Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

5 CONSIGLI PER ESSERE OGNI GIORNO PIU’ PRODUTTIVO

Essere più produttivo è un obiettivo ambito da molte persone. Molte persone, infatti, vorrebbero fare più cose nell’arco della giornata, vorrebbero essere in grado di svolgere i vari compiti in modo migliore e/o più rapidamente. A volte arrivano a sera insoddisfatte per aver tralasciato delle cose, per non aver fatto tutto e si ripromettono di organizzarsi meglio il giorno dopo. Spesso, però, non è facile organizzarsi se non si sa come farlo.

Ecco allora alcuni consigli per iniziare ad essere più produttivo già a partire da domani!

La mattina parti con il piede giusto per essere produttivo

Non farti rapire dalla fretta di iniziare a svolgere immediatamente i vari compiti che ti aspettavo, ma preparati fisicamente e mentalmente per affrontarli al meglio. Ad esempio, evita di dormire troppo poco o di saltare la colazione per sbrigarti e dedica qualche minuto a pensare a come pianificare la giornata.

Fai una lista di ciò che devi fare nell’arco della giornata

Ti aiuterà a non perdere tempo nel tentativo di ricordare le varie attività da svolgere (con il rischio di dimenticarti qualcosa) e ad organizzarti in virtù delle cose da fare.

Sarebbe meglio stabilire un ordine di priorità tra le varie attività ed iniziare da quelle più urgenti. Questo è importante perché, nel caso in cui successivamente dovessero subentrare imprevisti molto impegnativi, le cose fondamentali sono comunque state svolte. 

Porta la lista sempre con te, guardala più volte al giorno per verificare a che punto sei e per aggiornarla e ricordati di essere realistico e di non esagerare con il numero delle cose che scrivi!

Concediti pause e piaceri…anche questo aiuta ad essere produttivo 🙂

Per fare bene le cose bisogna avere energie fisiche e cognitive, che sono delle risorse limitate, da ricaricare periodicamente. Quando ti senti stanco non esitare a fare una pausa, riposati oppure dedicati ad altro. Quando si è molto impegnati le pause possono sembrate una perdita di tempo prezioso, ma dopo un po’ di riposo si lavora molto meglio e si recupera.

Ricorda che la pianificazione della tua giornata deve prevedere spazi dedicati allo svolgimento di attività piacevoli che ti aiuteranno ad essere sereno e soddisfatto, cosa impossibile se ci si focalizza esclusivamente sui doveri.

Agisci e non aspettare la perfezione

Uno dei principali ostacoli all’essere produttivo è la ricerca della perfezione che, però, molto spesso porta a rimandare continuamente. Ti è mai capitato di rinviare lo svolgimento di un compito in attesa del “momento giusto”? È preferibile, invece, iniziare subito accettando la possibilità di non essere immediatamente precisi ed impeccabili, per dedicarsi al miglioramento ed alla cura dei dettagli solo successivamente.

Ad esempio, chi si occupa di scrivere a volte può cadere nella trappola di ricercare fin da subito la prima frase perfetta oppure lo schema ben preciso da seguire, con il risultato che non inizia finchè queste condizioni non si verificano. Se, invece, iniziasse a scrivere, intanto avrebbe la possibilità di fissare alcuni concetti e si renderebbe conto che tante cose vengono in mente proprio scrivendo.

Fai attenzione alle fonti di distrazione

Se ti distrai continuamente è molto probabile che non svolgerai al meglio le varie attività o comunque impiegherai più tempo. Valuta se hai la tendenza a distrarti facilmente oppure no ed agisci di conseguenza. Ad esempio, se ad ogni notifica dello smartphone vai a controllare interrompendo ciò che stai facendo potresti spegnerlo per qualche ora oppure impostarlo in modalità silenziosa ed andare a vedere le notifiche solo quando lo decidi tu.

Inizia subito!

Dott.ssa Erica Tinelli

3884462095

erica.tinelli@hotmail.it

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L’ALTERNANZA TRA RESTRIZIONI E ABBUFFATE: IL BINGE-EATING

Che cos’è il binge-eating?

Si tratta un problema alimentare che si caratterizza per la presenza di abbuffate che si alternano a periodi di digiuno o comunque di alimentazione estremamente restrittiva e nettamente al di sotto delle esigenze nutrizionali del proprio organismo.

Questa problematica si basa su un circolo vizioso per il quale nel momento in cui la persona crede di aver mangiato troppo comincia a sperimentare forti sensi di colpa, accompagnati dall’esigenza di dover in qualche modo recuperare gli eccessi ai quali si è abbandonata. Inizia così una lotta contro il cibo caratterizzata soprattutto dal controllo dei pasti successivi che a volte vengono addirittura saltati, mentre altre volte vengono organizzati in modo tale da risultare costituiti principalmente da cibi ritenuti sani e troppo ridotti in termini di quantità e di apporto calorico.

Però, è proprio il fatto di vietarsi dei cibi, che così diventano ancora più desiderabili, e di concedersi delle porzioni troppo ridotte, che fanno aumentare progressivamente la fame, che porta, prima o poi, ad una nuova abbuffata, che altro non è che il risultato della perdita di controllo a seguito di un tentativo di controllo troppo rigido.

Come si sviluppa?

A volte il binge-eating si struttura direttamente come tale, mentre altre volte rappresenta l’evoluzione di altre problematiche alimentari, come l’anoressia (restrizione estrema e continua) e la bulimia (caratterizzata, da abbuffate).

In riferimento all’anoressia, il binge-aeating può emergere quando la persona non riesce più ad astenersi continuamente e quindi sviluppa un copione per il quale alterna l’astinenza forzata alle abbuffate.

Nel caso della bulimia, invece, il binge-eating può svilupparsi dal tentativo, ovviamente disfunzionale, di riparare alle abbuffate e di avere una forma fisica migliore.

Ma come si può superare il binge-eating?

È possibile superare completamente il problema con l’aiuto di un professionista.

In particolare, tra le terapie più efficaci per il trattamento del binge-eating troviamo la terapia breve strategica, che ha come obiettivo quello di rompere questo pattern caratterizzato dall’alternanza tra restrizioni e abbuffate e di aiutare la persona a sviluppare con il cibo un rapporto piacevole, equilibrato e basato sull’autoregolazione funzionale.

Una recente ricerca (Jackson e altri, 2018) ha addirittura dimostrato la superiorità di questo approccio rispetto alla terapia cognitivo-comportamentale, spesso considerata la più efficace. Nella ricerca considerata, infatti, le donne che erano state sottoposte alla terapia breve strategica mostravano un miglioramento maggiore in riferimento alla riduzione delle abbuffate, alla perdita di peso e al mantenimento di questi importanti risultati nel tempo rispetto a coloro che erano state trattate con la terapia cognitivo-comportamentale.

Dott.ssa Erica Tinelli

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Bibliografia

Nardone G. e Valteroni E. (2017). Anoressia giovanile. Ponte Alle Grazie, Milano.

Jackon J. B., Pietrabissa G., Rossi A., Manzoni G. M., Castelnuovo G., (2018).
Brief strategic therapy and cognitive behavioral therapy for women with binge eating disorder and comorbid obesity: A randomized clinical trial one-year follow-up. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 86 (8).

LA CONNESSIONE TRA MENTE E CORPO

Mente e corpo non sono due realtà completamente distinte, ma fortemente interconnesse.

Le nostre esperienze emozionali possono avere un impatto molto forte sulla nostra salute fisica. Al tempo stesso, anche fattori prettamente biologici possono influenzare il nostro benessere psicologico.

Esistono tantissimi esempi che mettono in evidenza l’interdipendenza tra mente e corpo.

Il nanismo psicosociale è un disturbo molto raro ma molto grave che si caratterizza per un forte rallentamento della crescita fisica nei bambini che sono stati sottoposti a forme estreme di deprivazione emozionale. Questo avviene, ad esempio, nei casi di abusi o di assenza di una figura di riferimento che possa rappresentare un sostegno in situazioni di disagio e di malessere.

Un esempio di come i fattori biologici possono influenzare il benessere psicologico, invece, può essere rappresentato dalla depressione post-partum. Si tratta di un malessere abbastanza diffuso che si manifesta nelle fasi successive al parto e che può essere determinato in parte dai cambiamenti ormonali.

Ci sono tanti altri fenomeni che testimoniano il legame indissolubile tra mente e corpo.

Tra questi troviamo una problematica che può riguardare chiunque: lo stress. Numerose ricerche hanno dimostrato che nei periodi di forte stress psicologico siamo più vulnerabili alle infezioni virali o batteriche. Le persone più stressate in generale hanno una maggiore probabilità di ammalarsi ed è probabile anche che contraggano un’infezione più grave rispetto alle persone non stressate. Questo legame, inoltre, è particolarmente forte quando le persone stanno affrontando esperienze stressanti prolungate nel tempo (come può avvenire in caso di disoccupazione o di problemi familiari di lunga durata). Diverso, invece, è il caso in cui le persone affrontano uno stressor acuto ma breve, presente da meno di un mese. Ovviamente, però, lo stress da solo non è in grado di far insorgere un’infezione in assenza dell’esposizione ad un agente infettivo. Lo stress, inoltre, può contribuire anche al manifestarsi di problematiche relative all’ipertensione, alle malattie delle coronarie, all’emicrania.

Anche il burnout (un particolare tipo di stress lavorativo che è connesso principalmente al contatto con altre persone) spesso comporta anche delle manifestazioni di tipo fisico, come mal di testa, mancanza di energie, dolori muscolari, influenza.

Un’altra variabile psicologica in grado di influenzare la nostra salute fisica è lo stile di attribuzione in termini di pessimismo o di ottimismo.

Questa variabile riguarda il modo in cui le persone spiegano gli eventi di vita positivi e negativi. Lo stile pessimistico è la tendenza a considerare gli eventi negativi stabili (ci saranno sempre), globali (presenti in ogni ambito) e interni (dovuti alle proprie caratteristiche). Ad esempio, una persona pessimista che perde le chiavi potrebbe pensare che perde sempre le cose (attribuzione stabile), che non riesce a gestire niente (attribuzione globale), che è irresponsabile (attribuzione interna).

Al contrario, una persona ottimista nella stessa situazione potrebbe pensare che le capita raramente di perdere le chiavi, che riesce a gestire tutte le altre cose e che probabilmente è stata molto stressata dall’aumento di lavoro dell’ultima settimana. Le persone con uno stile di attribuzione pessimistico hanno minori difese immunitarie e, di conseguenza, hanno condizioni di salute più precarie. Ovviamente un’attitudine ottimistica, da sola, non basta a mantenere le persone in buona salute, ma esercita comunque un’influenza notevole, anche perché contribuisce ad attuare dei comportamenti che, a loro volta, influenzano la salute, come ad esempio fare esercizio fisico. Le persone ottimiste, infatti, in genere ritengono che avere uno stile di vita salutare contribuirà al loro benessere e tendono, quindi, ad impegnarsi in questa direzione.

Dott.ssa Erica Tinelli

3884462095

erica.tinelli@hotmail.it

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Bibliografia

Hansell J., Damour L. (2007). Psicologia clinica. Zanichelli, Bologna.

Seligman M. E. P. (2013). Imparare l’ottimismo. Come cambiare la vita cambiando il pensiero. Giunti, Firenze.

COSTRUIRE LE PROPRIE ABITUDINI

Se vogliamo dirigere la nostra vita, dobbiamo prendere il controllo delle nostre abitudini. Non è ciò che facciamo di tanto in tanto che plasma la nostra vita, ma ciò che facciamo QUOTIDIANAMENTE.”  Anthony Robbins (altro…)