Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

L’IMPORTANZA DELLA PRIMA IMPRESSIONE

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Tutti ci facciamo influenzare dalla prima impressione, anche se forse alcuni hanno difficoltà a rendersene conto o ad ammetterlo. Ci sono, poi, delle circostanze nelle quali non ci si ferma a questa prima valutazione, ma si raccolgono altre informazioni per elaborare un giudizio completo.

L’impatto della prima impressione nel cercare di capire gli altri, quindi, non va sottovalutato. In modo spesso inconsapevole o consapevole solo in parte, a partire dall’abbigliamento, dal modo di parlare o di camminare, dal tono di voce, dai movimenti, dalle espressioni del viso, dall’aspetto fisico e da tanti altri elementi apparentemente banali, si cerca di comprendere il carattere delle persone, le loro intenzioni, i loro valori, la loro affidabilità.

Perché prestiamo attenzione alla prima impressione?

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, basarsi sulla prima impressione non è un comportamento superficiale e poco serio. Si tratta, infatti, di un comportamento coerente con il funzionamento cognitivo dell’uomo. Tutti noi, infatti, anche nell’osservare la cosa più semplice o nello svolgere azioni quotidiane, riceviamo numerosissimi stimoli che non possono essere elaborati in modo approfondito.  Questo processo minuzioso richiederebbe troppo tempo e l’utilizzo di una quantità di energie che non abbiamo.

Abbiamo bisogno di decidere e di agire in fretta e, quindi, di fare dei ragionamenti veloci, ma che ovviamente sono  anche parziali e che potrebbero rivelarsi sbagliati. Ed è per questo che quando dobbiamo prendere delle decisioni importanti oppure quando dobbiamo fare qualcosa di nuovo e di impegnativo è opportuno non lasciarsi influenzare troppo dalla prima impressione. In questi casi bisogna valutare in modo attento i vari stimoli, prendendosi il tempo necessario e investendo le proprie energie in questa attività.

Si può cambiare idea, ma…

La prima impressione, quindi, non sempre è un giudizio definitivo ed immutabile. Se qualcuno si fa un’idea negativa di un’altra persona, in futuro potrà cambiare idea. Ciò potrà avvenire, però, solo se si è motivati ad approfondire il giudizio e solo se si hanno adeguate risorse cognitive e temporali per farlo, aspetti che non sempre sono presenti.

Quando desideriamo fare una buona impressione sugli altri, quindi, è opportuno cercare di trasmettere fin da subito un’immagine positiva, curando anche i più piccoli dettagli ed acquisendo anche le giuste abilità se necessario. Ciò non significa fingere o mostrarsi per ciò che non si è, ma presentarsi al meglio delle proprie potenzialità.

 “Non avrai una seconda occasione per fare una buona prima impressione” Oscar Wilde e la prima impressione è molto importante.

 Dott.ssa Erica Tinelli

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erica.tinelli@hotmail.it

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LA PAURA DEL GIUDIZIO DEGLI ALTRI

LA PAURA DEL GIUDIZIO DEGLI ALTRI

Un uomo è seduto sulla panchina di un parco. Fa finta di leggere un libro, ma in realtà osserva due ragazze sedute su una panchina davanti a lui che parlano e ridono tra loro. All’uomo viene il dubbio che stanno ridendo di lui. Forse lo prendono in giro per il suo taglio di capelli o forse per il suo abbigliamento. Si sente a disagio, si alza e, pieno di rabbia e di tristezza, si incammina verso casa.

Questo è un esempio di una delle tante situazione e di una delle tante modalità attraverso le quali si può manifestare la paura del giudizio degli altri. Si tratta, infatti, di un timore piuttosto diffuso e che può assumere forme diverse ed intensità diverse.

Il timore di essere valutati negativamente dagli altri può riguardare vari aspetti. Ci può essere, ad esempio, la paura di essere disprezzati per il proprio modo di camminare o di vestire, per le proprie scelte di vita (ad esempio lavorative o familiari), per la possibilità di apparire goffi, ridicoli, inadeguati quando si fanno determinate cose in presenza di altri, come mangiare, parlare, fare sport o qualsiasi altra attività.

La paura del giudizio è sempre un problema?

La paura del giudizio non rappresenta sempre e necessariamente un problema. Se si mantiene entro certi livelli, infatti, è perfettamente normale e funzionale e può portare le persone a dare il meglio di sé e a presentarsi al meglio delle proprie possibilità.

Pensate, ad esempio, ad una persona che deve affrontare un incontro di lavoro e che teme il giudizio di colleghi, superiori o potenziali clienti. Se il timore non diventa eccessivo la persona sarà portata a curare al meglio il suo aspetto estetico, a prepararsi adeguatamente in merito alle questioni lavorative che potranno essere affrontate, ad essere precisa e puntuale, a gestire nel modo migliore possibile anche gli aspetti relazionali e comunicativi. In questo modo riuscirà a fare un ottimo incontro di lavoro e senza particolari disagi. Infatti, quando la paura del giudizio non è elevata non è necessario un grande sforzo per gestirla ed evitare che diventi invalidante.

Quando, invece, la paura del giudizio è eccessiva, si può venire a strutturare un problema estremamente fastidioso ed invalidante che può creare grande disagio.

Come possono reagire le persone a questa paura?

Alcune persone, per evitare il giudizio negativo, si lasciano guidare completamente dal parere degli altri e si adeguano alle loro aspettative, a partire da cose più banali come il modo di vestire, fino ad arrivare alle scelte di vita cruciali come quelle professionali.

Altre persone, invece, cercano di evitare il più possibile le situazioni che le espongono alla possibile valutazione degli altri e che, ovviamente, sono numerosissime. Nei casi estremi, infatti, è possibile che la persona arrivi addirittura a lasciare l’università o il lavoro o a non uscire più di casa per evitare di incontrare persone che potrebbero manifestare la loro disapprovazione nei suoi confronti.

Alcune persone che presentano questo problema, infine, decidono comunque di affrontare ciò che temono, ma con grande fatica e malessere. La paura di essere giudicate, infatti, le porta ad essere sempre preoccupate, sotto stress, irritabili. Non è da escludere, poi, la possibilità che possano trovare negli sguardi, nelle parole e negli atteggiamenti degli altri degli elementi che sembrano confermare tutti i loro timori.

Indipendentemente dalla reazione alla paura del giudizio degli altri, quindi, quando questa è eccessiva diventa un problema che limita la libertà della persona.

Si tratta, però, di un problema che può essere affrontato e risolto con l’aiuto di un professionista.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Le relazioni sociali costituiscono una delle principali fonti di soddisfazione e di benessere per le persone. Infatti, quando la psicologa Ellen Berscheid chiese a varie persone che cosa le rendesse felici, la maggior parte di esse mise ai primi posti l’amicizia e le relazioni positive con gli altri. Ma quali sono i fattori che influenzano l’attrazione interpersonale?

Da cosa dipende l’attrazione? Perché alcune persone ci piacciono ed altre no?

Vicinanza

Uno degli aspetti più semplici che contribuisce a determinare l’attrazione è la vicinanza, che provoca una percezione di familiarità. Abbiamo più probabilità di scegliere come amici e partner persone con le quali interagiamo spesso, a meno che queste persone non posseggano caratteristiche che consideriamo negative. La vicinanza non va intesa esclusivamente in termini fisici. Oggi, infatti, smartphone o computer ci consentono di avere contatti frequenti anche con persone lontane. Tuttavia, è importante considerare che quando si conoscono delle persone con queste modalità è molto frequente creare un’immagine idealizzata dell’altro, che spesso si infrange quando si incontra per la prima volta l’altra persona o quando aumentano i contatti reali.

Aspetto fisico

Sicuramente anche l’aspetto fisico gioca un ruolo importante per molte persone, soprattutto nelle prime fasi di una conoscenza.

Contrariamente a quello che comunemente si pensa, la piacevolezza fisica è un aspetto che spesso non viene tenuto in considerazione solo dagli uomini, ma anche dalle donne.

Attrazione se si crede di piacere

Uno dei più importanti fattori che ci orienta a scegliere amici e partner è rappresentato da quanto si pensa di piacere all’altro. Ci piacciono le persone alle quali piacciamo e che ci mostrano tutto il loro interesse, ad esempio stabilendo un contatto visivo frequente con noi oppure ascoltandoci attentamente. Probabilmente questo elemento è di fondamentale importanza perché rafforza la propria autostima. Le persone, infatti, sono motivate ad avere un’immagine positiva di sé e ad interagire con coloro che, con il loro comportamento, rafforzano questa percezione.

Somiglianza

Un altro ingrediente fondamentale dell’attrazione è la somiglianza. Il famoso detto “gli opposti si attraggono”, quindi, non è confermato dalla ricerca scientifica. O meglio, le persone possono anche essere incuriosite ed attratte da coloro che hanno delle caratteristiche opposte alle proprie, ma in genere questo tipo di rapporti non è destinato a durare nel tempo, probabilmente perché le differenze su questioni importanti rendono difficile la condivisione della vita quotidiana.

Quando si parla di somiglianza si fa riferimento alla condivisione degli stessi interessi, valori, atteggiamenti, personalità; tutti elementi che rendono piacevole passare del tempo insieme e confrontarsi. Inoltre, l’interazione con persone simili tende a convalidare le proprie caratteristiche e innalza la propria autostima. Questo non significa, ovviamente, che siamo portati ad avere relazioni sociali con persone identiche a noi in tutto e per tutto. Le differenze sono sempre presenti e non compromettono i rapporti se non riguardano questioni importanti.

 Dott.ssa Erica Tinelli

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Bibliografia

Aronson E., Wilson T. D., Akert R. M. (2006). Psicologia sociale. Il Mulino, Bologna (Capitolo “L’attrazione interpersonale”).

IMPARARE A DIRE DI NO

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“Puoi rimanere un paio di ore in più per finire quel lavoro?”  “Sì”

“Sai quella relazione che bisognava consegnare tra 10 giorni? Hanno detto che è meglio consegnarla entro domani, spero che ce la farai” “Sì, non c’è problema”

“Vai tu a prendere Marco a calcio?” “Sì”

“Puoi farmi questo favore?”  “Sì”

“Sei andato/a a fare quelle commissioni?” “Sì”

Sì, sì, sì, sempre e solo sì……anche quando si vorrebbe dire di no….

Alcune persone sono abituate a cercare di soddisfare il più possibile le richieste e le aspettative degli altri, senza tenere in considerazione o accantonando le proprie esigenze, i propri bisogni, le proprie opinioni. Molto spesso si tratta di un modo di fare e di rapportarsi che si è così tanto consolidato nel tempo da sembrare una reazione spontanea e naturale a ciò che viene chiesto -o, dopo un po’, dato per scontato- da familiari, amici, capi e colleghi.

La persona che si trova in questa condizione, con il passare del tempo, può avere la percezione di essere prigioniera di una gabbia che lei stessa ha creato: se continua ad accontentare perennemente gli altri, non potrà mai pensare a se stessa; se comincia a dire di no teme di essere rifiutata e di essere giudicata negativamente.

La soluzione è quella di imparare a dire di no con le giuste strategie. Così come gli altri sono stati abituati a ricevere costantemente favori, ad essere aiutati, ad ottenere da lei tutto ciò di cui hanno bisogno o che vogliono, queste stesse persone possono essere abituate a diventare più autonome, responsabili e consapevoli del fatto che non tutto è dovuto.

Per imparare a dire di no è possibile iniziare a seguire i consigli che seguono.

Imparare a dire di no con gradualità

Non sempre è possibile introdurre immediatamente e direttamente dei cambiamenti repentini nel proprio comportamento e nel proprio stile di vita.

Per questo motivo una persona abituata a dire sempre di sì, è difficile che riesca a passare subito ad una condizione di completa libertà e serenità nel dire di no a tutto ciò che non vuole fare. È preferibile che inizi ad affrontare la cosa per piccoli passi, cominciando a dire no ad alcune piccole cose, per poter poi ampliare gradualmente il numero di richieste non esaudite.

Imparare a dire di no con i dovuti modi

Possiamo comunicare in tanti modi diversi una stessa cosa ed il modo in cui comunichiamo può influenzare il nostro benessere e le reazioni degli altri.

“No” può essere detto in tanti modi diversi, più o meno gentili e diplomatici. Se il no è rivolto a persone alle quali si è legati, ovviamente è preferibile non essere aggressivi. È legittimo che la persona possa essere frustrata dalla sua condizione e, in alcune situazioni può essere anche estremamente arrabbiata perchè crede che gli altri si siano approfittati della sua disponibilità, ma se l’obiettivo è anche quello di salvare le relazioni e mantenersi in buoni rapporti, dovrà imparare a comunicare in modo adeguato, magari dopo aver sfogato e canalizzato le emozioni intense dalle quali è travolta.

Quando dici di no, presta attenzione alle reazioni degli altri

Ovviamente il cambiamento nel vostro modo di rapportarvi agli altri cambierà anche il loro comportamento, non necessariamente in termini negativi.

In ogni caso, però, il modo in cui le persone reagiscono al cambio di rotta proposto può fornire delle indicazioni molto utili sul loro carattere, sulla qualità della relazione e sull’efficacia della “strategia” che si sta usando. Spesso le persone abituate a dire sempre di sì temono il rifiuto degli altri, ma sono possibili tante altre reazioni che potrebbero stupirle.

Dott.ssa Erica Tinelli

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COME COMPORTARSI CON PERSONE CHE HANNO UN MALESSERE PSICOLOGICO?

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Il malessere psicologico, a vari livelli, è molto diffuso. Molte persone, infatti, hanno un familiare oppure un amico che sta vivendo un periodo difficile, ad esempio perché è un po’ troppo triste, ansioso, stressato. In questi casi, spesso al dispiacere si aggiunge anche la difficoltà di non sapere cosa fare per far star meglio la persona o almeno per non peggiorare la situazione. Ovviamente il comportamento da tenere cambia molto in base alla specificità del caso e alle caratteristiche delle persone.

Tuttavia, ci sono alcuni elementi che è importante tenere in considerazione sempre.

Non svalutare il malessere psicologico della persona

Evita, ad esempio di pronunciare frasi come “non hai motivo di stare male”, “hai tutto”, “tirati su”, “non stare così, prima o poi passa tutto”.

C’è il rischio che queste frasi facciano sentire la persona incompresa e sbagliata. Ciò potrebbe contribuire ad incrementare ulteriormente il suo malessere e la sua tristezza e, a volte, potrebbe provocare anche frustrazione e rabbia.

Fai sentire la tua vicinanza, ma nel modo giusto

Per una persona che ha un malessere psicologico è importante avere il sostegno degli altri e sapere che sono disponibili  e a starle vicino. Tuttavia, se si vuole essere davvero d’aiuto ad una persona bisogna necessariamente tenere in considerazione le sue caratteristiche e le sue esigenze. Ad esempio, ci sono persone che in determinate situazioni stanno meglio se stanno in compagnia, mentre invece altre preferiscono stare da sole. In entrambi i casi, questi bisogni vanno rispettati.

Aiuta chi ha un malessere psicologico, ma senza esagerare

Molto spesso, quando si ha a che fare con una persona che non sta tanto bene si cerca di aiutarla il più possibile. Ad esempio, si fanno le cose insieme a lei oppure ci si sostituisce completamente a lei nello svolgimento di determinate attività o nell’assumersi delle responsabilità. Se in alcune situazioni questo comportamento è opportuno, in generale è necessario evitare di estremizzare questa tendenza. L’aiuto eccessivo, infatti, come tutte le cose portate all’estremo, danneggia. Se ci si sostituisce costantemente alla persona si inibiscono le sue risorse e la si rende sempre più passiva, elementi che possono contribuire allo sviluppo di uno stato depressivo oppure al suo aggravamento nel caso in cui sia già presente.

Valuta se è il caso di consigliare una consulenza psicologica oppure no per superare il malessere

Momenti difficili capitano a tutti. Non sempre è necessario andare da uno psicologo perché in alcuni casi la persona può essere in grado di affrontare le difficoltà da sola. Quando sei convinto che questa persona abbia bisogno dell’aiuto di uno psicologo, puoi darle questo consiglio o, meglio, potresti chiederle se ha valutato questa possibilità. Se ti risponde che non vuole contattare uno specialista, però, non insistere: è una scelta personale e fare pressione, in genere, non è una strategia efficace. Se la situazione di sofferenza sembra molto critica o se si protrae per un po’ di tempo ma la persona continua a dichiarare che non vuole rivolgersi ad un professionista, è preferibile valutare la possibilità di effettuare una terapia indiretta.

Dott.ssa Erica Tinelli

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IGNORARE CHI CI DA’ FASTIDIO E’ UNA STRATEGIA EFFICACE?

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Ignorare le persone percepite come fastidiose, ad esempio perché fanno commenti inopportuni oppure perché cercano sempre un contatto con chi non vorrebbe avere a che fare con loro, è una strategia che spesso funziona.

Per poter essere efficaci, però, è necessario ignorare tenendo in considerazione una serie di elementi.

Che vuol dire ignorare in modo efficace?

Prima di tutto ignorare significa evitare il più possibile qualsiasi contatto e comunicazione con l’altra persona. Ignorare vuol dire non rispondere in alcun modo ai commenti ed ai comportamenti altrui. Ad esempio, se qualcuno che non vuoi sentire ti scrive un messaggio e tu rispondi sempre scrivendo “non mi devi contattare” non lo stai ignorando. Anche se gli scrivi per cercare di allontanarlo, questo comportamento rappresenta comunque una reazione, che potrebbe portare la persona ad insistere. Infatti, per lei il messaggio che riceve potrebbe rappresentare una soddisfazione dovuta al fatto di essere riuscita ad infastidire la propria “vittima”. In alcuni casi questo genere di reazioni possono essere percepite anche come un segnale di interesse.

Inoltre, forse non è così evidente, ma ignorare gli altri non sempre è semplice, anzi può essere piuttosto impegnativo. Solitamente non è sufficiente rimanere in silenzio e non rispondere alle provocazioni. Bisogna anche saper accompagnare questo comportamento con un atteggiamento sereno e tranquillo. In caso contrario l’irritazione sarà evidente e potrà spingere gli altri ad andare avanti in quella direzione. Questa cosa, unita al tentativo di preservare il proprio benessere, spesso rende necessario trovare un giusto canale di sfogo di alcune emozioni che potrebbero emergere. Tra queste troviamo la rabbia, la disperazione, la frustrazione, la tristezza, ma il discorso vale per generale qualsiasi stato d’animo particolarmente intenso che si ha difficoltà a gestire e che potrebbe diventare distruttivo per se stessi e per gli altri.

Perché è difficile?

Ignorare può essere complicato principalmente perché, oltre ad essere a volte impegnativo, prima di arrivare ad un risultato veramente soddisfacente -liberarsi per sempre del “provocatore”- può essere necessario un po’ di tempo. I risultati, quindi, possono non essere immediatamente visibili.

Se c’è qualcuno che ti infastidisce in qualche modo solitamente non basterà ignorarlo uno o due volte per allontanarlo o per evitare che prosegua con i suoi comportamenti inopportuni. Molto probabilmente egli tenderà a riproporre certe provazioni più e più volte per verificare la stabilità del tuo comportamento. Se dopo un po’ riuscirà ad ottenere qualche reazione la sua soddisfazione sarà ancora più grande, altrimenti si renderà conto che continuando così non otterrà nulla e desisterà.

Insomma, ignorare certi comportamenti può consentire di evitare di essere torturati in eterno. Una strategia efficace, un tentativo da fare, anche se esistono tante altre strategie da valutare caso per caso.

Anche dalle esperienze negative è importante saper trarre degli insegnamenti positivi. In questo caso saper fronteggiare queste difficoltà rende più forti e più sicuri e può consentire anche di comprendere qualcosa di sé. A volte, infatti, il comportamento degli altri può dare tanto fastidio anche perché può toccare alcune delle nostre “corde sensibili” che dovremmo imparare a conoscere e a gestire.

Dott.ssa Erica Tinelli

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