Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

“HA INDOVINATO!” ECCO COME MAGHI, CARTOMANTI E VEGGENTI POSSONO CONVINCERCI DI SAPERE TUTTO DI NOI

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Molte persone nel corso della loro vita si sono rivolte almeno una volta a maghi o a cartomanti per vari motivi: per risolvere un problema, per sapere cosa riserverà il futuro, per parlare con i propri cari defunti, ecc…. Alcune persone potrebbero aver deciso di fare questa esperienza anche solo per curiosità.

Alcuni credono all’esistenza di persone con poteri straordinari che le rendono capaci di parlare con i defunti, di comprendere una persona e di conoscere la sua vita ed il suo futuro con la lettura della mano, i tarocchi o altre tecniche. Forse sarà capitato anche a qualche scettico di sviluppare questa convinzione perché è andato da un mago che sembrava sapere tutto di lui. E come sarebbe possibile una cosa del genere se quella persona non avesse dei poteri particolari?

Ovviamente pensare che possano esistere delle persone con questi poteri eccezionali è una credenza soggettiva e come tale va rispettata. Anche chi crede a queste cose, però, generalmente riconosce che ci sono delle persone che affermano di avere delle capacità che, in realtà, non hanno e che sono capaci di usare dei trucchi.

Gli studi di Wiseman su maghi, cartomanti, veggenti

Richard Wiseman è uno psicologo che si è occupato di studiare questi fenomeni apparentemente paranormali. Dai suoi studi e dall’incontro con un presunto sensitivo che gli ha parlato dei suoi trucchi, ha individuato alcune tecniche di base utilizzate da chi si definisce veggente per catturare l’attenzione delle persone, ottenere il loro favore e far credere di conoscere la loro vita ed il futuro. Le principali tecniche utilizzate sono:

Fare lusinghe

La maggior parte dei sensitivi tende a fare alle persone dei complimenti -“hai delle ottime capacità”, “sei un ottimo osservatore”, “sei capace di gestire le situazioni critiche”, “sei attento ai dettagli”-. Questo serve per soddisfare il bisogno umano di essere apprezzati e di avere un’immagine di sé positiva. Questo semplice espediente può indurre le persone ad avere un atteggiamento più benevolo nei confronti del mago e ad abbassare la propria capacità critica. Alcune delle lusinghe che vengono fatte sono talmente generali da poter essere adatte a chiunque. -Chi è che non ha delle ottime capacità almeno in uno specifico ambito?- Altre lusinghe sono più calzate alla persona ma possono essere dedotte facilmente dall’osservazione della persona o da quello che viene detto -.

Sfruttare il meccanismo psicologico della memoria selettiva

La memoria selettiva ci porta a ricordare di più le cose che sono congruenti con le nostre aspettative e con le nostre idee. I maghi fanno molte affermazioni che si riferiscono a caratteristiche diverse e spesso contrapposte. -Esempio: “alcune persone ti definiscono timida, ma non hai paura di dire la tua”, “sei una persona precisa, ma anche disorganizzata a volte”-. Le persone sono portate a ricordarsi maggiormente ciò che rispecchia la loro personalità e la loro storia e a dimenticare il resto.

I cartomanti usano la creazione di senso

L’uomo è portato ad interpretare gli stimoli, ad attribuire un significato specifico anche ad informazioni molto generiche ed ambigue. In base a questo fenomeno molte affermazioni fatte dai sensitivi possono apparire riferite a sè. Ad esempio, se si parla di “cambiamento in campo immobiliare”, questo potrebbe riferirsi al proprio trasloco o al trasloco di un amico o di un familiare, alla possibilità di ereditare un immobile, alla possibilità di cercare una nuova casa in affitto o di acquistarne una nuova. Inoltre, questo cambiamento potrebbe riferirsi al presente, ma anche al passato e al futuro. Insomma, si apre un ventaglio di possibilità così ampio nel quale ognuno, riflettendo, potrà individuare ciò che si riferisce a sé.

Prestare attenzione alle reazioni delle persone

Solitamente i cartomanti toccano vari argomenti e fanno vari commenti e, studiando le reazioni delle persone, approfondiscono i temi importanti e ripropongono certe informazioni. Ad esempio, possono iniziare accennando possibili problemi di salute, economici, amorosi per osservare quale tema interessa alla persona. Arrivano a capirlo osservando piccoli dettagli che possono sembrare anche minimi, ma che con un po’ di allenamento si riescono a cogliere abbastanza facilmente. Si può trattare, ad esempio, dell’annuire lievemente, di piccoli sorrisi o espressioni di tristezza, di un cambiamento di espressione o della postura.

Servirsi dell’illusione dell’unicità

Molto spesso tendiamo a considerarci come persone uniche e speciali, con caratteristiche fuori dal comune e particolari. In realtà siamo tutti molto simili e, quindi, assolutamente prevedibili. In base a questo principio i maghi molto spesso propongono affermazioni che sono valide per la stragrande maggioranza delle persone.

Utilizzare delle scappatoie

Naturalmente può capitare anche ai sensitivi di fare affermazioni completamente sbagliate e a questo punto cercano delle scappatoie. Una delle più diffuse è quella di ampliare un’affermazione giudicata sbagliata in modo da renderla ancora più vaga e, quindi, potenzialmente riferibile ad una molteplicità di situazioni, aumentando così la probabilità di individuare qualcosa che possa riguardare la persona. Ad esempio, se il sensitivo dice che nella vita della persona c’è qualcuno con un nome che inizia con la M., ma non riceve conferma, potrebbe dire che in realtà potrebbe trattarsi anche di una N. Un’altra tecnica consiste nell’invitare la persona a riflettere su quanto detto perchè probabilmente l’informazione è corretta, ma riguarda qualcosa che in questo momento non le viene in mente e, solitamente, “chi cerca trova”.

Infine, se si fanno affermazioni più specifiche che si rivelano errate, si può utilizzare lo stratagemma di dire che si stava parlando in modo metaforico. Ad esempio, se si dice ad una persona che ama viaggiare e questo non è vero, le si potrebbe dire che il viaggiare va inteso metaforicamente, nei termini di “viaggiare con la fantasia”, “essere aperta ai cambiamenti”, “ricercare nuovi stimoli”.

Perché le persone sono così attratte da maghi, cartomanti, veggenti?

Anche se quello che viene proposto da maghi, cartomanti e veggenti non ha alcun fondamento scientifico, molte persone continuano comunque a credere a queste cose e ad affidarsi a queste persone anche per risolvere questioni che richiederebbero altri interventi, ad esempio di tipo medico o psicologico.

In effetti può essere affascinante pensare che esistano persone con doti eccezionali, capaci di sapere tutto di noi in poco tempo e soprattutto capaci di offrirci una visione radiosa del futuro oppure la soluzione magica ai nostri problemi.

È più facile credere che una situazione difficile potrà essere risolta facilmente grazie ad un intervento magico esterno, piuttosto che impegnarci attivamente per superare l’ostacolo

È più facile credere che il futuro potrà riservarci cose positive, piuttosto che adoperarci per costruirle effettivamente…ma a lungo andare questo atteggiamento produrrà più effetti negativi o positivi?

Dott.ssa Erica Tinelli

3884462095

erica.tinelli@hotmail.it

Bibliografia

Wiseman R. (2012). Paranormale. Perché vediamo quello che non c’è. Ponte Alle Grazie, Milano

ANSIA E PAURA ALLA GUIDA

ANSIA E PAURA ALLA GUIDA

“Come posso eliminare la paura e l’ansia mentre sono alla guida?”. E’ una domanda che tante persone si fanno perché non riescono a guidare in modo tranquillo e rilassato come vorrebbero.

L’ansia e la paura alla guida sono sempre un problema da risolvere?

Innanzitutto, bisogna chiarire che provare un po’ d’ansia e di paura alla guida è perfettamente normale per le persone che stanno imparando a guidare o che non guidano molto spesso e che, quindi, non hanno una grande familiarità con questa attività.

Inoltre, anche le persone più esperte possono provare ansia in alcune situazioni, ad esempio in caso di maltempo o quando devono fare strade che conoscono poco.

In queste situazioni non è auspicabile eliminare l’ansia e la paura, perché rappresentano delle reazioni sane ed utili. Queste emozioni, infatti, permettono alla persona di sviluppare uno stato di vigilanza che la rende responsiva a ciò che accade intorno a lei.

Quando ci si appresta a fare cose mai fatte prima o ad affrontare situazioni nuove, solitamente, si sperimenta un po’ d’ansia o inquietudine. Poi, con il passare del tempo e con il consolidamento delle proprie abilità, si diventa gradualmente sempre più sciolti e rilassati. Si tratta di un processo ordinario e funzionale che non riguarda soltanto la guida.

Quand’è che diventano davvero problematiche?

Queste reazioni sono disfunzionali quando non sono più contenute, ma diventano pervasive e compromettenti, al punto da provocare reazioni eccessivamente intense, blocchi, confusione. È il caso, ad esempio, di chi è paralizzato dalla paura e rinuncia alla guida, pur considerandola indispensabile e pur desiderando superare questa difficoltà. In altri casi per sedare la paura si possono usare vari espedienti che, nel tempo, possono contribuire all’instaurarsi di un problema ben strutturato. Questo avviene, ad esempio, quando ci si assicura sempre la presenza di altre persone che possono intervenire in caso di bisogno o quando si evitano costantemente dei percorsi, magari scegliendone altri più lunghi e scomodi, ma percepiti come più tranquilli.

Superare la paura della guida

Quando la paura alla guida diventa problematica si possono sviluppare delle fobie oppure degli attacchi di panico che possono richiedere l’intervento di uno psicologo. L’obiettivo sarà quello di ridurre l’intensità della paura aiutando la persona a sviluppare delle strategie per fronteggiare in modo efficace le sue difficoltà. 

La paura di guidare è un problema diffuso e, quando è richiesto l’intervento di uno psicologo, è possibile affrontarla e risolverla abbastanza rapidamente. Se si tratta di una difficoltà circoscritta a questa specifica situazione, infatti, possono essere sufficienti pochi incontri.

Dott.ssa Erica Tinelli

3884462095

erica.tinelli@hotmail.it

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LA SCELTA DELLA FACOLTA’ UNIVERSITARIA

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Per molti ragazzi la scelta della facoltà universitaria può rappresentare una decisione molto difficile. Può influenzare, infatti, il futuro. La scelta può essere determinata da molti fattori che devono essere presi in considerazione, come ad esempio i propri interessi e le proprie passioni, gli sbocchi lavorativi, la localizzazione geografica delle varie facoltà.

Molti ragazzi non sono convinti della loro scelta o si pentono successivamente proprio in virtù di questa complessità e, a volte, anche perché hanno preso una decisione in modo troppo rapido, senza aver riflettuto a sufficienza.

Consigli per scegliere la facoltà universitaria

Per poter scegliere la facoltà universitaria in modo più accurato e consapevole è bene prepararsi  e non decidere in poco tempo sotto la pressione delle scadenze. Inoltre, ecco alcuni elementi che può essere utile tenere in considerazione:

  1. Bisogna informarsi sulle materie, sui programmi, sugli sbocchi lavorativi delle facoltà che interessano per avere un’idea più precisa di quello che si prospetta. Può sembrare ovvio e scontato, ma ci sono alcune persone che scoprono quelle che sono le materie che dovranno studiare solo dopo essersi iscritte. Così come ci sono persone che si rendono conto dopo qualche mese o qualche anno che con la facoltà che hanno scelto non potranno fare il lavoro che credevano. Se non sai quello che ti aspetta come fai a sapere se fa per te o no?
  2. Valutare i fattori che possono essere importanti nel determinare la scelta della facoltà. Tra i fattori considerati importanti alcuni possono essere ricorrenti -come i propri interessi e le opportunità lavorative-. Altri, invece, possono essere un po’ meno frequenti, ma non per questo meno rilevanti. Ad esempio, c’è chi sceglie anche sulla base del fatto di poter fare in futuro un lavoro considerato prestigioso. Quando si prendono in considerazione tutte queste variabili ogni persona deve avere la capacità di capire quelle che sono le cose che per lei possono avere un peso notevole nel determinare la scelta. Si tratta di fattori estremamente soggettivi, che possono variare notevolmente di persona in persona e che possono portare a valutazioni completamente differenti. C’è chi capisce che desidera studiare ciò che gli piace, c’è chi vuole studiare ciò che gli può garantire un futuro lavorativo un po’ più tranquillo, chi sceglie di fare una facoltà prestigiosa, ecc…. Ad esempio, è molto diffusa l’idea che bisogna studiare solo quello che appassiona, ma questa idea può essere valida per alcune persone e non per altre. Ci sono ragazzi/e che hanno studiato materie che non amavano particolarmente, ma che sono completamente soddisfatti di questa scelta perché per loro i fattori da tenere in considerazione erano ben altri. Hai ben chiaro quelle che sono le cose importanti per te?
  3. Non farsi scoraggiare dalle difficoltà. Anche quando le persone hanno ben chiara quella che è la facoltà che vorrebbero frequentare, può capitare che nutrano comunque dei dubbi legati al fatto che pensano di non essere adatti a quel tipo di futuro universitario e professionale. Sicuramente è importante essere consapevoli delle proprie caratteristiche e dei propri limiti, ma per affrontarli e superarli, non per fuggire. Non si può pretendere di essere “perfetti” prima ancora di iniziare. Chi è convinto della scelta della facoltà, quindi, deve trovare il modo di superare le difficoltà e non convincersi di aver fatto una scelta sbagliata. Sei consapevole dei tuoi limiti? Come pensi di affrontarli?
  4. Non farsi influenzare da parenti, amici, conoscenti. La scelta dell’università è estremamente personale e solo il diretto interessato può sapere quello che vuole fare veramente. È bene ascoltare pareri e consigli, ma senza sentirsi costretti a dover compiacere gli altri. Stai facendo una scelta che è solo tua?

 

Se sei ancora tanto confuso/a ricordati che qualche colloquio con uno psicologo potrebbe aiutarti a fare chiarezza.

 

Dott.ssa Erica Tinelli

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LAMENTARSI TROPPO FA MALE

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A chi non è mai capitato nella vita di lamentarsi?

I motivi per i quali ci si lamenta possono essere i più disparati. Possono esserci problemi a lavoro, con il partner, con la famiglia, con gli amici, difficoltà a portare avanti un progetto o un’attività, difficoltà economiche, conflitti, imprevisti o anche semplicemente giornate storte.

Anche le modalità con le quali ci si lamenta possono essere diverse. Ad esempio, c’è chi si lamenta con chiunque e chi soltanto con alcune persone. C’è chi assume un atteggiamento più triste e passivo e chi è più rabbioso. E così via.

Ma, al di là, di queste differenze, tutti, chi più e chi meno, tendono a lamentarsi almeno qualche volta.

La lamentela è molto diffusa perchè ha una funzione molto importante: consente alle persone di esprimere il proprio disagio e di sfogarsi.

Quando lamentarsi diventa inutile e problematico?

Si viene a creare una condizione di malessere quando la lamentela diventa eccessivamente frequente o intensa perché perde la sua funzionalità legata allo sfogo momentaneo.

Innanzitutto lamentarsi troppo può richiedere anche molto tempo ed energie che vengono sottratte ad altre attività che possono essere più piacevoli e più costruttive.

Inoltre, può incrementare la rabbia o la tristezza perché porta la persona a focalizzarsi sulle cose che non vanno come vorrebbe e che provocano malessere. Tutto questo, a lungo andare, può portare ad un vero e proprio blocco caratterizzato dalla passività e dall’inazione. In altre parole, ci si concentra così tanto sulle cose negative che si perdono di vista gli aspetti positivi della propria vita e della propria quotidianità e anche tutto ciò che la persona potrebbe fare per cercare di superare o di gestire al meglio le avversità.

La lamentela può avere un effetto negativo anche sulle relazioni sociali perché solitamente chiunque si stanca di avere a che fare con persone che mostrano un atteggiamento eccessivamente negativo e di autocommiserazione. Va bene parlare delle proprie difficoltà e delle proprie sventure, va bene confrontarsi con gli altri e richiederne il sostegno, ma in modo costruttivo. In caso contrario si corre il rischio di apparire come la vittima designata del destino che deve essere compatita e che non considera per niente i problemi degli altri.

Superare la tendenza alla lamentela

Lamentarsi troppo, insomma, fa male, sotto vari punti di vista. Per questo dobbiamo cercare di contrastare questa tendenza o quanto meno provare a renderla circoscritta per evitare che diventi troppo frequente ed intensa e, quindi, dannosa.

Questo non significa che tutti noi non abbiamo motivi di cui lamentarci, ce ne possono essere un’infinità, ma la lamentela continua non è un modo efficace per affrontarli.

Quello che dobbiamo fare, allora, è chiederci quali piccole azioni possiamo mettere in atto per cercare di superare i problemi che si presentano o comunque per migliorare la nostra vita e vivere al meglio le situazioni difficili. Abbiamo la capacità di esercitare un ruolo attivo sull’ambiente e di produrre dei cambiamenti in circostanze avverse, non dobbiamo per forza adattarci a ciò che non ci piace.

“Piuttosto che imprecare contro l’oscurità è meglio accendere una candela” Kenneth Blanchard.

Dott.ssa Erica Tinelli

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erica.tinelli@hotmail.it

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