Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

LA PAURA DI SBAGLIARE

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In quali contesti si può manifestare la paura di sbagliare?

Tra i timori più diffusi troviamo la paura di sbagliare. È presente negli uomini così come nelle donne, nei bambini, negli adolescenti e negli adulti, anche se ovviamente con modalità diverse. Si può manifestare in molti ambiti, ad esempio:

  • nello studio, dove può riguardare il timore di fare male dei compiti, di essere bocciati o comunque di non riuscire bene come si vorrebbe
  • nel lavoro, dove può esprimersi nella paura di non riuscire a svolgere determinate attività, soprattutto se nuove o se si ha poco tempo a disposizione
  • nelle relazioni, dove la paura di sbagliare potrebbe riguardare il fare commenti o di mettere in atto comportamenti ritenuti inopportuni
  • nello sport, in relazione sia agli allenamenti che alle gare

La paura di sbagliare è connessa al fatto che, spesso, facendo degli errori c’è il rischio di compromettere il risultato finale di una prestazione. Tuttavia, la paura di sbagliare e la frustrazione che si presenta quando l’errore si manifesta possono essere anche indipendenti dall’esito conclusivo. A volte, infatti, l’errore viene vissuto a prescindere come imperdonabile.

La paura di sbagliare è sicuramente legittima, ma bisogna saperla gestire affinchè non diventi invalidante.

Quali errori possiamo evitare e quali no?

Si può sbagliare in tanti modi e per tanti motivi.

Si può sbagliare per distrazione, perché ci si sente pressati dall’avere tante cose da fare, perché non si possiedono le giuste risorse, le competenze, le energie. In queste situazioni gli errori possono essere evitati con un’attenta organizzazione, programmando bene le varie attività, sviluppando le abilità per svolgere al meglio determinati compiti.

Ci sono, però, delle situazioni nelle quali l’errore è inevitabile o, almeno, è impossibile raggiungere fin da subito una buona prestazione. Si tratta dei casi in cui ci si è preparati, ma ci si trova in situazioni nuove, complesse, che richiedono abilità che non sono ancora ben consolidate o nelle quali è necessario utilizzare strategie difficili da individuare e da applicare. In tali circostanze gli errori possono far parte del normale processo di apprendimento e del tentativo di migliorarsi. Quello che si può fare è cominciare a sperimentarsi in contesti protetti e poi in situazioni di difficoltà crescente, ma non sproporzionata. Ciò permette di evitare di essere sottoposti ad una frustrazione eccessiva e di ridurre l’impatto negativo dei propri errori su se stessi e sugli altri. Ma la possibilità di sbagliare va sempre tenuta in considerazione e deve essere accettata.

L’unico modo per evitare di sbagliare, infatti, è scegliere di dedicarsi solo a cose che risultano molto semplici ed accontentarsi di ciò che si ha. È una prospettiva sicuramente poco rischiosa, ma probabilmente anche poco allettante per molte persone. Se non si accetta di poter sbagliare, ci si priva della possibilità di progredire.

Quando la paura di sbagliare diventa problematica?

Entro certi livelli la paura di sbagliare è normale. Anzi, può essere anche utile perché può portarci a prepararci al meglio.

Diventa problematica quando arriva a condizionare il corso della propria vita come può succedere, ad esempio, a chi rinuncia, per timore di incappare in degli errori, a fare delle esperienze che desiderano molto.

Un’altra manifestazione problematica della paura di sbagliare riguarda quelle situazioni nelle quali la persona, per evitare errori, ricontrolla più e più volte ciò che ha fatto fino a sviluppare una vera e propria ossessione che la rende sempre insicura ed insoddisfatta.

Altre volte ancora, anche in virtù della ricerca del momento giusto, c’è chi ripete continuamente il copione ridondante del rimandare, non tenendo in considerazione il fatto che a volte fare un errore sarebbe comunque preferibile rispetto allo stare fermi in quanto consentirebbe di uscire da uno stato di passività e di esplorare delle alternative.

E tu, che hai intenzione di fare? Ti metti in gioco accettando di sbagliare oppure ti accontenti della “strada sicura”? La risposta non è per niente scontata e molto personale. In ogni caso, buona scelta!

Dott.ssa Erica Tinelli

3884462095

erica.tinelli@hotmail.it

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Quante volte ti è capitato di dire o di pensare “non sono portato per questa cosa”? E quante volte hai sentito dire questa cosa?

“Non sono portato”

“Vorrei tanto, ma non sono proprio capace”

“E’ troppo difficile”

”Non fa per me”

Che fare se non pensi “non sono portato per…”?

Spesso chi pensa o chi afferma di non essere portato non ha neanche provato seriamente a fare ciò per cui si definisce inadatto. Spesso si rinuncia a priori, forse per timore di fallire e di dimostrare a sè e agli altri le proprie lacune e le proprie debolezze, che vengono percepite come inaccettabili anche se fanno parte di ognuno di noi. Tuttavia, scegliere di non tentare corrisponde comunque a fallire a prescindere.

Solo provando possiamo sapere quello che succederà e ragionare sugli effetti concreti piuttosto che su aspettative ed idee che potrebbero anche non essere realistiche.

Provando si possono ottenere vari risultati

A volte ci si rende conto che la cosa per la quale non ci si sentiva portati non era poi così difficile come si credeva inizialmente. Questa rappresenta un’importante scoperta.

Altre volte, invece, risulta effettivamente complessa e a quel punto sta a noi valutare se è il caso di persistere comunque per cercare di raggiungere l’obiettivo oppure rinunciare.

Se si rinuncia sempre a fare ciò che piace ma che all’inizio risulta difficile, ci si ritroverà sempre a svolgere attività più semplici e meno impegnative, ma anche poco soddisfacenti. Non è necessariamente una cosa sbagliata, è una scelta personale. Come tutte le scelte implica anche delle responsabilità, inclusa quella di accettare il rischio di poter avere, in futuro, dei rimpianti.

Inoltre, bisogna anche tenere in considerazione il fatto che anche se sicuramente ci sono delle cose che rispetto ad altre inizialmente ci possono sembrare più semplici, forse più in linea con le nostre inclinazioni e con le nostre caratteristiche, per raggiungere l’eccellenza è comunque necessaria molta dedizione. Anche negli ambiti verso i quali le persone sembrano più portate, per ottenere risultati veramente soddisfacenti devono avere alle spalle una grande preparazione, devono allenarsi costantemente, persistere davanti alle inevitabili difficoltà, migliorarsi sempre di più.

Quando vi vengono in mente frasi come “non sono capace”, “non sono portato”, “non fa per me”, “è troppo difficile” provate a chiedervi quanto quella cosa è veramente importante per voi. Vi interessa veramente tanto oppure no? La vorreste fare davvero oppure sotto sotto state cercando delle scuse perché non siete poi così convinti?

E’ davvero importante essere portati?

No.

Non è importante quanto siete portati per fare una cosa, ma quanto siete disposti a fare tutto il possibile per ottenere quello che volete, investendo il vostro tempo, le vostre energie, le vostre risorse, spesso rinunciando ad altro. Perché “tutte le cose sono difficili prima di diventare facili” (J. Norley). Perché nessuno è capace di fare veramente bene qualcosa le prime volte che ci prova, senza preparazione ed impegno. Perché niente farà mai veramente per voi se non decidete di dedicarvi seriamente a qualcosa.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Gestire l’ansia che quotidianamente possiamo avere è importante anche per evitare che diventi troppo intensa e problematica.

Tutti noi in alcune circostanze proviamo uno stato di ansia che, se non gestito nel modo giusto, può farci sentire a disagio, può impedirci di godere appieno degli eventi piacevoli della vita, può compromettere la nostra performance e può farci apparire goffi ed impacciati.

Esistono una serie di accorgimenti che possono essere tenuti in considerazione per gestire l’ansia e che vanno scelti ed adattati ad ogni situazione. Di seguito verranno descritti alcuni dei più importanti.

Gestire l’ansia accettandola

Potrà sembrare assurdo, ma a volte il modo più efficace per gestire l’ansia è “semplicemente” quello di accettarla. L’ansia, infatti, in alcune situazioni –come quelle che ci espongono a possibili valutazioni- è inevitabile ed è anche utile perché ci spinge a dare il meglio di noi. Cercare di combatterla potrebbe incrementarla, mentre accettarla come un vissuto normale può consentire di mantenerla ad un livello accettabile e di farla defluire naturalmente.

Affrontare le situazioni difficili

Forse anche questo consiglio può sembrare controintuitivo dal momento che gestire situazioni potenzialmente stressanti e fonti di disagio potrebbe incrementare l’ansia. Si tratta, però, di difficoltà momentanee che poi possono essere superate brillantemente e che possono aiutarci a sviluppare l’abitudine a dover affrontare ciò che temiamo. In questo modo, gradualmente, nelle situazioni difficili non si proverà più ansia oppure l’ansia rimarrà sempre contenuta.

Evitando costantemente quello che mette ansia, invece, sul momento ci si può sentire sicuri, ma questo comportamento impedirà lo sviluppo delle proprie abilità. Così, ci si sentirà sempre più incapaci e ansiosi.

Sviluppare le proprie abilità

Ci sono dei casi in cui l’ansia deriva principalmente dallo scarso sviluppo di specifiche abilità che, se incrementate, potrebbero portare la persona a vivere certe situazioni in modo più tranquillo.

Pensiamo, ad esempio, a chi ha scarse abilità comunicative e si trova in difficoltà quando deve fare un esame orale o quando deve presentare una relazione a colleghi o superiori o quando deve esporre un’opinione ai propri familiari ed amici. Probabilmente questa persona proverà ansia ogni volta che dovrà affrontare queste situazioni. Se, però, decidesse di impegnarsi nel miglioramento delle proprie abilità comunicative questo la porterà a vivere naturalmente tali circostanze.

Trovare la giusta organizzazione

In alcuni casi, sia per gestire la propria ansia che per riuscire al meglio, è opportuno organizzare le tempistiche e le strategie più adeguate per affrontare determinate attività e prestazioni. Pensiamo, ad esempio allo svolgimento di un compito nuovo oppure al dover sostenere un esame o al dover organizzare un evento: senza una pianificazione adeguata si corre il rischio di entrare in uno stato di forte ansia e di commettere errori più o meno gravi.

Gestire l’ansia rivolgendosi ad un professionista

A volte la cosa migliore da fare per gestire la propria ansia è quella di rivolgersi ad un professionista.

Si tratta sicuramente della scelta migliore quando l’ansia compromette la qualità di vita della persona, ad esempio perchè è molto forte e/o perchè è presente molto spesso.

Inoltre, ci si può rivolgere ad un professionista anche quando la gestione dell’ansia non è ancora così problematica, ma si desidera comunque ricevere il giusto supporto per evitare di fare degli errori e per individuare fin da subito le modalità più adatte per affrontare le varie situazioni.

Dott.ssa Erica Tinelli

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L’AUTOSTIMA

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“Non ho autostima”, “Sono poco sicuro/a di me”, “Non credo in me stesso”, “Ho poca autostima e quindi ho difficoltà a…”. Sono frasi che chiunque ha ascoltato almeno una volta e che, spesso, può aver pensato in riferimento a se stesso.

Che cos’è esattamente l’autostima?

È l’atteggiamento che ogni persona ha verso sé stessa in termini di stima del proprio valore complessivo. Le persone con elevata autostima si valutano in termini estremamente positivi perché ritengono di avere delle capacità e delle caratteristiche desiderabili. Viceversa, le persone con poca autostima sono molto insicure, si giudicano negativamente e questo influenza il loro modo di relazionarsi agli altri, le loro scelte, i loro obiettivi e progetti, il loro comportamento generale. L’autostima, infatti, è fondamentale per il proprio benessere e per la propria serenità ed è per questo che le persone con poca autostima aspirano ad incrementarla.

Come si può accrescere la propria autostima?

Quando la bassa autostima è l’unico problema

Esistono coloro che hanno una bassa autostima pur avendo molte capacità, caratteristiche estremamente positive ed una vita soddisfacente. In questi casi è importante diventare consapevoli delle proprie risorse e a valorizzarle nel modo più opportuno perchè la scarsa stima di sè può essere legata a questo aspetto.

A volte è necessario anche contrastare un’eccessiva tendenza al perfezionismo che porta alcune persone a non accettare neanche i più piccoli difetti e a mostrarsi scontente ed insoddisfatte perché non hanno raggiunto l’eccellenza in ogni campo.

Quando ci sono difficoltà oggettive

Nella maggioranza dei casi alla base di una bassa autostima ci sono delle difficoltà oggettive. Ad esempio, se una persona ha molti problemi e non è realizzata nella maggior parte dei contesti -lo studio, il lavoro, le relazioni sociali- o in quelli che considera più importanti, è normale che abbia una bassa autostima. Se si valutasse in termini estremamente positivi, significherebbe che è poco capace di valutare le situazioni e poco critica. Perchè mai una persona con difficoltà in varie sfere della propria vita dovrebbe avere stima di sé? In questi casi, contrariamente a quello che comunemente si pensa, di solito la scarsa autostima non è la causa di queste difficoltà, ma la conseguenza.

In questi casi, prima di tutto, la persona deve diventare consapevole dei propri limiti per evitare di attribuire all’esterno la responsabilità della propria infelicità -“gli altri non mi accettano”, “il lavoro va male perché il capo ce l’ha con me”, ecc…-. Questo innesca la motivazione al cambiamento. Successivamente, ci si concentrerà sullo sviluppo di abilità che necessarie per raggiungere obiettivi significativi che, a loro volta, faranno sentire la persona soddisfatta di sé. Non è un processo necessariamente lungo, ma sicuramente richiede la capacità di mettersi in discussione e di impegnarsi per superare le proprie difficoltà.

D’altra parte, “l’autostima si costruisce, non si eredita” G. Nardone

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IL DESIDERIO DI CAMBIARE VITA

il desiderio di cambiare vita

Tante persone hanno pensato almeno una volta di cambiare vita, ad esempio cambiando città, azienda o settore professionale.

A volte, poi, questo desiderio o speranza si manifesta proprio in coloro che si trovano in una situazione di malessere e che pensano che cambiare vita potrebbe rappresentare una soluzione a tutti i loro problemi. Ad esempio, una persona che non ha relazioni importanti potrebbe credere che cambiando città riuscirà, finalmente, a sviluppare delle buone relazioni sociali.

Cambiare vita, però, non sempre è la soluzione perchè non porta necessariamente ad ottenere quello che si vuole. Quando si valuta questa possibilità, quindi, è importante riflettere su una serie di aspetti.

Cambiare vita consente di risolvere i propri problemi?

Se si pensa di cambiare vita per trovarsi in una condizione migliore di quella attuale ,è bene sapere che non è detto che sarà così. Niente e nessuno, infatti, può garantire che cambiando vita le difficoltà ed i problemi che si avevano in precedenza non si ripresenteranno. Se cambi lavoro perché pensi che il tuo capo non ti valorizza, chi ti garantisce che questo non potrebbe succedere anche in un’altra azienda? Se cambi città perché la tua ti sembra priva di stimoli e deprimente, chi ti dice che il tuo malessere scomparirà in una nuova città?

Alcune difficoltà, inoltre, potrebbero non essere dovute solo a condizioni esterne, ma potrebbero essere determinate anche da caratteristiche personali sulle quali sarebbe necessario lavorare. Ritornando ad uno degli esempi precedenti, la mancanza di relazioni potrebbe essere dovuta anche al fatto di avere scarse abilità relazionali; in questo caso queste capacità andrebbero sviluppate perché altrimenti questa carenza si ripresenterà sempre.

Vale la pena provare a cambiare la situazione attuale?

Pensiamo ad una persona che ama il suo lavoro e la sua azienda, ma che sta valutando la possibilità di cambiare perché da qualche mese si trova a dover collaborare con un collega che la tratta con sufficienza e che non sopporta più.

In casi di questo tipo, prima di pensare a cambiare vita sarebbe opportuno provare, anche più e più volte e anche con l’aiuto di un professionista se necessario, a cambiare la situazione attuale. Abbandonarla, infatti, potrebbe avrebbe dei costi molto alti. Nell’esempio riportato, prima di pensare a cambiare lavoro bisognerebbe fare vari tentativi per provare a gestire al meglio il rapporto con il collega, evitando, in caso di successo, di lasciare un’azienda e un lavoro che si ama.

Quali svantaggi dovresti affrontare se decidi di il desiderio di cambiare vita svantaggicambiare vita?

Quando si pensa di cambiare vita a volte si può avere la tendenza a vedere questa possibilità come un’alternativa allettante o addirittura come una vera e propria salvezza. In queste situazioni spesso si compie l’errore di sovrastimare gli aspetti positivi di questa scelta e di sottovalutare, invece, i possibili svantaggi.

Il cambiamento, infatti, richiede il sapersi adattare a delle circostanze nuove e tutto questo può essere difficile da gestire e sicuramente ha dei costi che possono essere economici, temporali, fisici, mentali. Sei pronto ad affrontarli?

Cambiare vita non è sempre una scelta sbagliata, ma sicuramente deve essere valutata con la dovuta attenzione. In particolare, occorre saper discriminare tra le situazioni nelle quali può essere opportuno cambiare vita e quelle nelle quali, invece, sarebbe più opportuno o necessario cambiare se stessi per vivere una vita davvero soddisfacente.

Dott.ssa Erica Tinelli

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