Erica Tinelli

Psicologa a Roma, Viterbo e Online

IL DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO

IL DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO CHE COS’ E E COME PUO’ ESSERE RISOLTO

Che cos’è il disturbo ossessivo-compulsivo?

Il disturbo ossessivo-compulsivo si caratterizza per la presenza di ossessioni e/o di compulsioni che si possono manifestare in tanti modi.

Le ossessioni sono dei pensieri, degli impulsi, delle immagini ricorrenti che vengono vissuti come indesiderati, fastidiosi, intrusivi. Sono estremamente ansiogene e provocano un notevole disagio. A causa di questo malessere, la persona cerca di ignorare o di sopprimere le ossessioni oppure prova a neutralizzarle attraverso le compulsioni.

Le compulsioni sono dei comportamenti (come controllare di aver fatto bene determinate cose) o delle azioni mentali (come ripetere determinate frasi o parole) che la persona si sente obbligata ad attuare in risposta alle sue ossessioni per ridurre l’ansia, anche se tali azioni non sono mai completamente rassicuranti oppure lo sono soltanto per un breve periodo di tempo.

Alcuni esempi di ossessioni e compulsioni

Tra le ossessioni più frequenti troviamo l’ossessione dello sporco, l’ossessione di non aver chiuso bene la casa o la macchina, di aver lasciato il gas acceso, l’ossessione di fare qualcosa di sbagliato, l’ossessione di poter far del male a qualcuno in preda di un raptus di follia, l’ossessione di farsela addosso, l’ossessione che potrebbe succedere qualcosa di catastrofico se non si fanno determinate cose, ecc…

Negli ultimi tempi si stanno diffondendo molto anche le ossessioni che riguardano l’ambito delle relazioni intime, come ad esempio l’ossessione o il dubbio di non amare più una persona oppure il dubbio di essere stato tradito o di non poter avere la certezza che la storia d’amore attuale durerà per sempre.

Tra le compulsioni, invece, tante hanno a che fare con il controllo di aver fatto bene le cose. Ci sono, poi, anche le compulsioni connesse alla pulizia di sè e dell’ambiente. Alcune compulsioni, infine, assumono la forma di formule mentali che la persona si sente costretta a ripetere.

Il legame tra ossessioni e compulsioni

In alcuni casi le ossessioni e le compulsioni possono apparire razionali. Ad esempio, il timore di non aver chiuso bene la porta di casa induce le persone ad andare a controllare. Questo è un comportamento perfettamente sano che non rappresenta un disturbo. La situazione diventa problematica quando un dubbio potenzialmente razionale (ho chiuso casa?) si manifesta in modo ricorrente e pervasivo portando la persona, ad esempio, a ricontrollare più volte, senza mai sentirsi pienamente sicura e soddisfatta. Questo comportamento è una vera e propria compulsione.

In altri casi le ossessioni e le compulsioni possono apparire più “bizzarre” ed apparentemente illogiche. È il caso, ad esempio, della persona che si sente costretta a sistemare gli oggetti secondo un ordine ben preciso oppure a ripetere determinate frasi, per evitare che succeda qualcosa di negativo. Si tratta, quindi, di rituali “magici”.

Come è possibile superare il disturbo ossessivo-compulsivo?

Attraverso la psicoterapia è possibile superare il disturbo ossessivo-compulsivo.

In particolare, tra gli approcci più efficaci per il trattamento di questo problema troviamo l’approccio breve strategico. Questo metodo prevede l’utilizzo di specifiche tecniche basate su logiche non ordinarie e apparentemente illogiche che, però, consentono di sbloccare rapidamente la sintomatologia, per poter poi consolidare più gradualmente i risultati raggiunti. Solitamente, infatti, chi soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo, già da solo si rende conto del fatto che le ossessioni e le compulsioni sono irrazionali o comunque eccessivi. Nonostante questo, però, non riesce a fare diversamente perché si tratta di problematiche che sono sorrette anche da fattori emotivi che riescono, spesso, ad avere la meglio sulla razionalità.  La terapia, quindi, fornisce gli strumenti per affrontare il problema da una prospettiva diversa, consentendo di ottenere un rapido miglioramento. Se la terapia è efficace, infatti, si otterranno miglioramenti significativi entro la decima seduta.

Dott.ssa Erica Tinelli

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erica.tinelli@hotmail.it

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Bibliografia

Biondi M. (a cura di) (2014). DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.  Raffaello Cortina Editore, Milano.

Nardone G., Portelli C. (2013). Ossessioni compulsioni manie. Capirle e sconfiggerle in tempi brevi. Ponte alle Grazie, Milano.

AUTO-DIAGNOSI IN PSICOLOGIA: DIFFICOLTA’ E PERICOLI

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Molto spesso quando le persone sperimentano un disagio psicologico -come un senso di vuoto o tristezza, l’ansia, le difficoltà relazionali, ecc…- ricercano informazioni su internet per attribuire un nome al proprio malessere -ad esempio “depressione”, “attacchi di panico”, “fobia sociale”, ecc…-. Senza neanche rendersene conto, solitamente arrivano molto velocemente ad elaborare un’auto-diagnosi. Probabilmente tale comportamento deriva da una sorta di innato bisogno di auto-riflessione e di comprensione. Farsi delle auto-diagnosi, però, è un comportamento che presenta anche degli svantaggi.

È facile fare un’auto-diagnosi sbagliata

La grande diffusione di internet da un lato ha facilitato enormemente l’accesso alla conoscenza; d’altro lato, però, non sempre ne garantisce la qualità. In altre parole, su internet si trovano anche informazioni sbagliate o incomplete. Per chi non è un esperto del settore può essere difficile valutare l’affidabilità di ciò che trova.

Inoltre, anche nel caso in cui si riuscissero a reperire informazioni corrette, queste devono essere interpretate, contestualizzate e analizzate in connessione tra loro. E’ un processo complesso che richiede competenze che si sviluppano con lo studio e con l’esperienza. In caso contrario si corre il rischio di giungere a conclusioni errate. Spesso gli studenti di psicologia che hanno iniziato da poco gli studi fanno fatica a comprendere in modo specifico le varie problematiche psicologiche, ad identificarne gli elementi caratterizzanti e quelli secondari, a differenziarle tra loro, ad individuare il limite tra un comportamento normale e uno potenzialmente patologico che necessita di un intervento. Difficoltà analoghe possono essere sperimentate dai non esperti del settore che ricercano informazioni su internet, anche se si tratta di persone intelligenti e colte.

È molto semplice, quindi, farsi un’auto-diagnosi sbagliata.

I rischi della diagnosi

Indipendentemente dal fatto che l’auto-diagnosi sia giusta o sbagliata, questa comporta sempre e comunque dei rischi.

Le persone potrebbero convincersi a tal punto della diagnosi che hanno ipotizzato, da manifestare comportamenti ed atteggiamenti sempre più congruenti con questa ipotesi iniziale. Nei casi estremi si arriva al punto di alimentare un problema che prima aveva un’intensità minore –nel caso di autodiagnosi corretta- o di creare un nuovo problema, che si aggiunge al precedente –nel caso di autodiagnosi errata-.

Un altro rischio dell’auto-diagnosi è quello di orientare le proprie energie in direzioni sbagliate. Il fatto di attribuire un’etichetta alla propria condizione può donare sollievo e anche soddisfazione, ma non è detto che sia un processo utile. Piuttosto che concentrarsi sull’attribuire ai problemi un nome specifico e tecnico non sarebbe più utile focalizzarsi sulle possibili soluzioni? State già pensando di usare internet anche per questo? O è arrivato il momento di rivolgervi ad un professionista?

Dott.ssa Erica Tinelli

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COME RISOLVERE I PROBLEMI PSICOLOGICI

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Nella nostra società i problemi psicologici sono sempre più diffusi. Sono tantissime le persone che soffrono o che hanno sofferto di depressione, di ansia, di attacchi di panico, di problemi alimentari, di problemi relazionali, di fobie, ecc… I problemi psicologici compromettono il benessere e la qualità di vita fino ad arrivare, nei casi più gravi, a rendere complesso anche lo svolgimento delle attività quotidiane più semplici. Per fortuna, però, è possibile risolvere i problemi psicologici con l’aiuto di un professionista.

La terapia psicologica

La terapia psicologica è il principale strumento che può essere usato per risolvere i problemi psicologici. Prevede dei colloqui che servono per modificare le percezioni, le reazioni emotive e comportamentali delle persone per renderle più funzionali al benessere. Per arrivare a questo risultato possono essere usati approcci diversi che dipendono dall’orientamento del professionista.

La ricerca delle cause del problema

Una delle convinzioni più diffuse è l’idea che per risolvere un problema psicologico bisogna conoscerne le cause, spesso ricercate anche nell’infanzia. Questo principio è anche alla base di molti interventi psicologici che prevedono un’analisi ed un’elaborazione dettagliata del passato per favorire la consapevolezza e l’interpretazione delle presunte cause del problema. L’obiettivo è quello di rendere le persone consapevoli di come le esperienze passate le hanno influenzate, anche in relazione all’insorgenza di problematiche psicologiche. Ad esempio, una persona con difficoltà relazionali potrebbe scoprire che queste possono essersi sviluppate a partire dall’infanzia e dal rapporto con i genitori.

L’altra prospettiva

Secondo altri psicologi, invece, la comprensione delle cause può portare ad una migliore conoscenza di sé, ma non  porta necessariamente alla soluzione. Tra questi psicologi troviamo Paul Watzlawick, che affermava: “Non c’è dubbio che il problema abbia radici nel passato; tuttavia, se lo scopo è cambiare qualcosa, la conoscenza del passato è irrilevante”.

Secondo questa prospettiva, indipendentemente dalle cause originarie, il problema si mantiene nel tempo a cause delle tentate soluzioni disfunzionali individuali e relazionali. Si tratta di comportamenti attuati per cercare una soluzione che, però, si rivelano inefficaci. Molto spesso, anzi, producono anche un peggioramento della situazione. Modificando questi comportamenti, quindi, è possibile risolvere il problema psicologico, indipendentemente dalla sua presunta origine e dalla sua durata. Con questo metodo, infatti, è possibile risolvere anche problemi psicologici piuttosto gravi e persistenti in tempi abbastanza rapidi. Tornando all’esempio precedente, sarebbe necessario indagare cosa la persona fa nel presente per gestire le sue relazioni per individuare i comportamenti disfunzionali ricorrenti e scegliere, poi, le strategie più opportune per modificarli.

Risolvere i problemi psicologici con l’uso dei farmaci

Molte persone pensano che i problemi psicologici possono essere risolti assumendo i farmaci.

In realtà, però, non è esattamente così.

Ci sono delle situazioni nelle quali è possibile superare i problemi psicologici senza l’uso dei farmaci.

In altri casi, invece, l’uso dei farmaci è indispensabile o è molto utile, ma solitamente è consigliato affiancare alla terapia farmacologica quella psicologica. I farmaci, infatti, possono rappresentare un aiuto, ma non modificano le percezioni delle persone e non le aiutano a sviluppare le proprie risorse ed abilità. Ad esempio, se una persona è depressa i farmaci potranno agire sul suo umore, ma non sui fattori che lo influenzano e non potranno insegnare alla persona a superare le sue difficoltà e a cambiare il suo modo di vedere e di affrontare le cose.

Per approfondire l’argomento degli psicofarmaci leggi l’articolo PSICOFARMACI SI’ O NO? NI’!

I problemi psicologici possono risolversi da soli senza alcun tipo di intervento?

A volte alcune persone con problemi psicologici si limitano ad aspettare, pensando che questi possano passare da soli. A volte può capitare, ma nella maggior parte dei casi una soluzione davvero efficace e stabile nel tempo richiede un intervento professionale.

Inoltre, provare ad aspettare o provare a risolvere il problema da soli può comportare dei rischi, legati, ad esempio, alla possibilità di peggiorare la situazione.

Per approfondire questo tema ti consiglio di leggere l’articolo UN PROBLEMA PSICOLOGICO PUO’ PASSARE DA SOLO?

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Bibliografia

Watzlawick P. (2011). Guardarsi dentro rende ciechi. Tea, Milano.

LE CARATTERISTICHE DELLA DEPRESSIONE

LE CARATTERISTICHE DELLA DEPRESSIONE.jpg

Che cos’è la depressione?

La depressione è un problema psicologico sempre più diffuso.

È caratterizzata da un sentimento costante o molto frequente di tristezza e/o dal venir meno dell’interesse per attività prima considerate piacevoli. Altri sintomi tipici della depressione sono: percezione di mancanza di energia fisica e psichica, difficoltà a concentrarsi nello svolgimento di determinate attività e a prendere decisioni, sentimenti di autosvalutazione o di colpa, disturbi nel sonno. Nei casi più gravi possono essere presenti anche pensieri ricorrenti di morte, ideazioni e tentativi di suicidio.

Depressione e passività

Le persone depresse, in virtù di questa condizione di forte malessere, tendono ad assumere frequentemente una posizione passiva nei confronti della vita in generale o di alcuni aspetti, come ad esempio il lavoro, le relazioni sociali, le attività e le scelte quotidiane. Ad esempio, abbandonano alcune attività oppure le svolgono meno frequentemente oppure le delegano ad altri.

Molto spesso questa passività tende ad alimentare ulteriormente il problema perché fa sentire la persona sempre più priva di energie e di risorse e incapace di assumersi delle responsabilità. Per questo motivo, tra le strategie utilizzate più frequentemente nei casi di depressione troviamo quelle che si basano sulla rottura di questo stato di passività o di rinuncia nei confronti della vita, a volte anche attraverso il coinvolgimento dei familiari della persona.

La mancanza di un progetto di vita nelle persone depresse

Un altro elemento che può contribuire allo sviluppo o all’aggravamento dello stato di depressione è la percezione di non avere un progetto di vita importante al quale dedicare il proprio tempo e le proprie energie. In tal caso, la persona deve essere guidata a diventare consapevole delle proprie risorse, delle proprie preferenze e delle proprie caratteristiche e a costruire il proprio personale progetto che può riguardare vari ambiti, come ad esempio la vita lavorativa, quella familiare, lo studio, lo sport o altre attività.

La definizione di uno o più progetti di vita è molto importante perché è attraverso di essi che si struttura il senso di identità della persona.

Il modo di pensare

Spesso è necessario anche intervenire sul modo di pensare della persona, che solitamente risulta essere eccessivamente rigido, pessimistico e privo di aspettative positive sul futuro. Le persone depresse, infatti, solitamente tendono a focalizzarsi principalmente sugli aspetti negativi delle proprie esperienze di vita tralasciando, invece, i successi e le cose positive delle quali sono poco consapevoli o che tendono a non valorizzare e a dare per scontate.

Quando incontrano un ostacolo o quando falliscono si scoraggiano e tendono a percepire le difficoltà come generalizzate a tutti i contesti e soprattutto come costanti e non gestibili.

Depressione e altre problematiche

È da tenere in considerazione anche il fatto che molto spesso la depressione è associata ad altre problematiche e difficoltà di vario tipo.

In questi casi bisogna valutare se è il caso di intervenire direttamente sulla depressione o se, invece, è più opportuno focalizzarsi prima sugli altri problemi presentati, soprattutto quando la depressione sembra esserne una conseguenza.

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Bibliografia

Biondi M. (a cura di) (2014). DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.  Raffaello Cortina Editore, Milano.

Muriana E., Pettenò L., Verbitz T. (2006). I volti della depressione. Abbandonare il ruolo della vittima: curarsi con la psicoterapia in tempi brevi. Ponte alle Grazie, Milano.

Yapko M. D. (2002). Rompere gli schemi della depressione. Ponte alle Grazie, Firenze.

QUANDO LA PAURA DIVENTA INVALIDANTE: LE FOBIE

QUANDO LA PAURA DIVENTA INVALIDANTE LE FOBIE

Qual è la differenza tra paure e fobie?

Paure e fobie non sono sinonimi. La paura è, infatti, è un’emozione perfettamente funzionale ed utile in determinate circostanze e, quindi, non deve essere combattuta ed azzerata, ma deve essere gestita al meglio. La paura è fondamentale per favorire l’adattamento all’ambiente in quanto consente alle persone di riconoscere e gestire efficacemente situazioni potenzialmente pericolose. Ad esempio, consente di scappare se ci troviamo in presenza di un animale che potrebbe attaccarci. Ovviamente il pericolo e quindi la paura possono essere associati anche ad altre variabili, come persone potenzialmente aggressive, situazioni ambientali critiche (come un terremoto) o circostanze di minaccia “psicologica” (ad esempio in contesti valutativi potremmo avere LA PAURA DEL GIUDIZIO DEGLI ALTRI negativo degli altri perché potrebbe compromettere la nostra autostima). Le fobie, invece, possono essere considerate come paure immotivate in quanto dirette verso situazioni o oggetti innocui (è il caso, ad esempio, dell’agorafobia -ossia il timore degli spazi aperti e di restare da soli in luoghi poco familiari- o della fobia dei gatti o di altri animali non pericolosi per l’uomo). Si è in presenza di una fobia anche quando la paura è legittima e razionale, ma raggiunge un livello eccessivo e diventa sproporzionata rispetto al reale pericolo rappresentato da ciò che si teme. Ad esempio, può essere perfettamente normale avere un po’ di paura di parlare davanti a delle persone perché effettivamente ci si espone al giudizio altrui, ma questa condizione diventa problematica ed invalidante solo se la paura è molto forte e compromette la capacità della persona di affrontare comunque la situazione. Nel caso delle fobie, quindi, la persona sperimenta un disagio significativo che impedisce di affrontare con serenità esperienze di vario tipo come uscire, prendere i mezzi pubblici o l’aereo, attraversare una piazza, interagire con gli altri, osservare un piccione. Tutto questo può avere importanti ripercussioni anche sul lavoro e sulla vita di relazione.

Come è possibile superare le fobie?

A volte le persone cercano di superare da sole le proprie fobie e in alcuni casi riescono nel loro intento. Molto spesso, però, per arrivare ad una soluzione ottimale e definitiva è necessario rivolgersi ad un professionista ed è preferibile farlo prima che la situazione si aggravi ulteriormente. È possibile, infatti, che nel tentativo di risolvere questo stato di malessere le persone mettano in atto dei comportamenti –LE TENTATE SOLUZIONI – che si rivelano disfunzionali e che, oltre a non consentire il superamento del problema, lo fanno peggiorare. Per questo motivo alcuni metodi terapeutici per intervenire sulle fobie prevedono l’analisi delle tentate soluzioni per poter, poi, individuare le strategie più adatte ai singoli casi per poter intervenire ed arrivare a risolvere il problema. In particolare, tra le terapie più efficaci e rapide per il superamento delle fobie troviamo la  TERAPIA BREVE STRATEGICA sviluppata da Giorgio Nardone.

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