma senza sentirsi costretti a dover compiacere gli altri. Stai facendo una scelta che è solo tua?

 

Se sei ancora tanto confuso/a ricordati che qualche colloquio con uno psicologo potrebbe aiutarti a fare chiarezza.

 

Dott.ssa Erica Tinelli

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COSTRUIRE UN’ALIMENTAZIONE SANA E PIACEVOLE

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Costruire un’alimentazione sana e piacevole è un obiettivo molto ambito. Molte persone, infatti, non hanno un rapporto equilibrato con il cibo. C’è chi mangia troppo o male e, spesso, come conseguenza, non è in buona forma fisica. C’è chi, al contrario, è in ottima forma, ma ad un prezzo elevato, quello di un regime alimentare eccessivamente rigido che può generare grande frustrazione. Queste due categorie di persone, anche se sembrano avere caratteristiche contrapposte, in realtà hanno in comune un elemento che è presente in tutte le problematiche e le patologie alimentari, cioè il fatto di non avere un rapporto piacevole con il cibo.

Avere un’alimentazione sana e al tempo stesso piacevole è possibile?

Contrariamente a quello che comunemente si pensa, non si tratta di due obiettivi che non si escludono a vicenda. Possono essere raggiunti congiuntamente, ma a patto di abbandonare la concezione tradizionale di dieta.

La maggior parte delle diete “classiche” si basano su una drastica riduzione delle calorie necessarie al fabbisogno della persona. Questi regimi alimentari sono destinati a fallire, magari dopo aver apparentemente funzionato per un breve periodo di tempo, a causa di motivazioni biologiche e psicologiche.

Dal punto di vista biologico, un’alimentazione troppo restrittiva porta l’organismo a produrre in quantità ridotta la molecola della leptina, responsabile di orientare il corpo verso il consumo piuttosto che verso il risparmio energetico. Se mangiamo troppo poco rispetto alle nostre necessità energetiche, quindi, viene prodotta poca leptina e, di conseguenza, il corpo cerca di consumare il meno possibile il cibo che è stato assunto.

Dal punto di vista psicologico, invece, una dieta ipocalorica può produrre frustrazione e stress, sia perché viene meno il rapporto piacevole con il cibo, sia perché, in virtù della scarsa energia, la persona può avere difficoltà a concentrarsi o a portare avanti le normali attività quotidiane. Molto spesso succede che, dopo un periodo più o meno lungo di osservanza del rigido regime alimentare, la persona si abbuffa. In questi casi l’abbuffata è determinata proprio dalle precedenti regole inflessibili ed inadeguate. In assenza di periodi con alimentazione così povera, non ci sarebbe stata alcuna abbuffata.

Come si può creare un’alimentazione sana e piacevole?

Per creare un’alimentazione sana e piacevole, la dieta deve essere intesa come vero e proprio stile di vita, basato su alcuni principi.

Coltivare il piacere

E’ fondamentale ricercare e coltivare il piacere orientandosi verso i cibi che piacciono di più e senza troppe restrizioni nelle quantità. Può sembrare strano che si riesca a stare in forma seguendo questa regola apparentemente paradossale, ma gli esseri viventi sono orientati all’autoregolazione, anche per quanto riguarda l’alimentazione.

Anche se inizialmente alcune persone potrebbero essere portate a consumare grandi quantità di “cibo-spazzattura”, solitamente dopo alcuni giorni l’attrattiva per tali cibi diminuisce ed aumenta quella verso i cibi più sani.

Tre pasti

Il piacere dovrebbe essere concentrato nei 3 pasti (colazione, pranzo, cena), mentre è importante evitare troppi spuntini al di fuori. Quando si ha tanta fame al di fuori dei pasti, spesso è perchè è necessario mangiare di più nel pasto che precede l’orario in cui subentra la fame. Se, ad esempio, una persona ha pranzato alle 13 ed ha fame intorno alle 15-16, molto probabilmente è perchè ha mangiato troppo poco a pranzo ed i giorni successivi potrà provare a mangiare di più.

Curare il contesto

Il contesto viene curato in vari modi, ad esempio prestando attenzione al modo in cui il cibo viene disposto nei piatti e al modo in cui si apparecchia, per rendere il pasto ancora più gradevole.

È importante anche concentrarsi sul cibo, evitando, di mangiare velocemente o di fare altre cose mentre si mangia.

Il piacere passa anche attraverso queste piccole-grandi cose.

Esercizio fisico

Per mantenersi in forma è fondamentale anche l’attività fisica.

Anche in questo contesto è importante ricercare le sensazioni piacevoli connesse all’attività. Per questo la scelta dello sport o dell’allenamento più adatto ad ogni persona deve tenere conto, inevitabilmente, anche delle sue preferenze.

Alimentazione a altre problematiche psicologiche

Per alcune persone il cibo rappresenta una forma di sfogo, di rifugio dalla tristezza, dalla rabbia, dagli eventi spiacevoli della quotidianità. In questi casi solitamente non è sufficiente seguire le indicazioni presentate, perché è importante anche comprendere e gestire diversamente le difficoltà e le emozioni che sono alla base del rapporto squilibrato con l’alimentazione.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Bibliografia

Nardone G. (2007). La dieta paradossale. Ponte alle Grazie, Milano.

Nardone G., Speciani L. (2015). Mangia, muoviti, ama. Ponte alle Grazie,Milano. (Capitolo: “Sovrappeso e obesità: un cambio di paradigma”)

IL DUBBIO DI ESSERE OMOSESSUALE

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Il dubbio di essere omosessuale è molto più diffuso di quello che comunemente si pensa, soprattutto tra i giovani, ma non solo. Durante l’adolescenza e nelle prime fasi dell’età adulta, infatti, è possibile essere confusi sulla propria identità generalmente intesa e, quindi, anche sull’orientamento sessuale.

In alcuni casi, il dubbio di essere omosessuale rappresenta una manifestazione del disturbo ossessivo-compulsivo. In tal caso, il dubbio è un’ossessione che provoca una forte ansia ed un profondo disagio.

Gli errori che si possono fare per gestire il dubbio di essere omosessuale

Le persone che presentano questo dubbio possono reagire in tanti modi diversi.

Se vi è il dubbio e non la certezza di essere omosessuali, solitamente si cerca di avere una risposta certa e definitiva. A tal proposito, il tentativo fatto più spesso è quello di valutare le proprie reazioni fisiologiche ed emotive nei confronti di ragazzi e ragazze e di stimoli sessuali di vario tipo -come video pornografici, ma anche con esperienze sessuali dirette-. La logica alla base di questo meccanismo è: “se ho reazioni positive e forti nei confronti delle ragazze sono attratto dalle ragazze e viceversa”. In realtà non è così semplice. Focalizzare la propria attenzione sulle proprie reazioni, infatti, tende ad alterarle, rendendole tutt’altro che naturali. La confusione e la frustrazione, di conseguenza, aumentano.

Un altro tentativo frequente è il parlare con persone fidate del proprio problema per cercare delle risposte da loro. Anche in questo caso, ovviamente, è difficile che si riesca ad arrivare ad una risposta definitiva. Infatti, gli altri, anche se ci conoscono bene, possono darci soltanto dei pareri e fornirci il loro supporto. Inoltre, in alcuni casi, il parlare troppo di ciò che ci preoccupa può incrementare l’ansia e, quindi, aumentare il disagio.

Che fare, quindi, per gestire il dubbio e per agire di conseguenza?

Prima di tutto evitare di “mettersi alla prova” nei confronti di stimoli sessuali di vario tipo, ma vivere con naturalezza quello che succede nella vita quotidiana. Inoltre, evitare di parlare troppo dei propri dubbi con amici e familiari, soprattutto se ci si rende conto che con il tempo non diminuiscono.

In alcuni casi può bastare del tempo per comprendere il proprio orientamento sessuale.

In altri casi, invece, può essere necessario l’aiuto di un professionista. Con la sua guida sarà possibile prima di tutto capire se il dubbio è la manifestazione di un disturbo ossessivo-compulsivo e, in caso affermativo, curarlo. Se invece, il dubbio è la manifestazione di una reale confusione, lo psicologo può aiutare la persona a fare chiarezza. In alcuni casi da tale confusione si passa alla certezza di essere omosessuale, cosa che alcune persone possono avere difficoltà ad accettare, anche per il timore dei pregiudizi. In tal caso la terapia psicologica può aiutare la persona ad accettarsi e a gestire le difficoltà che potrebbe incontrare.

Dott.ssa Erica Tinelli

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