Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

ISTRUZIONI PER LA FELICITA’

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La felicità probabilmente è una delle cose alle quali tutti, o quasi, aspirano anche se ognuno può raggiungerla in modi diversi.

La felicità, infatti, ci fa stare bene e influisce anche sul successo personale e professionale. La ricerca dimostra che le persone felici sono più socievoli ed altruiste, apprezzano di più se stesse e gli altri, sono più capaci di gestire i conflitti, hanno relazioni più solide ed appaganti, una carriera più gratificante, un sistema immunitario più forte ed una vita più sana e lunga.

Considerando tutti questi importanti e numerosi benefici, è importante chiedersi che cos’è che rende le persone felici.

Il rapporto tra felicità e denaro

Contrariamente a quello che molte persone credono, la felicità non è connessa al possesso di denaro. La letteratura sul tema evidenzia che le persone più ricche -perché hanno vinto alla lotteria oppure perché hanno lavorato sodo- non sono più felici delle altre e sono anche meno capaci di ricavare piacere dalle cose semplici della vita, come ad esempio chiacchierare con gli amici, ricevere un complimento o ascoltare una barzelletta.

Questo non significa che i poveri sono felici come i ricchi o addirittura più di loro, ma quando le persone possono soddisfare le esigenze basilari della vita, l’aumento del reddito non si traduce in un’esistenza significativamente più felice, probabilmente perché abbiamo la tendenza ad abituarci abbastanza velocemente a quello che possediamo e a darlo per scontato.

Cosa si può fare, allora, per ottenere la felicità?

La felicità deriva da una serie di comportamenti e di atteggiamenti quotidiani che vengono consolidati in abitudini e che ci portano a vedere e ad affrontare la vita in modo tale da stare bene con noi stessi e con gli altri.

Ecco alcuni consigli per essere felici.

Coltivare le relazioni con gli altri

L’uomo è orientato per natura alla socialità e per questo motivo il tempo passato con gli amici, con il partner o con la famiglia è quello che rende le persone più Le relazioni interpersonali, inoltre, rappresentano un fattore di protezione e di sostegno quando occorre affrontare degli eventi difficili e spiacevoli. Per questo, anche quando siamo molto impegnati, è bene ritagliarsi degli spazi da dedicare allo sviluppo ed al mantenimento delle relazioni sociali.

Evitare di focalizzarsi troppo sul proprio passato

Molte persone sono orientate al passato, soprattutto in relazione ad eventi negativi che comunque non possono essere modificati. Perché allora togliere tempo al presente e a tutto ciò che di positivo è possibile ancora realizzare? Il passato, purtroppo, non può essere cambiato, mentre invece è possibile lavorare per evitare che questo abbia un’influenza eccessivamente negativa sul presente e sul futuro.

Diventare consapevoli dei propri punti di forza

Ognuno di noi possiede delle risorse che deve imparare a conoscere ed usare al meglio, anche in contesti e situazioni diverse da quelle abituali. Questo ci permette di ampliare le nostre esperienze di successo e di incrementare la nostra autostima e la percezione di autoefficacia.

Concentrarsi sulle cose positive che accadono quotidianamente

Lo psicologo Martin Seligman, ad esempio, suggerisce di scrivere ogni sera tre cose che nell’arco della giornata ci hanno reso felici e di spiegare il perché queste cose si sono verificate. Questo esercizio è importante per imparare a riconoscere e ad apprezzare le piccole cose che sono già presenti nella nostra vita e che diamo per scontate. Può esserci utile, inoltre, anche per capire quali sono le cose che effettivamente ci rendono felici e che è importante ricercare e programmare. Ciò che potrebbe rendere felice una persona, infatti, potrebbe non essere altrettanto positivo per un’altra dal momento che entrano in gioco gusti e preferenze soggettive.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Bibliografia

Giacomini G. (2012). La misura della felicità. Come riconoscere ed evitare gli errori che ci allontanano dal benessere. Psicologia contemporanea, 230, pp. 20-23.

Seligman, M. E. P., Steen, T. A., Park, N., Peterson C. (2005). Positive psychology progress: Empirical validation of interventions. American Psychologist, 60(5) 410-421.

Watzlawick. P. (2013). Istruzioni per rendersi infelici. Feltrinelli, Milano.

Wiseman R. (2010). 59 secondi. Pensa poco, cambia molto. Ponte Alle Grazie, Milano.

ATTIVITA’ FISICA E BENESSERE

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L’attività fisica è fondamentale per il nostro benessere. La ricerca scientifica, infatti, dimostra che le persone che fanno regolare esercizio fisico hanno maggiori probabilità di vivere più a lungo in quanto l’attività regolare porta allo sviluppo di una buona forma fisica che, a sua volta, riduce il rischio di morte precoce per una serie di cause, come diabete mellito, patologie coronariche, fibrosi cistica.

Non tutti sanno, però, che l’attività fisica ha un impatto positivo anche sul benessere psicologico.

Attività fisica e benessere psicologico

L’attività fisica prolungata facilita il rilascio della dopamina, un neurotrasmettitore cerebrale che aiuta a ridurre le emozioni negative e che promuove le emozioni positive.

Contribuisce, inoltre, alla prevenzione di forme di disagio psicologico anche piuttosto serie come la depressione. Una ricerca condotta da Harvey e colleghi su quasi 34000 persone ha dimostrato che l’esercizio fisico regolare è un fattore protettivo nei confronti della depressione, indipendentemente dall’intensità ed anche quando viene svolto anche solo per un’ora alla settimana. Gli autori stimano che facendo attività fisica per almeno un’ora a settimana si potrebbero prevenire circa il 12% dei casi di depressione.

L’esercizio fisico, inoltre, riduce la percezione di tensione e la risposta cardiaca allo stress mentale. Ciò significa che, a parità di condizioni stressanti, coloro che fanno attività fisica regolare manifestano una frequenza cardiaca inferiore rispetto a coloro che non fanno alcun tipo di attività.

Un ulteriore elemento potenzialmente positivo di alcune tipologie di attività (ad esempio gli sport di squadra oppure qualsiasi sport effettuato in palestra o in luoghi nei quali è possibile incontrare altre persone) è la possibilità di sviluppare relazioni sociali, che a loro volta possono contribuire alla promozione del benessere e alla prevenzione del disagio psicologico.

Qualche indicazione per iniziare

Molte persone non su dedicano all’attività fisica e conducono una vita prevalentemente sedentaria. Considerati i benefici dell’esercizio fisico, però, sarebbe opportuno valutare la possibilità di cambiare stile di vita.

Ecco due consigli per chi desidera introdurre l’attività fisica nella propria vita:

  1. Inizia scegliendo ciò che ti piace. Non decidere sulla base di quelle che potrebbero essere le attività migliori per ottenere un determinato fisico, per dimagrire più velocemente o per sfogare maggiormente lo stress. Fai quello che ti sembra più interessante. Se non sai cosa potrebbe piacerti, sperimenta più cose. Inizialmente, infatti, è importante attivarsi, in qualsiasi modo. Tutti i tipi di attività fisica sono salutari. Alcuni possono essere meno efficaci nel raggiungere determinati scopi, ma se l’attività scelta non risulta piacevole è molto probabile che verrà abbandona piuttosto rapidamente.
  2. Poniti obiettivi realistici. Se non sei abituato a fare movimento è improbabile che tu riesca a dedicarti subito ad attività molto faticose o che richiedono molto tempo. Se definisci un obiettivo troppo grande costruisci a tavolino la tua sconfitta. Comincia con un obiettivo piccolo e fattibile, ad esempio camminare mezz’ora 3 volte a settimana. Se che riesci bene puoi porti degli obiettivi più impegnativi.

Non dire che non hai tempo, il tempo per le cose che si considerano importanti si trova! Se non lo fai è perché scegli di non farlo.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Bibliografia

Giannini, A. M., (2008), “Stile di vita, stress e salute”, in N. R. Carlson, Heth C.D., Miller H., Donahoe J. W., Buskist W., Martin G. N., Psicologia. La scienza del comportamento. Piccin, Padova.

Harvey, S. B., Øverland, S., Hatch, S. L., Wessely, S., Mykletun, A., & Hotopf, M. (2017). Exercise and the Prevention of Depression: Results of the HUNT Cohort Study. The American Journal Of Psychiatry.

IMPARARE A DIRE DI NO

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“Puoi rimanere un paio di ore in più per finire quel lavoro?”  “Sì”

“Sai quella relazione che bisognava consegnare tra 10 giorni? Hanno detto che è meglio consegnarla entro domani, spero che ce la farai” “Sì, non c’è problema”

“Vai tu a prendere Marco a calcio?” “Sì”

“Puoi farmi questo favore?”  “Sì”

“Sei andato/a a fare quelle commissioni?” “Sì”

Sì, sì, sì, sempre e solo sì……anche quando si vorrebbe dire di no….

Alcune persone sono abituate a cercare di soddisfare il più possibile le richieste e le aspettative degli altri, senza tenere in considerazione o accantonando le proprie esigenze, i propri bisogni, le proprie opinioni. Molto spesso si tratta di un modo di fare e di rapportarsi che si è così tanto consolidato nel tempo da sembrare una reazione spontanea e naturale a ciò che viene chiesto -o, dopo un po’, dato per scontato- da familiari, amici, capi e colleghi.

La persona che si trova in questa condizione, con il passare del tempo, può avere la percezione di essere prigioniera di una gabbia che lei stessa ha creato: se continua ad accontentare perennemente gli altri, non potrà mai pensare a se stessa; se comincia a dire di no teme di essere rifiutata e di essere giudicata negativamente.

La soluzione è quella di imparare a dire di no con le giuste strategie. Così come gli altri sono stati abituati a ricevere costantemente favori, ad essere aiutati, ad ottenere da lei tutto ciò di cui hanno bisogno o che vogliono, queste stesse persone possono essere abituate a diventare più autonome, responsabili e consapevoli del fatto che non tutto è dovuto.

Per imparare a dire di no è possibile iniziare a seguire i consigli che seguono.

Imparare a dire di no con gradualità

Non sempre è possibile introdurre immediatamente e direttamente dei cambiamenti repentini nel proprio comportamento e nel proprio stile di vita.

Per questo motivo una persona abituata a dire sempre di sì, è difficile che riesca a passare subito ad una condizione di completa libertà e serenità nel dire di no a tutto ciò che non vuole fare. È preferibile che inizi ad affrontare la cosa per piccoli passi, cominciando a dire no ad alcune piccole cose, per poter poi ampliare gradualmente il numero di richieste non esaudite.

Imparare a dire di no con i dovuti modi

Possiamo comunicare in tanti modi diversi una stessa cosa ed il modo in cui comunichiamo può influenzare il nostro benessere e le reazioni degli altri.

“No” può essere detto in tanti modi diversi, più o meno gentili e diplomatici. Se il no è rivolto a persone alle quali si è legati, ovviamente è preferibile non essere aggressivi. È legittimo che la persona possa essere frustrata dalla sua condizione e, in alcune situazioni può essere anche estremamente arrabbiata perchè crede che gli altri si siano approfittati della sua disponibilità, ma se l’obiettivo è anche quello di salvare le relazioni e mantenersi in buoni rapporti, dovrà imparare a comunicare in modo adeguato, magari dopo aver sfogato e canalizzato le emozioni intense dalle quali è travolta.

Quando dici di no, presta attenzione alle reazioni degli altri

Ovviamente il cambiamento nel vostro modo di rapportarvi agli altri cambierà anche il loro comportamento, non necessariamente in termini negativi.

In ogni caso, però, il modo in cui le persone reagiscono al cambio di rotta proposto può fornire delle indicazioni molto utili sul loro carattere, sulla qualità della relazione e sull’efficacia della “strategia” che si sta usando. Spesso le persone abituate a dire sempre di sì temono il rifiuto degli altri, ma sono possibili tante altre reazioni che potrebbero stupirle.

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Le tentate soluzioni sono tutti i tentativi che facciamo per cercare di risolvere un problema.

Non sempre è facile individuare in modo efficace e rapido la soluzione alle nostre difficoltà. In alcuni casi si può essere completamente spaesati e confusi e non sapere cosa provare a fare; questo è particolarmente vero quando quando si deve affrontare un problema nuovo, mai incontrato in precedenza.

Nel cercare una soluzione spesso le persone utilizzano delle modalità di azione o di pensiero che hanno applicato con successo in passato. È un tentativo ragionevole e vantaggioso perchè consente un notevole risparmio di energie cognitive. Infatti,  è molto più facile utilizzare una strategia che già si conosce bene piuttosto che valutarne altre per poi scegliere ed applicare quella che sembra la migliore. È un processo automatico che impieghiamo per lo svolgimento della maggior parte delle attività quotidiane. Pensate a come sarebbe macchinosa la nostra vita se ogni volta che dobbiamo affrontare una situazione, anche la più semplice e banale, prendessimo in considerazione tutte le possibili alternative con i relativi vantaggi e svantaggi.

Quando le tentate soluzioni possono diventare disfunzionali?

La tendenza ad usare strategie che in passato si sono mostrate valide diventa problematica quando è troppo rigida e generalizzata. Ciò avviene quando si continuano ad applicare strategie che palesemente non funzionano perché ci si trova in situazioni diverse, non assimilabili alle precedenti e nelle quali, quindi, sarebbe necessario impiegare tattiche diverse.

Ecco alcuni esempi:

  • nell’educazione dei figli non si può pensare di applicare sempre gli stessi principi, trattando gli adolescenti come se fossero ancora dei bambini
  • se una persona è abituata a risolvere i problemi chiedendo sempre consigli ed aiuti agli altri, un giorno potrebbe trovarsi in una situazione nella quale questo comportamento non funzionerà perché dovrà affrontare autonomamente determinate difficoltà 
  • contrariamente al caso precedente, chi è molto autonomo e risolve tutti i suoi problemi da solo, almeno una volta nella vita potrebbe dover chiedere aiuto
  • coloro che solitamente gestiscono i conflitti con gli altri in modo pacato e diplomatico potrebbero sperimentare l’inefficacia di questa modalità con alcune persone
  • chi ha la tendenza a controllare il più possibile vari aspetti della sua vita si renderà presto conto che questo stile è completamente inefficace in alcuni casi (per approfondire leggi l’articolo LA MANIA DEL CONTROLLO)

La necessità di cambiare le tentate soluzioni

Insomma, quando le circostanze cambiano, anche le nostre modalità di approcciarci ad esse devono cambiare per evitare di mettere in atto comportamenti disfunzionali. Può venire spontaneo ed automatico cercare di applicare delle azioni ormai ben conosciute e consolidate. Tuttavia, è bene evitare di insistere quando si mostrano inadatte nel favorire il superamento del problema o il raggiungimento dell’obiettivo. Quando si ripropongono continuamente dei tentativi di soluzione fallimentari, infatti, non solo non si risolve il problema, ma lo si complica sempre di più. In questo modo è possibile che si arrivi a trasformare delle semplici difficoltà quotidiane in problemi sempre più seri e strutturati.

Non a caso, la maggior parte dei problemi psicologici si strutturano a partire dalle tentate soluzioni disfunzionali che la persona ripete nel tempo. Per questo motivo l’obiettivo di alcune terapie, come la LA TERAPIA BREVE STRATEGICA, è l’individuazione ed il superamento delle tentate soluzioni disfunzionali che verranno sostituite da strategie efficaci di gestione delle difficoltà.

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IL TRATTAMENTO DI UNA FERITA APPARENTEMENTE INCURABILE: IL TRAUMA

IL TRATTAMENTO DI UNA FERITA APPARENTEMENTE INCURABILE IL TRAUMA.jpg

 

Cos’è un trauma?

Un trauma è un evento estremamente negativo che interrompe la quotidianità delle persone e che può arrivare a compromettere notevolmente la salute.

I traumi possono essere di vario tipo. In casi estremi possono riguardare eventi nei quali è presente una minaccia di morte o una minaccia all’integrità fisica della propria persona o di altri. Fanno parte di questa categoria, ad esempio, i terremoti o altre catastrofi naturali, gli incidenti stradali, le aggressioni.

Per alcune persone possono essere traumatici anche episodi nei quali non vi è una minaccia diretta alla salute fisica, ma si vive comunque un’esperienza dolorosa dal punto di vista emotivo, come può accadere, ad esempio, quando si scopre un tradimento del partner o quando si subisce un furto non accompagnato da violenza.

Purtroppo i traumi non sono eventi così rari e tutte le esperienze che vengono vissute come traumatiche comportano per la persona dei disagi che possono manifestarsi in tanti modi diversi: con tristezza, ansia, angoscia, rabbia, disperazione, confusione, senso di colpa, percezione di non poter riprendere in mano la propria vita, ecc… Si tratta di sentimenti che in alcune circostanze sono inevitabili e che fanno parte del naturale processo di elaborazione, di cicatrizzazione della ferita che è stata inferta.

Come può essere d’aiuto uno psicologo nel trattamento di un trauma?

Lo psicologo può aiutare chi ha subito un trauma a superare l’evento e a gestire le reazioni emotive e comportamentali disfunzionali. Un trauma non si può dimenticare, non si può eliminare completamente dalla propria memoria, ma è possibile prenderne le distanze, elaborarlo, impedire che il pensiero dell’evento si proponga continuamente ed invada il presente fino ad arrivare a rovinarlo e ad impedire una proiezione nel futuro.

Tutto questo può avvenire spontaneamente con il passare del tempo, ma non è detto che sia così. A volte si dice che il tempo guarisce tutte le ferite, ma questo non è del tutto vero. Di solito con il passare del tempo la sofferenza si attenua e a volte scompare del tutto. In alcuni casi, però, limitarsi a lasciar passare del tempo non è sufficiente perché è necessario essere aiutati ad elaborare in modo più approfondito quanto accaduto e ad individuare le strategie più adeguate per archiviare il trauma nel proprio passato e potersi impadronire nuovamente della propria vita. In queste situazioni diventa importante affidarsi ad un terapeuta per avere una guida efficace per affrontare e per risolvere il problema.

Bisognerebbe rivolgersi ad un terapeuta quando il malessere comincia a diventare invalidante perché si manifesta in forma molto forte e quando si protrae per un po’ di tempo. In generale, però, è possibile rivolgersi ad un terapeuta anche per “velocizzare” il naturale processo di superamento del trauma.

La terapia breve strategica nel trattamento dei traumi

Tra le terapie più efficaci nel trattamento dei traumi troviamo la terapia breve strategica, che ha mostrato un’efficacia ed un’efficienza molto elevata. Secondo le ricerche condotte dal Centro di Terapia Strategica di Arezzo (Cagnoni e Milanese, 2009, vedi bibliografia), infatti, l’89% delle persone che ha seguito questo tipo di terapia è riuscita a superare il problema.  In media sono stati necessari 9 incontri, con una variabilità compresa tra i 3 ed i 27 colloqui, a seconda del caso.

Se non si può cambiare il passato e cancellare ciò che è successo, è possibile evitare che il trauma rovini la propria vita.

 “Il trauma è una realtà della vita, ma non per questo dev’essere una condanna a vita.“    P. A. Levine

  Dott.ssa Erica Tinelli

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Bibliografia

Cagnoni F. e Milanese R. (2009). Cambiare il passato. Superare le esperienze traumatiche con la terapia strategica. Ponte alle Grazie, Milano.

UN PROBLEMA PSICOLOGICO PUO’ PASSARE DA SOLO?

UN PROBLEMA PUO’ PASSARE DA SOLOAlcune persone quando hanno un problema psicologico invece che fare qualcosa per cercare di risolverlo, si accontentano di stare ad aspettare che questo passi da solo così come è venuto. Pensiamo, ad esempio, a chi vive in un periodo particolarmente stressante che non sa come gestire, a chi ha delle paure molto forti che compromettono il suo benessere, a chi ha delle difficoltà nei rapporti con gli altri e così via. In tutte queste situazioni si può avere la tentazione di pensare che basterà aspettare un po’ di tempo ed il problema passerà.

Ma un problema psicologico può davvero passare da solo?

Sì, è possibile. A volte capita che alcune difficoltà spariscano dopo essere state presenti per qualche settimana, qualche mese o qualche anno.

Stare ad aspettare, però, comporta anche dei rischi che è bene tenere in considerazione.

Innanzitutto niente e nessuno può garantire che il problema passerà da solo senza alcun tipo di intervento, quindi questo può succedere o può non succedere. Nel caso in cui il problema non dovesse passare dopo un po’ di tempo sarebbe meglio evitare di stare ad aspettare inutilmente in eterno ed attivarsi per cercare di apportare dei miglioramenti. Questo può comportare anche il fatto che mentre si aspetta la situazione può anche diventare più complessa e più difficile da gestire rispetto a come era inizialmente e, quindi, per essere superata può richiedere degli sforzi nettamente maggiori.

Inoltre, anche nei casi in cui i problemi possono risolversi da soli, di solito, un coinvolgimento della persona può contribuire notevolmente ad accelerare l’individuazione della soluzione e la sua implementazione. Quando siamo afflitti da un problema non viviamo in modo ottimale e quella porzione di vita non vissuta appieno non la possiamo recuperare; per questo sarebbe opportuno che sia il più circoscritta possibile.

Attendere che un problema passi da solo e stare senza far niente, infine, ci impedisce anche di allenarci per sviluppare le nostre risorse e per imparare ad affrontare le difficoltà, fattori che poi, a loro volta, possono avere un’influenza sulla nostra autostima.

Non può piovere per sempre, ma…

A volte si sente dire anche che “non può piovere per sempre” per indicare che le difficoltà non sono destinate a durare in eterno. Forse a volte è vero, ma è anche vero che se smette di piovere può sempre ricominciare dopo un po’. Non sarebbe giusto, poi, restare passivi e farsi guidare dalle circostanze esterne quando è possibile intervenire per stare bene.

Perché aspettare che smetta di piovere se si può prendere l’ombrello e uscire?

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