Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

GESTIRE I CAMBIAMENTI CON L’AIUTO DI UNO PSICOLOGO

I cambiamenti sono inevitabili nella vita di ogni persona.

Possono cambiare le relazioni, gli aspetti lavorativi, i progetti di vita, la situazione familiare, la personalità, le situazioni che è necessario affrontare e tante altre cose ancora.

Il cambiamento è costantemente presente per ognuno di noi. Tuttavia, può essere molto difficile da gestire perché può spaventare, oltre a richiedere tante energie e le giuste strategie. In queste situazioni una consulenza psicologica potrebbe rappresentare un utile supporto perchè può essere utile per gestire molte cose.

Comprendere e gestire al meglio le emozioni

Il cambiamento può provocare tante emozioni, come l’ansia, la paura, la rabbia, la frustrazione, l’insicurezza. Questi stati d’animo, se non vengono gestiti bene, potrebbero rappresentare un ostacolo alla gestione efficace della situazione perché potrebbero provocare confusione oppure un eccessivo dispendio di energie in direzioni sbagliate.

Capire quello che vuoi veramente e quella che è la cosa migliore per te

Anche se ci sono dei cambiamenti che non dipendono dalla nostra volontà, molti cambiamenti li scegliamo noi. Inoltre, spesso, abbiamo la possibilità di scegliere come affrontare un cambiamento che viene imposto dall’esterno.

In questi casi lo psicologo può essere d’aiuto per aiutare la persona a individuare la strada che desidera davvero percorrere, sia insegnandole a gestire le emozioni che potrebbero essere un impedimento al vedere la situazione con chiarezza (si pensi, ad esempio, a coloro che vorrebbero introdurre con tutto il cuore un cambiamento nella propria vita, ma non lo fanno perché bloccati dalla paura),  sia migliorando la sua abilità di guardare le situazioni da prospettive diverse, per essere in grado di individuare e di riflettere su tutti i possibili vantaggi e svantaggi che ogni circostanza inevitabilmente comporta, al fine di prendere delle decisioni consapevoli.

Individuare e applicare le giuste strategie per affrontare i cambiamenti

Quando le persone devono affrontare i cambiamenti non sempre conoscono le strategie migliori per gestire le criticità.

Lo psicologo può essere d’aiuto fornendo delle indicazioni dirette di comportamento, soprattutto quando il cambiamento ha a che fare principalmente con aree di sua competenza, come ad esempio la gestione delle relazioni oppure la comunicazione.

In alternativa, quando il cambiamento riguarda questioni non psicologiche (un esempio: la gestione di un cambiamento lavorativo derivante dall’uso di nuovi software informatici), lo psicologo può comunque mettere a disposizione le proprie competenze per insegnare specifiche tecniche e per attivare processi che hanno a che fare con il problem-solving e che possono consentire, poi, alla persona di individuare in modo autonomo le strategie più adatte per affrontare le novità. 

Dott.ssa Erica Tinelli

3884462095

erica.tinelli@hotmail.it

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Migliorare se stessi è un obiettivo molto ambito che tanti cercano di perseguire. Il potenziamento delle proprie risorse e delle proprie abilità, infatti, consente di essere più efficaci nei più svariati ambiti di vita, di essere più soddisfatti, di avere delle relazioni migliori e una vita più appagante.

Sono numerosi gli elementi che è importante saper utilizzare per migliorare se stessi. Tra questi, ad esempio, troviamo la determinazione, la resilienza, l’esercizio costante e reiterato, il saper ricercare o creare un ambiente ricco di stimoli. Ci sono, poi, degli strumenti che rispetto ad altri sono meno conosciuti, ma che sono altrettanto fondamentali. Vediamoli.

Il piacere

Per poter migliorare se stessi è necessario ricercare in quello che facciamo per potenziare le nostre abilità la sensazione del piacere.

Siamo abituati a pensare che per poter ottenere qualcosa di importante è necessario lavorare duramente ed effettivamente è così, ma questo non esclude la possibilità di rendere le nostre attività piacevoli.

Spesso il piacere si ottiene pensando ai risultati desiderati che potranno essere ottenuti con il proprio impegno. È necessario, però, andare oltre e ricercare la piacevolezza proprio in quello che si fa nel preciso momento in cui si sta lavorando per migliorare se stessi. In caso contrario, la propria mente assocerà a determinate attività delle sensazioni di avversione, stress e rifiuto che porteranno ad evitare alcune situazioni o comunque a non viverle nel migliore dei modi. Per questo motivo si consiglia anche di interrompere determinati esercizi proprio quando si sperimentano sensazioni positive legate all’esecuzione ottimale in modo da far sedimentare nella mente questa esperienza piacevole.

Adattamento

Sapersi adattare al variare delle situazioni è un’abilità fondamentale per chi desidera lavorare sui propri limiti. Chiunque, infatti, nella vita deve affrontare i cambiamenti e le situazioni nuove e saper affrontare tutto questo nel modo più adeguato rappresenta un valore aggiunto fondamentale.

Sapersi adattare, oltre a rendere le persone capaci di affrontare le varie circostanze della vita, permette anche di sviluppare la giusta elasticità mentale, indispensabile per evitare di sviluppare schemi di pensiero e di comportamento che possono diventare troppo rigidi e, di conseguenza, disfunzionali.

Variare le attività per migliorare

Spesso il miglioramento di se stessi si focalizza sul tentativo di sviluppare una particolare abilità o sul cercare di ottenere risultati importanti in un determinato settore, come quello lavorativo o sportivo.

Qualsiasi sia l’ambito sul quale si decide di focalizzarsi, però, bisogna tener presente la necessità di integrare le attività abituali necessarie per superare i propri limiti con altre attività radicalmente diverse. Queste rappresentano delle distrazioni che evitano una concentrazione eccessivamente intensa e anche potenzialmente ossessiva e stressante su alcuni aspetti.

Inoltre, dedicarsi ad altro permette anche di imparare a guardare le cose da prospettive diverse, abilità molto importante per risolvere problemi e per comprendere meglio se stessi e la realtà circostante.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Bibliografia

Nardone G. e Bartoli S. (2019). Oltre se stessi. Scienza e arte della performance. Ponte alle Grazie, Milano.

LE DIVERSE COMPULSIONI NEL DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO

Le compulsioni presenti nel disturbo ossessivo-compulsivo sono percepite come inevitabili, incontrollabili e devono essere attuate in maniera rituale, cioè con delle modalità ben precise e molto rigide.

Possono essere davvero numerose e molto diverse tra loro, ma è possibile classificarle in alcune grandi categorie. 

Paura o piacere

Molte compulsioni si basano sulla percezione della paura. In questi casi i rituali vengono messi in atto per evitare che succeda qualcosa di brutto e per far in modo che tutto vada bene. È il caso, ad esempio, di coloro che devono ordinare le cose secondo precisi criteri per fare in modo che tutto vada bene. C’è chi, poi, deve controllare di aver chiuso il gas o spento le luci o ci, invece, deve ripetere delle formule mentali per evitare disgrazie. 

Ci sono, però, anche delle compulsioni che, invece, si basano sul piacere e che, pertanto, si mantengono anche in virtù di questo aspetto. In questa categoria può rientrare la compulsione piacevole a strapparsi i capelli, a tagliuzzarsi, lo shopping compulsivo, la compulsione al gioco.   

Compulsioni basate su azioni o su pensieri

Le compulsioni possono essere comportamentali oppure mentali. 

Probabilmente quelle che sono basate su azioni risultano più visibili anche a chi interagisce con la persona che presenta il disturbo ossessivo-compulsivo.

Le compulsioni mentali, però, possono essere altrettanto invalidanti. Pensiamo, ad esempio, a chi si sente costretto a ripetere spesso delle formule mentali che possono essere lunghissime o che possono richiedere tante ripetizioni. Oppure pensiamo a chi ha delle ossessioni frequenti alle quali cerca di rispondere con dei ragionamenti che assumono i connotati di compulsioni mentali. L’attuazione di questi rituali, così come dei rituali comportamentali, può essere molto impegnativa e può richiedere tanto tempo ed energie che vengono sottratte alle attività quotidiane, a volte anche a quelle fondamentali come lavarsi o lavorare.  

Rituali preventivi, riparatori, propiziatori

Le compulsioni solitamente possono avere una natura preventiva, riparatoria, propiziatoria oppure un mix tra queste tre alternative. 

I rituali preventivi vengono attuati per evitare che accada qualcosa di negativo, come può avvenire per coloro che devono vestirsi in un determinato modo per evitare di essere contaminati o che devono controllare costantemente che nelle vicinanze non siano presenti oggetti o situazioni che li spaventano.

Quelli riparatori, invece, servono a riparare qualcosa di negativo che si è già verificato e possono riguardare, ad esempio, il lavarsi compulsivamente dopo aver toccato qualcosa di sporco.

I rituali propiziatori, infine, hanno come obiettivo quello di far sì che le cose vadano bene. Spesso hanno un carattere “magico” nel senso che non sono basati su criteri logici portati all’eccesso, ma su ragionamenti apparentemente irrazionali. Un esempio tipico è quello della compulsione a vestirsi in un determinato modo –ad esempio usando solo determinati colori- perché così tutto andrà bene.

Compulsioni eseguite da soli o con l’aiuto di altri

Alcune persone eseguono le loro compulsioni in modo completamente autonomo e non vogliono l’intervento di nessun altro perché per loro non sarebbe utile e rassicurante o perché si vergognano. Altre, invece, si fanno aiutare da amici e familiari, che vengono coinvolti nel problema e che spesso forniscono il loro supporto perché pensano che in questo modo la persona farà tutto più velocemente o si sentirà più tranquilla. 

Indipendentemente da tutte queste differenze che possono riguardare le diverse compulsioni ed indipendentemente da quanto il disturbo ossessivo-compulsivo è invalidante, si tratta comunque di un problema che può essere risolto con una psicoterapia efficace. 

Dott.ssa Erica Tinelli

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Bibliografia 

Nardone G., Portelli C. (2013). Ossessioni compulsioni manie. Capirle e sconfiggerle in tempi brevi. Ponte alle Grazie, Firenze. 

IL SEGRETO PER CAMBIARE IL MONDO E’…

Cambiare il mondo è un desiderio di molti. Tante persone, infatti, si lamentano del fatto che viviamo in un mondo che spesso può sembrare brutto perché privo di valori, pieno di cattiveria, di superficialità, di persone che si comportano male verso gli altri, di cose che non vanno bene.

Al di là del fatto che nel mondo esistono sicuramente anche tante cose e persone belle e positive, è innegabile che ci sono davvero molti aspetti che lasciano perplessi ed insoddisfatti e che andrebbero cambiati per il bene di tutti. Pensiamo, ad esempio, alla povertà, alla disoccupazione, ai ritmi di vita sempre più incalzanti e stressanti per chiunque, alla violenza, alle malattie, alle relazioni distruttive o superficiali.

Davanti a problematiche così ampie e così complesse ogni persona può avere una sensazione di impotenza, ossia può credere di non poter fare assolutamente nulla per migliorare il mondo perché si tratterebbe di un’impresa più grande di lei.

Ogni singola persona, però, in base alle proprie caratteristiche ed in base alle proprie possibilità può fornire il proprio contributo al miglioramento del mondo. Si tratta di azioni che a volte possono sembrare piccole ed insignificanti rispetto alla grandezza del problema da risolvere, ma si sa che l’oceano è fatto da tante piccole gocce ed ognuno può contribuire a riempirlo con le proprie.

Lamentarsi delle cose che non vanno è perfettamente comprensibile, ma lamentarsi e basta non è sufficiente perché non cambia in alcun modo le cose. E non serve a niente neanche rifugiarsi in pensieri come “non posso farci nulla”, “non dipende da me”, se non a giustificare il fatto di non far nulla per cercare di apportare dei miglioramenti alle varie situazioni che ci coinvolgono.

Per cambiare il mondo si deve iniziare a cambiare se stessi.

Ognuno di noi, infatti, è inserito in più “sistemi”, come ad esempio la famiglia, il gruppo di amici, il gruppo di lavoro, ma anche persone che si conoscono poco e con le quali si interagisce in modo più occasionale. Le parti di un sistema sono fortemente interconnesse e si influenzano reciprocamente. Ogni persona, quindi, è influenzata dagli altri e, a sua volta, è in grado di influenzarli. Introducendo dei cambiamenti nel nostro comportamento, inevitabilmente provocheremmo dei cambiamenti anche nelle altre persone, con la possibilità di innescare un circolo virtuoso nel quale ai piccoli cambiamenti positivi introdotti da una persona si uniranno ben presto tanti altri piccoli cambiamenti che complessivamente possono produrre grandi cambiamenti.

“Un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare se stesso.” Gandhi

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IL PROBLEM SOLVING STRATEGICO

Il problem solving strategico è una tecnica attraverso la quale è possibile arrivare ad individuare le soluzioni anche ai problemi più complessi e difficili grazie all’utilizzo di stratagemmi di logica non ordinaria che consentono di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo.

Il problem solving strategico prevede varie fasi che sono:

  • la definizione del problema o dell’obiettivo
  • l’analisi delle tentate soluzioni
  • la definizione dei piccoli passi (lo scalatore)
  • aggiustare il tiro progressivamente

Primo passo del problem solving: definizione del problema o dell’obiettivo

È una fase di fondamentale importanza, ma che spesso viene trascurata e data per scontata, alterando così, l’efficacia di tutto il processo in quanto senza una definizione adeguata del problema o dell’obiettivo è impossibile proseguire efficacemente.

Einstein, infatti, diceva “Se avessi solamente un’ora per salvare il mondo, passerei 55 minuti a definire bene il problema e 5 a trovare la soluzione”.

Il problema o l’obiettivo deve essere definito in termini descrittivi e concreti. E’ importante, infatti, non rimanere sul vago e fornire delle definizioni che potrebbero risultare ambigue. Per fare questo può essere utile cercare di guardare il problema da prospettive diverse, ad esempio immaginando come altre persone che conosciamo bene potrebbero valutare il problema diversamente da noi.

Analisi delle tentate soluzioni

In questa fase vengono presi in considerazione tutti i tentativi che sono stati fatti per risolvere il problema o per raggiungere l’obiettivo e gli effetti che questi hanno prodotto. Questo processo serve ad individuare i tentativi fallimentari affinchè non vengano ripetuti. È possibile, inoltre, individuare anche tentativi che hanno avuto successo e in questo caso è importante valutare se queste strategie possono essere riproposte nella situazione presente, anche con degli adattamenti. Nella maggioranza dei casi, però, ciò che ha funzionato in passato fallisce nel presente perché in tempi diversi è necessario fare tentativi differenti.

Definizione dei piccoli passi (lo scalatore)

Ogni obiettivo da raggiungere può essere scomposto in tanti piccoli obiettivi più circoscritti ed è possibile, quindi, tracciare il percorso che sarà necessario seguire per poter arrivare alla destinazione tanto desiderata.

Questo può essere fatto attraverso la tecnica dello scalatore che prevede un percorso a ritroso attraverso il quale si parte dall’obiettivo finale per poter arrivare a definire lo stadio immediatamente precedente, poi lo stadio precedente ancora fino ad arrivare al punto di partenza.

Aggiustare il tiro progressivamente nel processo di problem solving

Molto spesso i problemi sono complessi e non richiedono un’unica soluzione, ma più soluzioni. In questi casi i problemi non devono essere affrontati tutti insieme, ma occorre iniziare da quello che è più accessibile, mantenendo sempre la visione della globalità e delle possibili interazioni tra le varie concatenazioni di problemi.

Applicare da soli la tecnica del problem solving strategico può risultare molto complesso perché per poter raggiungere buoni risultati è necessario avere una certa dimestichezza con questo processo e, soprattutto, conoscere in modo approfondito e gestire tutte le dinamiche personali, affettive, emotive che entrano in gioco quando si vuole risolvere un problema o raggiungere un obiettivo. Per questi motivi può essere utile farsi aiutare da un professionista nell’applicazione del problem solving strategico in modo da evitare errori e rendere il percorso più semplice.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Bibliografia

Nardone G. (2013). Problem Solving strategico da tasca. L’arte di trovare soluzioni a problemi irrisolvibili. Ponte alle Grazie, Milano.

LA PROSTITUZIONE RELAZIONALE

Cos’è la prostituzione relazionale?

Lo psicologo e psicoterapeuta Giorgio Nardone parla di prostituzione relazionale per indicare quel fenomeno per il quale alcune persone sono estremamente disponibili verso gli altri e rispondono positivamente alle loro richieste per essere accettate ed apprezzate. La prostituta relazionale, quindi, si trova nella condizione di fare ciò che le viene chiesto anche quando vorrebbe fare qualcosa di diverso o quando ha altri impegni o programmi che tende a mettere da parte e trascurare per aiutare gli altri e far loro dei favori.

Quando questo copione si struttura in modo stabile, la prostituta relazionale si costruisce una trappola per la quale comincia a farsi apprezzare dagli altri per quello che fa più che per quello che è e continua a dire di sì perchè teme che facendo diversamente verrà rifiutata.

Prostituzione relazionale e identità personale

Per poter essere sempre disponibile verso gli altri, la prostituta relazionale molto spesso è costretta a mettere da parte le proprie attività, i propri desideri, i propri bisogni. Le sue esigenze e le sue priorità, quindi, passano in secondo piano rispetto a quelle altrui che cerca in ogni modo di soddisfare.

Questo modo di vivere può portare la persona a non costruire una sua identità personale o a perderla perché chi si abitua a fare sempre quello che gli altri vogliono, quello che gli altri si aspettano o quello che richiedono esplicitamente può arrivare al punto di non scoprire o di dimenticare quello che gli piace veramente, ciò che desidera davvero, quali sono i progetti di vita che vorrebbe realizzare.

Come è possibile uscire dal problema della prostituzione relazionale?

A volte la prostituta relazionale non è consapevole di questa problematica e si rivolge ad un esperto per affrontare altre problematiche, come ad esempio la depressione che, però, in questi casi rappresenta un effetto. In situazioni di questo tipo spesso uno dei primi passi da fare è quello di rendere la persona consapevole della prigione che si è costruita.

Capire le cose, però, in genere non equivale a saperle cambiare e, quindi, di solito è importante lavorare anche sullo sviluppo di particolari abilità che consentono alla persona di arrivare, gradualmente, a modificare il suo modo di rapportarsi agli altri e a costruire relazioni più equilibrate e sane.

Infine, può essere fondamentale intervenire anche sulla costruzione della propria identità e dei propri progetti e sulla gestione delle emozioni. Ad esempio, a volte chi presenta questo problema può essere molto arrabbiato con se stesso e/o con gli altri e deve imparare a canalizzare e a usare strategicamente questa collera che, altrimenti, può diventare distruttiva.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Bibliografia

Nardone G. (2008). Solcare il mare all’insaputa del cielo. Ponte alle Grazie, Milano.