Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

L’INTELLIGENZA EMOTIVA

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A partire dalla teoria di Gardner (vedi), alcuni autori si sono occupati di studiare in modo più approfondito alcune forme di intelligenza. Tra questi autori troviamo Goleman, che ha elaborato la teoria dell’intelligenza emotiva, che riprende in parte l’intelligenza intrapersonale ed interpersonale individuate da Gardner.

Che cos’ è l’intelligenza emotiva?

Per Goleman, l’intelligenza emotiva implica:

  • la consapevolezza delle proprie emozioni, che devono essere riconosciute e comprese in relazione alle cause che le hanno generate;
  • il controllo delle emozioni, che devono essere espresse in modo funzionale e non distruttivo;
  • la capacità di auto-motivazione, che implica il controllo degli impulsi e il non scoraggiarsi davanti alle difficoltà in vista del raggiungimento degli obiettivi;
  • il comprendere le emozioni altrui, che è connessa al riconoscimento delle proprie emozioni e che richiede empatia;
  • la gestione delle relazioni, cioè il saper sviluppare relazioni sociali caratterizzate da sintonia e equilibrio.

Perchè è importante questo tipo di intelligenza?

L’intelligenza emotiva può consentire di gestire efficacemente i momenti di difficoltà e facilita il raggiungimento di obiettivi anche ambiziosi, con ripercussioni positive sulla salute.

L’importanza dell’intelligenza emotiva è stata dimostrata anche da un importante studio, il famoso “test delle caramelle”, nel quale alcuni bambini di 4 anni venivano portati in una stanza in cui era presente una caramella e veniva detto loro che potevano mangiare subito la caramella oppure potevano aspettare un po’ di tempo per averne due. Il non mangiare la caramella era considerato un indicatore di elevata intelligenza emotiva in quanto implicava il saper gestire l’impulso di mangiare subito e il sapersi controllare in vista del raggiungimento di un obiettivo più importante, ossia quello di avere due caramelle.  I bambini che riuscirono a resistere, rispetto agli altri, a distanza di 14 anni erano più sicuri di sé, più capaci di gestire le frustrazioni della vita, più efficaci nel raggiungimento degli obiettivi, più competenti a livello scolastico.

L’intelligenza emotiva, quindi, è fondamentale per il proprio benessere e per la propria salute.

Se pensi di non saper riconoscere e gestire al meglio le tue emozioni ricorda che uno psicologo potrebbe aiutarti in questo.

Dott.ssa Erica Tinelli

3884462095

erica.tinelli@hotmail.it

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Bibliografia

Goleman D. (1999). Intelligenza emotiva. BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, Milano.

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NOVE MODI DIVERSI DI ESSERE INTELLIGENTI.jpg

Perchè è importante l’intelligenza?

L’intelligenza è sempre stata considerata un’abilità molto importante per l’uomo.

Permette, infatti, è possibile comprendere ed elaborare le informazioni, raggiungere gli obiettivi, svolgere molti compiti diversi, risolvere i problemi.

E’ fondamentale, quindi, a lavoro, nelle relazioni, nella vita quotidiana.

Ma che cos’è l’intelligenza?

È difficile rispondere a questa domanda perché si tratta di una capacità molto complessa. Nel corso del tempo, infatti, vari autori hanno fornito tante definizioni diverse di intelligenza, che è stata definita come la capacità di risolvere i problemi, di apprendere, di pensare in astratto, di adattarsi alle diverse situazioni, di comprendere ciò che accomuna o che differenzia varie cose.

La molteplicità delle definizioni probabilmente è dovuta anche al fatto che l’intelligenza è connessa anche ad altri costrutti e non è un’entità unitaria. Infatti, è più opportuno parlare di intelligenze.

Le nove intelligenze

Secondo lo psicologo Howard Gardner esistono 9 intelligenze, ognuna delle quali è connessa ad una specifica area cerebrale:

  • Linguistica. E’ la capacità di parlare e di scrivere in modo corretto e chiaro. Può essere associata anche alla facilità nell’apprendimento delle lingue straniere
  • Matematica. Riguarda le abilità di calcolo e di ragionamento logico-deduttivo
  • Musicale. Consente di capire e di creare dei pattern musicali, di riconoscere i cambiamenti di ritmo, di timbro e di tonalità
  • Spaziale. Implica il creare e l’agire su delle rappresentazioni spaziali mentali, l’orientarsi negli ambienti e il riconoscere i dettagli delle immagini
  • Corporeo-cinestetica. Permette di usare il corpo in modo coordinato e di mantenere l’equilibrio
  • Intrapersonale. Riguarda il saper riconoscere e gestire le proprie emozioni, le proprie intenzioni e le proprie motivazioni
  • Interpersonale. E’ il saper riconoscere le emozioni, le intenzioni e le motivazioni degli altri
  • Naturalistica. E’ l’abilità di classificare le piante, gli animali o gli oggetti e di capire le condizioni atmosferiche
  • Esistenziale. Riguarda il riflettere e il mettere in relazione temi di natura filosofica

Il legame tra le varie intelligenze

In alcuni casi può essere complesso stabilire dei confini netti tra le varie intelligenze. Inoltre, alcune intelligenze sono più correlate di altre. Tuttavia, in generale, queste nove tipologie sono relativamente indipendenti l’una dall’altra. Può capitare, quindi, che le persone raggiungano l’eccellenza in alcune intelligenze, risultando perfettamente normali in relazione ad altre abilità. Ad ulteriore conferma dell’indipendenza delle varie intelligenze c’è anche il fatto che alcuni danni cerebrali compromettono alcune abilità, ma non altre.

Nella nostra società tendono ad essere considerate importanti soprattutto le intelligenze di tipo linguistico e logico-matematico. Tuttavia, ogni forma di intelligenza ha la sua importanza e può essere molto utile. Saper gestire le proprie emozioni, ad esempio, è fondamentale in molte situazioni che possiamo affrontare anche tutti i giorni.

E’ importante dare alle persone la possibilità di diventare consapevoli delle proprie potenzialità e di svilupparle nei vari contesti, come quello scolastico e quello lavorativo.

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Se ti è piaciuto questo articolo potrebbe interessarti anche:

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Bibliografia

Gardner H. (2005). Educazione e sviluppo. Intelligenze multiple e apprendimento.  Erickson, Trento.

Gardner H. (2007). Cambiare idee. L’arte e la scienza della persuasione. Feltrinelli, Milano.

UMORISMO E SALUTE

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L’umorismo fa bene alla salute?

Il famoso caso di Norman Cousins sembrerebbe suggerire di sì.

Norman Cousins era uno scrittore al quale negli anni ’60 venne diagnosticata una grave malattia dei tessuti connettivi. Secondo i medici gli rimanevano pochi mesi di vita. Invece che rassegnarsi a questo triste destino, Cousins cominciò a studiare vari volumi di medicina e, sulla base delle conoscenze acquisite, portò avanti una cura di somministrazione massiccia di vitamina C e una “cura del riso” quotidiana, che prevedeva il ridere più possibile, anche guardando film comici e filmati di candid camer. In questo modo riuscì a diminuire i dolori lancinanti che lo affliggevano e a guarire completamente.

Secondo vari medici questo risultato eccezionale non è stato determinato solo dalla cura del riso, ma anche da altri fattori, come ad esempio l’estrema fiducia di Counsins nell’autoguarigione, l’assenza di panico verso la malattia, il sentirsi responsabile della terapia, che non venne delegata solo ai medici.

Fino a che punto l’umorismo fa bene alla salute?

Attenzione, però. La storia di Norman Cousins di certo non consente di affermare che è possibile guarire da malattie gravissime attraverso l’umorismo, ma piuttosto che l’umorismo esercita un effetto benefico sulla salute delle persone, come mostrato anche successivamente da altri studiosi. Ad esempio, Martin evidenzia che l’umorismo è associato alla tolleranza al dolore, all’attivazione di alcune componenti del sistema immunitario, alla riduzione dei sintomi di malattia. L’umorismo, inoltre, è un valido alleato contro lo stress, forse perché porta le persone a valutare più positivamente le varie situazioni, concentrandosi anche sugli aspetti più divertenti e comici.

Infine, l’umorismo rende più attraenti agli occhi degli altri e può essere utilizzato anche per ridurre conflitti e tensioni, facilitando lo sviluppo ed il mantenimento delle relazioni sociali e del supporto che da esse ne deriva.

Il valore terapeutico dell’umorismo è stato evidenziato anche in situazioni di vita tragiche. Ad esempio, secondo lo psicologo Viktor Frankl, che durante la seconda guerra mondiale è stato internato nei campi di concentramento, a volte in tale contesto l’umorismo sembrava avere la funzione di creare un distacco dalla situazione ed elevare gli uomini al di sopra della loro condizione.

L’umorismo in terapia

L’effetto benefico dell’umorismo sulla salute può sfruttato anche nella  terapia psicologica. In quest’ambito l’umorismo può essere usato per esagerare alcuni punti di vista al fine per evidenziarne i limiti.

Può permettere di presentare delle osservazioni che riguardano questioni delicate con un atteggiamento volto a sdrammatizzare.

Si tratta, però, di uno strumento molto delicato che deve essere usato nel modo giusto e nel momento giusto.  In caso contrario, rischia di apparire come un’offesa.

“L’efficacia terapeutica del motto di spirito supera spesso di gran lunga quella di certe serissime interpretazioni psichiatriche (P. Watzlawick, “Il linguaggio del cambiamento”).

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Bibliografia

Dionigi A., Gremigni P. (2010). Psicologia dell’umorismo. Carocci, Roma.

Frankl V. E. (2009). Uno psicologo nei lager. Ares, Milano.

Martin R. A., Lefcourt H. M. (1983). Sense of humor as a moderator of the relation between stressors and moods. Journal Of Personality And Social Psychology, 45(6), 1313-1324.

Martin R. A. (2001). Humor, laughter, and physical health: Methodological issues and research findings. Psychological Bulletin, 127(4), 504-519.